Offlaga Disco Pax. Italianissimi, nonostante il nome astruso. Emiliani, per la precisione.
Enrico Fontanelli (moog, casiotone, basso, basi), Daniele Carretti (chitarra, basso) e Max Collini (voce, testi).
Vincitori del Rockontest 2004, prima dell'uscita di questo album si erano già fatti una fama "underground" grazie a una serie di performance in tutt'Italia che ha loro permesso di non far passare inosservata questa prima pubblicazione ufficiale, per Santeria.
"Socialismo tascabile" è un album strano, di cui è davvero difficile parlare, innanzitutto perché più che proporre un'unica via, lascia ampio spazio alla discussione, alla faticosa ricerca di capire cosa c'è dietro a un progetto simile e quali siano le idee che si vogliono portare avanti.
Sentendo il disco si resta esterrefatti e un po' spaesati davanti all'originalità e all'enorme numero di influenze che vi sono confluite.
I testi recitati e non cantati fanno subito pensare ai Massimo Volume, i temi trattati riecheggiano quelli dei Cccp, il minimalismo musicale ed elettronico sembra prendere qualcosa da Kraftwerk, Suicide e Cabaret Voltaire, arrivando fino a Xiu Xiu e Radio Dept.
E sarebbe riduttivo non notare le influenze letterarie di due scrittori, diversissimi, come Pier Vittorio Tondelli (per la descrizione dell'ambiente emiliano-romagnolo dei primi anni 80) e Aldo Nove (per la scrittura che non ha paura di avvicinarsi all'oralità e per la commistione alto-basso).
Gli Offlaga Disco Pax raccontano un mondo che non c'è più, quello del comunismo sognato negli anni 70 e 80, in un piccolo paese emiliano come Cavriago.
Ma non si tratta di pura declamazione o di nostalgica rievocazione: è attraverso temi apparentemente slegati, come la condotta scolastica ("Kappler"), il primo amore ("Khmer rossa") o, sorprendentemente, una storia del chewing-gum ("Cinnamon"), che va a delinearsi uno spaccato di un momento storico, di una regione e di un quartiere "dove il Partito Comunista prendeva il 74%". In mezzo al passato fa capolino il presente, tra quadretti ironici dove si parla dell'odio per un commesso ("Tono metallico standard") o della fine di un amore, simboleggiata da una ciabattina di spugna ("De Fonseca").
Ricordi, sensazioni, umori, idee: tutto quanto raccontato attraverso lo sguardo personalissimo di chi allora era giovane e pieno di buone intenzioni, cresciuto in un humus in cui non si poteva non parteggiare per la Rivoluzione, i Sandinisti, Robespierre, Berlinguer, ma allo stesso tempo si giocava a Space invaders, si captava Tele Capodistria e si vedeva Anna Oxa a Sanremo.
In un pezzo quasi dance, intitolato proprio "Robespierre", i ricordi vengono elencati uno a uno, senza connessione logica, senza una cernita precisa: semplicemente tutto ciò che è rimasto di un'epoca.
E poi, la doccia fredda: "Tatranky". Oltre otto minuti di declamazione e oppressione che ricordano la gloriosa "Emilia Paranoica" dei Cccp.
Ma dalll'Emilia ci si sposta alla Praga odierna, spogliata di ogni simbolo sovietico, inglobata dal capitalismo, dove nella discoteche si balla "Felicità" di Al Bano e Romina e dove anche i wafer sono prodotti da una multinazionale.
E' in quel "Ci hanno davvero preso tutto" con cui culmina il pezzo che è forse rintracciabile il senso dell'intero disco: nella rassegnazione, nell'accettazione di avere perso, di non essere più in grado di poter cambiare le cose, di aver sbagliato tutto, di non avere più qualcosa in cui credere ciecamente.
Qui ci sta una riflessione: è noto come la canzone politica e di protesta in Italia sia degenerata da ormai molti anni. L'unico nome che viene in mente è quello dei Modena City Ramblers, collettivo di capelloni in grado di sciorinare luoghi comuni sui mille abusatissimi e superatissimi temi della sinistra. Se c'è qualcuno che sembra aver capito qual è la direzione che deve prendere la canzone politica, nel 2005, in tempi di globalizzazione e di multinazionali, questi sembrano proprio gli Offlaga Disco Pax: perché è inutile la protesta, è inutile riparlare ancora di Che Guevara e del Chiapas e allo stesso tempo è inutile prendersela con i Mc Donald's e le multinazionali.
La rassegnazione, l'accettazione di una sconfitta, ma allo stesso tempo la dura e terribile constatazione di una società che forse non ci sta bene del tutto: questo è qualcosa che mancava, e che adesso grazie agli Offlaga Disco Pax c'è.
Aggiungete a tutto questo che le musiche sono al passo coi tempi e non li farebbero sfigurare in un eventuale confronto con ben più celebri artisti stranieri, aggiungete un forte accento emiliano che non ha paura di errori di dizione, aggiungete una grande dose di ironia che in alcuni tratti diventa davvero irresistibile, e otterrete un disco superbo, importante e al di là di ogni classificazione.
Difficile non amarlo o quantomeno apprezzarlo, comunque voi la pensiate, qualunque età abbiate.
Odiati o amati senza mezze misure, agli Offlaga gl’importa ‘na sega delle aspettative che li circondano e per il secondo album non cambiano la loro formula, ritornando con i soliti racconti del reci-cantante Collini su sfondi sonori debitori tanto all’elettronica di Kraftwerk e Suicide quanto al post-rock dei loro amici Giardini di Mirò.
In realtà, però, solo superficialmente tutto resta uguale, tra Bachelite (2008) e il suo fortunato predecessore ci sono forse lievi ma sostanziali differenze, nei testi, in cui si respira un’aria meno politica, e nella musica di accompagnamento, che subisce un sensibile passo in avanti.
Se è vero che l’iniziale storia dell’antipatica Carlotta di “Superchiome” e il racconto dell’epica impresa sportiva del compagno Yashenko, con le sue svisate di moog, in "Ventrale" possono apparire copie di pezzi passati, già nella divertente “Dove ho messo la Golf?” – storia di macchine, vigilasse fate, poliziotti briscolari e presidenziali brasiliane – con i suoi ottimi synth stile “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e gli incroci tra chitarra e piano si può denotare una maggior ricercatezza musicale.
Ricercatezza che cresce man mano nel disco, da “Cioccolato I.A.C.P.” nel cui post-rock s’insinua un violoncello, passando per “Fermo!” – la lotta per l’autodeterminazione del chirocefalo sui monti sibillini - con un altro mirabile lavoro dei synth, per arrivare a “Onomastica”, che mette in secondo piano il racconto per concentrarsi sulla musica, in cui convivono un basso pulsante, una batteria accelerata, elettronica alla deriva e, su tutto, le divagazioni improvvisate di un sax, suonato da Andy dei Bluvertigo.
L’esplosione di rabbia e sdegno nel pre-finale di “Sensibile”, sulla vicenda Mambro-Fioravanti, e il commovente ricordo del padre in “Venti minuti”, con tanto di transfert emozionale alla Erri De Luca di un commilitone che vede nel figlio la figura del amico defunto, infondono sprazzi di umanità finora sconosciuti nel lavoro del gruppo emiliano.
Bachelite, insomma, è il disco di un gruppo in crescita, non immobilizzato in uno standard, ma alla ricerca di un progresso ulteriore nel proprio stile.
Il tour a supporto del disco si chiude a novembre 2009 dopo aver totalizzato circa cento concerti.
Il 2010 si apre con la registrazione di un brano inedito, "Isla Dawson", inserito nella compilation "Materiale resistente 2010".
La seconda parte dell'anno è invece dedicata alla rielaborazione di alcune tracce dei primi due album: tolti di mezzo i rigogliosi arrangiamenti che condivano le belle liriche scritte da Collini, via le derive simil shoegaze e le ritmiche martellanti, gli Offlaga hanno puntato su tappeti sonori disegnati esclusivamente da tastierine Casio degli anni '80, recuperate per pochi rubli nei mercatini dell'usato o da qualche rigattiere sbucato in rete fuori tempo massimo.
Il risultato di questo processo è confluito in Prototipo, Ep autoprodotto, stampato in edizione limitata (appena cinquecento copie) vendute durante il tour promozionale (denominato non a caso "Prototipo Tour") che si è protratto fino alla fine dell'anno.
Le sei canzoni prescelte per essere sottoposte al nuovo trattamento sono state "Robespierre", "Tono metallico standard", "Fermo!", "Lungimiranza", "Onomastica" e "Ventrale".
Gli spettacoli dal vivo sono una vera e propria estensione dell'EPp, visto che il trattamento Casio è stato riservato anche a "Superchiome", "Khmer rossa", "Dove ho messo la Golf ?", "Tatranky", "De Fonseca" e "Piccola Pietroburgo", più un inedito intitolato "Bassline", la storia di un tizio che si ritiene il fautore del sound dei Massive Attack, con testo estratto da un racconto del libro "L'ultimo disco dei Mohicani" di Maurizio Blatto.
Nel progetto "Prototipo" tutto risulta essere molto minimale: elettronica povera a bassa risoluzione che si trasforma in fonte sonora dalle insospettabili possibilità espressive. Situazioni ai limiti del lo-fi che escono dalla dimensione domestica per divenire piccole orchestrazioni a sostegno delle narrazioni agiografiche di Max Collini.
Il terzo lavoro ufficiale degli Offlaga Disco Pax, Gioco di società (2012) non fa altro che consolidare e mettere a fuoco lo stile dei reggiani. Storie dei quartieri suburbani di quella che non era ancora la Padania, intrise di vitalità giovanilmente piccolo-borghese, disciolte in beat sintetici tra il post-rock e l'elettronica kraftwerkiana.
Cosa c'è allora di nuovo in questo gioco di società? Meno citazioni letterarie, meno fervori sentimentali, meno chitarre. È un gioco di sottrazione quello attuato dal terzetto di Cavriago. Basso e drumming spazzano via le sei corde, mentre gli aneddoti di Collini si fanno più freddi, gelidi come il vento tagliente del porto di Arcangelo, direbbe lui stesso. È una rivoluzione che si normalizza, quella degli Offlaga, una rivoluzione in cui lo sfondo rosso si fa più sbiadito, seppur sempre ben presente ("Palazzo Masdoni"), e nel quale anche per le passioni, gli amori, c'è sempre meno spazio.
Sport, politica, storie di gioventù, i temi dai quali Collini fa partire le sue riflessioni sociologiche su un Italia che, vista dagli occhi dell'adolescenza eighties, ci piace pensare migliore di quella odierna. Facendo finta di non vedere che le stesse contraddizioni di allora sono quelle sulle quali si poggia la nostra bistrattata nazione, cui Max guarda con toni dimessi che si intrecciano a quelli altrettanto disincantati degli episodi più intimisti ("Parlo Da Solo", "Desistenza").
Fedeli alla linea in un tempo in cui nemmeno chi diceva di esserlo non lo è più. Come altro si potrebbero definire gli Offlaga Disco Pax del 2012? Di questi tempi, grasso che cola.
Contributi di Marco Pagliariccio ("Gioco di società")



