Beach Boys

Smile

1967 (Capitol) | psychedelic-pop

Il 6 maggio 1967 è una data cruciale nella storia del pop, la data del necrologio di un qualcosa che non è mai esistito e che pure continua a rivelarsi da 41 anni.
Sei maggio. Poco meno di un mese dopo, il 2 giugno, i Beatles sveleranno il loro barocchismo più inebriante, "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". E il 1967 vedrà l'uscita di una quantità incredibile di capolavori, dagli esordi di Velvet Underground, Doors e Pink Floyd, a "Surrealistic Pillow" dei Jefferson Airplane, da "Forever Changes" dei Love a "Something Else" dei Kinks. All'appello non riuscirà a rispondere Brian Wilson, chiamato a bissare la maestosa grandiosità della sua opera maxima, "Pet Sounds". Il genio dei Beach Boys, nonostante numerosi tentativi, protrattisi per circa un anno, di portare alle stampe un album altrettanto ambizioso e profetico, cederà inesorabilmente, in preda a un devastante collasso nervoso. Il disco in questione è "Smile", fata morgana per eccellenza della cultura pop del Novecento, la "teenage symphony to God" (così la definì il suo autore).

Ma andiamo con ordine. "Smile" nacque addirittura durante l'ultimazione di "Pet Sounds", quasi in contemporanea con il più grande successo della band, "Good Vibrations". Concepito ancora durante il periodo di collaborazione con Tony Asher (il testo fu però successivamente riscritto da Wilson e Love), uscito nel novembre del '66 e subito acclamato da critica e pubblico come un capolavoro, il singolo segnò un cambiamento decisivo nella carriera della band e nella storia del pop. Melodista tra i più formidabili di sempre, Wilson mirava però a una destrutturazione della canzone stessa. Così "Good Vibrations" se da una parte tornava alla melodia brillante, diretta e "facile", rifiutata quasi in toto su "Pet Sounds", dall'altra si presentava quasi come un pezzo di avanguardia, togliendo qualsiasi punto di riferimento all'ascoltatore, disorientato dai continui cambi di tempo e quindi dall'assoluta non-ballabilità del brano.
"Good Vibrations" è sorella di "I Get Around" e "Dance, Dance, Dance", con la profonda differenza che queste ultime sono per il corpo, la prima per la mente (in anticipo quindi, per certi versi, sulla Idm). Il pezzo, più che una canzone, è una lista di geniali e coloratissimi suoni incollati l'un l'altro (come ci conferma Rick Henn dei Sunrays: "Ero nello studio e vidi il nastro della versione finale. Non ho mai visto una cosa del genere! Era tutto pieno di pezzi tagliati e incollati. Ci saranno stati cinquanta-sessanta tagli visibili!"). Come se non bastasse, "Good Vibrations" è entrata nella storia per aver introdotto l'elettronica nel pop, sebbene la frequente citazione del theremin sia quantomeno imprecisa; Wilson, infatti, scoprì e arruolò un musicista, Paul Tanner, che, notata la difficoltà nell'ottenere note precise da un vero theremin (strumento che si suona manipolando le onde che lo circondano e che, durante l'esecuzione, non viene toccato, rendendo difficoltosa la produzione di note pulite e stabili), costruì qualcosa che producesse un suono simile ma in modo più costante e preciso: è questo lo strumento (suonato dallo stesso Tanner) che si sente in "Good Vibrations".

Questo nuovo exploit su 45 giri era in sintesi ciò che sarebbe stato "Smile": un carnevale di cromatismi sonori, di taglia e incolla, di arrangiamenti brillanti e imprevedibili. Accantonate le sublimi orchestrazioni di "Pet Sounds", il leader dei Beach Boys sentì la necessità di alzare ulteriormente il tiro, registrando, in quattro studi diversi, novanta ore di musica o, meglio, di frammenti sonori.
Se "Pet Sounds" era l'esaltazione massima del wall of sound spectoriano, "Smile" sarebbe stato la personale versione di Wilson del collage zappiano o, ancor di più, del flusso di coscienza, della libera associazione verbo-musicale. Non a caso, decise di non proseguire la collaborazione con Tony Asher, splendido interprete dei sentimenti e delle sensazioni che il musicista volle trasmettere in "Pet Sounds" ma inadatto per questo nuovo progetto, e chiamò Van Dyke Parks, giovane talento che in quello stesso periodo collaborò con i Byrds e che due anni dopo si sarebbe reso protagonista di uno dei più illuminanti capolavori pop di fine decennio, "Song Cycle". Lo stile di Parks è nettamente diverso da quello di Asher: quest'ultimo ha una scrittura lineare, intensa, lirica, mentre quella di Parks si segnala per frammentarietà, vivacità e predilezione per giochi di parole.

La collaborazione partì subito con il botto. La prima canzone partorita dalla coppia fu infatti "Heroes And Villains", uno dei cinque pezzi di "Smile" a essere stato "ufficializzato" nel disco sostitutivo, "Smiley Smile". Parlarne, però, è quantomai difficile: è noto, infatti, che la versione uscita come singolo nel luglio del '67 e inclusa a settembre in "Smiley Smile" sia una versione troncata, ri-arrangiata e ri-registrata rispetto a quella (mai edita) che sarebbe dovuta comparire in "Smile" (destino comune a tutti i brani riproposti nei dischi successivi, ad eccezione di "Good Vibrations").
Nel 1990 la Capitol, in occasione della riedizione su cd di "Smiley Smile" e "Wild Honey", ha inserito tra le bonus track la prima delle due parti che secondo il tecnico Chuck Britz avrebbero composto il pezzo e sarebbero dovute uscire come 45 giri, mentre la seconda sezione è facilmente reperibile in bootleg. Il dubbio rimane comunque legittimo, se non d'obbligo: se queste due parti, per un totale di 6 minuti e mezzo, siano effettivamente l'edizione definitiva del pezzo o solo dei "work in progress", non è possibile saperlo. È certo, però, che la qualità musicale delle due sezioni sia di sommo livello: la complessità degli intrecci vocali, delle campiture musicali, dei collage sonori (l'esempio più lampante è il main theme che sfocia nel segmento conosciuto come "Cantina Scene", purtroppo rimosso nella versione ufficiale) raggiunge vertici forse sconosciuti persino a "Good Vibrations". Il tutto è contornato da un tripudio di grugniti, risate lo-fi, citazioni doo-wop 50's ("Gee", hit dei Crows), per un risultato decisamente spiazzante: se i fan statunitensi (a differenza di quelli britannici) fecero fatica a capire "Pet Sounds", ci si chiede come avrebbero reagito a simili sperimentazioni.

L'intesa tra Wilson e Parks si rivelò subito ottima e in pochi mesi, tra la primavera e l'estate del '66, scrissero numerosi pezzi per il nuovo disco, inizialmente intitolato "Dumb Angel". Idea dei due era quella di dar vita a un disco inequivocabilmente statunitense, in risposta alla British Invasion che sempre di più stava spopolando. Un viaggio attraverso l'America non solo geograficamente (partenza a Plymouth Rock e arrivo alle Hawaii), ma anche storicamente e culturamente. Per questo l'uso di citazioni e di cover assume particolare rilievo: dalla già citata "Gee" a "The Old Master Painter", da "You Are My Sunshine" al tema principale di "Woody Woodpecker".
Il collage, proprio come nei coevi lavori di Zappa e delle Mothers, si eleva protagonista non solo all'interno dei pezzi, ma dell'album stesso. La varietà dei pezzi è eccezionale: dal coro a cappella di "Our Prayer" alla baldoria di "Heroes And Villains", dalla melodia old style stravagantemente arrangiata di "Barnyard" alla goliardica demenza di "He Gives Speeches", dall'infinita dolcezza di "Wonderful" (forse il pezzo più stuprato, tra quelli riediti in un secondo momento) a "Bicycle Rider", degnissimo successore di "Let's Go Away For Awhile", dal tour de force vocale di "Cabin Essence" a "Good Vibrations", dalla titanica suite "The Elements" (purtroppo in buona parte incompleta: se "Vegetables" - con la band e Paul McCartney, in visita all'amico Brian, che sgranocchiarono verdure e usarono il suono prodotto come percussioni - rappresenta la terra, l'intro e le sezioni concernenti il fuoco e l'acqua sono andate perdute, mentre quella dell'aria, seppur anch'essa perduta, è stata rimpiazzata da "Wind Chimes") fino alla sublime "Surf's Up". Il cilindro dei due autori, insomma, sembrava poter contenere un numero infinito di conigli da estrarre.
Con "Smile", dunque, Brian Wilson era pronto a sconvolgere il mondo del pop così come era riuscito a fare con "Pet Sounds". Forse addirittura di più.

Sei maggio. Derek Taylor, l'agente stampa dei Beach Boys, dichiara in una conferenza stampa che "Smile" non uscirà. I motivi di questo abbandono sono legati unicamente al crollo psicofisico dell'autore. Ma cosa provocò una simile debacle?
Ovviamente le cause sono diverse. Wilson da anni soffriva di ansietà legata a depressione (forse ereditate dalla famiglia), tanto che smise di andare in tour con il resto del gruppo già nel 1964. Le pressioni esercitate dalla Capitol, dalla stampa e dall'opinione pubblica arrivarono a livelli per lui insostenibili. La situazione peggiorò in maniera esponenziale in seguito all'uscita di "Pet Sounds": le vendite insoddisfacenti (almeno per gli standard dei Beach Boys) unite al grande scalpore che il disco fece tra critici e addetti ai lavori "obbligarono" Wilson ad andare oltre, a tentare di elevare ancor di più la qualità della sua musica. Non aiutavano, poi, le dosi sempre più massicce di Lsd ed erba che il compositore consumava in quel periodo. E, a rendere il quadro ancora più insopportabile, era la tanto discussa rivalità con i Beatles: se Lennon e McCartney vivevano la vicenda positivamente, Wilson cominciò a soffrire questa sfida a distanza, non godendo neanche degli appoggi, anche morali, di cui i due Beatles potevano beneficiare (Martin in primis). C'è da chiedersi in ogni caso in cosa consistesse questa rivalità tra due band profondamente diverse, al punto che i "duelli" "Revolver"-"Pet Sounds" e "Sgt. Pepper"-"Smile" risultano del tutto sterili.
In ultimo luogo, per Wilson, c'era la spina sempre più dolorosa chiamata Mike Love. Brillante e dotato affarista nello spietato mondo del music-business ma cieco e modesto musicista, Love non capì né appoggiò la nuova strada imboccata dal cugino a partire da "Pet Sounds". In particolare, durante le session di "Smile", fece di tutto per ostentare il proprio malumore a Wilson e Parks: Love non comprendeva le intenzioni del cugino, preso da quel mucchio di frammenti strampalati, e non apprezzava minimamente i testi di Parks, per lui inconsistenti e vacuamente criptici. I due arrivarono addirittura a litigare animosamente durante le session di "Cabin Essence", con Love che pretendeva da Parks spiegazioni sul significato del testo.
Arrivista nato, Mike Love anni dopo smentì tutto, dicendo di apprezzare sia "Pet Sounds" che "Smile", arrivando addirittura a chiedere in tribunale (vincendo) la paternità dei testi di alcuni brani di "Pet Sounds" (nonostante le veementi smentite di Asher circa un suo coinvolgimento nella realizzazione di "Wouldn't It Be Nice") e a citare in giudizio (perdendo) Wilson e il quotidiano "Mail On Sunday" per aver usato impropriamente la sua immagine e il nome dei Beach Boys per la promozione dello "Smile" del 2004. Parks, molto sagacemente, lo smentì su tutto il fronte, imputandogli proprio l'abbandono del progetto.

In ogni caso tutto questo minò ulteriormente la serenità di Wilson, che soffriva del mancato appoggio del "vice leader" del gruppo (nel 2004 si lasciò sfuggire in un'intervista un laconico "Le ragioni per cui non pubblicai 'Smile': primo, a Mike non piaceva..."). In altre parole, il musicista, verso la fine del '66, era diventato paranoico e sempre più instabile. Gli episodi di squilibrio furono diversi; tre, in particolare, raggiunsero il grottesco. Durante le session di "Fire", il segmento purtroppo perduto della suite "The Elements", oltre a chiedere ai musicisti di indossare cappelli da vigili del fuoco, Wilson si convinse che la musica da lui creata fosse responsabile di alcuni incendi divampati nei pressi dello studio (sembra falso, invece, l'aneddoto secondo cui bruciò i nastri delle session); si convinse anche che la battuta iniziale del thriller di John Frankenheimer "Seconds" ("Operazione Diabolica"), "Good Morning, Mr. Wilson", fosse riferita a lui; all'apice di questo obnubilante stato psichico, Wilson arrivò a sostenere che Phil Spector stesse cercando di ucciderlo.
Troppi ostacoli, insomma, per un progetto così ambizioso e frammentato, che richiedeva un enorme dispendio di energie psico-fisiche, ancor più di "Pet Sounds", altrettanto complesso, ma più riconducibile a una forma compiuta e unitaria.
Il brodino "Smiley Smile", registrato in fretta e furia con l'orribile produzione di un Wilson sempre più alienato e depresso, e il cadavere riesumato e imbellettato del 2004, non sono altro che due ulteriori tasselli di un enigma che continua ad ammaliare, irritare, innamorare. Due ulteriori, beffarde apparizioni di una inafferrabile Fata Morgana.

In definitiva, se "Smile" continua a far parlare di sé è perchè rappresenta la sconfitta, la dimora del genio che soccombe al suo stesso genio, della luce più intensa che brucia solo per sé stessa, dell'artista che si arrende in tutta la sua umanità e solitudine.

P.S. Naturalmente non esiste alcuna scaletta ufficiale di "Smile". Né quella del cofanetto “Good Vibrations” né quella del progetto solista del 2004 possono essere prese in considerazione, in quanto mero cumulo arbitrario di tracce è il primo, tutt'altro lavoro è il secondo. Quella proposta qui a fianco è la tracklist, altrettanto arbitraria, del bootleg in possesso del recensore.


(12/10/2008)

  • Tracklist
  1. Our Prayer
  2. Heroes And Villains pt. 1
  3. Heroes And Villains pt. 2
  4. Barnyard
  5. Do You Like Worms
  6. The Old Master Painter
  7. He Gives Speeches
  8. Wonderful
  9. Child Is Father Of The Man
  10. Cabin Essence
  11. Bicycle Rider
  12. Good Vibrations
  13. Look
  14. Vegetables
  15. Holidays
  16. Wind Chimes
  17. Mrs. O'Leary's Cow
  18. I Wanna Be Around-Friday Night
  19. I Love To Say Da Da
  20. Surf's Up
  21. You're Welcome
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