10/07/2018

Post Malone

Rock In Roma, Roma


di Giuliano Delli Paoli
Post Malone

Inutile negarlo: l’attesa per il primo live di Post Malone in Italia, al di là di tutte le menate against mainstream-trap sui social e del blandissimo “Beerbongs & Bentleys” - secondo disco in carriera con nuove vendite record -  era davvero tanta. Sì, perché il rapper di Syracuse è a suo modo un simpatico fenomeno popular, e singoli come “White Iverson” e “Go Flex” hanno mostrato che il ragazzo è ampiamente in grado di rilasciare ganci melodici penetranti, al netto di una certa inconsistenza sulla lunga distanza.
Certo, Austin non è un fulmine di guerra in quanto a variazioni e trovatine di turno, bensì un allegro e simpatico sciattone che mescola cloud rap e punte di puro emo-pop con risultati spesso ripetitivi. Il personaggio inoltre non si prende mai troppo sul serio, e gigioneggia dall’alto di un appeal scaciato ed estremamente affettuoso. Del resto, il suo profilo è di quelli perfettamente made in Usa: membro di una band heavy metal in adolescenza, amore incondizionato per il basket, primo mixtape con Audacity a sedici anni, e le conoscenze giuste che ti portano lontanissimo, vedi Trocon Markous Roberts e Sauce Lord Rich. Il Rock in Roma ha quindi fiutato l’onda che tira, e ha portato all’Ippodromo delle Capannelle l’acclamato cantante americano - guai a chiamarlo rapper, potrebbe goliardicamente offendersi come più volte dichiarato - per un concerto che ha richiamato ben dodicimila persone, composte ed estasiate al punto giusto, con una nutrita compagine di fan statunitensi sparsi qui e là tra la folla, distinguibili e visibilmente esaltati.

L’atmosfera è calda e i romanissimi Dark Polo Gang aprono la serata saltando sul palco alla loro maniera, inanellando una serie di sfiziosi molleggiamenti trap ricchi di simpatiche invettive, con l’irriverente “Cono Gelato” a scaldare la massa e a lasciare qualche sorriso tra i più grandicelli presenti nel pubblico (non tantissimi, a dire il vero). Ben altra levatura la performance del selvaggio Saint JHN, trapper di origini guianesi proveniente da Brooklyn. Ritmica impavida, al netto dei classici fast hi-hat e dei bassi iper-potenziati, e un linguaggio oscuro propinato con un accattivante mood da guerriero urbano costituiscono una ricetta in fin dei conti intrigante. Il buon Malone giunge dopo una sopportabile ma lunga attesa, tra i consueti smartphone impazziti e le luci basse. E’ praticamente solo sul palco e si muove egregiamente bene. L'assenza di ulteriori elementi non rafforza il contesto, e l'effetto karaoke subentra a più riprese, ma queste considerazioni sembrano proprio non interessare le nuove generazioni, rapite unicamente dal loro idolo.

Un po’ appesantito dalle troppe birre - non a caso, poco dopo il concerto spunterà un video che mostra la Dark Polo Gang giocare con l'americano a beer pong - come lui stesso dichiara più volte tra un pezzo e l’altro, lamentandosi della propria ciccia, Malone appare comunque “in palla”, e riesce a cavarsela bene nonostante la falsa partenza di “Better Now”, scelta imprudentemente come apripista.
Difatti, le cose vanno meglio con le tracce prese dall’album d’esordio, “Stoney”, senza ombra di dubbio munite di ritmiche più fresche e refrain più “avvincenti”. Tra una piroetta dal passo etereo e l’altra, celeri pause con il solito “fuckin'” da intercalare a tutto, Malone arriva allegramente alle bombette del finale, anticipate dalla ballata acustica “Stay”, la quale viene affidata a sorpresa (?) a un ragazzo del pubblico (Giuseppe, ndr) che la suona quasi meglio del proprio idolo (il quale ha imparato a suonare lo strumento con Guitar Hero, il che è tutto dire), accompagnandolo con discreta sicurezza; “Go Flex”, “Rockstar”, “White Iverson” e la conclusiva “Congratulations” chiudono degnamente un live tutto sommato apprezzabile, con i fan in delirio ed effettivamente felici di aver finalmente visto il proprio beniamino in carne e ossa, incredibilmente fuori dagli schermi dei propri smartphone.

Post Malone non sarà un talento da ricordare, e le basi fin troppo simili a se stesse giocano troppe volte a sfavore, ma a suo modo ha lasciato il segno in una serata caldissima. A fine live, continuano a girare in testa quei motivetti sornioni e scazzati che hanno la capacità di conficcarsi dappertutto, e a cui non chiedere assolutamente nulla di più, soltanto appaganti momenti e una sana spensieratezza. Soprattutto dal vivo.

Setlist

Intro/Too Young
Better Now
No Option
Sugar Wraith
Over Now
Psycho
Candy Paint
Paranoid
I Fall Apart
Up There
Feeling Whitney
Stay
Go Flex
Rockstar
White Iverson
Congratulations

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