17-02-2015

Lewis & Clarke - Castle Inn Sessions [PREMIERE]

di Lorenzo Righetto, Daniel James Papa
A volte capita che uno dei tuoi dischi preferiti sia stato scritto e suonato da qualcuno che, verosimilmente, non ti capiterà mai di vedere dal vivo. Coloro che hanno il contratto con le etichette giuste, che si vedono miracolati dall'apparizione sulle webzine che contano sono ormai una minoranza rumorosa nell'oceano di uscite musicali, e così questa diventa piano piano la situazione più probabile.

"Triumvirate" di Lewis & Clarke è stato uno dei dischi più stupefacenti del 2014: la ricchezza dei suoi arrangiamenti, i testi appassiona(n)ti e sfaccettati della sua anima, Lou Rogai, hanno creato un mondo interiore da esplorare, da contemplare, da vivere. Un po' come i paesaggi naturali immutabili e sconfinati di Delaware Water Gap, dove la band ha la sua base.
Lou ha scelto OndaRock per presentare una lunga sessione live registrata all'interno del Castle Inn, una delle vecchie residenze di villeggiatura del posto, che ora ospita un rifugio per artisti. In questa mezzora di potente ed elegante lirismo, Lewis & Clarke esegue cinque pezzi da "Triumvirate" e  si avvicina ai suoi numerosi (relativamente) fan italiani. A seguire un testo di presentazione del regista del video, Daniel James Papa.


Daniel James Papa:

Lou Rogai (Lewis & Clarke) viene da Delaware Water Gap, Pennsylvania. Parla con affetto del suo pittoresco paese, dalla ricca storia musicale. Menziona, scherzando per metà, che sebbene il paese sia a un’ora da New York, l’isolamento invernale ricorda “The Shining”. Laddove il film di Kubrick riportava in vita l’orrore dell’Overlook Hotel, The Castle Inn si erge a monumento vivente dell’età dell’oro di Delaware Water Gap.

Lewis & Clarke's Lou Rogai hails from Delaware Water Gap, Pennsylvania. He speaks fondly of his quaint town that is steeped in rich musical history. He mentions, half-joking, that although the town is an hour from New York City, the winter isolation is not unlike The Shining. Where Kubrick's film brought to life the terror of the Overlook Hotel, The Castle Inn stands as a living monument to the golden age of the Delaware Water Gap.


Camminando nei suoi spazi, viene facile fantasticare sulla scena di cento anni prima: folle di villeggianti che scendono dal treno e guardano su, impressionati e avvolti dalle montagne e dall’aria fresca, facendosi strada verso un ricercato complesso di edifici, decorato con piastrelle e mosaici. Le luci del casinò lampeggianti insieme ai suoni degli spettacoli di vaudeville all’interno. Calessi e cavalli affollano le strade mentre bambini eccitati si mettono d’accordo per andare a fare il bagno nel fiume. Appena su  dalla collina, puntano il dito verso il luogo in cui Teddy Roosevelt una volta aveva una camera nella Water Gap House.

Walking the grounds, it is easy to dream up the scene from 100 years ago: crowds of vacationers stepping off the train, looking up, awed and enveloped by the mountains and fresh air, wandering towards an ornate complex of buildings decorated with tile and mosaic. The casino lights beckoning with the sounds of vaudeville shows inside. Trolleys and horses crowd the streets as excited children make plans to go bathing in the river. Just up the hill, they point to where Teddy Roosevelt once had a room at the Water Gap House. 

Oggi, il villaggio di Delaware Water Gap è una enclave tranquilla ai bordi di una foresta di interesse nazionale. Quasi tutti gli hotel furono bruciati o demoliti molti anni fa. È facile trovare le fondazioni di pietra nei boschi, insieme a cocci di ceramica dipinta, mattoni, vetro e appendini. I fantasmi di un passato glorioso sembrano abitare il paesaggio, insieme a una forte energia geologica che emana dalle pareti di quarzite conglomerata che fiancheggiano il fiume Delaware.

Today, the village of Delaware Water Gap is a quiet enclave at the edge of a national forest. Almost all of the hotels were burned or demolished many years ago. It is easy to find the stone foundations in the woods, along with shards of painted ceramic, bricks, glass and coat hooks. The ghosts of a once glorious past seem to inhabit the landscape, along with a strong geological energy emanating from the quartzite conglomerate cliffs that flank the Delaware River. 

Nel 1952, le corse alle vacanze erano finite da un pezzo. Il direttore della banda Fred Waring acquistò il Castle Inn e lo usò come base per il suo famoso gruppo canoro, i Pennsylvanians. Lì aveva sede anche la sua Shawnee Press, che pubblicava spartiti.

By 1952, the vacation rushes were long over. Big-Band leader Fred Waring acquired the Castle Inn, and used it as the base for his famous singing group, The Pennsylvanians. Here, he also ran the Shawnee Press which published sheet music. 

In anni recenti il Castle Inn è stato restaurato e riempito con una colonia di artisti, artigiani e professionisti. L’ingegnere sonoro Don Sternecker ja trasferito il suo studio Mix-O-Lydian, attivo da molto tempo, nell’edificio. Di là della strada si trova il Deer Head Inn, che ha forgiato leggende del jazz per decenni.

In recent years the Castle Inn has been renovated and filled with a colony of artists, crafters and professionals. Recording engineer Don Sternecker moved his long-running Mix-O-lydian studio into the building. Across the street is the Deer Head Inn, which has fostered jazz legends for decades. 

La bellezza della natura selvaggia è il motive per cui la gente vive qui, ora. Il mutamento dallo splendore dell’estate ai sentieri scheletrici dell’inverno. Il modo in cui uno si sente piccolo rispetto al paesaggio, e allo stesso tempo riesce a conoscersi intimamente. Il fascino di questo strano, piccolo paese è innegabile.

The wild natural beauty is the reason people live here now. The change from the lushness of summer to skeletal trails of winter. The way one feels dwarfed by the landscape, yet somehow it allows itself to be known intimately. The magnetism of this strange little town is undeniable.

È questa storia sfaccettata che ha portato Lewis & Clarke a registrare con Sternecker al Castle Inn, nel tentativo di trasmettere le energie del luogo; di invocare i fantasmi. Rogai vive nei pressi e racconta di come sia stato, una volta, ammanettato dalla polizia durante una registrazione a mezzanotte, nella deserta sala da ballo dell’edificio. Il fascino di quella stanza piena di echi era troppo allettante per aspettare il permesso formale dai proprietari precedenti, e la polizia locale lo scambiò per un senzatetto.

It is this multilayered history that led Lewis & Clarke to record with Sternecker in the Castle Inn, in an attempt to channel the energies of the place; to invoke the ghosts. Rogai lives nearby and told of how he was once handcuffed by police while on a midnight recording mission in the building's vacant music hall. The allure of the reverberating room was too enticing to wait for formal permission from the previous owners, and local police mistook him for a vagrant inhabitant. 

Come regista della sessione, ho documentato un gruppo di musicisti rinchiusi in un groove spazioso. C’è un’alchimia evidente tra Rogai e il nucleo della sua band Ian O'Hara, Shane O'Hara, e Anthony Lavdanski. Lasciano spazio per la sperimentazione, ogni musicista immerso nel suo mondo, occasionalmente alzando la testa per comunicare. Rompendo la trance, ridono e scherzano tra un brano e l’altro. Questa è una band che ama i dettagli del suono, le tessiture sotterranee che non tutti gli ascoltatori sentiranno. È musica ricca, tortuosa, che spesso si eleva in muri che sono rapidamente tirati giù. In questo giorno, gli spiriti della residenza sembrano avere avuto qualche influenza sui musicisti. Forse come Jack nella fotografia dell’Overlook Hotel, sono sempre stati i custodi qui.

As the filmmaker recording the session, I documented a group of musicians who were locked into a spacious groove. There is evident chemistry between Rogai and his core group members Ian O'Hara, Shane O'Hara, and Anthony Lavdanski. They leave room for experimentation, each player immersed in his own world, occasionally looking up in communication. Breaking from the trance, they laugh and banter between songs. This is a band that loves the details of sound, the subterranean textures that not every listener will hear. It is rich and twisting music, often building up into walls that are swiftly pulled down. On this day, the spirits in residence seemed to have some influence on the players. Perhaps like Jack in the photograph at the Overlook Hotel, they have always been the caretakers here.



Lewis & Clarke su OndaRock
Recensioni

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