Gli inglesi XTC sono un'atipica formazione pop che dagli anni Settanta in poi ha proposto un repertorio unico e irripetibile nel panorama della musica internazionale. Le menti del gruppo sono sostanzialmente due: Andy Partridge e Colin Moulding, che da un certo punto in poi si sono spartiti i doveri compositivi, seppur non in maniera eguale: 70 per cento (o più) dei loro pezzi era scritto da Partdrige e il restante 30 per cento da Moulding. Una sorta di duo alla Lennon-McCartney (o alla Becker-Fagen), ai quali più volte sono stati associati.
La critica internazionale li ha sempre indicati come "i nuovi Beatles", perché molte delle loro canzoni ricordavano le atmosfere beatlesiane, almeno quelle più raffinate e meno da classifica. Gli XTC, d'altra parte, non hanno mai negato le notevoli influenze del quartetto di Liverpool sulla loro musica e un ascolto attento della loro discografia svelerà delle autentiche perle, che potevano tranquillamente figurare nel repertorio del duo Lennon-Mc Cartney. Un destino crudele ha invece relegato l'arte sonora degli swindoniani a essere apprezzata sempre da pochi e negletta dal grande pubblico.
Enorme, comunque, è stata la loro influenza sulle successive generazioni pop. E lo stesso Sting dei ben più celebri Police ha ammesso in un'intervista di aver attinto a piene mani dalla produzione degli XTC, riuscendo nell'impresa di rendere popolari alcuni schemi compositivi propri del gruppo di Swindon.
Come recita una loro biografia, "se ami i Beatles non puoi non amare gli XTC, ma puoi amare gli XTC senza amare i Beatles", come a dire che gli XTC sono qualcosa di profondamente nuovo e diverso e che la loro musica non può essere inquadrata in alcuno schema precostituito. Due brani come "This Is Pop" e (ancor di più) "Funk-Pop-A-Roll" dimostrano da soli tutta la filosofia XTC: la negazione di schemi e di etichette, un modo di comporre e ascoltare la musica totalmente libero da pregiudizi e marchi di fabbrica.
Ma cominciamo dagli esordi: gli XTC nascono, dopo varie singole vicissitudini dei loro componenti, nel 1976, a Swindon, in Inghilterra, e già nel nome celano una delle loro attitudini più marcate: quella di giocare coi suoni e con le parole. XTC infatti, pronunciato all'inglese, suona come ExTaSy, estasi cioè. La prima formazione comprende Andy Partridge (chitarra e voce), Colin Moulding (basso e voce), Terry Chambers (batteria) e Barry Andrews (tastiere, fino al '79) in seguito rimpiazzato da Dave Gregory.
Il primo disco, White Music, esce nel 1978, in un'epoca di grandi rivoluzioni nel mondo del rock, dovute principalmente al fenomeno punk con gruppi come Sex Pistols, Clash, Damned e altri ancora. Gli XTC vengono coinvolti loro malgrado nel vortice e il loro disco viene marchiato (in Italia!) con la scritta "PUNK!" in copertina, nonostante col punk non avesse niente a che spartire (tant'è che nelle successive ristampe la scritta sarà cancellata). La "White Music" degli XTC è infatti un inedito miscuglio di pop, funky ed elettronica. La produzione è affidata a John Leckie, che per l'occasione lavora anche come ingegnere del suono. La formazione comprende anche Terry Chambers e Barry Andrews. La curiosissima cover della famosa "All Along The Watch Tower" di Bob Bob Dylan è già un breve compendio dell'arte degli XTC: la composizione viene smembrata nelle sue componenti fondamentali (linea di basso, batteria con qualche intervento di armonica e organo) e poi ricomposta in modo fortemente sincopato; il tutto condito con l'incredibile modo di cantare di Partridge, il quale, via via che procede il brano, comincia a troncare sempre più le parole del testo per chiuderlo in una sorta di singhiozzo: non è indicata per gli amanti di Dylan, ma offre più di uno spunto per cominciare a entrare nell'oceano di suoni degli XTC. "Science Friction" ispirerà anche i primi lavori degli americani Devo (il cantato un po' isterico di Partridge verrà ripreso poi, in maniera più esasperata dallo stesso Mark Mothersbaugh).
Pur restando ancora al di sotto delle sue potenzialità, Moulding riesce però a firmare un piccolo capolavoro, "I'll Set Myself On Fire", canzoncina intelligente, originale, con quei pochi accordi semplici che rimangono in testa per giorni e giorni. Lo stesso dicasi per "Instant Tunes", pochi azzeccati accordi per un brano facile ("Instant tunes give instant cash, make me want start a backslash, let me have the recipe and make me some lovely, lovely instant tunes"). Frasi che costituiscono l'essenza stessa del pensiero XTC: l'impossibilità di confezionare canzoni facili da classifica.
Partridge invece mostra già tutta la sua verve compositiva: "New Town Animal", "Radios In Motion" e "Statue Of Liberty" sono episodi godibilissimi già al primo ascolto (un fatto abbastanza raro per gli XTC) e i cui ritornelli si imparano subito senza difficoltà. L'influenza beatlesiana ancora non emerge in modo evidente e anzi può sembrare strano, a un primo ascolto distratto, come gli XTC possano essere stati considerati i nuovi Beatles. Il disco merita infatti molti approfonditi ascolti, come avverte l'unica nota di copertina ("This record must be played"). Infine, una parola sui testi: nessuna "rivolta contro il sistema", come era d'uso per i gruppi contemporanei dell'era punk ai quali erano stati erroneamente accomunati. Piuttosto, sia Moulding che Partridge sembrano ossessionati dalla tecnologia e dalla scienza in generale, visto che la maggior parte dei brani sono dedicati a questi argomenti. Ogni tanto il surrealismo fa capolino tra i vari brani, quasi una premonizione di ciò che sarebbero diventati in seguito, sempre più ermetici e zeppi di giochi di parole e doppi sensi. Risulta sempre piuttosto in evidenza la chitarra elettrica, mentre la tastiera si limita a fare da contrappunto. Interessante il suono della batteria, molto scarno e naturale, mentre alle voci non sembra sia stata data una grande importanza. In effetti, le doti vocali di Moulding e Partridge dovevano ancora affinarsi fino ad assumere quel tipico connotato beatlesiano che ha contraddistinto i lavori successivi.
White Music, comunque, può essere considerato una pietra miliare per l'arte degli XTC, fondamentale per capire le origini, ricco di spunti affascinanti che hanno influenzato vari gruppi negli anni immediatamente successivi. Nel frattempo, gli XTC cominciano a farsi strada nel panorama musicale internazionale come gruppo atipico e difficile, che fa pochi sforzi per confezionare canzoncine di successo. E questo resterà il leit-motiv di tutta la loro ventennale carriera: scrivere bellissime canzoni sempre un pelo troppo difficili per il grande pubblico.
Go 2 è il secondo disco degli XTC, pubblicato anch'esso, come White Music, nel 1978.
La bella copertina è opera della famosissima Hypgnosis, mentre la produzione è ancora una volta affidata a John Leckie. Con le prime 15.000 copie venne regalato l'EP dal titolo "Go+" contenente delle versioni dub di alcuni brani di Go2 ripubblicate in seguito.
Go2 è un disco più maturo e completo di White Music e contiene 12 piccoli capolavori, molto diversi tra loro, ma tutti terribilmente ispirati. La penna di Moulding si rivela in crescita, mentre due brani sono stati firmati, caso raro, da un altro membro della band, Barry Andrews. Andy Partridge si rivela ancor più songwriter d'eccezione e fanno capolino i primi accenni beatlesiani (si ascolti, ad esempio, il ritornello di "Meccanik Dancing"), votati alle melodie più facilmente fruibili. L'episodio più riuscito firmato Moulding, invece, è "Crowded Room", pezzo trascinante con influenze ska/rock piuttosto marcate, come gran parte di tutto l'album. In generale, Moulding sembra aver abbandonato la ricerca di dissonanze e di forti contrasti melodici tipici delle sue composizioni del primo album per approdare a qualcosa di più sanguigno e immediato.
Fanno la loro comparsa ritmi molto diversi, persino ska ("Jumpin' In Gomorrah"), e non c'è possibilità alcuna di confondere un brano con un altro, tale è la diversificazione ritmica e melodica. "Jumpin' In Gomorrah" è un piccolo capolavoro dal ritmo trascinante e con vari spunti originalissimi, mentre "Meccanik Dancing" è un altro dei tanti brani ispiratori della prima produzione Devo, mentre piuttosto diverse dai canoni del duo Partridge/Moulding sono le due composizioni di Andrews. Questo fatto, unito all'esclusione di altri tre brani di Andrews dal disco, acuì i conflitti di personalità tra Andy e Barry il quale lasciò il gruppo subito dopo, rimpiazzato dal più accondiscendente Dave Gregory.
Drums And Wires (1979) è il disco della svolta per gli Xtc. Intanto l'arrivo di una seconda chitarra, quella di Dave Gregory, e l'abbandono del tastierista Barry Andrews cambiano radicalmente il sound del gruppo. Drums And Wires è un disco decisamente più elettrico e ritmato dei precedenti. Poi, cambia radicalmente anche la produzione: da John Leckie si passa al famosissimo Steve Lillywhite (U2 e Simple Minds, tanto per citare qualche nome celebre) il quale, per una volta, non ci mette troppo del suo nelle tecniche di ripresa e incisione, e forse Hugn Padgham, ingegnere del suono, riesce a far sentire la sua benefica influenza. Lillywhite ha infatti un gusto personalissimo nelle scelte del sound: gli piace far suonare i gruppi in modo grezzo, quasi fosse una registrazione casuale... Non così, per fortuna, Drums And Wires che suona invece sempre caldo e dinamico.
Da segnalare subito la presenza dell'hit "Making Plans For Nigel", nato per caso e con la parte di batteria suonata "rovesciata": il timpano cade sul charleston e quello che doveva cadere sul charleston va sulla grancassa, mentre il rullante rimane invariato. Seppure il brano sia a firma Moulding, il riff di chitarra, ripetuto, è di Partridge, e la trovata della batteria è del batterista stesso. "Making Plans For Nigel" ottiene un discreto successo di classifica, arrivando sino al n. 19 nelle chart inglesi, a testimonianza della crescita di Moulding, non più schiavo dell'influenza di Partridge. Non a caso un altro degli episodi più indovinati porta ancora la sua firma, quel "Ten Feet All" pubblicato anch'esso come singolo. Partridge, da parte sua, tira fuori dal suo cappello magico perle lucentissime come "When You' re Near Me I Have Difficulty", giocata su un testo divertente e un trascinante ritmo ska/reggae. E, a spiccare su tutte le tracce, il capolavoro "Complicated Game", dove Patridge cita ampiamente la sopramenzionata cover di "All Along The Watchtower" di Dylan presente su White Music. Ritorna il canto fortemente sincopato e un crescendo che culmina in una sorta di ritornello chiuso da un peculiare riff di chitarra. Grande uso di echi e di effetti completano questo straordinario pezzo di genio. Partridge si concede anche qualche sprazzo più introverso ed ermetico, come la scomposta e dissonante "Road Girdle The Globe", che solo gli amanti degli XTC di lunga data possono apprezzare fino in fondo. Più fruibili "Reel By Reel" e "Helicopter", sempre giocate sui ritmi di moda in quegli anni, ovvero ska e reggae. In "Outside World" spuntano persino alcune sonorità arabe, i ritmi si fanno decisamente più veloci e rispuntano gli isterici fraseggi canori di Andy Patridge.
Drums And Wires, disse Moulding, è quasi un juke-box, ci puoi trovare dentro di tutto. Scegliere diventa quindi praticamente impossibile. Una piccola nota sulla copertina: compare per la prima volta una costante dei lavori degli XTC, la fissazione di Andy Partridge di nascondere il nome XTC all'interno della grafica. Stavolta il gioco è facile, visto che le tre lettere formano un viso stilizzato ma non sarà sempre così semplice. Andy era un amante di questo genere di raffinatezze e l'influenza di alcuni lavori dei Beatles, come "Sgt. Pepper's", è qui evidentissima.
Uscito nel settembre del 1980, il successivo Black Sea è un disco interlocutorio. Ritmatissimo e pieno di vita, contrasta col titolo che farebbe pensare a un lavoro intimista e tenebroso. Ancora il binomio Lillywhite/Padgham, come produttore/ingegnere del suono, si sente. Il suono ricorda molto quello di Drums And Wires, seppur più "chitarristico" e più rock. Alcune canzoni sono curiosamente quasi mixate l'una con l'altra, a voler dare un senso di continuità a tutto il lavoro, decisamente più ben amalgamato del precedente. Moulding stavolta firma solo due episodi, entrambi bellissimi, in particolare la scatenata "Generals And Majors", che richiama ancora una volta la sempre più evidente tendenza a utilizzare due parole e una congiunzione per i titoli delle canzoni (si osservi anche "Paper And Iron"). Il tema della chitarra qui è di quelli che lasciano il segno: dannatamente semplice, ma con una forza sconcertante.
Ma Black Sea è più che mai, l'album di Partridge, e si sente. Basti ascoltare la nevrotica e ipnotica "Travels In Nihilon", a un passo dalla psichedelia e dalla sperimentazione elettrica. Quasi sette minuti di schegge impazzite messe in musica, affascinanti, seppur difficili da digerire. Questo brano così inusualmente lungo ha impedito il solito contenuto di 12 canzoni al quale ci avevano abituato: Black Sea, infatti, contiene solo 11 brani. Partridge firma anche stavolta capolavori come "Respectable Street", "Sgt. Rock (is going to help me)" e "Living Through Another Cuba", con riff indimenticabili e ritornelli che si incollano addosso per giorni interi. Solo nel riff di apertura e nel ritornello di "No Language In Our Lungs" si possono scoprire evidentissimi riferimenti beatlesiani. Partridge sfoggia melodie facili nascoste in mezzo a dissonanze e apparenti stonature, quasi un marchio di fabbrica degli Xtc.
Explode Together: The Dub Experiments '78-'80 (1990) è una raccolta di esperimenti dub incisi tra il '78 e il 1980, pubblicati (in cd) nel 1990. Per essere più precisi, Explode Together contiene l'Ep Go+ allegato a Go2, più il disco solista (?) di Andy Partridge Take Away. Produzione a cura di John Leckie.
Go+ consiste in pratica di 5 brani presi da Go2 e remixati, scomposti, e rimescolati in varie forme. "Dance With Me, Germany" altro non è che "Meccanik Dancing" ridotta ai minimi termini, praticamente limitata ai soli ritmi essenziali, quel tanto che basta da renderla riconoscibile. L'unica concessione sono un paio di note di basso e due sprazzi di tastiera. Riappare, in forma esasperata, il cantato interrotto tanto amato da Partridge.
"Beat The Bible" è sullo stesso ordine di idee, trattandosi della scarnificazione della bellissima "Jumping In Gomorrah". Difficili, persino irritanti e ripetitivi, a tratti, i brani si confermano più che mai "dub experiments". "Battery Brides", passata al tritatutto dub, diventa così "A Dictionary Of Modern Marriage", praticamente tutta strumentale. Nonostante la vivisezione del pezzo, esso conserva il fascino della versione "completa" e risulta ancora godibile. "Clap Clap Clap" è la radiografia di "I Am The Audience", e stavolta il riconoscimento diventa un po' più arduo. I nostri hanno davvero tolto tutto ciò che era possibile, aggiungendo del cantato (termine improprio, in questo caso) e qualche nota extra di tastiera (nota, non melodia). Conclude Go+ la sincopata "We Kill The Beast", ovvero "Beatown", sicuramente il brano più difficile da riconoscere.
Dare un giudizio su Go+ sarebbe ingiusto se non lo si inquadra per quello che essenzialmente è: un divertissement e poco più. A tratti si sfiora il minimalismo più spinto ed ermetico. Se cercate canzoni, non le troverete certo in Go+. Un po' diverso il disco di Partridge Take Away/The Lure Of Salvage, dove compaiono persino delle canzoni, seppure ridotte allo stretto necessario. Si tratta di affreschi sonori più che di canzoni e ogni tanto richiamano alla lontana echi di brani dei primi album, con tante sottrazioni e poche somme. In alcuni brani, come ad esempio "Shore Leave Ornithology", compaiono persino spunti del futuro trip-hop di Portishead, Tricky, Massive Attack e compagnia cantante. In conclusione, Explode Together è un disco soprattutto per collezionisti e fan del gruppo di Swindon.
Strano destino quello di English Settlement (1982), pubblicato inizialmente come doppio album in alcuni paesi, come singolo in altri (compresa l'Italia, escludendo alcuni brani) e infine ripubblicato una seconda volta come singolo e poi come cd. La produzione è ancora affidata alla cooperazione di Hugh Paghdam e degli stessi XTC. E' considerato uno dei lavori più rappresentativi del gruppo di Swindon, forse perché è il primo doppio Lp, quindi inevitabilmente ricco di spunti e idee originali.
Tuttavia, English Settlement non ha un ruolo di particolare importanza nella produzione musicale degli XTC, se non quello di un episodio dove suoni del passato (dei primi anni) e bagliori della futura produzione coesistono in perfetta armonia.
Il disco infatti non scontenterà né gli amanti dei primissimi XTC né quelli che li hanno scoperti più tardi, con i lavori più "beatlesiani" e, se vogliamo, meno ostici.
I compiti compositivi sono per la maggior parte sulle spalle di Andy Partridge che, come al solito, sprizza inventiva e genialità. Non v'è dubbio che "Senses Working Overtime" sia un capolavoro pop, con un semplicissimo ritornello che si stampa indelebilmente nella memoria dell'ascoltatore. L'uso di una nuova chitarra acustica, acquistata da Partdrige per l'occasione, accompagna tutte le sue composizioni del disco, che quindi si rivela piuttosto acustico e molto lontano da suoni elettrici del predecessore Black Sea. In "Snowman" si ritrovano echi del minimalismo degli esordi, fatti confluire magicamente in brevissime melodie essenziali ma di grande presa. L'uso ancora ossessivo e solo apparentemente scoordinato della ritmica costituisce l'ossatura di questo intrigante brano, dove ogni tanto ricompare anche il tipico cantato sincopato alla Partridge. Stessa sorte, amplificata, a "Melt The Guns".
Ritornano le melodie più fruibili su "No Thugs In Our House" e un accenno, quasi un eco lontano della futura, bellissima "Ladybird" può essere pregustato con "Yacht Dance": dolcissima composizione acustica che scorre via veloce grazie alla melodia quasi zuccherina e alla base ritmica ancora una volta particolarissima.
Passando alle composizioni di Moulding c'è da osservare che stavolta non brillano per particolari doti di originalità, limitandosi a condire l'album con sprazzi di fresco pop ritmato e poco più. La più interessante rimane "Ball And Chain", ma anche "English Roundabout", con i suoi ritmi ipnotici, conquista quasi al primo ascolto.
English Settlement è ancora un album interlocutorio, dove si mischiano le influenze del passato e ciò che gli XTC sarebbero diventati negli album successivi. La copertina è semplice, ma ricercata: l'animale stilizzato riprodotto non è altro che le solite X, T e C legate insieme.
Nel frattempo, nel 1982, escono altre due raccolte: Waxworks: Some Singles 1977-82 e Beeswax: Some B-sides 1977-82. Per Mummer (1983), il batterista Terry Chambers abbandona il gruppo e si trasferisce in Australia: il suo ruolo viene coperto da Peter Phipps. La produzione è una cooperazione di Steve Nye e XTC, tranne che per il pezzo "Great Fire" di Bob Seargent/XTC. Le tastiere e gli arrangiamenti raffinati riemergono con prepotenza, insieme alla chitarra acustica di Partridge. Il titolo originariamente prescelto per il lavoro - "Fallen From The Garden" - ne avrebbe però meglio rappresentato il contenuto. Ascoltando le composizioni, infatti, si ha la strana sensazione che siano state create in campagna o comunque in un ambiente ricco di piante e fiori. Proprio in quell'anno, peraltro, Partdrige aveva cambiato casa, trasferendosi da un appartamento in città a una villetta con giardino in campagna, dove ha infatti composto la maggior parte delle canzoni del disco. Cominciano così a sentirsi canti di grilli e uccellini ("Wonderland"), che riappariranno anche negli album futuri degli XTC.
E' l'album dove la vocazione beatlesiana del duo di Swindon si fa sentire per la prima volta in modo inequivocabile. Basti ascoltare il ritornello di "Great Fire" per non avere più dubbi. Proprio "Wonderland" e "Great Fire", quasi in apertura di album, dopo una ipnotica "Beating Of Hearts", chiariscono perfettamente le intenzioni degli XTC per questo lavoro: un album dolce, prezioso, da riscoprire e riascoltare almeno un paio di volte all'anno per immergersi in un mondo fatto di melodie che conquistano il cuore e la testa, pronte a lasciare un segno indelebile, emozionanti fino alla commozione, intelligenti e raffinate quel tanto che basta per non risultare stucchevoli.
Non mancano gli episodi di tipica tradizione XTC, quelli più difficili e ritmicamente intricati ("Beating Of Hearts", "Human Alchemy"), ma comunque prodighi di lucenti perle melodiche, incastonate abilmente dal maestro gioielliere Partridge. "Ladybird" è poi destinato a restare tra i capolavori assoluti di tutta la produzione del gruppo: una dolcissima ballata con geniali cambi di ritmo, illuminata ogni tanto da qualche strana dissonanza, a ricordare che il pop degli XTC non è la solita miscela zuccherina di note che si è abituati a sentire, ma un mix di genio, melodia e sregolatezza. Una formula che trova subito conferma nell'attacco d'organo della seguente "In Loving Memory Of A Name", a firma Moulding, che si riscatta dalla prestazione mediocre del precedente English Settlement con un buon trittico ("Wonderland", "In Loving Memory Of A Name" e "Deliver Us From The Elements"). E' Partridge, invece, a chiudere l'album con "Me And The Wind" e "Funk Pop A Roll", la prima costruita sulla falsariga di "Human Alchemy" (ritmi sincopati e minimalisti, farciti da un ritornello degno dei migliori Beatles) e la seconda che sembra lasciar presagire un cambiamento di rotta per l'album successivo.
Gli stessi XTC ebbero a dichiarare che Mummer rappresentava il loro album più raffinato dal punto di vista degli arrangiamenti che presumibilmente per il futuro si sarebbero orientati su qualcosa di stampo più rock che pop, promessa puntualmente mantenuta l'anno successivo con The Big Express.
Nel 1984 impazzano in tutta Europa i suoni della new wave inglese e di tutte le sue reincarnazioni. In The Big Express gli XTC sembrano quasi non accorgersene, tenendo fede al loro proponimento, che era quello di orientarsi verso sonorità più rock, con un uso discreto delle tastiere e un ruolo fondamentale affidato alle chitarre elettriche, anziché acustiche come su Mummer e English Settlement. La produzione passa a David Lord, con la solita collaborazione degli stessi XTC. The Big Express è il disco più rock del gruppo di Swindon, un disco fatto di ritmi decisi, echi blues e chitarre elettriche. L'uso delle tastiere è limitato e principalmente di supporto all'architettura creata dalle chitarre e dal basso. Il lavoro si apre con "Wake Up" (di Moulding), che ricorda certe atmosfere e suoni ripresi dai Police in "Ghost In The Machine" (Sting ammetterà che gli XTC sono stati per lui una grande fonte di ispirazione).
"This World Over", triste e malinconica, a firma Partridge, è forse l'episodio dell'album più in linea coi suoni del periodo, con una piccola ma fondamentale differenza: riascoltata oggi "This World Over" suona ancora maledettamente attualissima (anche per il testo) e non suscita quel senso di già sentito caratteristico della maggior parte dei dischi pop dei mid Eighties. In "The Everyday Story Of Smalltown" affiorano nuovamente le melodie beatlesiane interpretate in chiave di un rock'n'roll energico e vitale, elettrico, dove l'impatto viene preferito al cesello dell'album precedente.
Per certi versi The Big Express ricorda, in alcuni episodi, il piglio di Black Sea, mentre in altri, come in "I Bought Myself A Liarbird" e "I Remember The Sun", riemergono atmosfere naturalistiche e bucoliche. In "Reign Of Blows", la chitarra elettrica fa persino un duetto con un'armonica a bocca di stampo rock, mentre le voci vengono filtrate attraverso il distorsore della chitarra. Chiude l'album "Running Low On Soul Coal", dal geniale intreccio ritmico, costruito pian piano in apertura per poi lasciar spazio, secondo un canone molto caro a Partridge, a un ritornello dolcissimo. Difficile segnalare un brano più significativo di altri, come al solito, ma svettano "You're The Wish You Are I Had", dal ritornello irresistibile, e "I Remember The Sun", dolcissima ballata in perfetto stile Mummer. The Big Express è certamente il disco più adatto per avvicinare gli amanti del rock alle sonorità degli XTC.
Sono passati due anni da The Big Express e gli XTC hanno fatto grandi passi avanti, riprendendo alcune delle sonorità di Mummer, raffinandole ulteriormente e costruendo uno degli album più affascinanti e originali degli anni 80, Skylarking (1986). Abbandonate le velleità rock, il duo ritorna a sonorità più morbide e solari, con un pesante utilizzo di archi e sezioni orchestrali. La produzione è affidata al grande Todd Rundgren, con il quale, però, Partridge avrà più di un contrasto. Il risultato, comunque, è un signor compromesso: 14 canzoni ognuna delle quali varrebbe, da sola, l'acquisto dell'intero album: 9 portano la firma Partridge, 5 quella di Moulding, ma mai come in questo disco le due entità compositive si fondono, fino a rendere difficile il riconoscimento della paternità dei brani. E' come se le capacità melodiche di Moulding avessero preso parte del genio di Partdrige, il quale a sua volta ha stemperato la sua verve spigolosa.
Così "Summers Cauldron" e "Grass" (la prima di Partridge, la seconda di Moulding) non sono altro che due facce della stessa medaglia. L'una e l'altra, in apertura di disco, proiettano subito in un'atmosfera estiva ma non scanzonata, solare, ma mai banale. Ci si sente subito avvolti dai suoni della natura (uccelli, insetti, grilli) ed è come ritrovarsi distesi su un prato verde, con lo sguardo perso sull'orizzonte, gli occhi semichiusi per evitare di essere abbagliati dalla luce del primo sole estivo: "Trees are dancing drunk with nectar, grass is waving underwater" canta Partridge in "Summers Cauldron" ("Gli alberi danzano ubriachi di nettare, l'erba danza a pelo d'acqua...") e l'intera canzone è una bellissima poesia in musica. Non è da meno "Ballet For A Rainy Day", basta ascoltare la strofa introduttiva - "Orange and lemon, raincoats roll and tumble together, just like fruit tipped from a tray" ("Arance e limoni, impermeabili che si arrotolano e cadono giù insieme come frutti che rotolano giù da un vassoio") - per sentirsi fradici della prima pioggia autunnale. L'album scivola via lasciando scorrere un torrente di emozioni, brano dopo brano, dall'orchestrale "1000 Umbrellas" all'ipnotica "Another Satellite", uno dei pezzi più incredibili di tutto l'album, sia per il testo che per la musica. In "Mermaid Smiled" non vi sarà difficile sentirvi intrisi dagli spruzzi di un mare spumeggiante d'inverno, mentre ricordate il sole abbagliante dell'estate appena trascorsa. La tristissima "Dying", ballata per chitarra acustica e archi di struggente bellezza a firma Moulding, chiude l'album insieme alla successiva "Sacrificial Bonfire", che riporta l'allegria della festa e un sapore di primavera.
Skylarking è un'opera monumentale, ricca di melodie dolcissime. Un disco godibilissimo dalla prima nota sino all'ultima che piacerà a tutti, anche a chi, amante della classica, si avvicina per la prima volta al mondo del pop intelligente. A questo punto, gli XTC cambiano nome e coronano un loro vecchio sogno: incidere un disco in stile psichedelico fine anni 60, come alcuni lavori dei Beatles del periodo, appunto, psichedelico.
In pieno revival Paisley gli XTC diventano così i Dukes of Stratosphear (Duchi della Stratosfera) ed entrano in sala di registrazione per incidere due album di psych-pop raffinato e divertente, 25 O'Clock e Psonic Psunspot.
L'operazione testimonia il momento di grazia degli XTC nel periodo '83-'87, un entertainment apprezzabilissimo da chiunque, specie se conoscitore dei suoni e delle manie del periodo psichedelico: sarà un occasione per riscoprire quel mondo, scherzandoci un po' su.
Riprendendo la prima frase della canzone "Ballet For A Rainy Day" del precedente lavoro Skylarking, nasce questo doppio Oranges And Lemons, pubblicato nel 1989, ideale continuazione del discorso iniziato nel lavoro precedente. Il processo di beatlesizzazione degli XTC è ormai completo e lo testimonia la copertina di questo lavoro, in perfetto stile Sixties. Dopo il lungo silenzio seguito a Skylarking gli XTC accontentano il loro pubblico con ben 15 canzoni, la maggior parte delle quali scritte da Partridge. "Well, I don't know how to write a big hit song" ("non so come scrivere una canzone di grande successo") confessa Partridge in "The Major Of Simpleton", e questo è e resterà probabilmente uno dei suoi grandi crucci. Pur avendo un grande talento compositivo, ben superiore alla media dei suoi colleghi, Andy non riuscirà mai a scrivere un vero hit da classifica.
In ogni caso, il duo Moulding/Partridge, da Skylarking in poi, si dedica a scrivere canzoni meno ermetiche e più fruibili. Gli XTC sono andati ben oltre le esperienze del quartetto di Liverpool, esplorando in ogni disco campi sempre nuovi dell'universo pop, ma dai Fab Four hanno ereditato la capacità di scrivere canzoni capaci di resistere all'usura del tempo. Lo stesso dicasi per i testi, mai banali e sempre molto ironici, a tratti graffianti ("Cynical Days") o persino scurrili ("Pink Thing"). L'universo XTC si è ampliato, e mentre in alcuni lavori precedenti restava sempre una sensazione di incompiuto, con Skylarking e Oranges And Lemons l'album assume l'aspetto di un lavoro completo, quasi "concept" nel caso del primo, un misto di varie esperienze perfettamente maturate nel secondo. "The Major Of Simpleton" e "The Loving" hanno tutte le carte in regola per essere hit da classifica, ma seguono la stessa ingiusta sorte di altri pezzi del duo Partridge/Moulding. Ascoltando le composizioni di Moulding si ha l'impressione che durante la preparazione dell'album abbia sofferto di una crisi emotiva, visto che praticamente tutti i suoi pezzi sono piuttosto intimisti e malinconici, culminando in quella "Cynical Days" che testimonia questo suo stato d'animo anche nel testo, profondamente noir. Partridge, invece, conserva la stessa carica che aveva dimostrato in Skylarking, componendo pezzi freschi e spumeggianti, alternati con sprazzi di quel minimalismo a lui sempre piuttosto caro (si ascolti ad esempio "Poor Skeleton Steps Out", che ricorda, nella parte più melodica, la bellissima "General And Majors" di Black Sea).
Dopo che le 15 canzoni sono state ascoltate, riascoltate e assimilate, resta comunque una strana sensazione, come se non tutte fossero realmente necessarie, come se il torrente di linfa vitale della creatività del duo inglese avesse un po' rallentato la sua corsa, e certo Orange and Lemons è privo degli spunti di puro genio di Mummer e di Skylarking. Restano 15 canzoni, alcune indimenticabili, altre che scivolano via piacevolmente senza lasciare il segno. Per farsi perdonare, il lavoro termina con una perla di rara bellezza: "Chalkhills And Children", a firma Partridge, forse una delle sue prove migliori di sempre, sia come musiche che come testo.
Oranges And Lemons si chiude così, quasi malinconicamente, e nel testo dell'ultimo brano compare, come era già successo nel disco precedente, il titolo dell'album successivo: Nonsuch. Nel 1990, la band di Swindon pubblica un'altra interessante raccolta, Rag And Bone Buffet ("Buffet di ossa e brandelli"), comprendente inediti, B-sides e "leftovers" (ovvero, i brani non inclusi negli album), tra cui molti pezzi pubblicati dagli XTC sotto falso nome (Three Wise Men, ad esempio) e versioni inedite di brani conosciuti: 24 tracce per circa 80 minuti di musica. Tra gli episodi migliori, la divertentissima "Too Many Cooks In The Kitchen" di Moulding, un tempo ska con un coretto femminile anni 50, "Over Rusty Water, un sognante pezzo strumentale quasi new age ante-litteram, e soprattutto il capolavoro "The World Is Fully Of Angry Young Men, per piano, chitarra, basso e batteria, pezzo che avrebbe ben figurato su Oranges And Lemons e inspiegabilmente lasciato fuori.
Come Three Wise Men (I Re Magi, né più né meno), invece, gli XTC hanno inciso delle canzoncine natalizie semplicemente deliziose. "Thanks For Christmas" è una di queste, mai pubblicata col nome XTC perché secondo Partridge era troppo sdolcinata e ammiccante, mentre "Countdown To Christmas Party Time" ricorda, forse volutamente e provocatoriamente, un brano degli Scritti Politti ("Woody Beez", stesso giro di basso, stessa ritmica, stessa chitarra funky a la Chic stesse vocine leggere...). Ottimi i "live": "Another Satellite" è paurosamente simile alla versione su disco, così come "Scissor Man", solo i coretti meno curati e il finale allungato testimoniano che si tratta di una session dal vivo. La compilation si chiude con lo scherzoso "History Of Rock'n'roll", dove Andy, con voce da speaker radiofonico annuncia: riassumiamo brevemente ciò che sappiamo: gli anni 50 (seguito da due secondi di suoni alla Elvis), gli anni 60 (due secondi stile Jimi Hendrix), gli anni 70 (due accordi heavy) e gli anni 80 (una nota di synth). Semplice, no? Riprendendo l'ultimo brano di Oranges And Lemons, nasce Nonsuch, ultima fatica degli XTC prima di un lunghissimo periodo di pausa. Come in Oranges And Lemons, le chitarre giocano ancora un ruolo piuttosto importante, ma gli arrangiamenti si fanno decisamente più raffinati e l'impressione generale è quella di un lavoro più attento, curato e meditato. La produzione è stavolta affidata a Gus Dudgeon, che partecipa anche a qualche brano come corista e percussionista.
Con i 17 brani di Nonsuch, gli XTC tentano nuovamente la carta dei potenziali "hit-single" e molte tracce di questo album avrebbero davvero meritato ben altro successo di quello ottenuto. "The Disappointed", ad esempio, è stato anche pubblicato come mini-cd (insieme con "The Smartest Monkeys" e "Humble Daisy") e ne è stato tratto un video, così come per "The Ballad Of Peter Pumpkinhead".
Il ritorno alle atmosfere di Skylarking è evidente, anche se Nonsuch segna un ulteriore passo avanti. "Rook", ad esempio, è un brano per piano, voce e archi dal sapore molto particolare, che conferma che la vena fantasiosa di Partridge non è affatto affievolita, come lasciava sospettare Oranges And Lemons. Anzi, in Nonsuch, si possono ascoltare gli XTC come li abbiamo sempre amati, inconfondibili geniali dispensatori di agrodolci melodie. Moulding sembra essersi ripreso dalla crisi emotiva e cesella gioiellini di abbaglianti semplicità, come "My Bird Performs", o ballate struggenti, come la bellissima "Bungalow". Chiude in bellezza Partridge con "Books Are Burning", che sembra aver abbandonato per sempre certe spigolosità e ruvidità degli esordi, dove il suo estro compositivo era messo al servizio più dello stupore che della melodia.
In definitiva, si tratta di un album estremamente significativo, comparabile solo con Skylarking per estro e capacità nel comporre canzoni belle e intelligenti. Forse, è l'album più immediato di tutta la lunga carriera degli XTC. Dopo un lungo silenzio durato 7 anni, gli Xtc tornano nel 1999 con Apple Venus vol. 1.
Andy Partridge e Colin Moulding stavano disperatamente tentando di liberarsi dal giogo della Virgin, loro etichetta discografica sin dagli esordi, che non voleva sciogliere i vincoli contrattuali. Per questo, hanno deciso di non pubblicare più alcun lavoro, obbligando la Virgin de facto a sciogliere il contratto. Una sorta di braccio di ferro che alla fine ha prodotto questo Apple Venus vol. 1 (per la nuova Cooking Vinyl), un distillato gustosissimo delle oltre 100 (!!!) canzoni che il duo ha scritto in questi 7 anni.
Nel solco tracciato dal precedente Nonsuch, gli XTC seminano germogli di stampo classico orchestrale e arrangiamenti con archi e ottoni di grande suggestione.
Ai classici momenti di puro divertissement (ad esempio "Frivolous Tonight", a firma Moulding), si alternano composizioni più malinconiche e sofferte, a firma Partridge, il quale, in questi ultimi anni, ha avuto più di un momento di crisi personale, passando da problemi di salute alla separazione dalla moglie (come spiega esplicitamente il brano "I Can't Own Her"). Quel che si respira in Apple Venus è il disagio di non essere riusciti a condensare in un solo album le oltre 100 composizioni raccolte in questi 7 anni. La conseguenza è l'impressione di trovarsi di fronte più una compilation che a un vero e proprio lavoro unitario. Ciò non sminuisce, però, la bellezza di questo album, ricco di brani che di diritto entrano nell'Olimpo degli XTC. Qualche titolo? "Green Man", "Frivolous Tonight", "Easter Theater", "Fruit Nut" e "I'd Like That". La loro locomotiva pop marcia ancora una volta a tutto vapore. Per coloro che ancora non conoscono gli XTC, Apple Venus può essere un'ottima scelta per cominciare e per comprendere quanta distanza (in termini di genialità compositiva) separa questo storico duo dai tanti cloni inglesi che appaiono all'orizzonte del pop-biz.
Mentre Oasis e compagnia arrancano nel mettere insieme un album intorno a due miserrimi hit da classifica, Partridge e Moulding fanno persino fatica a scegliere i gioielli sonori per comporre Apple Venus. Wasp Star - Apple Venus vol. 2 (2000) è il secondo volume del capitolo "Apple Venus". Come previsto, cambia tutto e tutto torna com'era prima. Abbandonati quasi del tutto gli archi e i fiati, il duo più geniale del pop inglese dell'ultimo ventennio imbraccia nuovamente le chitarre elettriche e i suoni diventano quelli tesi e metallici dei loro anni 80 (The Big Express e Black Sea, per citarne due). Accordi e strutture ritmiche essenziali, ritornelli da memorizzazione immediata, "farcitura" minimale in tema di arrangiamenti. Con la sua freschezza e immediatezza, il disco si dimostra ricco di spunti melodici e di citazioni del passato della band di Swindon. Canticchiare "Playground" dopo il primo ritornello è un gesto automatico, così come lo è dopo le prime strofe di "Standing In For Joe", canzoncina piacevolissima a firma Moulding che, per l'occasione, si ricorda di citare una melodia già sentita molti anni prima dagli Steely Dan ("Barrytown", dall'album "Pretzel Logic"). E sempre Moulding firma altri due brani, l'acustica e struggente "Boarded Up" (che ricorda un paio di episodi malinconici di Skylarking) e "In Another Life". Partridge, invece, si assume i maggiori oneri compositivi e proclama il rinnovato amore per la sua chitarra elettrica in "My Brown Guitar" e non dimentica nei credits di ringraziare Denis Fano "for making such beautiful guitars for us". Ma le disavventure amorose di Andy, inclusi i problemi di salute, riaffiorano spesso nei malinconici testi di Wasp Star, come in "The Man Who Murdered Love" o in "You And The Clouds Will Still Be Beautiful". Ma non dimentica la sua incosciente spensieratezza in "Stupidly Happy", brano giocato su pochi accordi essenziali e un ritornello così facile che sembra di conoscerlo da sempre.
La sapiente produzione e registrazione (Nick Davis), snella e raffinata, aiuta nel compito, visto che il tutto è sfrondato da inutili orpelli e la struttura melodica esce di prepotenza da ogni brano. Il mastering, affidato al grande Bob Ludwig, completa l'opera con suoni puliti, essenziali e immediati.
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