Belle And Sebastian

If You're Feeling Sinister

1996 (Jeepster) | pop

ASCENSIONI COLOR SCARLATTO

di Fabio Russo

Un'ode alle canzoni di "If You're Feeling Sinister" è quasi naturale, sorge d'istinto come l'istinto che lega assieme tali riflessioni ardenti e soavi, introverse e naif, virginali e spoglie, impacciate. È un'ode allo stile del compositore e strumentista Stuart Murdoch, il cui sguardo è simbiosi di arte e vita. Quel rosso vivo recato in copertina dal disco è già così indimenticabile. Già un tuffo fatale nel classico. Un'accensione cromatica che allerta e dà pressione, tinge le pareti di intensità e di dramma, sommerge in fretta corpi, oggetti, persino ombre e riflessi. 

In questi primi anni di vita, tra 1995 e '96, Belle & Sebastian tracciavano esemplari, naturali traiettorie melodiche fatte di semplici e calibrati rapporti spaziali reciproci. I trapassi e le coloriture in seno a drammi musicali discreti avvicinava i Belle & Sebastian a remoti, celestiali e malinconici poeti del pop anni Sessanta, ormai in un leggendario limbo: Left Banke, Love, Nick Drake, Ora, Caravan, Felt. Stesse le percezioni e le cognizioni, i timbri sinuosi, il nitore stilistico di pianoforte e chitarra: attingendo o per proprio istinto, Stuart Murdoch rimodulava, affinando un nuovo, esemplare "umanesimo", le cui polveri e le cattive interpretazioni di infiniti discepoli hanno prodotto oggi l'aiuola di ortiche che è il twee-pop.

"If You're Feeling Sinister" allestisce una sequenza apollinea di canzoni, incantevole in tante soluzioni strumentali (su tutte il duetto piano-vibrafono di "Seeing Other People"). Racconti di vivo quotidiano senza più barriere o distanze, che intuiscono e svelano un poetico nel reale, curiosità e nuove altezze nel nitido e nel sobrio. Inseguendo legami tra quotidiano e passato, realtà e fittizio, le canzoni operano un montaggio invisibile. La vita dei musicisti si mescola inestricabile a racconti di fantasia: Stuart David, visionario e poeta, a tempo perso va a pesca, scrive romanzi e compone musica, Murdoch risolve imprevedibili incontri in treno in solitarie bevute in pub. Isobel che voleva smetterla col college... e poi Morrissey, i Roxy Music del '72, le volpi nella neve e i ragazzini in bicicletta, i sogni immaginifici di "Mayfly" e di "Judy". Tutto insomma si fa racconto, o torna racconto. La realtà è assolutamente prossima al sogno, ne è avvinta da sottili invisibili fili di lana, vi si avvolge cercando protezione ("the stars of track and field are/ beautiful people"); ma suscita stupore e meraviglia nell'inerme canto di Murdoch ("fox in the snow!... fox in the snow!.. fox in the snow!").

Difficile ripercorrere oggi il tempo a ritroso, pretendendo, come i Connells di quella canzone, di tornare al... "1995-96" in cerca di un pretesto o una facile soluzione per l'enigma musicale dei Belle & Sebastian. L'epoca che attribuì loro i natali era infatti distratta e "persa" altrove al punto di non accorgersi di un tale prezioso "unicum". "If You're Feeling Sinister" rimane dunque per natura e per necessità esempio immutabile di disco "di singoli senza singoli", monumento senza clamore e "nuovo" esordio (dato che il primo, propiziatorio "Tigermilk", era irrintracciabile).

Questo si apprendeva di loro, nel '96: che erano un gruppo di giovani scozzesi non meglio identificabili, con sguardi tesi, per istinto di sopravvivenza, verso nuovi lidi, creazioni e progetti. E mentre cercavamo di raccapezzarci in queste torbide, sfumate meraviglie melodiche in custodia rubino, oggetto del nostro ripescaggio, per loro era già tempo di altri singoli-inediti su 45 giri.

"Second just to being born/ Second to dying too"

Per ringiovanire senza essere visti, i Belle & Sebastian alteravano in arte senza mai risolversi; per non sacrificarsi si sbarazzavano del proprio passato-fardello, esistenziale e artistico, attraverso un altro, nuovo memoriale.


***

LA VECCHIA ARTE DEL BELLO

di Raffaele Patti

"L'artista è il creatore di cose belle" (Oscar Wilde)
Beh, potrebbe sembrare una frase banale e scontata, quasi priva di senso, ma se si indaga a fondo sulla sorgente di questo squarcio di saggezza, nel qual caso Oscar Wilde, c'è da giurarci. Con un sillogismo aristotelico, esportando il concetto all'opera dei Belle And Sebastian, oggettivamente bella, la considerazione ci porta dritti dritti a una conclusione ovvia: Belle and Sebastian sono sicuramente dei grandi artisti. Ciò detto per contrastare l'idea di qualche fanatico critico che non riesce a distaccare il proprio timpano dal fantasma dell'innovazione, dall'avanguardia, dalla spasmodica curiosità di dover continuamente esplorare nuovi sentieri senza mai soffermarsi ad ascoltare chi, con parole proprie, racconta la bellezza di ciò che è già accaduto, con lo stupore, e insieme la consapevolezza, di chi allora non c'era, ma che alla "vecchia" arte si rivolge di continuo, quasi come un bambino continuamente alla ricerca del guscio familiare.

E proprio come accade quando non c'è nulla di ricercato, di costruito, tutto avviene quando meno te l'aspetti. Dopo vari tentativi di Murdoch (voce, chitarra, piano) di creare un complesso, o perlomeno qualcuno che lo accompagnasse per una "schitarrata", ecco che all'improvviso avviene il tanto sospirato incontro con il bassista Stuart David e da qui il reclutamento del resto della troupe per un progetto che prevedeva inizialmente la produzione di soli due album, per poi sciogliere la repentina sessione; inutile dire che per la band scozzese la sorte aveva in serbo piani decisamente "alternativi". Dopo la splendida ingenuità delle composizioni di "Tigermilk", redatto in solo mille copie remixando in qualche modo il mito della "banana" di Andy Warhol, il timido gruppo, con l'aggiunta qua e là di qualche strumento, confeziona un album dalla melodia per così dire perfetta, mai invadente, mai poca, mai insipida; giusta come non mai. "If You're Feeling Sinister", infatti, ha il sapore dell'album che tutti ascolterebbero senza mai storcere il naso, magari senza nemmeno sobbalzare dalla poltrona, restando sempre ben vigili con l'orecchio votato a qualche calda nota da ricordare.

L'introduzione, affidata a "The Stars Of Track And Field", è inibita a rammentare quasi il timido esordio del figurato duo ("Tigermilk" restò per settimane nella vetrina di un negozio di dischi di Glasgow, passando inosservato), ma pian piano acquista coraggio, come un ragazzo che ha paura di mostrarsi al primo incontro e che aspetta un ammiccamento per sentirsi un po' fetente. Rotto il ghiaccio, gli scenari aprono a danze più vispe ("Seeing Other People"), alle pennellate pop-wave di "Like Dylan In The Movies", prima di giungere alla dolcissima "The Fox In The Snow", miliare saggio armonico dai toni Drake-iani, che sprigiona la voglia di impugnare una chitarra e fare il figo con lei che ti ascolta con gli occhi lucidi.
Altro salto fuori dalla tristezza con la fresca "Get Me Away From Here, I'm Dying", che attraverso slanci di accordi acustici racconta sensazioni di ragazzi con desideri di evasione; scontri generazionali appaiono invece insormontabili sul treno di "Me And The Major" (me e il maggiore), mentre i sogni di una giovane fanciulla danzano sulle note di "Judy And The Dream Of Horses".

La struggente malinconia di "The Boy Done Wrong Again" cavalca il sentiero tracciato in tempi non sospetti dal conterraneo Donovan nella sua "Catch The Wind", sviscerando un canto sofferto e fluido al contempo, imploso ed emozionale come solo il "Dylan del vecchio continente"  sapeva intonare e dal quale Murdoch e Jackson (per la prima volta le loro voci disegnano la stessa parabola canora) imparano come devoti scolaretti; altra lezione appresa con lode è quella parvenza di jingle-jangle che dalla mitica Rickenbaker dei Byrds si reincarna in "Maifly", magistralmente condita però con gli aromi musicali del decennio scorso. Inutile dire che per tutta la durata del disco aleggia l'insegnamento pop degli Smiths che, come afferma lo stesso Murdoch, è come il "sangue che gli scorre nelle vene"; il nome del gruppo, che trae spunto dallo splendido romanzo di Cecil Aubry diventato poi cartoon di culto negli anni Ottanta, beh, ha un impatto che foneticamente suona un po' come Simon and Garfunkel e, dopo averli ascoltati, a nessuno verrebbe in mente di considerarli tutt'altra cosa.

Mille e più citazioni, quindi, per un album dal sapore nostalgico, ma al contempo pieno di fresca innovazione d'esecuzione. Finito l'ascolto di "If You're Feeling Sinister", viene subito voglia di riascoltarlo o magari di farlo conoscere a un amico. Nessuno, anche il saputello più esigente, volgerà l'ascolto altrove; magari non subito, ma prima o poi ti dirà: "Sai, l'ho comprato anch'io".

(14/04/2007)

  • Tracklist
  1. The Stars Of Track And Field
  2. Seeing Other People
  3. Me And The Major
  4. Like Dylan In The Movies
  5. The Fox In The Snow
  6. Get Me Away From Here, I'm Dying
  7. If You're Feeling Sinister
  8. Mayfly
  9. The Boy Done Wrong Again
  10. Judy And The Dream Of Horses

 

Belle And Sebastian su OndaRock
Recensioni

BELLE AND SEBASTIAN

Girls In Peacetime Want To Dance

(2015 - Matador)
Gli scozzesi alla prova della svolta electro

BELLE AND SEBASTIAN

The Third Eye Centre

(2013 - Rough Trade)
Una collezione di b-side e remix per ripercorrere gli ultimi dieci anni di carriera degli scozzesi

BELLE AND SEBASTIAN

Write About Love

(2010 - Rough Trade)

Il "periodo rosa" dei Belle And Sebastian, tra romanticismo e ammiccamenti soft

BELLE AND SEBASTIAN

The BBC Sessions

(2008 - Jeepster / Matador)

Un tuffo dal sapore nostalgico nei classici del gruppo scozzese

BELLE AND SEBASTIAN

The Life Pursuit

(2006 - Rough Trade)

BELLE AND SEBASTIAN

Storytelling

(2002 - Jeepster)

News


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.