08/07/2018

Hollywood Vampires

Cavea Auditorium Parco della Musica, Roma


di Giuseppe Filigi
Hollywood Vampires

Riprogrammati alla Cavea dell'Auditorium Parco della Musica nel cartellone del Festival Rock In Roma, che li voleva inizialmente protagonisti nel consueto scenario dell’Ippodromo delle Capannelle, i vampiri di Johnny Depp, Alice Cooper & Joe Perry approdano nella capitale in un’afosa serata di luglio, portandosi dietro quintali di chiacchiere scatenate da alcune foto che destavano preoccupazioni sullo stato di salute del bello e dannato del trio.
L’inizio del concerto è previsto per le ore 21 in punto, e poco male se c'è ancora un pizzico di sole che si affaccia sugli spalti, mentre il potente videoproiettore spara il maestoso logo della band. Poi il buio. Decine di chitarre da migliaia di dollari sono posizionate nelle rastrelliere a bordo palco, gli amplificatori boutique hanno ormai le valvole alla giusta temperatura e il led gigante rosso dello standby è già tolto.

L'intro è di ottime speranze, “Bela Lugosi’s Dead” tuona martellante e fa da soundtrack all'ingresso dei primi musicisti: batterista, bassista e tastierista prendono posto in penombra fra botti ed effetti sonori da parco a tema. Il primo del trio a uscire è Joe Perry, acconciatura phonatissima, abbracciando quella che sembrerebbe una Stratocaster Reverse, ma in realtà è una Danelectro '64. E' l'unico illuminato sul palco (“quell'altro” ancora non si vede), ma qualcosa va storto e dalla chitarra esce solo rumore indefinito.
Ecco che Perry si ritrova subito in un perfetto momento Spinal Tap: da consumato mestierante fa finta di sapere quello che sta facendo ma il guitar tech deve accorrere, si inginocchia e smanetta col jack, ma niente da fare, la Dano non ne vuole sapere. Mentre Perry scompare dietro il muro di amplificatori rivolgendosi al povero ragazzo, quasi volesse ucciderlo, arriva in soccorso un altro chitarrista (no, non ancora “lui”) che rimette in riga le cose: è il vecchio Vincent Furnier, in perfetta tenuta da Alice Cooper, con tanto di cilindro e bastone roteante. Luci su Cooper, la scena è tutta sua, signori, una leggenda vivente.

Si, ok, ma dov'è Jack Sparrow con la chitarra? Eccolo! Delirio! Gli smartphone illuminano il parterre più delle americane dal palco! E' lui! Sarà ubriaco? Sarà drogato? Dinoccola coi suoi capelli arruffati sotto il berretto militare, bandana d'ordinanza, pantaloni strappati pieni di drappi colorati e catenelle penzolanti.
Tira baci a tutte, Depp, suona un po' à-la Keith Richards, appoggia accordi qui e là e ha tutto il tempo per trotterellare per il palco in pose hair metal in perfetto stile Los Angeles tardi anni 80. Tre chitarre risulteranno però oggettivamente troppe in una situazione nella quale la coesione fra i chitarristi non è proprio ai livelli massimi, e il sound non perfetto, mascherato con la compressione e gli alti volumi, genera un caos ai limiti della tollerabilità.

Alice Cooper però non sbaglia un colpo, è lui a tenere in piedi lo show: i luoghi comuni del rock stasera ci sono davvero tutti, anche se messi dentro un po' a forza e non si può fare a meno di sentire un lieve odore di finto.
E’ comunque un divertente circo eccentrico, un carrozzone simpaticamente esagerato, quello messo in scena dai “Vampiri”, i superstiti di un’allegra compagnia di bevute, e questo tour serve proprio a ricordare gli amici che non ci sono più, omaggiati nelle cover proposte, alternate a brani scritti da Cooper e Depp. Alcune riproposizioni risultano azzeccate (“Ace Of Spades” dei Motörhead e “Heroes” di Bowie su tutte), altre un po' meno: difficile digerire i Doors suonati con tre chitarre sparate a manetta, ma ci chiediamo anche perché fra tanti pezzi degli Ac/Dc venga rifatta proprio una delle più irritanti, “The Jack”.

Verso metà serata, Cooper dichiara ai microfoni: “Last year we were a group. Now we are a band!”. Ecco, invece la sensazione è che proprio la band sia un pochino mancata: sette ottimi musicisti, ma ognuno piuttosto per i cazzi propri, senza troppa compattezza e con poco “tiro”, solo volumi a palate, basi al sequencer ed effetti speciali (l’allestimento del live è quasi disneyano) per camuffare la mancanza di intesa.
I ragazzi (?!?) portano comunque a casa la novantina di minuti prevista e non si risparmiano, proponendo nella parte finale dello show un pezzetto di storia personale, nelle vesti di brani ripescati dal repertorio di Aerosmith (“Combination”, “Sweet Emotion”) e Alice Cooper (“I’m Eighteen”).

Per i bis è di nuovo Cooper il grande protagonista (“dedicated to the only vampire not dead yet: me!”) con la sua “School's Out” che fa finalmente alzare le chiappe a tutta la platea, anche se trasformata in un medley con “Another Brick In The Wall”, che si adagia su accordi e tappeto ritmico simili. Poi la presentazione della band e la chiusura sulle note di “Anarchy In The U.K.”.
Funziona? No way! I Vampires torneranno “in a year and a few minutes”, così hanno promesso, salutando fra la selva di reggiseni lanciati dalle prime file e appesi ora alle aste dei microfoni. Vediamo se la prossima volta la band si dimostrerà ancor più coesa.
Menzione finale per rincuorare tutte le fan che non sono potute accorrere questa sera: Depp sta benissimo, gode di ottima salute, state pure tranquille.

Setlist
Bela Lugosi’s Dead / The Lost Vampire (tape)
I Want My Now
Raise The Dead
I Got A Line On You (Spirit cover)
7 And 7 Is (Love cover)
My Dead Drunk Friends
Five To One / Break On Through (Doors covers)
The Jack (AC/DC cover)
Ace Of Spades (Motorhead cover)
Baba O’Riley + drum solo (Who cover)
As Bad As I Am
The Boogieman Surprise
I’m Eighteen (Alice Cooper cover)
Combination (Aerosmith cover)
People Who Died (Jim Carroll Band cover)
Sweet Emotion (Aerosmith cover)
Bushwackers
Heroes (David Bowie cover)
Train Kept A-Rollin’ (Tiny Bradshaw cover)
[Encore]
School’s Out (Alice Cooper cover)
Anarchy In The U.K. (tape)
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