Il mondo è pieno di musicisti famosi ma poco influenti, altri sono influenti e famosi, poi ci sono musicisti di nicchia, che pur essendo influentissimi rimangono patrimonio conoscitivo per una cerchia limitata di ascoltatori. Uno di questi si chiama Steve Roach, sintetista statunitense autodidatta che partendo dai punti di arrivo dei corrieri cosmici tedeschi ("le porte del cosmo che stanno lassù in Germania") e soprattutto dalle avanzate teorizzazioni ambientali ed etniche di Eno e Hassell ne ha operato una sintesi estrema, in parallelo con l'altrettanto esiziale opera del connazionale Robert Rich, imponendo una visione nuova della musica elettronica e ambientale, innalzata poi a sistema cognitivo da centinaia di epigoni e come tale perimetrata in uno stile, diventato poi nel tempo una gabbia da cui lo stesso Roach non è riuscito a uscire, ponendosi così egli stesso contemporaneamente come innovatore e limite espressivo di un genere che già di per sé tende allo schematismo.
Roach, dopo qualche anno di gavetta, esordisce nel 1982 con Now e l'inizio è fortemente debitore dell'opera di Klaus Schulze, con aperture tastieristiche e moduli ritmici tipici della scuola di Berlino. Traveller l'anno successivo non si discosta molto con brani propulsivi e potenti. Ma già nel 1984 con Structures from silence comincia a prendere corpo una visione più personale della musica, nei tre brani del disco si paga un forte debito nei confronti del rigido formalismo eniano ma al contempo Roach se ne svincola grazie a un uso iperdescrittivo del mezzo elettronico con le linee melodiche, di per sé semplici, che si contrappuntano e rifrangono tra loro nei 16 minuti di "Reflections in suspension" oppure riverberano all'infinito nei 28 minuti della title track, che introduce quella tipica alternanza di vuoto e di pieno che Roach sfrutterà negli anni a venire fino alla noia. Il linguaggio del musicista è al contempo pienamente inseribile stilisticamente nel minimalismo ambientale ma anche latore di una ricchezza emotiva fino ad allora sconosciuta al genere, al contempo ciclico e progressivo: non solo fa da sfondo a un ambiente, spaziale o mentale, ma lo descrive, lo anima e lo crea.
Nel 1986 con Empetus si ritorna, ma è l'ultima volta, alle dinamiche dei sequencer e delle percussioni sintetiche che ripercorrono un amore per i Tangerine Dream. Nello stesso anno esce Quiet Music, trilogia ambient pubblicata in cassetta poi edita parzialmente in cd. Lo sviluppo narrativo è circolare e lentissimo, i suoni subliminali, le atmosfere oniriche.
Tutto ciò, dopo un interlocutorio Western Spaces con Kevin Braheny e Richard Burmer, prelude agli ulteriori sviluppi di Dreamtime Return, doppio disco e cd del 1988, abbastanza unanimemente considerato il suo capolavoro. Roach si ispira alla vita e alla spiritualità degli aborigeni australiani, ed è appunto la spiritualità che costituisce il focus dell'intero lavoro. Se in alcuni brani ("Toward the dream", The continent") Roach sembra ripercorrere appunti elettronici già letti, in moltissimi altri pezzi, complice anche un utilizzo rituale anche se discreto delle percussioni, si concretizza una visione catartica ed emotiva del mezzo elettronico, in cui ogni accordo e passaggio vuole avere valenza e riverbero psicologico. In realtà siamo lontanissimi dal "non musicista" e dalla "non musica" di Brian Eno: Roach si pone in una rivoluzione copernicana del concetto stesso di musica ambient che influenzerà tutto il movimento a venire. Non più musica come sfondo amorfo o come tabula bianca, ma musica come catarsi di uno psicodramma personale. Il disco, estremamente sofisticato, passa da momenti di forte astrattismo ("Airtribe meets the dream of ghost", "Through a strog eye", "The ancient day") ad altri con clima quasi sentimentale ("The other side" ), a volte lambendo il miglior Harold Budd ("Truth in passing"), a volte lanciandosi in un primitivismo percussivo ("Songline") oppure, come nel lento e virtualmente infinito rifrangersi di "Looking for safety", dilatando la spazialità della coscienza in un ciclico rituale cosmico.
Nel suo lento incedere Dreamtime Return ripropone, con mezzi anche compositivamente evoluti, il senso primordiale del suono e della sensazione, che vive e prende significato in sé solo nell'interazione con l'ascoltatore in un tempo e in uno spazio, ma al contempo è opera che vive anche di raffinatezze e microstrutturazioni, quindi anche di artificiosità. Opera al contempo profonda e ingenua (anche nel senso di primigenia), influenzerà molta della produzione successiva di Roach e creerà uno stuolo di imitatori di vario talento.
A questo punto, la produzione comincia a essere vorticosa e ipertrofica, cominciano a uscire diversi dischi l'anno, tendenza che andrà a incrementarsi negli anni a venire, ma non mancano i colpi del grande sceneggiatore sonoro, come nel convincente Strata, in coppia con Robert Rich.
In Strata, Rich si occupa dell'aspetto ritmico che è organico, quartomondista, fortemente evocativo, sicuramente debitore del miglior Hassell ma anche dei primordiali tentativi di world music dei Jade Warriors, mentre Roach crea lo sfondo elettronico, ipnotico ma in realtà mai uguale a sé stesso, con lunghi accordi che si proiettano in un'atmosfera a tratti cupa, a tratti serena, a volte francamente cosmica, oppure sorprendentemente in asperità quasi avanguardistiche. Disco di notevole spessore, Strata risulta uno dei migliori del periodo, intelleggibile e lontano da ipotesi isolazionistiche, profondo e sereno.
Altro prodotto notevole è World's Edge, doppio cd di due anni dopo, il cui significato sta tutto nella lunga (un'ora) "To the threshold of silence", opera estremamente minimale che ripercorre in maniera meno dura e drammatica l'insegnamento dei Tangerine Dream di "Zeit"; pezzo subliminale, in cui sembra non accadere nulla per un'ora ma in realtà si respira una sensazione vaga di dramma incombente, con il succedersi degli accordi che sembra ripetere un ciclo futile, per poi scoprirsi lentamente lontanissimi dal punto di partenza, in una spirale creativa che irretisce e conquista.
Lo stesso anno esce Soma, ancora con Rich, disco introverso e psichedelico, immerso in ambienti elettro-etnici ricchi di pulsioni percussive e di oscillazioni sotterranee che fanno da preludio alle opere seguenti, in particolare ai due dischi dei Suspended Memories ("Forgotten gods" ed "Earth Island"), il gruppo formato da Roach, dal cantante e percussionista Jorge Reyes e dal chitarrista spagnolo Suso Saiz. Qui vengono accentuati molto aspetti tribali, rituali, sciamanici, con le percussioni e il canto salmodiante di Reyes assoluti protagonisti, su cui si inseriscono la chitarra trattata di Saiz e i trattamenti elettronici di Roach a espandere e dilatare i brani.
Nello stesso periodo Origins e Artifacts risentono di questo trend percussivo e rituale con strumenti tradizionali come il didgeridoo che prevalgono sull'elettronica, usata come sottofondo, in un intreccio continuo di suoni acustici ed elettronici, rumori naturali, pulsazioni, correnti sonore.
Sempre nel 1994 The Dream Circle recupera un linguaggio più canonicamente elettro-ambientale con il massimo della perfezione formale nel creare una massa in lentissimo e costante mutamento, con subunità sonore che si intersecano in un processo virtualmente infinito. La musica di Roach non è mai stata più astratta, evanescente eppure così quietamente drammatica e dialettica nel raccontare una storia senza parole, nel raccontare un universo senza corpo eppure reale, nel raccontare un mondo di ombre, anemico e metaforico, dove musicalmente sembra non accadere niente ma questo niente è terribilmente incombente.
Dopo un disco ispirato ai rituali dei nativi americani (Kiva) e un disco di inediti di varia provenienza (Lost Pieces), Roach inizia una collaborazione con un altro musicista del giro ambientale, Vidna Obmana ("Well Of Soul" e altri tre seguiranno negli anni a venire, "Cavern Of Sirens", "Ascension Of Shadows" e l'ultimo "Innerworld") e pubblica l'anno successivo Magnificent Void.
L'attività di Roach è sempre più vorticosa e la produzione comincia a risentirne. Sia Well of soul che Magnificent Void sono dischi un po' calligrafici e legati a cliché un po' acquisiti, anche se il secondo, in cui la musica di Roach riprende una dimensione prettamente cosmica e aritmica, gode di un fenomenale rigore stilistico che si traduce in una grande suggestione, che rende il disco non solo uno dei più paradigmatici di tutta la sua discografia, ma anche uno dei più completi ed evocativi della sua poetica subliminale. Il rifrangersi delle onde sonore, in una continua alternanza di crescendo e decrescendo, tende a suscitare nell'ascoltatore una tendenza all'alienazione acustica nell'immersione nell'ambiente sonoro.
Molto interessante nel periodo anche Halcyon Days, che ripropone una sorta di world-music elettroacustica debitrice sia di Hassell sia del Peter Gabriel di "Passion", ponendosi però al contempo come sintesi tra la corporeità spirituale delle percussioni e di strumenti tradizionali (il didgeridoo suonato da Stephen Kent omnipresente per tutto il disco) e la spazialità della strumentazione elettronica.
Dopo un buon live (On This Planet) e Slow Heat, uno dei dischi più statici che Roach abbia mai realizzato, esce il sorprendente Dust To Dust, che rimarrà come un esperimento unico nella sua carriera. Il disco, realizzato con Roger King al basso e chitarra, unisce ineditamente certe pulsioni rock di frontiera con le digressioni elettro-ambientali tipiche di Roach. Il basso, la chitarra e l'armonica a bocca, suonata dallo stesso Roach, creano un tessuto armonico dilatato e estraniato dal tappeto ambientale. Siamo in pieno "desert sound", ma alienato dal gioco di specchi deformanti di Roach, raramente così lucido.
Nel 1999 un'altra svolta, l'ultima, con Body Electric (e il successivo Blood Machine) in collaborazione con Vir Unis. Il disco evidenzia un sound futurista e ipertecnologico, di un groove ritmico a tratti invadente e aggressivo, che si alterna a momenti di maggiore stasi, completamente sintetico, su cui Roach interviene con onde d'urto elettroniche taglienti, fredde, robotiche. E' il Roach del terzo millennio, lontano dall'ambient canonica che lui stesso ha contribuito a formare.
Il resto degli ultima anni è routine, a volte molto riuscita (Early Man, Atmosferic Condition, Light Fantastic, Trance Spirit, con la partecipazione di Robert Fripp alle frippertronics), a volte banale e quasi irritante nel riciclare materiale acquisito (Midnight Moon, Serpent's Liars, molto percussivo, Core, l'ultimo Darkness Before Dawn).
Il Roach degli ultimi anni continua a sfornare 3-4 cd l'anno, ma sembra aver esaurito la spinta propulsiva, limitandosi a volte a riproporre una muzak di lusso in cui gli elementi psicoattivi della musica, vero punto di forza della sua produzione migliore, diventano rilassamento, in cui il suggerito e l'accennato diventano detto, in cui l'evanescenza di un'ombra diventa il rassicurante delinearsi di un disegno.
La crisi di Roach, sarà il tempo a definire se irreversibile, è la crisi dell'elettronica ambientale tutta, indecisa e schiacciata tra le banalità della new age e le spirali dell'avanguardia, tra la musica di sottofondo per centri commerciali e le vertigini della psico-acustica.
(ha collaborato Gianluigi Gasparetti)



