Clock Dva

Advantage

1983 (Polydor) | industrial, dark-wave, avantgarde

Sheffield, cuore plumbeo d’Inghilterra, con i suoi tetti anneriti dalla caligine e il suo alienante ciclo di vite. Un agglomerato siderurgico, dove l’esistenza è scandita dal clangore metallico delle industrie pesanti e dal rumore delle grandi fucine a stampo. Sheffield, capitale dell’acciaio inossidabile e motore della rivoluzione industriale, dove la desolazione del lavoro a catena delle fabbriche si sposa a un anelito ribelle e anticonformista. Non quello primitivista del punk, però. Forse per via di uno spirito futuristico dettato proprio dal paesaggio e dai suoi suoni. Forse per via di un’antica rivalità con Londra. “London burning they all shout/ But I wouldn’t even piss on it to put the fire out” (“'Londra brucia', gridano tutti/ Ma io non ci piscerei sopra neanche per spendere l’incendio”) era l’icastico anthem con cui i locali 2.3 sbeffeggiavano i Clash in “(I Don’t Care About) London”. Fatto sta che, come rivelò Phil Oakey degli Human League, “a Sheffield non c’era nemmeno un gruppo punk”. E “nei garage della città – ricorda Simon Reynolds – i giovani armeggiavano con sintetizzatori, registratori e rudimentali scatole ritmiche”. Sheffield ancora non lo sapeva, ma dalle sua scorie radioattive stava per germogliare una delle scene musicali più creative della storia della musica britannica.

Tra gli scantinati fatiscenti e le vecchie fabbriche abbandonate, si propaga un fermento creativo irrefrenabile. Il retroterra sono sempre le liturgie rumoriste della musica industrial, che il guru Genesis P-Orridge sta facendo deflagrare a Londra con i suoi Throbbing Gristle. Ma gli orizzonti sono ancora più ampi. Possono rincorrere i sogni anarcoidi dei vecchi pionieri dadaisti di Zurigo (Cabaret Voltaire). Oppure, possono spostare le lancette ancora più in là, verso un futuro indefinito dove l’elettronica robotica dei Kraftwerk e i groove jazz-funk si lasciano trascinare dai bassi marziali del dark-punk verso un’avantgarde minacciosa e destabilizzante. Come nel caso dei Clock Dva.
Già il nome, del resto, è tutto un programma: una sigla ispirata dal celebre romanzo “A Clockwork Orange” di Anthony Burgess, che ispirò l’omonimo film di Stanley Kubrick: l’orologio sta a simboleggiare il surrealismo meccanico del tempo, mentre Dva (ovvero: due, nello slang russo parlato da Alex e dai suoi drughi) chiama in causa numerologia e cabalistica. L’operazione “Arancia meccanica” (libro, film e colonna sonora) ebbe un enorme impatto sulla cultura inglese del tempo, e nella futuristica Sheffield in modo particolare. Come ricorda ancora Reynolds, “The dignity Of Labour”, titolo del secondo Ep degli Human League era il murales che campeggiava in una scena del film e gli Heaven 17 presero il nome da un immaginario gruppo pop citato nel libro, mentre la soundtrack di Carlos folgorò sulla via dell’elettronica nugoli di giovani musicisti locali. Tra questi, c’era anche Adolphus “Adi” Newton, già nei Future, il nucleo originario dei concittadini Human League. Un instancabile factotum artistico, che si destreggiava tra musica, proiezioni e installazioni, in performance multimediali non troppo distanti da quelle dei Throbbing Gristle. Ed è proprio Genesis P-Orridge a favorire la prima incisione ufficiale delle jam psych-jazz-industrial targate Clock Dva, dal titolo “White Souls In Black Suits” (1980).
Un anno dopo, “Thirst” affina quel sound, sempre più svincolato dai canoni industrial e sempre più contaminato da beat funk, afrori psichedelici e ombrosità wave. Ma proprio quando il gruppo è in rampa di lancio, la tragedia della morte per overdose del bassista Stephen James "Judd" Turner sconvolge tutti i piani.

Newton, però, non si dà per vinto. E rinsaldata la band attorno a un nuovo organico (Paul Browse al sassofono, John Carruthers, futuro Banshee, alla chitarra, Dean Dennis al basso e Nick Sanderson alla batteria) con il cruciale apporto del produttore/tastierista Hugh Jones, riesce a spuntare un contratto con la lungimirante Polydor, che frutta l’album della rinascita. Perché “Advantage” fisserà per sempre le coordinate di un sound unico e di cruciale influenza sulle generazioni successive, assicurando al contempo un discreto seguito al gruppo, grazie a composizioni più accessibili e nitide, ma non meno inquietanti e avveniristiche di quelle che avevano fondato la sua leggenda. Una peculiare dark-dance elettronica, sfregiata da espedienti armonici e rumoristici di ogni sorta.
Se i primi Dva erano “un vero casino: cianfrusaglie, violenza e registratori”, come riconosce Newton, quelli di “Advantage” sono una band affiatata e matura, che – oltre a far paura - sa scrivere canzoni. Se non concept album, quantomeno un film noir. Ambientato in una Parigi piovosa e notturna, che ha smarrito la sua anima ed è sprofondata in un gelido caos. Un universo sordido, popolato da reietti e beautiful losers, eroine torturate e angeli neri. Tutti a caccia di una salvezza impossibile.

La tenebrosa “Tortured Heroine”, sinuosa e agghiacciante, rimbomba cupissima, aprendo le danze di questa discoteca catacombale, con batteria e drum machine a martellare il ritmo. Come zombie senza requie, si dimenano i “Beautiful Losers”, con disturbanti barriti fiatistici che acuiscono il senso di straniamento: il sax di Ian Mackay (Roxy Music) che fa ancora scuola. Un suono che deflagra in tutta la sua carica dinamitarda nella danse macabre di “Resistance”, una cavalcata elettrica spiritata à-la Sisters Of Mercy, che Newton interpreta con piglio epico, insegnando a sua volta parecchio a nugoli di discepoli (in primis, i Mission di Wayne Hussey).
È un’esperienza sensoriale, ancor prima che musicale. Si respira un senso di eternità (“Eternity In Paris”), ma restando sempre intrappolati in un pozzo senza fondo, dove la claustrofobia (il drumming ossessivo, le linee di basso ipnotiche alla Mick Karn) e la disperazione (i graffi laceranti dei fiati e delle distorsioni chitarristiche) lasciano filtrare solo sparuti scampoli di romanticismo (i vocalizzi femminili, i tenui scintillii delle tastiere).

Newton intona i suoi melodrammi con registro cavernoso ed enfasi crescente (“The Secret Life Of The Big Black Suit”), assecondato da beat dance e da un’orgia di nastri manipolati. È cyber-punk tribale, jazz dell’oltretomba (con apoteosi definitiva nello spettacolare noir cabaret di “Dark Encounter”, oltre 7 minuti tra fiati torbidi e voci di sirene mortifere), ritmo che si frantuma e ricompatta in un ammasso indistinto di suoni e rumori. Ai Clock Dva non interessa la mera sovrapposizione di fonti: come esperti dissezionatori, le disossano e reimpiantano in nuovi scheletri sonori, trasformando ad esempio il funk di “Breakdown” in un’ipnotica ode all’alienazione, o l’ethno-jazz di “Noises In Limbo” in un balletto meccanico per androidi.
Non sfugge a questo destino anche la “Black Angels Death Song” dei Velvet Underground, trasfigurata in una trance apocalittica, tra le muraglie dei synth e le scariche elettriche della drum machine. “Poem”, invece, è la raggelante quiete del dopo-bomba: ambient-music spettrale e liquida, quasi atonale. Una pièce d’austerità classica, con il timbro sferzante di Newton a declamare sparuti, desolati versi.
I remix dei due singoli “Resistance” e “Breakdown” completeranno l’edizione in cd (con una tracklist diversa rispetto al vinile originale, che conteneva 8 tracce anziché 12).

Ma il successo del disco non basterà a placare l’irrequietezza dell’instancabile hacker Newton, che, sciolta la band nel 1983, si trasferirà in Olanda, per dar vita a una nuova creatura musicale (The Anti Group Communication Project), salvo poi tornare a riunire i Clock Dva nel 1988, in piena epopea cyber-punk, orientandoli verso ricerche elettroniche ancor più ritmiche e ossessive, che culmineranno in un altro gioiello come “Buried Dreams”.
“Advantage” resterà però la formula perfetta. L’alchimia in grado di traghettare le intuizioni dei pionieri industrial di Sheffield verso un sound moderno e totale, dove ogni steccato di genere veniva definitivamente abbattuto.

(30/09/2012)



  • Tracklist

Lp

 

  1. Tortured Heroine
  2. Beautiful Losers
  3. Resistance
  4. Eternity In Paris
  5. The Secret Life Of The Big Black Suit
  6. Breakdown         
  7. Dark Encounter
  8. Poem

 

Cd

 

  1. Tortured Heroine
  2. Beautiful Losers
  3. Resistance
  4. Eternity In Paris
  5. The Secret Life Of The Big Black Suit
  6. Breakdown
  7. Dark Encounter
  8. Poem
  9. Noises In Limbo
  10. Black Angels Death Song
  11. Resistance (12" Mix)
  12. Breakdown (12" Mix)


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