23-24/07/2007

Beers And Bones Festival

Bier Garten, Palermo


di Francesco Paolo Ferrotti
Beers And Bones Festival

Giunto ormai alla terza edizione, il palermitano "Beers and Bones Festival" è diventato un appuntamento da non perdere per i cultori di musica punk-rock (e non solo). Nel corso di due serate, 23 e 24 Luglio, otto gruppi sono saliti sul palco del Bier Garten, inclusi ospiti di fama internazionale come Marky Ramone e i Queers.

Nella torrida sera del 23, è toccato ai palermitani Urania il compito di aprire le danze. Chi vi scrive ha il piacere di aver co-fondato il gruppo, attivo da sette anni all'insegna di un energico surf strumentale ispirato ad artisti storici come Dick Dale e Lively Ones. Gli Urania hanno eseguito alcuni classici del proprio repertorio e una vampiresca (e molto apprezzata) cover di "Secret Agent Man". A conclusione, non poteva mancare "Uranoid", originale rivisitazione del classico dei Black Sabbath "Paranoid".

A seguire, sul palco è salita Margaret Doll Rod, componente del gruppo Demolition Doll Rods, ma qui presente in versione one-woman-band. Margaret fa tutto da sola: canta, suona la chitarra, la grancassa e in alcuni brani persino l'armonica. Le canzoni sono caratterizzate da sonorità molto ruvide, di matrice garage, e accompagnate da pose chitarristiche che mettono in evidenza un fisico mozzafiato: l'impressione è che Margaret sembri conquistare il pubblico più per le sue pose che per la sua musica, ma poco importa perchè lo spettacolo è comunque garantito. 

Il duo veneto dei Mojomatics è una piacevolissima sorpresa: con un look che strizza l'occhio agli anni '50, e con un originale mix di sonorità vintage e punk-rock, i due suonano brani energici ma dalle esecuzioni impeccabili.  

 

 

Infine, la prima serata si è conclusa con un lungo show dei Tre Allegri Ragazzi Morti, apprezzati in particolare dal pubblico dei più giovani. Come di consueto, i tre “ragazzi” si presentano al pubblico con le loro maschere da teschio (che presto dismetteranno a causa del caldo). Tra i tanti altri, non sono mancati alcuni episodi tratti dall'ultimo album, come la trascinante "Mio fratellino ha scoperto il rock'n'roll".

La seconda tappa del festival è stata maggiormente all'insegna del punk-rock, per la serie: Marky Ramone e i suoi eredi.
La serata comincia a riscaldarsi con i Duff, gruppo calabrese artefice di un tagliente hardcore debitore di gruppi come Pennywise e NOFX, ma dalle connotazioni “made in Italy”.  

A seguire, c'è l'atteso ritorno di una storica band palermitana, i Semprefreski, riformati in occasione dell’evento. Paolo Ciaccio (voce), Bizio Rizzo (chitarra, nonchè organizzatore del festival) e compagni hanno infiammato il pubblico del Bier Garten con il loro vulcanico punk-hardcore che alterna alcune pietre miliari della formazione a qualche cover, tra cui una dirompente versione di "The KKK Took My Baby Away" dei Ramones (che risulterà ben migliore di quella che sentiremo più tardi). 

L’esibizione che segue è quella più attesa da tutti, e vede il "big" del festival: Marky Ramone. Per chi non lo sapesse, Marky è davvero uno che ha fatto la storia del rock: prima è stato il batterista dei Voidoids di Richard Hell e poi, dal '78, il batterista dei Ramones. Oggi, è l'unico membro sopravvissuto alle calamità che si sono abbattute sul gruppo, portando via in appena cinque anni Joey, Dee Dee e Johnny.

Approdato a Palermo nel corso del suo tour internazionale, il batterista sale sul palco accompagnato da due membri dei Queers e dall’argentino Sebastian, cantante degli Expulsados. Il gruppo ha eseguito un ampio repertoio dei Ramones (di cui si riporta la scaletta a fianco), tra cui non sono mancati classici come "Sheena is a Punk-Rocker", "Blitzkrieg Bop", "Beat On The Brat", "Rockaway Beach", "Pet Sematary" e tante altre pietre miliari. Marky si dimostra ancora un batterista tonico, e non sembra avvertire il peso degli anni (cinquantuno) nell'eseguire la ritmica forsennata di uno dei gruppi che hanno cambiato la storia del rock. La chitarra di Joe Queer è all'altezza della situazione, sebbene alcune canzoni sembrino perdere parte del loro spessore storico. La nota stonata è piuttosto un cantante che soffre troppo del complesso di dover imitare Joey Ramone, mentre ne è solo una copia piuttosto pallida (del resto, come potrebbe essere diversamente?). La grinta comunque non manca e il pubblico non bada troppo alla fedeltà delle esecuzioni, sebbene a tratti risultino un pò deludenti per chi non si getta nel "pogo": il peggio che si è sentito è una versione di "The KKK Took My Baby Away" in cui il cantante non riesce a trovare la tonalità giusta, se non alla fine; il meglio è invece "I Just Want To Have Something To Do", una canzone tratta da "Road To Ruin" (1978) che, nel riascoltarla, sembra stata scritta ieri: con il suo dirompente finale accompagnato dalle raffiche di Marky Ramone, è uno degli episodi più trascinanti della serata.

L’onore di chiudere chiudere la serata, e il festival, spetta agli americani Queers, band-culto ormai attiva da più di quindici anni all'insegna di un frizzante punk-pop che ai Ramones deve moltissimo (e non mancherà, come ennesimo omaggio, un’altra cover del gruppo). Joe Queer e soci hanno eseguito un ampio repertorio tra cui alcuni brani tratti dall'ottimo "Don't Back Down" (1996).

Con l'auspicio che la quarta edizione del festival sarà fedele agli obiettivi in parte raggiunti con questa terza, l'appuntamento è già fissato per il prossimo anno.

fotografie di Ignazio Torres

Setlist

1. Blitzkrieg Bop

2. Rockaway Beach

3. Teenage Lobotomy
4. I Don’t Care

5. Sheena Is a Punk-Rocker

6. Havana Affair

7. Commando
8. 53rd & 3rd
9. Beat On The Brat
10. I Wanna Be Sedated
11. She’s The One
12. Pet Sematary
13. Rock’n’Roll High School
14. Psycho Therapy
15. I Just Want To Have Something To Do
16. The KKK Took My Baby Away
17. Chinese Rocks
18. Judy Is a Punk
19. I Don’t Wanna Walk Around With You
20. Today Your Love, Tomorrow The World
21. Pinhead
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