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Dfa #2

2004 (Dfa) | disco punk-funk

"Death From Above". A leggerla così verrebbe da pensare a una delle tante punk boy-band tutta cresta e incudine poste al di là dell‘Atlantico. O più semplicemente un modo di raggirare la morte, osservarla dall’alto fino a tenderle uno scherzo, magari danzando: una lap-dance e via, a mostrarle che la vita non è nient’altro che un’assurda parodia. Qualcosa di buffo. Una "movida".

 

È proprio da questa piccante allegoria che nasce il progetto Dfa di James Murphy e Tim Goldsworth. Entrambi figli adottivi della Grande Mela, per anni attraversano in lungo e in largo l’East River, penetrando come vampiri nei club più in voga della metropoli, raccattando qualsiasi possibile next big thing nascosta dietro l’angolo. Un’estenuante e redditizia trafila selettiva che questi due predicatori del ritmo si concedono prima di coalizzare le rispettive forze e dare vita a una delle più sensazionali label del pianeta. Ma le vere origini di questa fusione nascono da un passato clamorosamente rispettoso. Tim e James appaiono un po’ ovunque fin dai primi anni Novanta: Massive Attack, Radiohead, Beck, Can, tra le tante collaborazioni eccellenti di Goldsworthy, sommati ai celeberrimi Unkle, fondati con l’amico James Lavelle. Mentre a spiccare come lucciole sul taccuino del paffutello Murphy troviamo June Of '44, Primal Scream, Six Finger Satellite e Holmes.
È un curriculum di tutto rispetto quello dei due futuri producer, comprendente la centralità di un’attitudine produttiva tesa verso la ricerca di formazioni votate a una pulsazione elettronica continua, al cambio di direzione funky, al pitch bionico e al basso in levare in perenne erezione.


Di certo, l’idea di partenza è rielaborare le tracce disco punk-funk della New York City dei bei tempi. Basti pensare ai vari James Chance And The Contortions, Talking Heads, Konk, Liquid Liquid, solo per citare i pesci più grossi. Sono proprio questi i vertici a cui puntano senza alcun pudore sia l'instancabile Murphy che il buon Goldsworth. Non a caso, molti dei gruppi satelliti della giovane casa discografica paiono provenire direttamente da quel periodo, non fosse altro che per la maggiore “pulizia” delle registrazioni. Ma la Dfa non è solo un’etichetta che cerca di rianimare l’attrattiva di un accattivante ma pur sempre "antico" modello. È qualcosa di più. È un club per maniaci del beat, una sorta di vibrante rifugio dove poter rivoltare le proprie alienazioni e incendiarle a colpi di basso funky e cassa dritta. È un vero e proprio stile. Se ne accorge subito anche la Emi, la quale acquista di scatto i titoli di una comune destinata a fare faville ben oltre il nuovo continente o i locali newyorkesi del momento.

L’essenza stretta di quello che sarà uno dei filoni più entusiasmanti e prolifici dell’intero decennio Zero è tutta racchiusa in questi tre dischi componenti la seconda raccolta di singoli fatti uscire nel triennio precedente l'anno 2004. 
L’impatto è devastante. “Casual Friday” dei Black Leotard Front di Delia Gonzalez è un’ipnosi funkadelica lanciata in quattro quarti. Si resta incantati e allo stesso tempo travolti da una chanteuse in preda a un orgasmo lentissimo, mentre il ritmo prosegue imperturbato nella propria estatica evoluzione. È solo l’inizio. Il remix di “Surplus” è grezzo quanto basta per esaltare l’esotica schizofrenia delle giapponesi J.O.Y.. Gli irriverenti Rapture mostrano gli artigli in un’ansiolitica “Alabama Sunshine”. Mentre a Delia Gonzalez & Gavin Russom è affidato il delicato (si fa per dire) compito di dilaniare il groove e spedirlo a fettine nell’esosfera: synth titanico e cardiofrequenzimetro ondulato a gocce. Il dub disconnesso da Juan Maclean in “Dance Hall Modulator Dub” serve solo a confondere un po’ le idee, prima che la scossa torni a invadere i nostri corpi. Perché "Get Up/Say What" dei Pixeltan è tutto ciò che un disc-jockey vorrebbe trovare nella propria stiva: basso graffiato, palpito killer, cassa cafona, tastierina lunare e ripartenze concise. Di tutt’altra pasta e natura è composta “Wasteder” dei Black Dice, quartetto di Providence tra i più prolifici dell’intero decennio Zero in quanto a campionamenti e improbabili collage noise-industrial, a conferma di un’eccellente virtuosità delle soluzioni adottate nei territori Dfa.


Il secondo atto si apre con Murphy nelle vesti del timoniere discotecaro. La prima crassa versione di “Yeah”, singolo-bomba per deliri suburbani inserito nell’omonimo esordio degli Lcd Soundsystem, è un’apoteosi coatta di “yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah, yeah” ripetuti fino allo sfinimento e rivoltati in coda da una tempesta nevrastenica di scosse elettriche ad alto amperaggio. Stesso dicasi per l’altra top ten del lotto, “Beat Connection”: stop&go bongo-house modello African Suite con il capitano Murphy a incitare un improbabile pogo.

È il cuore della raccolta. Un’esplosione petulante di colpi capace di indurre al ballo senza il benché minimo sforzo. Va aggiunto che il buon Murphy è soprattutto un furbacchione a cui non manca l’attenzione e la venerazione per certi mostri sacri del passato caduti fin troppo celermente nel dimenticatoio. E così, dopo vent’anni di semi-anonimato, torna a risplendere la dance-funk caraibica dei Liquid Liquid, in una festa di percussioni afro (“Bellhead”). La seconda ondata termina con la distensione dub di “Sister Savior” dei Rapture e le ondulazioni androidi su tappeto chilly create da Juan Maclean in "Less Than Human”.
Ma Dfa è soprattutto remix, dj-kicks. E il terzo disco racchiude le varie deformazioni modulate a intermittenza dal marchio newyorkese. Nel bel mezzo di queste roboanti deflagrazioni, di queste deliranti bombe, spicca (e non poco) il volo pindarico inferto a “Rise” della premiata ditta Russom/Gonzales e il remix in scia Hebden della conturbante “Endless Happines” dei Black Dice. A chiudere definitivamente i battenti è l’asfissiante trittico “On Repeat/ Yeah/ Beat Connection” dei soliti Lcd Soundsystem.
 

Sperimentazione, ricerca, cazzeggio e puro intrattenimento non sono mai stati così vicini.

È il manifesto elettronico degli anni Duemila.

(11/12/2010)



  • Tracklist

Disc One

  1. Black Leotard Front - Casual Friday
  2. J.O.Y. - Sunplus [DFA Remix]
  3. The Juan Maclean - " Robot
  4. The Rapture - Alabama Sunshine
  5. Delia Gonzalez & Gavin Russom - Rise [DFA Remix]
  6. The Juan Maclean - Dance Hall Modulator Dub
  7. Pixeltan - Get Up/Say What Black Dice - Wasteder
  8. LCD Soundsystem - Yeah (Pretentious Version)


Disc Two

  1. LCD Soundsystem - Yeah (Crass Version)
  2. Black Dice - Endless Happiness [Eye Remix]
  3. J.O.Y. - Sunplus
  4. LCD Soundsystem - Beat Connection
  5. Delia Gonzalez & Gavin Russom - El Monte
  6. Liquid Liquid - Bellhead
  7. Pixeltan - That's The Way I Like It
  8. The Rapture - Sister Saviour [DFA Dub]
  9. The Juan Maclean - Less Than Human


Disc Three

  1. Pixeltan - Get Up/Say What
  2. The Rapture - Echoes
  3. Liquid Liquid - Bellhead
  4. J.O.Y. - Sunplus [DFA Remix]
  5. Delia Gonzalez & Gavin Russom - El Monte
  6. The Juan Maclean - Give Me Every Little Thing
  7. The Rapture - Sister Saviour [DFA Dub]
  8. Delia Gonzalez & Gavin Russom - Rise
  9. The Juan Maclean - I Robot
  10. Black Dice - Endless Happiness [Eye Remix]
  11. LCD Soundsystem - On Repeat [Dub]
  12. LCD Soundsystem - Yeah (Crass Version) /Beat Connection
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