06-11-2014

OndaTop - Le 10 migliori canzoni dei Teenage Fanclub

di Matthew Milia (Frontier Ruckus)

La mia vergognosamente tarda introduzione ai Teenage Fanclub non è comunque riuscita ad affievolire la mia immediate ossessione. Ero davvero carico, sarebbero diventati la mia nuova band preferita. Suonavano come i Big Star buttati nella smagliante macchina delle dolci vibrazioni dei Novanta. E la mia cotta improvvisa per il loro sound si scatenò da quella che è stata la mia ricerca musicale (come consumatore di musica ma anche sulla sanguinante via della sua produzione) negli scorsi anni: tornare ai Novanta e provare a raccogliere tutte quelle grandi band alt-pop/rock che non passavano necessariamente per radio (o comunque meno che, per dire, “Gin Blossoms”). O magari che avessero un video strano su Mtv alle 4 di mattina che faceva sghignazzare Beavis e Butthead. Quindi sì, la fine della mia decade dei vent’anni è stata contrassegnata dal decadimento pop e brillante del grunge. E molto di questo power-pop dei 90 fu in risposta proprio a quel sound più duro, come una dichiarazione di non voler essere eccessivamente sbandati tutto il tempo, o se proprio bisogna essere sbandati (perché nella vita succede) che possiamo almeno farlo in maniera super-melodica e seguendo le sonorità escapiste di luminose, dolci chitarre elettriche. (E questo non è  per dire che non ci fosse un sacco di sovrapposizione e amore tra grunge e alt-pop, vedete il primo disco dei Teenage o l’affetto di Kurt Cobain per band come i Vaselines).

My shamefully late introduction to Teenage Fanclub did nothing to diminish my immediate obsession. I was very primed for them to become my new favorite band. They sounded like Big Star thrust into a shimmery machine of sweet 90s vibes. And my abrupt crush on that sound kicked off what's been my musical pursuit (as a consumer of music but also bleeding into the way I produce music myself) for the past few years: going back to the 90s and trying to glean all the great alternative pop/rock bands that weren't necessarily on the radio (or at least on the radio less than, say, Gin Blossoms). Or maybe they had a weird video on MTV at 4AM to which Beavis and Butthead snorted along. So yeah, my late-20s have been marked by the bright and poppy fallout of grunge. And just as a lot of this 90s power pop was perhaps made in reaction to that heavier sound, as a statement of not wanting to be excessively bummed-out all the time, or if we are going to be excessively bummed-out (because life is often a bummer) that we can at least do it super melodically and to the escapist sonics of shiny, sweet electric guitars. (And this isn't to say there wasn't a ton of overlap and love between grunge and the alt-pop scene [see: Teenage Fanclub's first album or Kurt Cobain's affection for bands like The Vaselines.])

Comunque, inizio la maggior parte delle mie giornate con Matthew Sweet, Lemonheads, Connells, etc. per aiutarmi a fuggire in quel posto scintillante dove anche i perdenti della vita hanno una dolcezza affascinante. Ma soprattutto, per me, ci sono i Teenage Fanclub. Queste sono alcune delle loro canzoni che preferisco.

Anyways, I kick off most days with tunes from Matthew Sweet, The Lemonheads, The Connells, etc. to help me escape into that shiny place where even life's bummers have an alluring sweetness. But most of all, for me, it's Teenage Fanclub. Here are some of my favourite tunes from them.

 

10. Commercial Alternative (“Thirteen”)

Il riff di chitarra fa molto “Beverly Hills” – in un modo che amo, per qualche ragione. Mi piace davvero la gratitudine spregiudicata della canzone: ringraziare un’altra persona per sopportare tutta la tua merda, per essere fico, o solo per essere lì. E poi c’è quel riff sfacciato per portarla a casa.
The guitar riff/tone is very "Beverly Hills, 90210"—in a way I love for some reason. I just really like the song's unyielding gratitude: thanking another person for putting up with all your shit, for being cool, or for just being there. And then there's that sassy riff again to drive it home.

 

9. Ain't That Enough (“Songs From Northern Britain”)

L’album da cui proviene questa canzone ha semplicemente un suono brillante e consistente per tutta la sua durata. Probabilmente il loro più “levigato”. Armonie meravigliosamente stratificate che esprimono sentimenti supremamente gradevoli, quelli di trovare un amore a cui agognare e da preservare. Dire che questa canzone è quasi “easy listening” non è uno sgarbo per me, ma un grande complimento. Questa canzone è così dannatamente piacevole da digerire. Chi ne può discutere? “Non è abbastanza”?
The album this song comes from simply has a brilliant and consistent sound all throughout. Maybe their most "polished." Wonderfully layered harmonies expressing supremely agreeable sentiments of finding love to look forward to and preserve. To say this song is almost like "easy listening" isn't a slight in my mind but a great attribute. This song is just so damn pleasant to digest. Who's gonna argue? Ain't that enough?

 


8. Don't Look Back (“Grand Prix”)


Dato che “Grand Prix” è il disco dei TF più frequentemente associato al brit-pop – che sia per la tempistica o per le sonorità – non posso che disegnare una vaga connessioni tra questo pezzo e la ballata degli Oasis intitolata in modo molto simile, così come gli hammer-on di chitarra passano armoniosamente agli ingressi della band al completo in entrambe. Ma questa band è fatta per i cambi di accordo (più innovativi e astuti delle controparti brit-pop), e il modo subdolo in cui la strofa si sposta nel ritornello qui è creato da delle scelte di accordi sublimi.
“Grand Prix” being TF's album most-often lumped in with "Britpop"—whether due more to the timing of that phenomenon or to sonics—I can't help but draw vague connection between this tune and the extremely similarly titled Oasis ballad, as well as the way the guitar hammer-ons segue into the full-band entrances of both. But this band is all about the chord changes (more innovative and sly than "Britpop" counterparts), and the sneaky way that the verse shifts into the chorus here is created by some sublime chordal choices.

 


7. I Don't Want Control Of You (“Songs From Northern Britain”)


Prima di tutto, che concetto meravigliosamente femminista su cui costruire una canzone, per non dire una relazione teorica. Questi ragazzi erano dei tali tesori. Un’altra canzone sull’avere qualcosa di veramente adorabile con un’altra persona, facendole sapere quanto significa per te, e prendendosi il tempo per capire esattamente cosa serve che accada per far sopravvivere la cosa. E comunque: quel cambio di tonalità…
First off, what a wonderfully feminist notion to construct a song around, let alone build a theoretical relationship upon. These guys are just such sweethearts. Another song about having something really lovely with another person, letting them know how much it means to you, and taking the time to figure out exactly what needs to happen to keep the thing alive. And that key change, though.

 


6. Fear of Flying (“Thirteen”)


Questa ha un gran groove, propulso dalla grazia dei loop di chitarra, e il modo in cui ci scatenano l’inferno fino alla fine, riportandosi sul refrain vocale, le dà un’inerzia da paura. Hey hey hey.
This one really grooves, propelled by that looping guitar slinkiness, and the way they ride the hell out of it until the bitter end, eventually bringing back the vocal refrain, gives it a cool momentum. Hey hey hey.

 

5. Sparky's Dream (“Grand Prix”)


Il pezzo più puramente “power-pop” nel repertorio dei Teenage Fanclub, e riuscito, secondo me. Ha quel riff rock’n roll che continua a far saltare il pezzo in nuove sezioni e ritornelli, in cui gli accordi continuano a scendere come una cascata di adorabilità da mattino pieno di speranza e vero amore. Questa è stata la mia canzone preferita per mesi. Quella piccola, tenera parte di rullante dopo “in the morning” sembra un piccolo dettaglio, ma ha qualcosa di così sottile e perfetto che mi delizia a ogni ascolto.
Just the most purely and successfully "power pop" tune in the Teenage Fanclub canon, in my opinion. It's got that very "rock 'n roll" riff that keeps jumpstarting the song into new sections and chorus where the chords just keep descending like a waterfall of true-love hopeful morning loveliness. This was my favorite tune for months. The cute little snare-roll drum fill right after "in the morning" seems like a tiny detail, but there is something so slick and perfect about it that it delights me greatly upon each listen.

 


4. The Concept (“Bandwagonesque”)


Probabilmente la loro più grande hit? Lo puoi sentire fin dall’inizio. Amo le canzoni sulle scene, e come “Metal Baby” dallo stesso album, questa dipinge un paesaggio teso di giubbotti di jeans e droga (anche se è solo “The Pill”) al quale questi popparoli non sono sicuri di essere adatti – prendendo passaggi dai concerti nelle auto delle loro ragazze. Il che ne esce molto più fico, secondo me. Mettici dentro quell’accordo in settima per far partire quei ritornelli incredibilmente sensibili, quel devastante assolo di chitarra, e la pazzesca coda alla Big Star e hai decisamente una delle migliori canzoni del decennio. Sapevano veramente come “essere in tiro”.
Probably their main "hit"? You feel it from the start. I love songs about scenes, and like "Metal Baby" from the same album, this one depicts an edgy landscape of denim jackets and drugs (even if it's just "The Pill") into which these popsters aren't quite sure they fit—getting rides home from gigs in their girlfriend's cars. Which comes off as way cooler, to me. Add in that vibrato'ed 7th chord to kick off the awesomely sensitive choruses, that wicked guitar solo, and the amazingly Big Star outro and you definitively have one of the best songs of the decade. They really knew how to "pull in the slack."

 


3. Star Sign (“Bandwagonesque”)


L’intero minuto di feedback di chitarra spacey all’inizio di questo numero stabilisce una divertente tensione che si scatena in una pregna atmosfera musicale che è ugualmente rockeggiante e melodica (quello spazio simultaneamente fuzzy/jangly in cui la band prospera). I testi hanno un’attraente nonchalance (“big deal…”) che è a volte il miglior tipo di non-sentimento da convogliare con una melodia piena di hook.
The full minute of spacey guitar feedback at the beginning of this number builds a fun tension that kicks right into a momentous musical atmosphere that is equally rocking and melodic (the simultaneously fuzzy/jangly space in which this band thrives). The lyrics have an attractive nonchalance ("big deal…") which is sometimes the best kind of non-sentiment to use a hooky melody to convey.

 


2. Neil Jung (“Grand Prix”)


Gioco di parole di sostanza. E rende giustizia alla psicanalisi fondamentale ai lavorii interiori delle canzoni. Il tipo di cui si parla in questo pezzo ha delle vere merdate da superare. Appuntamenti con ragazze più giovani, per ragioni del tutto sbagliate. Senso di colpa che si confonde, e poi si trasforma in rabbia. Sentimenti lanciati al volo da una parte all’altra. Quel tipo di relazione che “non va da nessuna parte”, ma questo non impedisce a entrambe le parti di prolungare la situazione e infliggere più dolore possibile l’uno all’altro. La scena è come vedere un incidente in macchina, ma è il tipo di cosa da cui non possiamo distogliere lo sguardo perché la comprendiamo fin troppo bene.
Solid pun. And it does some justice to the psychoanalysis fundamental to the songs inner workings. The dude being talked about in this song has some serious shit to work out. Dating younger girls for all the wrong reasons. Guilt getting confused, then transferred into anger. Feelings projected and volleyed back and forth. The kind of relationship that is "going nowhere," but that doesn't stop both parties from prolonging the situation and inflicting as much pain on each other as possible. The scene is kind of a car wreck to watch, but the sort of thing we can't look away from because we all relate far too well.

 


1. Hang On (“Thirteen”)


Il modo in cui questa canzone progredisce rappresenta quasi direttamente il passaggio dal grunge all’alt-pop-rock che ha marchiato la personale traiettoria stilistica dei Teenage Fanclub e, se è per questo, la natura della musica indie in generale alla metà degli anni 90. Inizia aggressivamente alla Nirvana e finisce da qualche parte non così lontana dai momenti più patinati dei Pavement. Ciononostante, un po’ di fioriture grunge rimangono nel resto del pezzo, nei toni della chitarra e nella scelta degli accordi. Ma poi le seconde voci armonizzate degli “Ahh” e gli echi “hang on, hang on” nel ritornello sono eseguiti con una precisione tradizionalmente pop e all’improvviso è proprio questo marchio di fabbrica Teenage Fanclub che fonde tutto insieme, mettendo la priorità sui cambi di accordo così appaganti e sulle melodie, che trasportano ogni pezzo. Le oscurità vanno e vengono, sottilmente nel mix per rendere le cose interessanti, ma niente riesce a sminuire le componenti chiave di una canzone pop perfetta. E questo è perché loro ne hanno così tante.
The way this song progresses almost directly represents the gradient from grunge to alternative pop rock that marked Teenage Fanclub's own stylistic trajectory and, for that matter, the nature of indie music in general in the mid-90s. It starts Nirvana-brash and ends up somewhere not so afield from Pavement's glossier moments. Still, little grunge flourishes remain throughout the rest of the tune in the guitar tones and chord choices. But then backing vocals of harmonized "Ahhs" and "hang on, hang on" chorus echos are layered with a traditional pop accuracy and all of a sudden it's such signature Teenage Fanclub—melding it all together, placing utmost priority on the most gratifying chord changes and melodies possible to carry each tune. Obscurations come and go, subtly in the mix to keep things interesting, but nothing ever detracts from the key components of a perfect pop song. And that is why they have so many of them.



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