11-18/08/2014

Sziget Festival

Isola di Obuda, Budapest


di Luca Gorini
Sziget Festival

Il festival ungherese Sziget, giunto alla sua ventiduesima edizione, è una delle più riuscite manifestazioni artistico-musicale che l'Europa possa vantare: sette giorni di musica no stop, numerose installazioni artistiche, stand gastronomici, molteplici spettacoli e animazioni. Il tutto all'interno della verdeggiante isola di Obuda, posta sulle acque del Danubio, che separa in due la città di Budapest.
Per comprendere realmente la magia, il fascino e la vertigine che lo Sziget festival è in grado di trasmettere bisogna prima di tutto analizzare l'aspetto geopolitico dell'Ungheria e della sua stessa capitale: quest'ultima infatti ha subito molto l'influenza dei vicini paesi dell'Europa dell'Est, essendo, di fatto, il cuore pulsante di questa parte di continente. Non a caso nelle periferie della città si respira ancora quella tristezza stagnante e quella cupezza militare comune a tutti i paesi dell'est dopo i conflitti che li hanno tormentati negli anni 90: palazzi spettrali grigi come le pietre fanno da sfondo a una popolazione che non conosce altra lingua se non quella madre, le saracinesche, color ruggine, sono tutte abbassate ed è immediatamente palpabile la sensazione che in quelle vie dimenticate una certa forma di serenità o di benessere non può essere gustata a pieno.

Al contrario il centro della città ha fatto la muta, diventando ben presto lo specchio d'Europa, tanto che se non fosse per il Gulash sembrerebbe davvero di stare a Londra. Lazzaro è dunque uscito dalla tomba: la città è gravida di negozi, di ristoranti sempre pieni, di ragazzi e ragazze che sanno ridere, che ascoltano il rock ungherese e indossano short di jeans per cavalcare l'Europa, e incoraggiano, all'unisono, a sperare in futuro ancor più confortante.
Allo Sziget si respira la stessa aria, tira lo stesso vento carico di speranza e novità, e forse non è una caso che un festival di queste dimensioni sia stato ideato proprio in questi luoghi un tempo in rovina; e ora più che mai esso denota la vita lieta e comoda dei nuovi venuti di Budapest, irriconoscibili da quando la parte nuova della città vive nell'armonia e risplende di felicità.

Come prova ultima di questa attitudine il fatto che l'attuale edizione dello Sziget può ora vantare 415mila partecipanti al festival, con la punta massima di 85.000 presenze durante la giornata di giovedì 14 agosto, abbonamenti dall'11 al 18 agosto sold out molto prima dell'inizio della stessa manifestazione, spettatori provenienti da 87 paesi del mondo e artisti giunti da 45 nazioni differenti.
Un successo assicurato se si considera la versatilità della line-up: oltre ai numerosi spettacoli di stampo circense, in programma vi erano ospiti che andavano dal pop commerciale alla techno più profonda, dal blues all'elettronica, dalla world music all'house, e tutti all'interno di teatri appositamente dedicati.

Tra le performance più memorabili è doveroso ricordare quella dei Bloody Beetroots, che con la loro musica dura hanno scatenato il delirio sul palco dell'A38, il secondo stage per ordine di importanza dopo quello principale in cui precedentemente alla formazione italiana si sono esibiti i Queen of the Stone Age con il loro rock-garanzia e Deadmau5, accompagnato da numerosi visual che hanno reso ancor più celebre la sua electo-house.
Questi nomi, ospitati nella serata del 12, già bastano per capire la grandezza del festival, che in questa occasione aveva già riscontrato presenze bibliche tra le vie dell'isola nonché all'interno dei singoli stage. Due giorni dopo è stato il turno del producer inglese Bonobo, accompagnato da una formazioni di sei elementi, tra cui la raffinata e affascinante cantante Szjerdene, strepitosa in “Towers”. Una live band, la sua, dal carattere elettronico ma che suona in presa diretta i pezzi e che fa di Bonobo uno dei musicisti più coinvolgenti della scena musicale internazionale.

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Altrettanto coinvolgente, e forse anche di più, è stata la successiva esibizione di Stromae, eclettico artista belga dalle sonorità electro-pop, condita da visual mirati e dalle movenze del cantante stesso, che contribuiscono senza dubbio alla sua grandezza. Nelle retrovie del festival un palco degno di nota è stato quello antistante al Puglia Village, lo Europe Stage, dove nel pomeriggio del 14, sotto una battente pioggia, l'italiano Caparezza ha smosso i numerosi presenti.
Inutile dire che lo Sziget non dorme mai, e subito dopo Stromae infatti una carrellata di dj-set hanno conquistato la notte e il pubblico dei vari stage, come l'elettronica dura di Kavinsky in perfetto stile Gesaffelstein all'A38 o la deep house di Max Cooper al Colosseum, direttamente dal Boiler Room di Berlino.
Durante queste giornate e quelle rimanenti il Main-Stage ha quasi sempre ospitato artisti di stampo pop-commerciale, come Macklemore, i Bastille o Lily Allen; ma durante la serata del 16 uno strappo a questa routine ha visto i Prodigy provocare il delirio al cospetto di un muro di folla scatenato e molesto sotto le note di “Invaders Must Die” e di “Omen”.

Lo stesso giorno l'indie-rock dei Bombay Bicycle Club nel medesimo palco ha riscontrato molti apprezzamenti, come anche il dj-set dei bresciani Aucan all'Europe, acido di per sé e dal retrogusto hardcore. Anche la programmazione dell'A38 il 16 ha reso maestoso questo stage, con un carosello di live che ha visto esibirsi rispettivamente l'elettronica dei Jagwar Ma - che scoperta! - i più noti Wild Beasts e infine i Crystal Fighters, che hanno chiuso con l'incalzante “Xatic Truth”, storica traccia ripresa passato underground della band inglese.
Il giorno successivo, che avrebbe decretato la fine del festival, è stato animato dal live dei Mount Kimbie ad orario aperitivo: sonorità elettroniche studiate e davvero apprezzabili nell'esecuzione ma resta tangibile il fatto che come trio rendono molto di più all'interno di piccoli club o palcoscenici di medie dimensioni rispetto a un palco imponente come quello dell'A38. Vale lo stesso per la performance pomeridiana dei Kooks: un indie-rock, il loro, che resta comunque di grande impatto scenico e sonoro. Un'ottima alternativa al live serale del dj Calvin Harris sono stati i La Roux, formazione inglese capitanata dalla cantante Elly Jackson, la quale ha riportato i presenti agli anni 80 con musiche degne di balli acrobatici in perfetto stile revival.
Un'ottima apertura, questa, per uno degli ultimi live dei Darkside, che il 18 agosto hanno annunciato lo scioglimento. Partorito dalla mente del producer Nicolas Jaar, questo progetto made in NY è una delle più interessanti e ben riuscite collaborazioni tra due big dell'elettronica, il producer Nicolas Jaar e il polistrumentista Dave Harrington, e rappresenta di fatto una delle migliori chiusure per la kermesse ungherese. I suoni dilatati e le atmosfere tenebrose tagliate a sprazzi dalle tracce dance di Jaar hanno fatto di questa esibizione, e di questo progetto, un qualcosa che rimarrà nella storia, tanto quanto rimarrà nella storia l'edizione 2014 dello Sziget Festival, manifestazione dal carattere internazionale di una nazione che guarda con fiducia all'Europa.

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