Il rap è linguaggio, l’arma il microfono, i proiettili le parole.
Davanti al nuovo disco, il sesto di una carriera lunga 16 anni, si pensa a
questo e la copertina in un certo senso aiuta: è una citazione della famosa foto
di Malcom X con un fucile in mano e la scritta "con tutti i mezzi necessari",
quelli previsti dalla Costituzione. Nel nostro caso, ci ritroviamo l’Assalto
Frontale con un microfono al posto del fucile, ma con lo stesso sguardo
scrutatore sulla realtà.
In fondo, realtà e società sono da sempre i temi
del rap, con la politica come variabile impazzita, perché si è militanti sempre,
prima, ora, dopo. Gli Assalti Frontali sono stati anche una notizia dei
quotidiani nazionali qualche tempo fa, oggetto di inchiesta con l’accusa di
terrorismo, intercettati e pedinati perché nei focosi anni 80 sono stati a
contatto col terrorista br Mario Galesi.
Assalti Frontali e le nuove
brigate rosse: questo il titolo e questa la storia raccontata in "Che stress i
Ros", cronistoria dell’anno vissuto pericolosamente dalla crew romana. Per la
cronaca, va detto che il gruppo è uscito pulito dalle aule di tribunale.
L’esperienza ha colpito le sensibilità di Militant A e soci, tanto da stimolare
un percorso a ritroso, un viaggio di riflessione tra passato e presente,
partendo dall’origine, dove tutto ebbe inizio. Si rivivono gli anni dei centri
sociali nel doposcuola, le gite al mare con la propria donna, gli squat occupati
e i primi cortei politici ("Ribelli a vita"). A 18 anni, a emancipazione
iniziata, ognuno cerca di darsi una propria ragione di vita: i valori della
famiglia e l’educazione ricevuta sono ridiscussi all’interno del nuovo ambiente
che ci si costruisce intorno, accettando e assimilando nuove esperienze, nuove
traiettorie da cui partire. Gli Assalti Frontali sono partiti e rimangono
"Dall’altra parte" (il brano prende la pallacanestro come paradigma di vita),
dalla parte di chi è sempre stato contro un sistema (non importa quale), di chi
ha difeso diritti e soprusi, annebbiati (visti gli anni) o stimolati da un
ideale di uguaglianza.
Una vita scapigliata, sempre al limite della
legalità, porta sempre con sé la paranoica idea di essere al capolinea, di
essere giunti alla fine di una vita illegale e all’inizio di una nuova vita
dietro le sbarre ("Mi sa che stanotte"). A volte, però, il destino è strano: non
sono le occupazioni illegali o le voci sempre di protesta, ma un’accusa ben più
infamante a turbare gli animi del gruppo: gli Assalti Frontali, come detto, sono
rientrati in una lista di nomi di gente insospettabile, colpevole di
fiancheggiare organizzazioni terroristiche. Lasciamo a Militant A la propria
versione dei fatti in "Che stress i Ros", noi aggiungiamo solo che si tratta di
un pezzo perfettamente old school con bassi a palla.
Al proposito,
l’anno scorso avevamo registrato oltreoceano un riflusso della vecchia scuola
hip-hop (Edan su tutti con il suo
"Beauty And The Beat"), e i massimi esponenti del rap italiano non si sono
lasciati sfuggire l’occasione di ripescare da un’ideale fonoteca certi suoni
dannatamente anni 80, come le schitarrate heavy che fanno tanto Run DMC
("I miei amici sono strani").
La scheggia impazzita è "Gaia per
davvero", una vera e propria campfire song fuori contesto e fuori tutto; una
dedica per un’amica scomparsa — e così la prendiamo -, una ballatona acustica
per chitarra e voce, malinconica il giusto, maliziosa il giusto.
Chiudiamo
con "Si può fare così", domanda retorica sullo stato della musica, e sul modo
alternativo di farla, e lo facciamo con le parole di Militant A:
"fatti
pure il mio cd masterizzato — solo un pezzo? —
ma tutto il disco in
qualsiasi formato
in mp3 o fai un po’ te
se c’hai l’originale è pure
meglio per me
il mio diritto d’autore è una torta di more
non me lo
difende mica quella brutta faccia d’ispettore,
capirai il copyright
noi:
Get up, stand up for i nostri right"
Partiti per Bergamo, dove hanno
creato le basi per i brani di "Mi sa che stanotte" e spiaggiati poi, per sei
mesi, negli studi torinesi Casasonica dei Subsonica (che colorano del loro ormai
prezzemolino- sound i brani del disco), gli Assalti Frontali regalano
l’album più poetico e politico della loro carriera.


