05/03/2018

Susanne Sundfør

La Salumeria Della Musica, Milano


di Alessandro Biancalana
Susanne Sundfør

Fin da tempi dell'opera omonima pubblicata nel 2007, il talento di Susanne Sundfør aspettava una consacrazione dal vivo anche in Italia, dove l'artista norvegese non aveva mai suonato. A onor del vero, andando a scorrere le date dei concerti degli ultimi anni, si nota come la quasi totalità degli spettacoli dal vivo siano concentrati nel Nord Europa e come solo recentemente l'artista stia provando a far conoscere la propria arte in tutto il Vecchio Continente. Il 2018, a quasi 11 anni di distanza dagli esordi, sembra l'anno buono per poter ottenere una visibilità maggiore.

In una periferia milanese buia e un po' desolata, si colloca il locale scelto per lo spettacolo. La Salumeria della Musica, uno stimato club dalla struttura un po' naif e perfetto per spettacoli di vario genere, accoglie sul palco l'artista shey baba, cantante che accompagna Susanne in tutto il tour internazionale. Di questo performer sorprendono le qualità di intonazione e controllo della voce, oltre a un'invidiabile proprietà di esecuzione con piano e chitarra. Le sue canzoni si collocano in un immaginario a metà strada fra Ed Sheeran e Jeff Buckley, con decise sterzate verso il pop annacquato di Sam Smith, solo in versione un po' più minimale. I pezzi eseguiti si fanno comunque ascoltare molto volentieri e il fingerpicking risulta davvero piacevole.

Dopo l'iniziale parentesi, giunge sul palco la protagonista della serata insieme a due polistrumentisti. La scaletta parte subito con una versione in solitaria di “Mantra”, la prima traccia di “Music For People In Trouble”, ed è subito una vera magia a rapire i presenti – peraltro non pochi, stante la scarsa popolarità italiana un vero e proprio incanto. Le note lievemente riverberate che escono dalla chitarra, unite alla voce leggermente vibrata, sono un inizio dalle forti emozioni. La marcata impronta intimista dell'ultimo album si riflette anche nel tono dei suoi ultimi concerti, dando spazio al lato più introverso dell'arte fin qui espressa. Ed è dunque la solennità sommessa di tracce come “The Golden Age” o “No One Believes In Love Anymore” a lasciar a bocca aperta, lasciando da parte i toni più movimentati o gli spigoli elettronici di canzoni come “Delirious”, “Kamikaze” o anche la più datata “It's All Gone Tomorrow”.

Quando le prime note di “Undercover” iniziano a fluire  indiscutibilmente una delle migliori canzoni mai pubblicate dall'artista nativa di Haugesund, dove l'intensità lascia davvero a bocca aperta, fra saliscendi emotivi, atmosfere malinconiche e certi picchi vocali  è davvero difficile capire quale sia il limite che questa cantautrice non possa superare. Fra ripescaggi per veri appassionati (lo strumentale “As I Walked Out One Evening”), e altre perle provenienti dall'ultimo album (la bellissima “Reincarnation”), il concerto raggiunge l'ora di durata quando arriva finalmente una concessione per i fan di vecchia data.
Nonostante l'esecuzione scheletrica voce-piano, la straordinaria liricità di “White Foxes” esplode con eguale fragore, dandoci qualche indizio sul perché questa canzone rappresenta il picco di popolarità della conterranea dei Röyksopp, con quasi quattro milioni di visualizzazioni su YouTube con un videoclip molto apprezzato. Come ultima nota di cronaca è da sottolineare la perfetta scelta per concludere la serata, infatti “Trust Me”, con una narrazione crepuscolare e nebbiosa, si inserisce perfettamente come ultimo tassello prima del saluto finale.

Nonostante una durata non certo straordinaria e anche la totale esclusione di qualche brano più datato come “The Brothel”, “Turkish Delight” o “The Silicon Veil”, la dozzina di pezzi ascoltata in questa serata ci ha dato la possibilità di toccare con mano uno dei più fulgidi talenti vocali e compositivi che la musica contemporanea può regalarci. Non ci resta che rimanere sintonizzati su queste frequenze perché potremmo ancora non aver sentito il meglio.



Setlist
  1. Mantra
  2. Good Luck Bad Luck
  3. Silencer
  4. Can You Feel The Thunder
  5. The Sound Of War
  6. Undercover
  7. As I Walked Out One Evening
  8. Bedtime Story
  9. Reincarnation
  10. The Golden Age
  11. White Foxes
  12. No One Believes In Love Anymore
  13. Trust Me
Susanne Sundfør su OndaRock
Recensioni

SUSANNE SUNDFøR

Music For People In Trouble

(2017 - Bella Union)
Nuove discrasie fra minimalismo e solennità per il ritorno della cantante norvegese

SUSANNE SUNDFøR

Ten Love Songs

(2015 - Warner Music Norway)
A tre anni dal magnifico "The Silicone Veil", torna la norvegese Sundfør, già insieme a ..

SUSANNE SUNDFøR

The Silicon Veil

(2012 - Emi)
La cosmogonia disturbante della romantica chanteuse norvegese

SUSANNE SUNDFøR

The Brothel

(2011 - Groenland)
Un incanto pop norvegese, prodotto da Lars Horntveth dei Jaga Jazzist

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.