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Sodastream

Sodastream

Chamber-pop in miniatura

intervista di Francesco Amoroso
Gli australiani Sodastream sono un duo, artefice di una musica tenera, fragile, dal retrogusto indefinibile, a volte dolce, a volte un po' amaro. I loro suoni acustici ed emozionanti si sono sviluppati su quattro prove sulla lunga distanza ed una buona manciata di Ep, e hanno spesso ammaliato il pubblico italiano con performance oneste e coinvolgenti. Abbiamo incontrato Pete Choen (contrabbassista del duo) nell'imminenza dell'uscita della loro quarta fatica e la lunga chiacchierata, seppur virtuale, ci ha spalancato le porte di un universo dove la musica è vista ancora come passione assoluta e totalizzante, anche se, purtroppo deve spesso fare i conti con la realtà e le logiche del mercato.

Prima di tutto mi piacerebbe sapere qualcosa sul nuovo album...
Mi fa piacere annunciare che il nuovo album è stato terminato. L'abbiamo registrato per conto nostro e, nonostante numerosi problemi con i computer, che ci hanno fatto perdere quasi tutto il materiale, alla fine ce l'abbiamo fatta e il risultato sono le dieci canzoni che verranno raccolte sotto il titolo di " Reservations ", che è anche il nome di uno dei brani. Uscirà a maggio in Australia e poco dopo anche in Europa (in Italia è uscito a ottobre per l'etichetta Homesleep).

L'Ep "Take Me With You When You Go" denota una maggiore spensieratezza nel piglio delle vostre composizioni e, forse, un po' più di allegria. L'album seguirà questo mood o sarà molto diverso?
In effetti il nostro ultimo Ep era più spensierato e allegro. Molte delle canzoni sono state scritte durante la nostra permanenza negli Usa e poi registrare un Ep è una buona occasione per sperimentare nuovi suoni e soluzioni. Il nuovo album, comunque, non porterà cambiamenti radicali ma, se non altro, credo che sarà il nostro album più tranquillo. Ci sono alcune canzoni scritte molto tempo fa e che aspettavano solo il disco giusto per la pubblicazione.

La scelta di far uscire l'Ep solo in Australia è stata dettata da ragioni precise, oppure solo da motivi contingenti?
L'Ep non è stato ancora realizzato in Europa perché, al momento, è un formato difficile sul quale lavorare per le etichette che devono venderlo a un prezzo ridotto e non possono investire nella pubblicità. Comunque siamo in contatto con varie label per l'album e mi auguro che chi lo pubblicherà in Europa farà lo stesso con l'Ep.

L'uscita dell'album sarà supportata da un tour? Verrete anche in Italia? La sensazione, vedendovi suonare dal vivo, è che il contatto con il pubblico sia per voi fondamentale. E' vero?
Suonare dal vivo è una parte fondamentale di ciò che facciamo. Personalmente l'esperienza di suonare di fronte a chi si interessa veramente alla nostra musica è qualcosa di molto più profondo rispetto al semplice salire sul palco e cantare o suonare. Qualche volta è come se, per un'ora, chiudessi gli occhi e non pensassi ad altro che alle canzoni cui diamo vita quella notte. E' difficile esprimere ciò che sento senza sembrare un esaltato, ma spero tu abbia capito ciò che intendo.
Mi aspetto che per il nuovo album ci sarà un tour ma, a essere onesti, è sempre più difficile organizzarne uno. I prezzi aumentano e i soldi sono sempre di meno. Per il tour precedente abbiamo passato 13 mesi "on the road" ed è stato grande, ma, alla fine, la mancanza di denaro diventa estenuante e noi stiamo invecchiando e cominciamo a preoccuparci di cose alle quali prima non pensavamo affatto. Sono sicuro comunque che riusciremo a trovare una soluzione e, tra tutti i posti, quello per cui faremo uno sforzo organizzativo maggiore è sicuramente l'Italia.

Dal vivo le vostre composizioni acquistano maggiore immediatezza e la resa ne guadagna. Ci sono pezzi che preferite suonare live?
Non credo di avere dei preferiti. Ci sono pezzi che amo per ragioni differenti. Canzoni pop come "Blinky" possono essere divertenti, se il pubblico è dell'umore adatto. Mi ricordo con piacere un concerto in un centro sociale a Milano dove la gente impazzì e cominciò a ballare e a battere le mani quando suonammo "Meals" dal nostro primo album. E' molto raro per noi avere queste reazioni e fu una grande sensazione. Ma, in ogni caso, forse preferisco suonare le canzoni con una maggior dinamica musicale, come "Wedding Day", "Horses" o "Constant ships", dove posso davvero dimostrare ciò che può fare il contrabbasso, da strumento quieto e gentile, che sostiene la melodia e il ritmo, a strumento che può urlare e stridere per il dolore e il dispiacere. E' proprio ciò che amo del mio strumento.

Con il tempo la vostra tecnica e la vostra abilità nel comporre e nel suonare si è sicuramente affinata. Ritieni che ciò influenzi la vostra musica? Avete un background classico?
La nostra musica è fatta di strutture semplici e non è mai complicata o contorta. Ma chiaramente più ci si sente sicuri con uno strumento, più le idee arrivano. E questo è il problema con il lavoro e con il diventare vecchi e l'essere sempre più impegnati: c'è sempre meno tempo per suonare e far sì che le idee arrivino. Come in tutti i campi, c'è sempre bisogno del tempo per prepararsi a creare, prima del tempo di creare. Naturalmente c'è anche maggior maturità che si acquista con il tempo e anche questo influenza la musica che scriviamo. Lo notiamo particolarmente in studio, dove abbiamo prodotto da soli gli ultimi due album: non è un caso che registrare la musica si dica "engineering", è davvero una scienza e c'è molto da conoscere e imparare.
Personalmente ho iniziato a suonare il contrabbasso a undici anni e ho studiato musica classica fino ai 17. Poi sono passato a suonare hard-rock con un basso elettrico fino a quando non ho cominciato con il folk-pop. Mi piaceva tanto suonare in un'orchestra e mi manca molto, ma non sono abbastanza bravo per farlo.

Come nascono le vostre composizioni? Entrate in studio con le idee già chiare oppure con pochi accordi e qualche pezzo abbozzato?
Di solito scriviamo le canzoni e le suoniamo dal vivo per un po', prima di registrarle. Raramente andiamo in studio per sviluppare le idee, anche perché non possiamo permetterci questo lusso. Ma il motivo è anche che non vogliamo che ci sia troppa differenza tra il suono dal vivo e quello registrato. Secondo me, la nostra forza sta nel fatto che le canzoni nascono con due strumenti e, benché nella fase di registrazione se ne possano aggiungere altri, la base è sempre quella. In ogni caso, qualche volta è eccitante lasciare che le canzoni vadano in una direzione che non ti aspetti. Ci piace anche che i nostri collaboratori abbiano libertà di agire quando vengono in studio e portino una prospettiva fresca. Canzoni come "Heaven On The Round" erano molto diverse prima che venisse aggiunta la batteria.

Avete mai pensato a collaborazioni illustri?
Naturalmente. Avere Thalia Zedek sul nostro ultimo Ep è stato un grande onore. Ci piacerebbe lavorare di più con lei in futuro. Sarebbe bello poter collaborare con i Lambchop e con i Godspeed You! Black Emperor. E ci piacerebbe anche avere degli ingegneri del suono come Mark Nevers (Lambchop) o Paul Oldham (Palace Brothers) o il grande Steve Albini. Magari un giorno…

Ascolti molta musica? E la musica è ancora una passione o è solo il vostro lavoro? Ami qualche band o artista in particolare? E segui la musica australiana?
Non sento tutta la musica che vorrei ascoltare, ma credo di seguire ancora molto il panorama musicale. In ogni caso, la musica non è affatto un lavoro, anzi, al momento, non lo è affatto. Al momento mi piacciono molto Herman Dune, Okkervil River, The Strugglers. E Bonnie "Prince" Billy, naturalmente. Non posso fare a meno di seguire la "scena" australiana, ma non ci sono molte band interessanti al momento. Per la maggior parte inutile punk-rock. Dovresti però ascoltare Grand Salvo, Deloris Art of Fighting e Machine Translations.

Nonostante la vostra carriera sia ormai piuttosto lunga e costellata di successi, sia di pubblico che di critica, quello di musicista non è, quindi, il vostro unico lavoro. E' una scelta ponderata, oppure la musica non vi permette di tirare avanti?
E' una storia triste. La musica non ci dà affatto i soldi per sopravvivere, tantomeno per crearci un futuro. Chiaramente ci permette esperienze entusiasmati, è molto appagante e ci dà l'opportunità di conoscere persone di tutto il mondo. Ma il lato finanziario ci distrugge. E vivere in Australia e tentare di sostenere tour internazionali è difficilissimo. I costi del viaggio sono altissimi e dobbiamo fare tour molto lunghi per ripagarli, ma stare tanto tempo lontano da casa non ci permette di mantenere un lavoro stabile. Tutto è così difficile. A essere onesti, credo che che sappiamo che questa è la realtà, ma non vogliamo accettarla e speriamo ancora in un miracolo.

A ogni recensione, forse per pigrizia, o per rendere le cose più comprensibili ai lettori, vengono citate influenze e similitudini con altre band. Sentite affinità con altri gruppi? C'è qualcuno che vi ha influenzato?
Sicuramente deve essere difficile fare il giornalista musicale e trovare ogni volta cose nuove e interessanti da dire su una band. Ma trovo frustrante questo "giornalismo pigro" La musica che scriviamo viene da un posto che non so descrivere e certamente non stiamo a prendere appunti ogni volta che sentiamo musica per poter rubare idee agli altri musicisti. Quantomeno, però, ascoltiamo lo stile di registrazione o il suono della chitarra su un certo album, o la batteria o la viola. E prendiamo coraggio da artisti come Will Oldham nel fare ciò che ci sembra giusto e vero e non preoccuparci delle recensioni o dei passaggi radio, o di sembrare più carini nelle fotografie.
Le similitudini possono essere utili, se questo aiuta l'ascoltatore a scegliere, anche perché è difficile tradurre i suoni in parole. Ormai, però, è sempre più facile ascoltare musica e, grazie a internet, l'ascoltatore può fare le proprie scelte più consapevolmente.

Le notizie di attualità sono piuttosto preoccupanti; la situazione mondiale si fa sempre più complicata e non c'è molto da stare allegri, né molta speranza più da nutrire. Secondo te, la musica può solo servire a distrarci e a non farci pensare alle brutture che dobbiamo affrontare quotidianamente, oppure è possibile che, anche solo migliorando il nostro umore e la nostra predisposizione d'animo, possa far sì che le cose migliorino e che i rapporti umani, almeno a livello individuale, possano essere più distesi? Da quando avete iniziato a fare musica ti sei mai chiesto il perché? Vi siete mai posti una meta?
Questa è una domanda molto profonda e complicata e, naturalmente, la situazione mondiale è preoccupante e triste. In ogni caso, capisco quello che vuoi dire con la tua domanda ed è un pensiero che mi perseguita e confonde ogni giorno: fare musica che le persone apprezzano dovrebbe essere una delle migliori esperienze possibili. E la possibilità di suonare dal vivo e di viaggiare incontrando persone e portar loro un po' di gioia è semplicemente la sensazione più bella. Mettere nella testa delle persone storie, immagini e sentimenti che non si riescono a descrivere a parole e far sì che le persone sappiano che non sono sole nella loro gioia, nel dispiacere o nel dolore, è un lavoro importante.
Queste sono alcune delle ragioni, egoistiche e non, per le quali facciamo musica e abbiamo impegnato una parte significativa della nostra vita a farlo seriamente. Il conflitto al momento è che non posso permettermi di farlo a tempo pieno, così come accade a gran parte dei musicisti. Una delle cose che più apprezzo dell'Europa e dell'Italia, in particolare, è il modo in cui i musicisti e le band vengono rispettate. Da nessun'altra parte del mondo siamo stati pagati e abbiamo ricevuto ospitalità come lì. Se solo nel resto del mondo le cose fossero uguali, allora ci sarebbero più possibilità.
Enjoy (Ep, Aquamudvuv, 1997)

Practical Footwear (Ep, Aquamudvuv, Trifekta, Drive-In Records, Tugboat Records, 1998)

Turnstyle CDS (Ep, Pickled Egg, 1999)

Looks Like A Russian (Tugboat Records, 1999)

In Between Times (Ep, Acuarela, Candle Records, 2001)

The Hill For Company (Trifekta, Tugboat Records, P-Vine, 2001)

A Minor Revival (Trifekta, 2003)

Homesleep Singles Club 6 CDS (Homesleep, 2003)

Concerto Al Barchessone Vecchio (Fooltribe, 2004)

Take Me With You When You Go (Ep, Trifekta, 2005)

Reservations (Trifekta, Homesleep, 2006)


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