07/02/2019

Preoccupations

Spazio211, Torino


di Paolo Ciro
Preoccupations

Nel comunicato stampa che accompagna il tour italiano dei Preoccupations rimbalza qua e là la citazione delle parole utilizzate per la presentazione di "New Material": "È un'ode alla depressione, all'auto-sabotaggio e al guardare dentro se stessi provando odio". Al di là del giustificare immediatamente il nome della band, o quantomeno stimarne l’effetto sul pubblico, viene quasi immediato domandarsi quanto una tale complessità emozionale possa essere tradotta in un contesto live. Di certo, le atmosfere plumbee con le quali il quartetto canadese ha marcato il suo territorio fin dagli inizi a nome Viet Cong sono già di per sé la cartina al tornasole per comprendere uno stato d’animo che sembra andare al di là della semplice allure post-punk. In ogni caso, per sperimentare questa annunciata ode alla depressione, non c'è niente di meglio di una fredda serata di febbraio.
Il programma eventi di sPAZIO211 è come sempre una garanzia di qualità a Torino, lodevole soprattutto per la strenua resistenza con la quale questo gruppo di ragazzi tiene in piedi una delle migliori realtà culturali indipendenti della città nonostante le difficoltà economiche, politiche, burocratiche affacciatesi a seguito delle tristi vicissitudini del concerto di Sfera Ebbasta a Corinaldo (senza contare che, anche prima di ciò, molti storici locali di Torino erano stati costretti a sospendere le attività per via delle sempre più stringenti normative sulla sicurezza).

La serata si apre con il set dei Doormen, combo ravennate alle prese con una personale commistione di nu-wave ed eleganza pop nineties in cifra Suede e Placebo. La loro mezz'ora, grintosa e senza sbavature, serve da presentazione per l'imminente uscita del quarto album, "Plastic Breakfast".
Gli headliner si impossessano invece del palco intorno alle 23, dopo aver esplorato l'acustica della sala durante l'esibizione dei Doormen. Il frontman Matt Flegel ostenta una ben poco preoccupante t-shirt chiara, ma si rende minaccioso a sufficienza quando accende il suo amplificatore per basso Ampeg, chiarendo fin dall'inizio che non sarà una semplice serata di intrattenimento. La sua stempiatura e l'espressione vagamente rude sembrano cozzare con la bionda zazzera dell'angelico batterista Mike Wallace, eppure il gioco di opposti estetici consolida in qualche modo la presenza scenica di questa sezione ritmica ormai collaudata, nata nei Women.
Le iniziali "Newspaper Spoons" e "Continental Shelf", direttamente dall'esordio discografico a nome Viet Cong (stiamo ovviamente parlando dello stesso identico gruppo, obbligato al cambio di denominazione dopo l'intensificarsi delle critiche), disegnano il leit-motiv dello show: volumi e attitudine graffianti, ben più di quanto apprezzabile su disco. Una esecuzione velocissima di "Espionage" inaugura la parte dedicata a "New Material", seguita da "Antidote" e "Decompose", ma è comunque il materiale Viet Cong a farla da padrone (tanto che, a fine serata, saranno ben sei su dodici gli episodi estratti dal debutto), sottolineato da sonorità affilate e sottilmente industrial, piuttosto vicine ai primi Killing Joke.

Flegel impiega una buona metà del set per decidere di pronunciare una qualsivoglia parola, optando poi per la presentazione della band al completo, poco prima di tuffarsi in versioni muscolose di "Disarray" e "Bunker Buster". La sensazione è che i Preoccupations siano piuttosto autarchici nel proporre il loro repertorio. La tensione è palpabile, ma non c'è una particolare voglia di interagire, quasi che le loro esecuzioni non siano nate per risentire della location o del pubblico presente. Più che ode alla depressione, sembra il caso di tirare in ballo una strana sorta di distacco, e non necessariamente in senso negativo (il post-punk d'altronde non è mai stato territorio per artisti particolarmente estroversi). A ulteriore dimostrazione di ciò, la chiusura è affidata all'incedere marziale di "March Of Progress" e all'apocalittica (in termini di lunghezza, aggressività sonora e ostinazione) "Death", entrambe sempre tratte dall'esordio, che spingono quasi al parossismo la ricerca di un effetto urticante (verificando poi le scalette delle date immediatamente precedenti e successive a quella torinese, verrà fuori che sono esattamente identiche, probabilmente per abbassare la percentuale di imprevisti dello spettacolo).

Per essere chiari, la band di "New Material", quella più sognante, squisitamente aggrappata a passaggi tastieristici (e che eravamo curiosi di vedere), sembra piuttosto distante. Difficile dire se si tratti dell'auto-sabotaggio citato in apertura, ma è lecito pensare che le scelte produttive dell'ultimo disco, che chi vi scrive ha apprezzato, non si addicano ancora alla reale natura artistica dei quattro canadesi. Ed è forse questa l'unica piccola preoccupazione nei confronti del lavoro di questi ragazzi.

Setlist
Newspaper Spoons
Continental Shelf
Espionage
Silhouettes
Antidote
Decompose
Zodiac
Disarray
Bunker Buster
Memory
March of Progress
Death
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