Aphex Twin

Selected Ambient Works 85-92

1992 (B & S) | ambient-techno

L'anno è il 1992, siamo agli albori della rivoluzione Nineties che darà vita all'elettronica definita "intelligent", grazie, soprattutto, all'attività dell'etichetta Warp Records e dei suoi alfieri.
Il contesto in cui questo nuovo genere prende forma discende da molti fattori, tutti emersi pressoché in contemporanea nell'Inghilterra di inizio Novanta. Essenziale è senz'altro la diffusione europea della techno, ancora legata alle sonorità detroitiane e distante anni luce da una commercializzazione che avverrà soprattutto a partire dal decennio successivo; a questa fa il paio il successo improvviso della cultura rave, fin troppo debitrice nelle sue locazioni al movimento hippie ma con ben altra caratura musicale e culturale. Anche il passato gioca un ruolo fondamentale, tanto nella nuova, dirompente passione verso la sperimentazione elettronica degli anni 70 (specialmente la scena cosmica e kraut tedesca - le architetture brulicanti di Klaus Schulze, i viaggi nel cosmo dei Tangerine Dream, le partiture robotiche dei Kraftwerk) quanto nella riscoperta, grazie anche al movimento new age, delle atmosfere della musica ambient, coniata una ventina d'anni prima dal trattato "Discreet Music" di Brian Eno.
È in questo filone storico-temporale che s'inserisce l'innovativa figura di Richard David James, meglio noto con il principale dei suoi innumerevoli pseudonimi, Aphex Twin.

James, dopo aver trascorso un'infanzia tra circuiti elettronici e transistor, e un adolescenza da disc-jockey nei rave party, inizia la sua eclettica attività coniando uno stile musicale arcigno e spigoloso, derivante in tutto e per tutto dell'esperienza rave ma contemporaneamente influenzato dai più estremi risultati di anni e anni di ricerca sperimentale in ambito elettronico (con alle spalle il background di cui sopra nonché una certa attrazione verso i sentieri più estremi del filone avanguardistico-concettuale di metà Novecento). Tutto ciò fra innumerevoli moniker, Ep in edizioni limitate e in solo formato vinile e una miriade di live-set ancora strettamente legati alla cultura rave.
Ma nel 1992, con questo suo debutto sulla lunga durata, l'irlandese cresciuto in Cornovaglia inverte totalmente la tendenza, dando vita a quello che può essere considerato il primo manifesto della rivoluzione intelligente.

La serie "Artificial Intelligence" della Warp ancora non è nata, i suoi scudieri per la gran parte stanno preparando i loro debutti, ma James già pubblica "Selected Ambient Works 85-92": l'album che teorizza, prima ancora del (di poco) successivo debutto degli Autechre, il genere che prenderà in breve tempo il nome di ambient-techno. Si tratta di un lavoro profondamente diverso da quanto messo in circolazione dall'artista fino a quel momento: prendendo le distanze dagli spigolosi e sperimentali suoni degli Ep precedenti, James, con l'ausilio esclusivo di sintetizzatori analogici, modulatori sonori di vario genere e un già marcatissimo utilizzo del sampling, conia una perfetta fusione tra l'ambient di Brian Eno e Harold Budd e la techno più radicata (pionieri di Detroit come Kevin Sauderson, ma anche i vari Carl Cox e Richie Hawtin a venire).
Nei suoi 13 brani, composti ufficialmente tra il 1985 ed il 1992 ma molto più probabilmente risalenti ai due anni antecedenti la pubblicazione dell'album, leggeri tocchi di sintetizzatori analogici dal gusto vintage si fondono a ritmiche dance attenuate nell'esecuzione dall'utilizzo di drum machine eteree e soffuse. Si tratta di veri e propri pezzi per dancefloor a cui viene risucchiata interamente ogni forma di groove: spogliati dei loro abiti più pesanti, ne fuoriesce la loro suadente nudità, l'equilibrio quasi metafisico che ne sta alla base più profonda e intima.

Le danze si aprono con "Xtal", brano dalla ritmica danzereccia privato della sua linfa vitale e ridotto a un soffuso mix di tappeti melodici sognanti, drum machine leggere e soavi e cori angelici: è la sintesi perfetta dell'ambient-techno a venire, nonché la vetta creativa dell'album e di tutta la fase ambientale di James. A seguire, l'ipnotico mantra di "Tha" propone un crescendo di distese sintetiche accompagnate da un ossessivo ritmo quasi dub: una simbiotica via di mezzo tra l'Harold Budd di "Abandoned Cities", il Tim Story di "Wheat And Rust" e il Michael Stearns di "M'Ocean".
"Pulsewidth", sovraincisione di ritmiche dal sapore deep e melodia looppata dall'incedere danzereccio, è piacevolmente sporcata dall'intervento di una tastiera dal suono seventies, tornata dal passato per attraversare nuovamente sconfinate distese oniriche. Assieme ad essa, è"Ageispolis" il pezzo più vintage del disco: altro acquarello deep su linee à-la-Eno alternate a un carillon elettronico in ciclo. Piccoli rimandi ai vari Jarre, Roedelius, Fricke, Schulze, sia nell'incedere minimale e ciclico tanto caro a quest'ultimo, sia nella perfezione sonora e ritmica jarrettiana, che nel concept quasi mistico dei rimanenti due.
L'interludio di pura ambient (nuovamente) enoiana "I" introduce "Green Calx", liquida cavalcata di sound e beat in pieno "Incunabula"-style: quasi un'anticipazione voluta dell'evoluzione che gli Autechre, un anno dopo, apporteranno al genere - tanto da rendere difficile riconoscere e distinguere lo stile di Aphex da quello che distinguerà i due algidi produttori. "Heliospan" chiude idealmente la prima parte dell'album, velocizzando un po' i tempi del drumming a incorniciare una linea melodica dolce e melanconica, quasi alla Vangelis.

La seconda metà dell'album si caratterizza invece per una maggiore preponderanza di elementi dark e ipnotici, a prevalere sulle eteree e sommesse costruzioni ritmico-melodiche della prima facciata. Esemplificativa in tal senso "We Are The Music Makers", spettrale e algida cavalcata che alterna il sound di una tastiera quasi sussurrata a una marcia marziale e sincopata. "Schotkkey 7th Path" è invece un inchino alle immense sculture cosmiche analog-sounding del Klaus Schulze più introspettivo (quello di "Mirage"), con il suo incedere trip su un fondale aperto di sintetizzatori spiegati e una linea melodica tra l'inquieto e l'oscuro.
"Ptolemy" si distingue in maniera particolare dai suoi predecessori per una costruzione puramente deep-house (forse l'unico rimando al genere dell'intero album), mentre "Hedphelym" e "Delphium" sono gli unici due esempi di richiami al recente passato rave-harcore-acid di James: la prima pare provenire direttamente da uno degli Ep "Analogue Bubblebath", pur senza esimersi dal processo di filtraggio della potenza ritmica; la seconda è invece un'altra marcia velocizzata dal mood spettrale, ricca di riverberi acid-dance, in particolare nella bassline ritmica.
La chiusura dell'album è affidata ad "Actium", la cui pulsazione proto-cardiaca sembra tentare di liberarsi dalla gabbia tastieristica che la racchiude senza mai raggiungere l'esplosione che tutto il brano pare preannunciare, sostituita invece da una soffice melodia quasi-jarrettiana. Secondo picco creativo di un album ispiratissimo, è la degna chiusura del percorso di nascita dell'ambient-techno.

"Selected Ambient Works 85-92" è stato il manifesto della generazione intera dei musicisti legati a quel marchio Warp al quale il nostro si aggiungerà poco dopo (LFO, Mike Paradinas aka µ-Ziq, Luke Vibert, Jeremy Simmonds aka Voafose). Ma la sua ulteriore importanza risiede nell'aver rappresentato, ancor più (per ragioni temporali) del debutto degli Autechre, la principale fonte d'ispirazione di un movimento musicale che negli anni successivi si svilupperà sempre più, prendendo strade incredibilmente diverse tra loro ma con origine comune: basti pensare ad esponenti attuali dell'ambient-techno come Taylor Deupree (e l'intero movimento legato alla Istinct Records); ad artisti capaci di rivoluzionare, partendo da queste basi, il concetto stesso di ambient, come Eluvium o Loscil; all'innovativo movimento di artisti multimediali pionieri della sintesi sonora (Alva Noto o la scuola giapponese di Ryoji Ikeda); o ancora alla nascita di una vera e propria estetica ambientale-rumoristica con la glitch-music di Christian Fennesz, a sua volta base di partenza di attuali movimenti come la drone o la (nuova) ondata field recordings; tutti artisti e generi accomunati dall'aver subito fortemente l'influenza della rivoluzione "intelligente" iniziata idealmente da quest'album.

Capostipite diretto di una generazione musicale e indiretto di almeno altre due, svolta decisiva e punto di partenza verso un decennio all'insegna dell'evoluzione e dell'innovazione, "Selected Ambient Works 85-92" è un tassello fondamentale nell'evoluzione della musica elettronica, nonché della sua stessa storia.

(15/04/2012)

  • Tracklist
  1. Xtal
  2. Tha
  3. Pulsewidth
  4. Ageispolis
  5. I
  6. Green Calx
  7. Heliosphan
  8. We Are The Music Makers
  9. Schottkey 7th Path
  10. Ptolemy
  11. Hedphelym
  12. Delphium
  13. Actium
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