Blue Nile

Hats

1989 (Linn Record / Virgin) | art-pop

La storia dei Blue Nile è la storia di una cult-band. Anzi, della cult-band per eccellenza. Il percorso che i tre ragazzi di Glasgow compiono per approdare al mondo musicale degli anni 80 è atipico. La Linn, una casa di produzione di raffinati e costosi componenti hi-fi, chiede a Calum Malcolm dei demo per un eventuale progetto discografico, i cui standard siano in linea con il loro più recente artefatto, ovvero il giradischi Sondek Lp12. Il produttore non ha dubbi e propone alcune registrazioni del gruppo scozzese: la storia ha così inizio. L'esordio dei Blue Nile viene pubblicato solo in vinile nel 1984, distribuito dalla Virgin. "A Walk Across The Rooftops" è un album che reinventa l'art-pop con una serie di citazioni colte (Terry Riley, Bela Bartok) e un avvincente romanticismo crepuscolare e urbano; su tutto svetta la voce di Paul Buchanan (quasi un moderno Frank Sinatra), elemento catalizzatore del mesmerico fascino del gruppo.

Poco inclini al ruolo di musicisti per professione, Paul Buchanan, Robert Bell e P.J. Moore non rispettano le regole del business, pubblicando quattro album in un arco temporale di ben vent'anni. Bisogna infatti attenderne ben cinque dall'esordio per poter avere un seguito: un piccolo capolavoro di pop-rock romantico e impressionista che corrisponde al nome di "Hats", il suono è monocromatico, a volte noir, minimale ma arioso, elettronico ma ricco di soul, non gioioso ma compassionevole, intimo e altresì schietto.
"Hats", quattro lettere, una parola, un ossimoro, con il quale la generazione post-punk recupera i germogli di un sentimento ancestrale: l'amore. Un perfetto "Honey At The Core" messo a punto da tre musicisti vogliosi di riappropriarsi della canzone romantica e sentimentale, quella vissuta e sofferta di Billie Holiday, quella elegante e ruffiana di Frank Sinatra e anche quella ricca di pudore dei primi vagiti beat.
"Hats", quattro lettere che sostituiscono l'ormai uniformato "Love", vestendo a nuovo quell'arcaico impulso, fautore d'incontri tra uomini e donne desiderosi di comunicare solo attraverso il lessico della passione.
Un cult movie in bianco e nero, dove lo scenario si sposta dalle strade fumose di New York o Chicago a quelle piovose di Glasgow, un collage di sette mini sinfonie dove tecnologia ed emozione raccontano di amori urbani e notturni, consumati sotto la pioggia, tra i bus all'ultima fermata e le luci al neon dei bar.

L'album consolida tutte le qualità della band: la voce di Buchanan è più ricca di soul, l'evoluzione tecnologica offre sonorità elettroniche più calde e il tocco del basso di Robert Bell è più calibrato e asciutto, le tentazioni avantgarde e le dissonanze a volte cacofoniche dell'esordio sono più temperate. Sembra quasi che la band abbia passato gran parte del tempo in studio eliminando tutto il superfluo, lasciando all'ossatura delle canzoni tutto il potere emotivo. La vulnerabilità e le tensioni che animano le registrazioni danno forma a un romanticismo quasi melò o da film hollywoodiano. Sono infine sette brani che suonano come sette piccoli classici.

Il morbido beat elettronico che introduce le note di "Over The Hillside" è il cuore pulsante dei trentacinque minuti di "Hats", un mantra soul che accumula immagini di vita quotidiana in una sequenza ricca di pathos, che si libera della tensione nel romantico refrain dell'orchestra.
Come in un film, le luci dello schermo si confondono con il mondo reale e cala il silenzio: "The Downtown Lights" è un corto, un affresco neorealista dove il traffico, le luci della città, le strade che si svuotano e gli ultimi bus si muovono in sincrono, mentre la musica incastra figure geometriche pulsanti con variazioni cromatiche simili a quelle di un caleidoscopio. "The Downtown Lights" è una moderna danza sufi che inneggia all'amore, un autentico capolavoro.
Solenne e introversa, "Let's Go Out Tonight" ripristina il tono narrativo di "Over The Hillside", una ninna nanna per adulti che non hanno mai smesso di sognare.

"Headlights On The Parade" apre il lato due con un giro di synth-bass avvolto da tastiere e un pianoforte in piena libertà armonica, una pop-song amara e solitaria, che non fa breccia nelle classifiche (72° in Uk), nonostante il tono più epico e lineare.
Di converso, "From A Late Night Train" rappresenta l'esatto opposto di "Headlights On The Parade": la malinconia è palpabile in ogni spazio lirico, piano e voce reggono un arrangiamento volutamente spartano, dove i pochi inserti strumentali alieni (la tromba) hanno il fascino dei ricordi; è una ballata da sonnambulo più che da sognatore, intanto cala il silenzio dell'oscurità.
Prosciugati sentimenti e speranze, Buchanan si chiede dove sia l'amore, ma non trova risposta neanche in quella che può definirsi la più amara e solitaria canzone mai scritta dai Blue Nile, "Seven A.M."; il verso "Stop! Go" risuona come l'ultima evocazione spirituale di un'anima turbata e sconfitta.
Come tutti i grandi album neo-romantici, "Hats" non offre soluzioni o speranze, le note della conclusiva "Saturday Night" non promettono una redenzione finale, ma solo contemplazione e stupore, due emozioni che la vita può offrirti attraverso l'incontro con una ragazza comune, che riesce a rendere speciale il tuo sabato sera. I violini si elevano maestosi celebrando l'epifania della quotidianità.

"Hats" è un album sofferente più che sofferto, meditativo più che meditato, il frutto di un periodo molto complesso per i tre musicisti. Ma il linguaggio è universale, la musica è limpida, come uno specchio, un diario sonoro in cui ognuno di noi può ritrovarsi per esorcizzare il dolore e la solitudine. In questi trentacinque minuti di new-symphonia, l'amore trascende la norma e diventa biografia dei sentimenti comuni, universali.
È nato il post-romanticismo industriale.

(04/12/2016)



  • Tracklist
  1. Over The Hillside
  2. The Downtown Lights
  3. Let's Go Out Tonight
  4. Headlights On the Parade
  5. From A Late Night Train
  6. Seven A.M.
  7. Saturday Night

2012 remastered edition bonus disc

  1. Seven A.M. (live in the studio)
  2. Christmas
  3. Let's Go Out Tonight" (vocal 2)
  4. Saturday Night (vocal 2, early mix)
  5. Headlights On the Parade (live in Tennessee with Larry Saltzman, Steve Gaboury and Nigel Thomas)
  6. The Wires Are Down




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