Anche grazie a questo disco, il cantautorato confessionale si trasforma in genere popolare e le donne del rock trovano finalmente un modello da seguire. Ma Carole King ha sempre negato di aver svolto un ruolo "sociale": "Dicono tutti che le mie canzoni hanno contribuito all'emancipazione femminile - racconta - ma all'epoca non ero davvero consapevole. Nella mia carriera non ho mai sentito che l'essere donna fosse un ostacolo o un vantaggio. Ho sempre pensato di essere ben accetta o respinta solo per quello che facevo". Il modello di ballata coniato da Carole King resterà tuttavia un riferimento costante anche per la nuova leva delle cantautrici intimiste di fine secolo: Suzanne Vega, Tori Amos, Natalie Merchant, Fiona Apple, Sheryl Crow. Con Carole King, come con Janis Joplin, si celebra la rivoluzione sessuale, le utopie dei 70, gli ideali della Woodstock Generation. Ma tutto è più sfumato, tenero, aggraziato. Attraverso il disagio che traspare dalle sue canzoni, la cantautrice newyorkese mostra tutti segni di un carattere acerbo e introverso, che non reggerà molto a lungo allo "stardom".
Tapestry rimarrà infatti l'apice del suo successo. Un successo straordinario. Ha venduto venti milioni di copie in tutto il mondo. Si è aggiudicato quattro Grammy: miglior album dell'anno, migliore canzone ("You've got a friend"), migliore composizione dell'anno ("It's too late"), come migliore interprete femminile. E le sue canzoni sono state riprese da artisti come James Taylor, Quincy Jones, Rod Stewart, Bee Gees, Manhattan Transfer, Aretha Franklin e i Monkees.
Sulla scia di questo exploit, Carole King continua a godere di buona popolarità anche con i successivi (ma inferiori) Carole King Music e Rhymes and reasons, che fruttano entrambi un hit single ("Sweet Season" e "Been to Canaan").
Anche la svolta jazz di Wrap around joy (1974) conquista una buona accoglienza di pubblico, mentre i successivi Really Rosie (colonna sonora di uno spettacolo televisivo per bambini) e Thoroughbread, inciso con l'assistenza di Crosby e Nash oltre al solito James Taylor, segnano la fine del rapporto con la casa discografica Ode di Lou Adler. Successivamente si apre per Carole King un periodo molto buio. Il rinnovato sodalizio artistico con Gerry Goffin non produrrà più i frutti sperati e il matrimonio (in terze nozze) con il compositore Rick Evers finirà in tragedia: Evers, infatti, morirà di overdose nel 1978. Gli anni Ottanta segnano così l'inesorabile declino della star di "Tapestry".
Un declino solo parzialmente interrotto dal successo di Pearls, un'antologia dei vecchi classici composti negli anni Sessanta in coppia con Goffin.
Oggi, a trent'anni dall'uscita di "Tapestry", si torna a ricordare lo stile sobrio e malinconico di Carole King, vera antesignana di quel cantautorato femminile che è diventato ormai un classico del rock americano. Nel 2001 Carole King torna con Love makes the world, un disco che la ripropone nei panni di songwriter tradizionale, con una manciata di ballate romantiche che sembrano portare le lancette dell'orologio indietro di vent'anni. Tra i brani, il secondo rifacimento di "Oh no, not my baby" (scritto una prima volta dalla King e da Goffin negli anni '60, e già reinciso in Pearls) e una canzone ("The reason") intepretata da Celine Dion. Brani come "This time" e "Safe again" sono gradevoli, ma il disco sembra voler essere soprattutto un omaggio al passato, ormai lontano.



