13-05-2013

OndaTop: Le 10 migliori canzoni di Nick Cave

di Giorgio Moltisanti
Inizia una nuova rubrica, dedicata a hit parade "possibili ma non probabili" delle canzoni dei nostri artisti preferiti. Sono classifiche che permettono, magari, di osservare la carriera di un artista da un'altra angolatura, di scorgerne i lati più oscuri, perfino di riabilitare dischi considerati minori. Soprattutto, sono classifiche senza alcuna ambizione se non quella di raccontare il punto di vista di chi le scrive. La prima puntata è dedicata a Nick Cave.

10) Nick Cave & The Bad Seeds – Where The Wild Rose Grow

Piaccia o non piaccia, questa è La canzone di Nick Cave and The Bad Seeds. Ispirata, per ammissione dello stesso Cave, alla tradizione delle “murder ballads”, è la canzone più celebre e celebrata del Nostro. Una ragazza siede vicino alla riva e un tale la uccide con un sasso, la storia è più o meno questa. Un destino segnato, quasi una conditio sine qua non tra vittima e carnefice. Ma sarà soprattutto il duetto con l'icona pop Kylie Minogue a sdoganare Nick Cave alle masse comunemente intese. Non a caso è lo stesso Cave a raccontare spesso (ma non sappiamo quanto volentieri) di quella volta in cui un tassista lo apostrofò come “Quello nel video con Kylie Minogue”. Quindi, per pietra dello scandalo o beffarda trovata geniale che possa essere, l'ordinaria follia (omicida) di “Where The Wild Rose Grow” non può mancare nelle nostra Top 10. Perché, come ci ricorda la conclusiva cover di Bob Dylan in “Murder Ballads”, “Death Is Not The End”.



9) Nick Cave & The Bad Seeds – Babe, I'm On Fire
Nocturama” è un disco mediocre. “Nocturama, dodicesima tappa del percorso di Nick Cave affiancato dai fedeli Bad Seeds, non è un disco riuscito”, come scrisse a suo tempo il collega Mauro Roma su queste stesse pagine. Ma “Nocturama” contiene uno dei più fulgidi esempi di invidiabile affiatamento rapportato ai Cattivi Semi che si possano ricordare dai tempi di “From Her To Eternity”. Il nome di questo piccolo miracolo è “Babe, I'm On Fire”. Una cavalcata senza sella e senza redini. Una lunghissima jam finale che supera, senza guardare in faccia a nessuno, i quindici minuti di durata – con relativo spassosissimo videoclip. Una traccia fantasma per tutti quanti quelli che odiano le ghost track, perché la sola idea di mandare avanti un CD gli fa venire l'orticaria. Non stupisce scoprire che “Babe” sia anche una sorta di commiato di Blixa Bargeld ai Bad Seed prima della definitiva deriva (se non altro contenutistica) di “Abattoir Blues/The Lyre of Orpheus”.



8) Pulp & Nick Cave – Disco 2000
Che a Nicholas Edward Cave, per gli amici Nick, piacciano le rivisitazioni di canzoni altrui è cosa risaputa. Fin dai tempi dei Boys Next Door, ad essere precisi. Da quella minimale versione di “Theese Boots Are Made For Walking” di Nancy Sinatra, inserita nella storica antologia “Lethal Weapons”. Ma qui vogliamo piuttosto celebrare il Nick Cave europeizzato e diventato una stella di fama mondiale. Il Cave che si permette di riprendere una hit brit pop di Jarvis Cocker e trasformarla in un classico tanto seediano (seppur contenuta nella celeberrima compilation “Bad Cover Version” a nome degli stessi Pulp) da essere poi costretto, in una seconda fase, a coverizzarla con gli stessi Bad Seeds (per poi suonarla addirittura dal vivo). Entrambe le variazioni su tema sono micidiali, lucide e felpate come mai; il contributo di Nick Cave è determinante, per trasformare in una ballata strappalacrime l'aspetto ironico e beffardo dell'originale successo planetario.



7) Boys Next Door – Masturbation Generation
Prima di trasferirsi nel Vecchio Continente e diventare il Nick Cave che tutti conosciamo, l'imberbe Cave aveva già lasciato il suo solco nell'immaginario collettivo australiano con i seminali Boys Next Door, diventati poi Birthday Party. La band di Melbourne, si forma tra i banchi di scuola nel 1973 e due anni dopo si stabilizza con una formazione che comprende, oltre ovviamente a Nick, Mick Harvey, Tracey Pew e Phill Carvert. Questo è il loro primo deragliante vagito, uscito nel 1978, quando i Boys Next Door erano già un piccolo fenomeno di culto locale. Ipnotica e morbosa, “Masturbation Generation” è una canzone che potrebbe competere ad alt(r)i livelli nel contesto dei punk anthem sia statunitensi che inglesi. Se la piazziamo soltanto al settimo posto è per l'eccesso di onestà intellettuale, che ci spinge a considerare i Boys Next Door una fase (forse troppo) embrionale del Nick Cave che verrà.



6) Nick Cave And The Bad Seeds – As I Sat Sadly By Her Side
Parliamoci chiaro, “No More Shall We Part” sta a Nick Cave tanto quanto “Silence Is Sexy” stava agli Einsturzende Neubauten l'anno precedente. Non è neanche questo grosso scoop, considerato che Blixa Bargeld e Nick Cave probabilmente all'epoca passavano più tempo assieme che con le rispettive compagne. Entrambi sono dischi “della svolta” (o “dell'imborghesimento spicciolo”, come capitò di leggere all'epoca), entrambi allontanano ulteriormente i nomi chiamati in causa dallo stile trascinante e roboante dei dischi precedenti e li avvicinano inesorabilmente a confronti (improbabili?) con Leonard Cohen e David Sylvian. Mistero e tenerezza li avvolgono entrambi e “As I Sat Sadly By Her Side” rappresenta la summa di questa rinascita artistica di inizio millennio: Cave canta in un registro decadente che forse sarebbe più riconoscibile in un disco dei Roxy Music. Ma quello che sulla carta sembra un paradosso, all'ascolto raggiunge la vetta del sublime.



5) Nick Cave And The Bad Seeds - Papa Won't Leave You Henry
Senza mezzi termini, la miglior canzone con cui si possa dare inizio a un disco. Ma anche a un libro, a un film o a quello che più vi aggrada. Una di quelle canzoni così sferzanti che dal vivo sono pura nitroglicerina senza compromessi. Quando a Torino, nel 2001, ci pare all'Extra, ma non vorremmo sbagliare, la piazzò sul finale, scattò in mezzo secondo il delirio. Piazzati sotto il palco, guardandolo muoversi, ancheggiare, inginocchiarsi quasi in preghiera, ininterrottamente, per tutti e cinque i minuti della canzone, in molti si sono resi conto di quanto “Henry's Dream” sia un disco al quale Nick Cave deve essere estremamente affezionato. Non a caso non fu mai soddisfatto dalla produzione stantia di David Briggs. Questa situazione portò Nick Cave e Mick Harvey a ri-mixare il disco in un secondo momento per, come disse Cave, “rendere giustizia alle canzoni”. Del resto, fortunatamente la dilaniante autocritica a Nick Cave non è mai mancata.



4) Nick Cave And The Bad Seeds – The Mercy Seat

In una vecchia classifica, apparsa su Mojo, si decretarono i cinque migliori dischi di Nick Cave. Ora, siate liberi di non crederci ma “Tender Prey” non venne neanche menzionato. Eppure andrebbe inserito, sempre e comunque. Fosse anche solo per la lucida follia di questo solo pezzo. E in effetti l'etimo follia è quello che più ritorna alla mente sentendo il delirio mistico di “The Mercy Seat”. Tra le tante parole di un testo tanto logorroico quanto cinematografico, come forse giusto Bob Dylan è riuscito a crearne in passato, a incollarti alla poltrona è il verso “anyway I told the truth/and I'm not afraid to die” quando trasmuta sibillino in “not afraid to lie”. Una scemata, un gioco di parole - sembrerebbe. Che però mette i brividi in un contesto apocalittico senza bisogno di scomodare rune e fasci littori. Datemi retta, è cercando di decifrare il senso profondo di questa canzone che forse ci si appassiona realmente per la prima volta a Nick Cave.



3) The Birthday Party – Nick The Stripper
Un'artista di Milano mi ha regalato una t-shirt. È verde acido con un'immagine modificata al computer di Sasha Grey. Sul petto la pornostar ha la scritta rossa “Porca Dio”. Da quando ce l'ho, non posso uscire di casa senza che qualcuno non mi faccia i complimenti per la t-shirt. Il dramma risiede nel fatto che in molti (moltissimi, temo i più) ignorano totalmente la citazione “aulica” della maglietta in questione. La scritta blasfema-con-refuso, infatti, appariva sul petto del videoclip di “Nick The Stripper” dei Birthday Party. Un feroce baccanale garage-rock al quale molto dovrà gran parte della produzione migliore del Nick Cave che verrà. Con Pop Group, Crime & The City Solution e Captain Beefheart, a fare da numi tutelari. Un gospel sacrilego, si è detto, scritto in un periodo in cui Nick iniziava frequentare gente simpatica come Lydia Lunch, mentre Rowland S. Howard, conosciuto due anni prima, diventava il migliore compagno di merende possibile.



2) Nick Cave And The Bad Seeds – The Carny

Siamo tutti d'accordo, al secondo posto di solito ci va un classico strappa-applausi. Ma il cabaret grottesco di “The Carny”, è uno degli apici della discografia caviana. E non ce ne voglia a male Polly Jane Harvey. Il suo sfibrante recitato di otto minuti in cui Cave è avvolto in atmosfere ossessive, vale da solo mezza discografia. Degno di nota è anche il testo, che narra le vicende a tinte brumose di un imbonitore, accompagnato da mostri assortiti: “E mentre la compagnia lasciava la valle/ per risalire l'altopiano/ La pioggia batteva il crinale, batteva il prato/ E il tumulo/ Finché nulla rimase, nulla di nulla/ Tranne il corpo di Dolore/ che si rialzò in tempo/ per fluttuare sulla superficie di quel suolo corroso/ E una moltitudine di corvi si mise a volare in cerchio/ Prima uno, poi gli altri planarono lugubremente”. “The Carny” è uno dei grandi capolavori di Cave: non a caso, sarà il brano prescelto un anno dopo da Wim Wenders nel film “Il cielo sopra Berlino”.



1) Nick Cave And The Bad Seeds – Do You Love Me?

Se i fan di John Coltrane ha avuto “A Love Supreme”, i fan di Nick Cave hanno avuto “Let Love In”. A ciascuno il suo. Tutto il disco è un assoluto masterpiece ma, dovendo scegliere, una canzone da mettere sul podio, scelgo questa. Ma più per il valore simbolico intrinseco. Entrambe le parti sono complementari ma, soprattutto, rappresentano appieno lo spirito dolce e tormentato dell'autore. Siamo d'accordo, all'apparenza (e forse anche nella sostanza) la canzone parla dell'iniziazione sessuale violenta di un ragazzino in un cinema. Ma allontanandoci un po' con la mente, il carillon del pianoforte e in generale l'atmosfera da film noir, non suonano come una disperata richiesta di affetto da parte di chi si è sempre lasciato andare a dichiarazioni autarchiche e sbruffone? Alcuni ci hanno persino letto un lato romantico, in tutto ciò, io ci leggo la summa e lo spannung (se non il tarlo) di un'artista che ha iniziato a cercare sé stesso da adolescente e ancora oggi, da adulto iperattivo, non ha smesso di interrogare sé stesso per piacere agli altri.



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