Un disco, "Primitivi del Futuro", che ha spiazzato un po' tutti. Una battuta che improvvisamente gira in levare e disegna nuovi paesaggi sonori. Un colore blu a dipingere ovunque la voglia di tornare all'essenzialità delle cose, delle relazioni e della natura. Questo sono oggi i Tre Allegri Ragazzi Morti, e ce li racconta il fumettista-cantante più famoso della penisola, Davide Toffolo, generoso di parole e opinioni.
La curiosità si centra immediatamente sul cambio di direzione nei suoni, ampiamente ispirati dal dub e dal reggae, e coordinati dalla mano sapiente del produttore Paolo Baldini, noto anche per essere il basso pulsante degli Africa Unite. "C'era la voglia di trovare una lingua nuova" spiega Davide, "l'Italia della musica è cambiata molto, il rock è stato in qualche modo mangiato dal mercato. È stata davvero prima di tutto un'esigenza, una priorità. Ci sono stati dei segnali, legati a viaggi e suggestioni, che hanno anticipato questa scelta: mi sono ritrovato in Russia per lavorare a un fumetto che sarà pubblicato prossimamente, e nel paese più a nord del mondo, vicino alla Norvegia, il gruppo più famoso faceva reggae. Mi sono accorto dell'universalità di questo linguaggio, e ne sono rimasto affascinato. Pensa agli aborigeni d'Australia: anche lì si suona musica in levare".
Paolo Baldini ha dato ordine e direzione a questa volontà, permettendo ai tre musicisti di Pordenone una vera e propria indagine nel genere. Davide ci tiene a sottolineare che questo è il primo disco registrato a Pordenone, dove vive e lavora lo stesso Baldini: "Ci siamo incontrati di nuovo dopo tanti anni, ed è stata l'occasione per scoprire un ottimo professionista e soprattutto un ambiente musicale qui in città molto cresciuto". Grazie a questa collaborazione e ai frutti di questo viaggio artistico, il disco assume una tonalità unica dall'inizio alla fine, tanto da invogliare un ascolto unico, ininterrotto: "Non ci piace la cultura dello skip tipica dell'iPod, volevamo un disco che andasse respirato tutto d'un fiato, che potesse essere apprezzato nella sua fluidità e nella ricchezza delle frequenze sonore presenti. Ci siamo divertiti molto a farlo, e ci stiamo divertendo a proporre questo nuovo linguaggio anche dal vivo; per questo è un'esperienza che difficilmente rimarrà isolata: c'è già in cantiere una versione dub del disco con ospiti di altissimo livello".
Il titolo dell'album, "Primitivi del Futuro", è un omaggio sincero alla band di Robert Crumb, autentica leggenda del fumetto: "Non c'è ovviamente nessun legame musicale con Les Primitifs du Futur (il nome dell'orchestrina, che suona una sorta di jazz, ndr), ma è un ulteriore modo per sottolineare il rapporto indissolubile che esiste per i Ragazzi Morti tra fumetto e musica. È una condizione esistenziale, quella di essere musicista e fumettista, che mi ha portato e mi porta a concepire questa avventura come un'esperienza assolutamente unica".
Assieme al linguaggio reggae, a dare unitarietà al lavoro è proprio il concetto di primitivismo, espresso con sfumature differenti in tutti i testi: "Non abbiamo mai smesso di cercare emozioni musicali differenti, anche negli altri dischi. Qui c'è però indubbiamente una visione del suono molto unitaria, che si accompagna con forza all'immaginario lirico descritto dai testi. Molti dei temi di questo disco provengono direttamente dalla vita nella campagna friulana: la nostra scelta di tornare a vivere insieme nella provincia pordenonese ha permesso di avvicinarci a un ambiente naturale sfruttato dall'uomo in maniera radicale". Nel complesso di queste ispirazioni la lettura dell'anarco-primitivista John Zerzan si è rivelata illuminante, "tanto quanto pericolosa! Però ha certamente organizzato alcune sensazioni: siamo una parte, soltanto una parte, della natura. È in questo senso che dare a questo disco i contorni musicali del reggae è stata una conseguenza piuttosto spontanea".
Il messaggio sociale e politico che ne esce è quindi molto forte e diretto. Viene allora da chiedersi se la musica abbia ancora forza comunicativa in un mercato discografico in crisi totale. La domanda non è affatto casuale, poi, se chi sta dall'altra parte del telefono è anche una delle menti (insieme agli altri Ragazzi Morti, Luca Masseroni ed Enrico Molteni) de La Tempesta Dischi, diventata negli ultimi anni l'etichetta indipendente italiana di riferimento. "Aspetta: se parli di mercato in crisi, allora ti do ragione. Ma la musica non è in crisi, assolutamente. Anzi: la musica indipendente sta vivendo un momento di forte espressività, è più libera, slegata da esigenze meramente commerciali. Dalla parte di chi fruisce il prodotto musicale, c'è poi una richiesta costante... No, la musica è in piena salute, forse oggi più di altri momenti".E le cose sembrano davvero stare così, se si guarda alla fertilità e alla vivacità dell'underground italiano (i gruppi de La Tempesta su tutti). Non è che forse certa "musica indipendente" italiana - i ruggenti anni Novanta di Mescal e co. - abbia in qualche modo fatto il suo corso, portando con sé compromessi e scelte diverse? "A questo riguardo mi viene da dire che ogni periodo sviluppa una realtà che lo rispecchia: è vero, negli anni Novanta le etichette indie erano forse meno e con modalità e approcci spesso simili alle major. La Tempesta è figlia di un altro tempo, e certamente nasce sotto una logica di collettivo artistico e non di industria. C'è poi da aggiungere che internet ha tolto importanza al territorio come delimitazione di una scena: pensa a cosa significava vivere e suonare a Torino o a Milano vent'anni, quindici anni fa. Oggi c'è una sorta di delocalizzazione che porta un'etichetta come la nostra a trovare e produrre gruppi da tutta Italia".
Quali possono essere, allora, gli obiettivi di un'etichetta indipendente oggi? Che cosa ha fatto veramente la differenza nell'esperienza de La Tempesta?: "La nostra strategia è nata da una ricerca - quella dei Tre Allegri Ragazzi Morti - di libertà espressiva e dalla volontà di slegarsi da produzioni esterne. E questa è stata l'esigenza che ha portato Giorgio Canali, Moltheni, Il Teatro degli Orrori e via dicendo a collaborare con noi. Il nostro unico obiettivo è quello di far sì che tutte queste realtà mantengano la loro identità, non soltanto artistica: anche nella relazione con noi, nel modo di procedere con la promozione e i concerti... è un approccio che non mi dispiace affatto definire 'etico'". In un momento in cui è sempre più forte il confezionamento caramelloso di prodotti musicali, dove l'artista è inserito (se non costretto) in un contesto definito in partenza, La Tempesta propone così una produzione incentrata sulle volontà dell'artista stesso: "Cerchiamo semplicemente di dare all'idea il supporto giusto, e per ora funziona: chi ha collaborato con noi ha sempre avuto la possibilità di esprimersi al meglio delle proprie peculiarità. È naturale che, per fare questo, la dimensione ideale è quella del 'do it yourself': La Tempesta è gestita totalmente da noi e la relazione con gli artisti è diretta, senza intermediari. Ma non può che essere così, se l'interesse è quello di sviluppare rapporti con la gente e con l'arte che non siano quelli di una stagione. Qui si lavora per dare una realtà duratura a una passione altrettanto duratura".
A cercare di dare visibilità al sottobosco indipendente italiano ci avevano provato gli Afterhours con la compilation "Il paese è reale", in occasione della loro partecipazione al Festival di Sanremo del 2009. È interessante conoscere il parere su un'operazione simile di chi, questo sottobosco, lo conosce molto bene e in qualche maniera lo rappresenta: "Certamente è stata un'esperienza coerente con la storia e il percorso di Manuel e gli After, che hanno sempre cercato di proporre una musica alternativa in grado di sostituire anche commercialmente il mainstream. Per quanto mi riguarda, la musica è un fatto: esiste. Perciò, ritengo sia decisivo non tanto il darle visibilità, quanto il metterla in moto, non rinunciando mai a sporcarsi le mani. Per questo dico che sarebbe bello vedere Manuel e gli altri aprire un'etichetta!".
Per i Tre Allegri Ragazzi Morti e tutta La Tempesta, la priorità assoluta va insomma data all'idea artistica e alla possibilità di lavorarci in totale libertà. E In Italia questo risulta particolarmente ostico: spesso la novità viene accolta con freddezza e immediatamente catalogata. "Se un album come 'Primitivi del futuro' fosse stato prodotto da un gruppo americano , avrebbe creato curiosità e movimento (penso all'accoglienza trionfale riservata ai Vampire Weekend). Qui viene visto quasi con sospetto. Aggiungi il fatto che da quando sono usciti i Gorillaz, ci troviamo a dover rispondere a domande che riguardano noi e loro. A parte il fatto che noi esistiamo dal '94, e a parte il fatto che le due operazioni sono diverse: perché si deve sempre e comunque trovare un riferimento? Capisci perché dico che in Italia è difficile lavorare sulle idee?".
Le ultime battute sono spese su Pordenone: è curioso come la realtà artistica fresca e originale dei Ragazzi Morti e quella produttiva de La Tempesta nascano nella provincia per eccellenza, il Nordest. Anche la musica e l'arte in genere sembrano così raccontarci di una fuga dalla città per recuperare stimoli. È così? "La provincia è stimolante, creativa. Tutta la nostra arte ha a che fare con i territori in cui siamo cresciuti, è nata qui, da esigenze legate a questi luoghi. E la gestazione di questo disco, come ti dicevo, ne è assoluta testimone. Insieme a tutto l'immaginario concettuale che sta alla base di 'Primitivi del Futuro'".
Una boccata d'aria. Si respira una vera boccata d'aria a sentire - direttamente dai protagonisti - che l'Italia della musica è vivissima, si muove, crea, è libera e ha idee nuove; che sa cambiare direzione, suoni, ascolti; e che soprattutto non smetterà di salire su un furgone e calcare i palchi, nel segno puro e cristallino della passione. Questo sono oggi i Tre Allegri Ragazzi Morti.
