E’ durata quindici anni la carriera degli Orbital, dal 1989 al 2004. Quindici anni in cui la musica elettronica è entrata definitivamente nelle maglie del pop. E la musica di consumo ne ha assorbito il Dna, metabolizzandone forma e contenuti. Per la terza volta nella storia della popular music, si è diffusa a macchia d’olio una british invasion. Esattamente nelle stesse modalità delle due volte precedenti. Come i Beatles, i Rolling Stones ed Eric Clapton avevano riportato in America (e diffuso nel mondo) il r’n’b di Chicago e di Detroit, e come l’onda new romantic di Duran Duran, Wham! e Spandau Ballet aveva fatto lo stesso con la pop-art di New York, così all’inizio degli anni 90 un’intera generazione di ragazzi inglesi cresciuta con la new wave e folgorata dalla house di Chicago e Detroit, stava creando un nuovo codice per il pop del nuovo millennio.
All’inizio di questa rivoluzione gli Orbital giocano un ruolo fondamentale. Una delle loro prime tracce, "Chime", incisa e pubblicata per la prima volta nel 1989, li porta a Top Of the Pops, la trasmissione televisiva musicale più vista in Gran Bretagna. Il passaggio in tv non danneggia la popolarità di Paul e Phil Hartnoll, che già al tempo spopolavano tra il pubblico dei rave, feste illegali a base di musica dance e pastichhe di droga sintetica (il legame con l’ambiente anarchico e hippie inglese continuò e non si interruppe mai, anche quando gli Orbital volarono in cima alle classifiche di gradimento).
I primi due omonimi album, The Green Album e The Brown Album dal colore delle rispettive copertine, non entrano però nella top ten britannica - come invece faranno gli album successivi - gettando tuttavia solide basi per l’ammodernamento dei gusti del popolo indie. Chemical Brothers, Prodigy e Fatboy Slim devono parte del loro successo ai fratelli Hartnoll. Ci sono un paio di (brutte) raccolte che mettono in fila questi primi successi: “The Moebius” (dove appare per la prima volta il campionamento della frase di Worf, il klingon di "Star Trek", “Time Becomes A Loop”), l’irresistibile "Chime”, l’altrettanto famosa “Belfast” e il loro singolo più di successo, “Halcyon”, che campiona un precedente hit degli Opus III.
Il successo arriva con il terzo disco, Snivilisation. Pubblicato nell’estate del 1994, vola subito nella top ten inglese (esordisce al quarto posto) per poi apparire in molte delle playlist di fine anno delle riviste di musica. L’album riflette attraverso le lenti degli Orbital il successo dell’ambient/trance di Future Sounds Of London e Orb: “Forever”, la traccia che apre il disco, è come un bagno in una piscina piena di nuvole. Il talento degli Orbital viene fuori in tutta la sua irruenza in tracce come “Sad But True”, “Are We Here” e “Klein Trink Wasser”, un ibrido classico-elettronico che anticipa di qualche mese i valzer al silicio di Aphex Twin pubblicati sull’album "Richard D. James".
Su Snivilisation fa la sua prima apparizione una giovanissima Alison Goldfrapp, oggi lanciata in una brillante carriera solista. Nel frattempo gli Orbital trovano il tempo dipubblicare le loro Peel Sessions e fare la prima apparizione sul palco del celeberrimo Glastonbury Festival. Nell’edizione dell’anno seguente sono addirittura headliner e riscuotono un successo inaspettato. Gli Orbital trasformano un dj set in un vero e proprio evento musicale. Spaziando dall'aspetto scenografico a quello prettamente musicale, le loro esibizioni sono entrate nella storia: oceani di persone a ballare senza alcuna distinzione, tutti assieme, indie-nerd, raver, b-boy, metallari e freakkettoni incollati a guardare le antenne luminose delle cuffie dei fratelli Hartnoll. L'unica testimoninza della celeberrima e imperdibile versione mush-up di"Halcyon" con le voci di Bon Jovi e Belinda Carlisle è contenuta nel cofanetto dal vivo Live at Glastonbury 1994-2004.
Dopo un remix per Madonna (“Bedtime Stories”) e una traccia per un videogioco della Playstation (“WipEout”) gli Orbital pubblicano nel 1995 l’ EP Times Fly e il triplo cd singolo Evil Santa/Satan Live, contenente diverse versioni di “Satan” più altre vecchie tracce live, che anticipano il disco dell’anno seguente, In Sides, il loro capolavoro.
La svolta cinematica di Snivilization viene accentuata e le tracce diventano sempre più lunghe. “The Girl With The Sun In Her Head” apre l'album su uno scenario degno dei migliori romanzi di James Ballard: oscuri raggi solari scaldano una melodia avvolgente su una base ritmica sinuosa, che sembra ripetere le geometrie delle dune in un deserto. La traccia è stata registrata utilizzando un generatore solare costruito da Greenpeace. L’atmosfera angosciante di “P.E.T.R.O.L.” lascia il posto all’enigmatica “The Box”, vera sinfonia elettronica degna del miglior Vangelis, la cui prima parte fa da prologo e intro alla seconda. Scenari alla "Blade Runner" che si rinnovano nello scurissimo funk elettronico di “Adnan’s”, traccia già inclusa nella raccolta voluta da War Child “Help”.
Gli Orbital sono ormai delle star riconosciute anche a Hollywood, dove viene loro commissionata una nuova versione del tema del telefilm “The Saint” per il remake cinematografico diretto da Philip Noyce (brano poi incluso in una edizione speciale di In Sides).
Gli ultimi anni di carriera sono privi di sorprese. Gli Orbital continuano a suonare dal vivo in importanti festval (nel 1997 partecipano al Lollapalooza) ma su disco non riescono più a raggiungere i livelli di Snivilization e In Sides.
Su The Middle Of Nowhere del 1999 colpiscono solo le due tracce cantate da Alison Goldfrapp, “Nothing Left 1 & 2”.
Sul successivo Altogether del 2001 neanche la rediviva Kirsty Hawkshaw degli Opus III riesce a risollevare le sorti di un album mediocre.
Gli Orbital hanno perso il contatto con le mille, piccole rivoluzioni della musica elettronica. Quello che riescono a fare nel migliore dei modi lo dicono nella colonna sonora del film di Marcu Adams Octane, e nel loro canto del cigno, The Blue Album, pubblicato privatamente nel 2004. Gli archi presenti nell’intro “Transient” rimandano alla meravigliosa “Kein Trink Wasser” (da Snivilization); le progressioni schulziane di “Pants”, “You Lot” e “Lost” ricalibrano i neuroni sulle frequenze dell’epica oscura di “The Box” (da In Sides). Nell’ultima traccia dell’album, “One Perfect Sunrise” la sempre divina Lisa Gerrard addolcisce il commiato.
Dopo lo scioglimento del gruppo, Paul Hartnoll ha continuato a scrivere musica per videogame e ha pubblicato durante la primavera del 2007 il suo primo album solista, The Ideal Condition. Nonostante un cameo di Robert Smith che avrebbe dovuto lanciare l'album in alto nelle classifiche, The Ideal Condition è stato un flop per pubblico e critica. Anche Phil Hartnoll non ha perso tempo e con l’amico Nick Smith ha formato il duo elettronico Long Range, il cui album di debutto, "Madness And Me", è stato pubblicato privatamente alla fine dell’estate dello stesso anno.




