20/09/2018

Nick Masonís Saucerful Of Secrets

Teatro Arcimboldi, Milano


di Sigfrido Menghini
Nick Masonís Saucerful Of Secrets
Da qualche mese i fan dei Pink Floyd sono in fibrillazione, Nick Mason, batterista storico e fondatore della celeberrima formazione è tornato sulle scene. Il teatro Arcimboldi di Milano lo ha ospitato per l’unica data italiana inevitabilmente sold-out.
Sotto la sigla Nick Mason’s Sauceful Of Secrets si cela una tribute band di eccellenza dedicata ai primi anni della carriera floydiana, gli anni di Syd Barrett naturalmente, dei primi singoli e del primo memorabile Lp del 1967, passando per dischi fondamentali come “A Saucerful Of Secrets” e “Atom Heart Mother”, per arrivare fino a “Obscured By Clouds”.

L’attacco del concerto, dopo qualche minuto di un sottofondo rumoristico sempre più ingombrante che introduce la platea a quel clima di sperimentazione sonora che vide i Pink Floyd protagonisti a Londra in locali quali l’Ufo Club, è davvero poderoso con l’accoppiata “Interstellar Overdrive” e “Astronomy Domine” tratti da “The Piper At The Gates Of Dawn”. Sul palco accanto a Mason si muovono alcune vecchie conoscenze come Guy Pratt, turnista di prim’ordine e sostituto di Roger Waters al basso sin dai concerti anni 80 del gruppo inglese, e un redivivo Gary Kemp, mente compositrice e chitarrista degli Spandau Ballet, la celebre band new romantic degli anni 80, a perfetto agio nel ruolo di novello Syd Barrett. La line-up si completa con il chitarrista Lee Harris e il tastierista Dom Beken.

Il progetto Nick Mason’s Saucerful of Secrets opera una scelta intelligente e coerente. Lontana dalla perfezione sonora dei concerti solisti di David Gilmour e dalle produzioni faraoniche di quelli di Waters, ma anche dalle tribute-band più o meno ufficiali che proliferano in tutto il mondo con l’obiettivo di riprodurre fedelmente e maniacalmente le sonorità floydiane, la band di Mason è molto più ruspante e informale, a tratti autoironica, e quindi molto più vicina allo spirito assolutamente libero e creativo che ha connotato i primi anni della ricerca sonora dei Pink Floyd. In un clima rilassato dove trovano spazio siparietti tra i musicisti e il pubblico - divertente Pratt che ammette di avere conosciuto i Pink Floyd da ragazzo tramite la raccolta “Relics” comprata a metà prezzo -  e anche con qualche incidente tecnico di percorso – i cavi del basso dello stesso Pratt che fanno le bizze – lo show scorre piacevolissimo. Mason fa il suo compito, come sempre del resto; si sa, non è mai stato un batterista tecnico e particolarmente talentuoso, ma le rullate imperiose in “Astronomy Domine” (brano tra i meglio riusciti della serata) ci ricordano come la storia della musica sia stata costruita anche attraverso intuizioni semplici ma incisive, azzardi e improvvisazioni che si sarebbero poi rivelati punti di riferimento per l’evoluzione del rock.

La band si trova maggiormente a suo agio quando affronta la forma-canzone, prendendosi però la libertà di inserti solistici, di chitarra e tastiere, che non nicchiano agli originali ma concedono spazio interpretativo ai musicisti. Ecco ad esempio una bellissima versione di “Lucifer Sam” targata Barrett e anche “Fearless” tratta da “Meddle” con il coro “You'll Never Walk Alone” dei tifosi del Liverpool che trasforma la sala degli Arcimboldi in una bolgia da stadio.
La strumentale “Obscured By Clouds”, tratta dall’omonima colonna sonora registrata velocemente nel 1972 quando la band era già alle prese con la preparazione di “The Dark Side Of The Moon”, rappresenta cronologicamente il punto estremo all’interno della scaletta. L’anima più folle del Barrett-cantastorie viene omaggiata con “Arnold Layne”, “See Emily Play”, “Bike” e “Vegetable Man”, quest’ultima riesumata dagli archivi storici solo recentemente.
“The Nile Song”, cantata a squarciagola da un divertito Pratt, arriva inaspettata. Tratto dalla colonna sonora “More” del 1969, il brano rappresenta una ironica citazione di un suono robusto, quasi hard, molto lontano dalle “corde” floydiane.

Nel complesso i brani meno riusciti della serata sono quelli più lunghi e articolati. La delicata e acustica “If” viene interrotta da un tappeto sonoro che introduce alla suite “Atom Heart Mother” (per inciso, ancor oggi brano celebrato in tutto il mondo con tanto di orchestre e cori polifonici sul palco). Gli oltre 20 minuti dell’originale vengono per l’occasione compressi in pochi minuti un po’ confusi, che si dissolvono nuovamente sulle note di “If”. Per il sottoscritto un arrangiamento poco efficace che non restituisce il pathos di un’opera estremamente ambiziosa, così come quello di altri due brani monumentali nella storia del gruppo: “Interstellar Overdrive”, dove, a parte il mitico riff, tutto è rischiosamente nelle mani dell’alchimia dei musicisti evidentemente troppo lontani dall’epopea psichedelica, e quello dell’immortale “A Saucerful Of Secrets”, che riesce a suscitare emozioni solo nella finale progressione dell’organo.

Tre episodi particolarmente riusciti sono invece: “Set The Controls For The Heart Of The Sun”, già cavallo di battaglia dal vivo dei Pink Floyd a cavallo tra anni 60 e 70, dove le “mazze” di Mason lavorano sui tom e sul timpano, senza trascurare qualche colpo di gong (storica competenza di Waters!); la percussiva “One Of These Days”, uno degli strumentali più trascinanti dell’intero repertorio floydiano; “Let There Be More Light” con il basso pulsante introduttivo, la strofa suadente e il ritornello esplosivo.
Il finale, con il pubblico tutto in piedi ad applaudire, è con la poco conosciuta “Point Me At The Sky”, singolo dell’epoca post-barrettiana di fine 1968. Una scelta controcorrente ma in linea con lo spirito della serata dove tra i musicisti e la sala si crea un’empatia molto forte, come tra vecchi amici. Mason sa di avere fatto la storia, i musicisti che gli stanno intorno sanno che per loro è un privilegio sfiorarla e per noi, pubblico, viverla di riflesso.

Setlist
Interstellar Overdrive
Astronomy Domine
Lucifer Sam
Fearless
Obscured By Clouds
When You’re In
Arnold Layne
Vegetable Man
If / Atom Heart Mother / If
The Nile Song
Green Is The Colour
Let There Be More Light
Set The Controls For The Heart Of The Sun
See Emily Play
Bike
One Of These Days
A Saucerful Of Secrets
Point Me At The Sky
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