5/02/2018

Hookworms + Virginia Wing

Privatclub, Berlino


di Michele Corrado
Hookworms + Virginia Wing

Teatro perfetto per i live di band medio piccole desiderose di affermarsi così come di gruppi di culto ascrivibili a generi non proprio ortodossi, il Privatclub di Berlino si nasconde dietro al palazzone della Postbank di Skalitzer Strasse, poco lontano dalla East Side Gallery e da quel segmento di Sprea che per anni ha aiutato il muro a spezzare in due la città. Date le dimensioni non generosissime del posto, si capisce subito che i fitti strati di feedback del quintetto di Leeds non saranno carezze per le orecchie, ma la birra - come da tradizione berlinese - è servita a buon prezzo e aiuta a non pensarci troppo.

Alice Merida Richards dei bravi Virginia Wing ha prestato la voce alla suadente “Each Time We Pass” degli Hookworms, dal loro ultimo "Microshift", è così eccoli qui per un support act vibrante e trasognato. Così come Alice e la sua tuta bianca, una specie di pigiama per astronauti, anche gli altri due membri del gruppo non emanano certo coolness. Sam, che gonfia i bicipiti tatuati ogni volta che solleva il sax, è un wannabe macho non troppo riuscito e Sebastian, che letteralmente si nasconde dietro la sua postazione per drum machine e laptops, è un nerd finito. Nonostante non in tanti si siano accorti di loro, i VW hanno ormai tre LP da cui pescare e il loro breve set rivela un’interessante varietà di toni e ritmi. Il loro dream pop mescola i battiti krauti degli Stereolab ai sogni dei Beach House, concretizzando un po’ la fumosità di questi ultimi, per piegarsi indistintamente a momenti più dancey come ad altri più psichedelici.

Così come accade in “Microshift”, rilasciato giusto un paio di giorni prima, sono le accelerazioni di “Negative Space” ad aprire il live set degli Hookworms, allontanando subito lo show da coordinate terrestri. Un arsenale di tastiere vintage e drum machine la fa da padrone molto più che in passato, ma sono le due chitarre poste in background a rendere le canzoni assordanti e ad impartire loro un senso di velocità siderale. L’intero set assomiglia infatti a una caduta libera in un wormhole, con la batteria impetuosa di JN a inscenare tempeste di asteroidi e detriti. I nuovi brani - vengono in mente “Boxing Day” e “Ullswater” - vedono Matthew Johnson impegnato nel canto di melodie dirette come mai prima nel repertorio dei vermi, in preda ad un afflato indie insospettabile ai tempi di "Pearl Mystic". “On Leaving” e “The Impasse”, entrambe dal precedente "The Hum", rendono invece omaggio alle conclamate influenze psych e space degli Hookworms; Hawkwind e Jason Pierce su tutti. “Each Time We pass” vede -inevitabilmente - Alice dei VW salire sul palco e conferire un pizzico di femminilità e dolcezza ad uno spettacolo altrimenti ferino. Per il finale, affidato a “Boxing Day” e “Beginners”, il quintetto si arricchisce invece della presenza di un altro Virginia Wing, Sam. Il rosso, armato di sassofono e tazza di tè, disperderà sensuali note free jazz nello spazio profondo disegnato dalla ciurma di Johnson.

Frastornamento e precisione sono due parole che non vanno spesso d’accordo, eppure sono proprio questi i due concetti che rimangono in mente dopo un live degli Hookworms. Da una parte impressiona la capacità con cui i cinque inglesi riescono a rapire il pubblico con un sound impetuoso e avvolgente, dall’altra come le difficili architetture compositive del lavoro in studio vengono interpretate live con la stessa dovizia di particolari.

Contributo fotografico di Francisco Jimenez Arco

Setlist
Negative Space
Static Resistance
Ullswater
Radio Tokyo
The Impasse
On Leaving
Shortcomings
Opener
Each Time We Pass
Boxing Day
Beginners
Hookworms su OndaRock
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