02/07/2018

First Aid Kit

Triennale, Milano


di Michele Palozzo
First Aid Kit

I grandi protagonisti del luglio milanese: il TRIP Music Festival della Triennale e le zanzare: nello spazioso giardino sul retro dell’imponente palazzo adiacente a Parco Sempione, per tutto il mese continueremo a scambiarci affettuosamente i flaconi di Autan per assistere indenni a concerti di primissimo piano come quelli di Alva Noto, Mark Lanegan ed Emiliana Torrini.
Ma questa sera si festeggia il ritorno in Italia del duo First Aid Kit, a sei anni di distanza dal debutto nazionale al Teatro Dal Verme, a supporto del nuovo e quarto album “Ruins”.

Curioso che, assieme al connazionale Kristian Matsson aka The Tallest Man On Earth, il revival folk/country d’oltreoceano sia oggi capitanato da artisti svedesi – l’uno con lo sguardo rivolto a Bob Dylan, le altre a Emmylou Harris. Altrettanto curioso che, nonostante Joanna e Klara Söderberg abbiano da tempo attirato l’attenzione del pubblico indie internazionale, questa sera la Triennale sia discretamente affollata da un pubblico che – a fronte di un biglietto d’ingresso non esattamente popolare – in buona parte potrebbe averle intercettate grazie allo spot pubblicitario di un’automobile.

Ma andiamo con ordine, togliendo subito di mezzo la nota dolente: ancora lei, Giorgieness, stavolta in duo acustico chitarra/voce, ma con la stessa irritante proposta da selezioni mancate a X-Factor. Una voce artefatta e un campionario di banalità liriche (amori finiti e orgoglio indipendente) che non avrebbe senso proporre nemmeno come spalla al concerto di Emma Marrone, per manifesta ridondanza. Per favore, liberateci da questo ricorrente imbarazzo che le risatine e l’indifferenza generale nei miei dintorni attestano in modo lampante.

Veniamo dunque alla formazione allargata delle First Aid Kit, con una touring band essenziale ma adatta allo scopo di trasformare la matrice country predominante su disco in un pop-rock di maggiore impatto per la dimensione live. Tastiere, batteria e pedal steel guitar completano così un assetto che tradisce positivamente le mie aspettative su un’atmosfera nostalgica e leggermente ingessata alla Nashville, laddove invece le sorelle Söderberg riescono a concedersi un’esibizione moderatamente scatenata, saltellando e facendo headbanging in giro per il palco tra un’armonia vocale e l’altra.
Sono sei in tutto i brani selezionati dall’ultimo lavoro, con l’esaltante doppietta iniziale di “Rebel Heart” e “It’s A Shame” cui seguiranno il singolo “Fireworks” e “Postcard”; è quest’ultima l’unica parentesi che sembra rimasta custodita nella bolla temporale dei Seventies di Emmylou, dedicataria dell’omonimo brano da “The Lion’s Roar” che rappresenta forse l’inno-simbolo del duo – non a caso i protagonisti del ritornello campeggiano sulle loro t-shirt ufficiali.

Ma in questa scaletta i veri regali offerti al pubblico sono senz’altro le due cover: “America” di Paul Simon, brano che hanno eseguito alla presenza dell’autore nel 2012, e una nuovissima reinterpretazione di “Running Up That Hill” di Kate Bush, sinora mai presentata in concerto dal duo – a mio parere il vero momento da pelle d’oca.
Le due sorelle ci hanno anche messo in guardia sul fatto che questa non sarebbe stata una serata di sola spensieratezza: ed ecco infatti l’inedito che definiscono il loro brano punk, dal titolo “You Are The Problem Here”; un grido di esasperazione nel mezzo degli scandali hollywoodiani a sfondo sessuale, un chiaro messaggio di solidarietà con il movimento #MeToo e un invito rivolto a tutti noi, senza mezzi termini, per prendere parte a una battaglia che potrebbe finalmente porre fine a soprusi e discriminazioni ai danni del sesso femminile.
L’atmosfera torna ad alleggerirsi, per fortuna, nell’ultima tripletta di brani: al momento corale in acustico di “Hem Of Her Dress”, al quale si accoda tutto il pubblico su richiesta della band, seguono due solari reprise dal terzo album “Stay Gold” con “Master Pretender” e l’attesa “My Silver Lining”, il finale che nessuno sembra poter fare a meno di cantare parola per parola.

Non rimangono dubbi sull’esito di questo ritorno: le First Aid Kit si svincolano abilmente dai cliché che rendono un po’ autoriferita la loro discografia e, rinunciando a parte della loro identità acquisita, sanno tenere in piedi uno spettacolo intenso e senza momenti di stanca. Sul versante pop è forse la più bella riconferma di questa torrida estate a Milano.

Setlist

Rebel Heart
It's A Shame
Wolf
The Lion's Roar
Stay Gold
Postcard
America [Paul Simon]
Emmylou
King Of The World
Running Up That Hill [Kate Bush]
You Are The Problem Here
Fireworks
Nothing Has To Be True
Hem Of Her Dress
Master Pretender
My Silver Lining

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