06-03-2014

OndaWatch: Yumi Zouma

di Vassilios Karagiannis
Con quel nome li potresti quasi scambiare per una cantante j-pop in vena di esotismi, ma non si potrebbe essere più distanti di così dalla realtà. In primo luogo, perché gli Yumi Zouma sono una band (per quanto atipica), in secondo luogo, perché di giapponese, questo terzetto dalle bellissime speranze, non ha decisamente niente. Neozelandesi, ma oramai accasatisi tra Parigi e New York, Josh Burgess, Kim Pflaum e Charlie Ryder sono senz'altro tra le più eccitanti novità  ad aver graziato il panorama pop indipendente negli ultimi tempi. Ci ha visto infatti giusto Jeff Bratton, fondatore della Cascine Records, a metterli sotto contratto per la sua label (tra le più cool in circolazione, nel suo roster personaggi come Kisses, Keep Shelly In Athens e Shine 2009, tutti act dediti ad un sensuale pop sintetico ricco di spunti balearic e chillwave), appena si è visto recapitare al chiudersi dell'anno scorso quello che sarebbe stato il primo singolo della band, “A Long Walk Home For Parted Lovers”. Da lì in poi, per i Yumi Zouma è stata una continua ascesa.

Negli ultimi due mesi la blogosfera è infatti letteralmente impazzita per questo terzetto. Il motivo di tanto spasmodico interessamento è semplice: la qualità dei brani apparsi dapprima in sequenza su Soundcloud, raccolti poi in un brillante Ep omonimo di quattro tracce uscito lo scorso 11 Febbraio e già sold-out, e la luccicante ricerca in materia di arrangiamenti, parla di una band che già da ora si candida pronta a far grandi cose, anche nel futuro prossimo.

La ricetta pare di primo acchito fin troppo collaudata: vocalizzi femminili angelici, fluide cascate di accordi di chitarra, bei tappeti di synth: insomma, il classico progetto dream-jangle-pop che sentiamo da anni a questa parte. C'è un però, in questo caso: per quanto memore di tutto quell'immaginario da pop indipendente anni 80 (qualcuno ha detto Sarah Records?), per quanto i valori di produzione, volti a una media fedeltà comunque brillante, e quella copertina dal fascino vintage non facciano altro che corroborare quest'impressione, i tre dal canto loro non si limitano ad una ben fatta operazione nostalgia. Anzi, mostrano di saper e voler divertire, non puntare tutto su una prevedibile malinconia: ecco lo stacco funky à la Blood Orange di “Sålka Gets Her Hopes Up”, ecco il taglio quasi dance di “Riquelme”, a chiudere nei suoi due minuti e mezzo l'Ep dopo il tenero dormiveglia di “The Brae” (dedicata al luogo in cui la band kiwi ha avviato la sua avventura). Il tutto, con una particolare attenzione per le melodie, dolci ma mai svenevoli, sfumate eppure sempre ben congegnate, mai appena abbozzate (errore di molte formazioni del settore).



Di recente, i tre hanno dichiarato di essere già al lavoro su un nuovo Ep. L'impazienza a questo punto va alle stelle.

Yumi Zouma su OndaRock
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