A conferire equilibrio e varietà all'impasto è il suono, mai così liquido e astratto della chitarra di Morgia, che a tratti pare quasi uno strumento elettronico dei primordi, tipo un theremin o un mini moog. Parker, dal canto suo, dispiega il contrabbasso ottenendo note corpose e avvolgenti, inframezzandole con i ghirigori weird dello zufolo e del gralle. Ne risulta una musica placida, sottilmente inquieta, che gira a base frequenze, eppure scossa a tratti da frenetici singulti ritmici che ne rendono avventuroso l'incedere. E soprattutto mutante e bellissima nelle sue tonalità anodine. Via press sheet Parker afferma: "Questa è la musica che ho sempre avuto nella mia testa e che ho sempre desiderato fare. una musica che mi ispira visioni e colori, come i riflessi che attraversano un prisma". C'è solo da sperare che i due non si fermino a "Prism".
17/11/2010