Angelo Badalamenti

Soundtrack From Twin Peaks

1990 (Warner Bros/ Wea) | ambient, noir

Scrivere una recensione sulla colonna sonora di "Twin Peaks" è operazione tutt'altro che semplice. In primis per lo statuto del suo referente diretto: unica opera televisiva del laconico regista americano David Lynch, scritta in collaborazione con Mark Frost, la doppia serie - mai completata causa i bassi ascolti in madrepatria, dovuti allo spostamento della fascia oraria di trasmissione - ha segnato un'intera generazione di spettatori italiani, tanto che ancora oggi "Twin Peaks" risulta essere il telefilm più visto nella storia del nostro Paese.
Ma l'affetto per quel capolavoro dell'arte del serial televisivo sarebbe ancora un ostacolo superabile. Piuttosto, è l'aver seguito le intricate e oscure vicende di quella cittadina americana tra i monti del Washington State a marchiare l'ascolto della colonna sonora di un'atmosfera di reminescenza: sembra letteralmente impossibile, dopo aver visto il telefilm, riuscire a separare la musica composta da Angelo Badalamenti dalle visioni, dai volti, dalle immagini del telefilm a cui era collegata. Questo, lungi dall'essere una pecca, è invece uno dei pregi maggiori dell'opera. È allo stesso modo impossibile, infatti, pensare le scene filmate da Lynch e Frost senza il marchio inconfondibile delle intense musiche del compositore italoamericano.

Nella coppia dell'autore cinematografico e dell'autore dell'accompagnamento sonoro, già vincente nel precedente "Velluto blu" come nei successivi "Strade perdute", "Una storia vera" e "Mulholland Drive", sembra che ciascuna delle due parti sia capace di illuminare l'altra, quasi come siano state originate in un medesimo atto di creazione.
Questo gioco di specchi riflettenti non si limita a un semplice rapporto 1:1 di un certo tema a una certa scena. Poiché la serie si è prolungata alla fine per oltre 30 episodi e ciascun tema ha ovviamente accompagnato momenti diversi dello svolgimento della trama, il tipo di memoria rievocato dalla "Soundtrack From Twin Peaks" non potrebbe esser certo così semplice.
A conferma dell'intenso scambio creativo tra parte visiva e parte auditiva, la colonna sonora in sé sembra a momenti sviluppare lo stesso senso di trama presente nel telefilm, nonché la stessa varietà di registri messi in gioco dall'autore. 

In "Twin Peaks", un poliziesco e una soap opera di provincia si legano a visioni inquietanti e storie di forze sovrannaturali, dove ogni piano è soggetto alla possibilità continua di slittare e ribaltarsi nell'altro; le vicende dei singoli individui, o più spesso di quelle coppie intrise di profonda malinconia, se nel loro comparire appaiono come apparentemente slegate, con il tempo finiscono per legarsi l'una con l'altra e tramutarsi continuamente di natura. La trama generale, che comincia gettandoci nel mezzo dei fatti accaduti e promettendo illusoriamente di svelare con il tempo tutti i "segreti di Twin Peaks" (questo il titolo italiano), in verità continua solo a complicarsi: ogni fatto che avviene in quella cittadina sembra aprire una molteplicità di altre strade che potranno portare a decine di altri eventi diversi, senza mai riuscire a far capire veramente dove si è arrivati e dove ci porterà ciascuna strada. Tanto più che, nel corso degli episodi, si scoprirà che la storia sta avanzando in modo assai poco consono alla logica del "nostro" mondo: l'ispettore Dale Cooper - presentato quasi come un bizzarro personaggio secondario e rivelatosi poi uno dei protagonisti - procede difatti nelle sue indagini guidato da ciò che grotteschi personaggi gli suggeriscono nei propri sogni, da metodi apparentemente strampalati di divinazione zen tramite lancio di sassi su bottiglie o da rivelazioni fornite dai personaggi più incredibili (vedi la "donna del ceppo", un'anziana signora che fa da intermediaria alle segnalazioni divinatorie dettate dal pezzo di legno che tiene in braccio).
Certo, strampalati e incredibili forse per un ipotetico osservatore esterno; anche le scene espressioniste e terrificanti, tanto care all'arte di Lynch e distribuite generosamente nel corso degli episodi, sembrano parte di quella stessa realtà che viene mostrata. Lontano dal fornire risposte e spiegazioni a ciò che accade, "Twin Peaks" è un'immissione diretta in una realtà immanente, dove reale e immaginario, lungi dall'essere separati, si compenetrano e si trasmutano incessantemente l'uno nell'altro.

Allo stesso modo, il lavoro musicale di Angelo Badalamenti si muove su tempi e registri diversi da quelli sia di un canonico album musicale, sia di una canonica colonna sonora. Sarebbe stato troppo facile, infatti, se la realtà creata da Badalamenti come quella Lynch e Frost, in virtù della sua inafferrabilità, si fosse presentata del tutto sprovvista di forma, connessioni e successioni temporali. Quasi ironicamente, l'album comincia e finisce con lo stesso tema, quello della sigla di testa - una volta nella sua versione strumentale, un'altra con la voce di Julee Cruise e denominata "Falling", quasi a rimarcare che l'album finisce dove comincia, ma non nello stesso modo in cui è iniziato.

Le delicate e minimaliste atmosfere noir di Badalamenti aprono spiragli di una realtà onirica e squadernano le porose superfici dell'immagine inconscia a ogni svolta melodica. Una volta udito il primo twang morriconiano della chitarra del "Twin Peaks Theme", trascinato dalle commoventi orchestrazioni elettroniche e dal delicatissimo scroscio di batteria in sottofondo, si è già entrati in un tempo differente dalla realtà quotidiana, un tempo dove le velocità si rallentano solo per aumentare di intensità, immersi nella pacificazione dei sensi di questa splendida realtà di provincia del nord-est americano.
Ma il viaggio è tutt'altro che beato: il successivo "Laura Palmer's Theme", trainato da quell'inquietante tema di sintetizzatore che colorerà dei suoi grevi toni tutto il telefilm, è il segno di quella persistente scurezza drammatica la cui tensione non viene risolta nemmeno dalla malinconica melodia pianistica, che torna a risolversi in quelle quattro note prolungate nella lenta reiterazione del motivo. 

Nessuna di queste tracce ti lascia pensare che le cose abbiano una soluzione. Badalamenti sforna un set di temi indimenticabili, ritornelli cupi che portano sempre con sé un terribile senso di mistero, l'ansia di una risposta che sembra non esser mai destinata ad arrivare. E anche quando speri di poter dimenticare tutto con il brano successivo, gli stessi temi musicali spuntano nuovamente fuori: se nel fumoso, obliquo e seducente jazz notturno di "Audrey's Dance" il lento walking del contrabbasso, la batteria spazzolata, il vibrafono sghembo e martellante e le esplosioni assurdiste di fiati à-la Lounge Lizards sembrano averti finalmente fatto dimenticare i brutti momenti passati, alla fine le note del tema di Laura Palmer tornano ancora a ossessionare la coscienza come un leit-motiv indelebile.
Lo stesso vibrafono di "Audrey's Dance", come un sogno ricorrente, si ritroverà mandato avanti a doppia velocità dopo l'assolo di "Dance Of The Dream Man", seppur spogliato del sostrato di ribollenti eventi sonori che attraversavano il primo brano.

Non contente delle poche zone occupate, le figure di basso e batteria di "Audrey's Dance" ritorneranno una volta all'interno del turbinante e colorato western "The Bookhouse Boys", mescolandosi con i sintetizzatori del "Laura Palmer's Theme", un'altra volta nel più scarno e tranquillo assolo vibrafonico di "Freshly Squeezed", e ancora un'altra volta nel pastiche ribollente di molecole vibranti di "Night Life In Twin Peaks" - brano tra l'altro esemplare dell'eclettismo di un compositore maturo, capace di passare senza fatica da stratificazioni sonore avanguardistiche alle cantilene melodiche più accattivanti.
Dalla coazione a ripetere si salvano forse i pezzi con Julee Cruise, la cui voce serafica, lontana e riverberata si adatta all'atmosfera di sogno dell'intera opera, e, sia con la luminosa "The Nightingale" che con la crepuscolare (e dal titolo appropriato) "Into The Night", dà vita a due tenui ballate dal raro e malinconico incanto.

Ma i momenti di pace sono pochi e illusori, e Badalamenti si prepara con la penultima traccia alla più forte operazione di spostamento e condensazione: nel "Love Theme From Twin Peaks", la temporalesca nube del tema di Laura Palmer si riassorbe in un canto lirico e commosso, degno del Tom Waits più sconsolato; un soliloquio nel silenzio della notte dai tratti sommessi e tristemente rassegnati, quasi funereo nel suo terribile senso di ineluttabilità. È il canto solitario di quegli amanti infelici che popolano il paesino di Lynch e Frost, quelle coppie a cui la fragilità e instabilità della vita sembra aver tolto definitivamente la capacità di avere una relazione tranquilla e guardare a un futuro di serenità. Nemmeno l'amore, a quanto pare, può permettere loro di evadere dal senso di colpa che li marchia nel profondo o dalle difficoltà dell'esistenza, presi come sono da qualcosa più grande di loro, da un terribile destino che sembra trascinare gradualmente nel suo vortice tutti gli abitanti della città; cantano da soli, nella speranza ormai fioca che qualcuno, nella notte che li circonda, possa un giorno rispondere ai loro tragici lamenti.

Opera dalla magistrale tensione, capace di esplorare quelle zone di confine dove le logiche del mondo ordinario si diradano verso la notte; sospesa tra noir, ambient, cool jazz ed echi western, la "Soundtrack From Twin Peaks" resta una gemma affascinante nel mondo delle colonne sonore, in tutta la sua insondabile e cristallina oscurità. Nessuna soluzione per Badalamenti e Lynch: solo un lungo, tenebroso, imperscrutabile enigma.

(08/11/2007)

  • Tracklist
  1. Twin Peaks Theme
  2. Laura Palmer's Theme
  3. Audrey's Dance
  4. The Nightingale (feat. Julee Cruise)
  5. Freshly Squeezed
  6. Bookhouse Boys
  7. Into The Night (feat. Julee Cruise)
  8. Night Life In Twin Peaks
  9. Dance Of The Dream Man
  10. Love Theme From "Twin Peaks"
  11. Falling (feat. Julee Cruise)

 

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