Il bello di intervistare una band come gli Zen Circus è che, oltre all'interesse e alla curiosità che generalmente l'intervistatore ripone in coloro che ha di fronte, si ha il desiderio di verificare se quel che si sente dire sul loro conto corrisponde o meno alla realtà. Durante questa intervista, non sono stati scoppiati petardi, e questa è già una buona cosa. Sì, gli Zen Circus sono tre amabilissimi cazzari, nel senso più nobile del termine, quello secondo il quale sono estremamente informali, spigliati e alla mano; questa è la seconda buona cosa. Sì, gli Zen Circus parlano molto e volentieri, ad eccezione del bell'Appino che ha probabilmente simulato di avere motivi reali per dileguarsi durante la domanda numero quattro, salvo tornare giusto giusto per l'ora di cena.
Per farla breve, li abbiamo intervistati prima del concerto del 5 novembre al The Cage di Livorno, data zero del tour del nuovo "Nati Per Subire". Abbiamo parlato di musica italiana, straniera, volantinaggio, Guerra Fredda, Sgarbi, Feltri, presupposta fine delle ideologie, università, Dave Grohl, e della foto a promozione del tour che li ritrae seduti a torso nudo su una panchina, e che, opinione comune tra intervistante e intervistati, ha un sapore di omosessualità vagamente supponente.
Qui sotto, alcune delle cose delle quali abbiamo parlato.
Prima questione; quanto c'è di autobiografico in quello che scrivete?
Appino: C'è tanto, in molti modi. Considera che "Figlio di puttana" è la storia della mia famiglia, quello che succedeva in casa mia. L'espressione "vecchi senza esperienza", che poi abbiamo usato come titolo, era tipica della mamma di Ufo.
Ufo: E "hai una macchia nera sul cuore", che poi abbiamo usato in "We Just Wanna Live", è quello che mi diceva sempre la maestra a scuola, perché non ero battezzato.
Karim: Stessa cosa vale per "Franco", altro testo ispirato a un tipo che Appino ha conosciuto lavorando in una ditta di volantinaggio, nella quale tutti siamo più o meno passati.
Appino: Io ci son durato cinque anni, Ufo due mesi.
So che vi definite un gruppo rock, ma in realtà in quel che fate c'è una forte anima cantautorale: gli Zen nascono elettrici o acustici?
Appino: All'inizio, quando cominciammo, facevamo roba grunge, noise; eran cose completamente diverse da quelle che facciamo oggi. Un punto di svolta l'ha rappresentata il decidere di fare i busker, di suonare per strada, dove sei costretto a ripensare quel che fai in chiave più acustica, ed è da lì che forse viene fuori il cantautore, o quello che all'estero viene chiamato "folksinger".
Tocchiamo l'argomento lingua italiana: i vostri album, alcuni in inglese, quest'ultimo in italiano, vengono "programmati" in una determinata lingua, o la scelta è naturale, quasi provenisse da un concatenarsi di conseguenze?
Appino: Va detto che io amo il cantautorato italiano, e ho provato a mescolarlo con altri stili che mi piacevano, e che ancora ascolto. Per quanto mi riguarda, è stato un processo spontaneo.
Karim: Concordo, non c'è niente di studiato a tavolino, di strategico, per adesso ci siamo sempre permessi di fare quello che ci piace senza troppi ragionamenti.
Continuiamo a parlare di Italia: dalle nostri parti, tradizionalmente, amiamo lamentarci. Una classica frase è "non si sente più la musica di una volta"; come stanno realmente le cose?
Ufo: In Italia abbiamo grandi cose. Abbiamo gruppi che in lingua italiana propongono delle ottime cose, ad esempio Il Teatro degli Orrori. Personalmente son convinto che nel nostro paese si tenda a voler glorificare gli anni 80-90, senza rendersi conto che in questo momento abbiamo cose migliori rispetto a quell'epoca.
Appino: Il problema che rimane in Italia non riguarda la qualità ma le possibilità: è difficile arrivare all'estero, uscire dai confini. E' un problema che riguarda le produzioni.
Parliamo del vostro rapporto col successo: quanto vi influenzano le copertine, le interviste, il fatto che il disco venda? Vi sentite più responsabili verso qualcuno, o qualcosa?
Karim: Assolutamente, non ci cambia nulla. Ci spinge a esser sempre più professoniali, ad alzare il livello, ma questo è qualcosa che stiamo cercando di fare da sempre, non dipende né da vendite né dai media.
Noi non vogliamo parlare per nessuno, ognuno può ragionare con il proprio cervello, e non esisterà mai la possiblità che gli Zen Circus si dicano che forse un determinato testo è meglio cambiarlo, per una questione di responsabilità. Siamo al settimo disco, per fortuna, a questo punto è stupido prendere particolari precauzioni o mettersi a fare calcoli strani..
Ufo: Al primo posto, qualsiasi cosa mi dicano, io metto la libertà d'espressione. Quindi scrivo esattamente cosa mi pare, i cattivi maestri non esistono, e noi non abbiamo minimamente il desiderio di parlare per qualcuno, di farci delegare.
Sullo stesso argomento, in Italia ai primi successi di un artista si usa dire che lo stesso può affermarsi come "portavoce di una generazione": come vi rapportate con il fatto che possa succedere anche a voi.
Ufo: Se questa generazione avesse una voce da tirar fuori... in realtà, siamo seri, sono pure stronzate, frasi a effetto che i giornali e le riviste ogni tanto devono tirar fuori per impressionare qualcuno. E' ridicolo tanto quanto il marchio politico che ti può venir assegnato, e che deriva sempre dalla necessità di trovare punti di riferimento in un momento in cui, nella politica, non se ne trovano.
Karim: Il che è anche comprensibile, c'è poco dibattito culturale e la gente si aggrappa a quello che trova, ma resta una stronzata.
Ufo: Poi vedi, oggi tutto quello che non è amico, compiacente, è considerato di sinistra; per quanto riguarda noi, come ti ho detto non vogliamo prender la parola per conto di altri, simpatizziamo totalmente per chi rifiuta le deleghe. Considera poi che forse, in altri tempi, a noi c'avrebbero additati come fascisti, come già successe a Rino Gaetano.
Karim: Per farla breve, siamo sociali, non politici: non vogliamo ci vengano affibbiate ideologie.
Aprite la canzone "Egoista" con la frase "col disincanto ci marci un po'": a chi pensavate, quando è stata scritta?
Karim: La frase l'ha scritta Appino, si riferisce alla figura dell'egoista, in termini generali, forse anche a sé stesso, per certi versi. E' un'espressione che va contro al disincanto cinico, calcolato, che noi stessi a volte esercitiamo.
Ufo: E' proprio questo, un "esercizio di cinismo" che viene usato come se servisse a tonificare lo spirito, in realtà quasi sempre è fuori luogo, è stupido: quando serve a giocare a fare i superuomini è il momento di finirla, di cambiare gioco.
Karim: Ed è un gioco anche piuttosto comune, quello dei "bastian contrario" a priori: è una tattica che serve a stravolgere, a disturbare.
Ufo: Esatto. Sgarbi, Feltri... non mi preoccupa dirlo, queste figure andrebbero epurate, son quelli che da una vita mantengono atteggiamenti studiati, calcolati esclusivamente per destabilizzare la gente.
