Cramps

Songs The Lord Taught Us

1980 (Zonophone / Emi) | voodoobilly

Chiamatelo come volete, voodoobilly o psychobilly, ma la sostanza di quello che inventarono i Cramps sul finire degli anni 70 con la pubblicazione di questo "Songs The Lord Taught Us", loro album di debutto prodotto da Alex Chilton dei Big Star, non cambia: retaggi e dettami del rockabilly anni 50 ed echi surf e garage dei Sixties, filtrati attraverso la brutalità e la creatività della rivoluzione punk e new wave che loro stessi stavano vivendo.

Band atipica, i Cramps. Come i Doors, riuscivano a fare a meno del basso, ma a differenza del gruppo di Jim Morrison erano tecnicamente deplorevoli, difettando di un tastierista geniale come Ray Manzarek che facesse da collante tra la batteria e le chitarre. Questo spiega perché le canzoni dei Cramps sono primitivi riti suburbani, postmoderne danze di iniziazione, inni dell’alienazione metropolitana.
Ma i Cramps sembrano non prendersi mai sul serio. Il loro peculiare gusto per lo sberleffo e per la parodia li rende anni luce distanti dal teatro della crudeltà messo in scena da gruppi come Virgin Prunes o Christian Death. I Cramps non hanno alcuna velleità intellettuale, filosofica o artistica: non recitano la parte di quelli gretti e rozzi che si dipingono tali per protesta contro la società capitalista. I Cramps davvero non sanno suonare.

La loro assoluta estraneità a ogni riferimento avanguardista si evince anche dai due elementi che sono alla base della loro poetica: il rock 'n' roll dei bianchi e i film horror di serie B. La loro New York è una città fantasma popolata da alieni, rifiuti umani, mattoidi, psicopatici, drogati, zombie, licantropi e vampiri. Cantore sguaiato di questo popolo delle tenebre è il truculento giullare Lux Interior accompagnato da due psicotici chitarristi, l'ex-attrice porno Poison Ivy e il misterioso Brian Gregory, e dal famelico batterista Nick Knox.
E proprio i tamburi primitivi di Knox danno inizio al rito voodoo per dissonanze di "TV Set", con i riff urticanti delle chitarre e il canto invasato e sguaiato di Interior. Si prosegue con una cover spasmodica di "Rock On The Moon" di Jimmy Stewart, e con la spigolosa e randagia "Garbageman".

"I Was A Teenage Werewolf" è uno dei loro capolavori: una sfilata di licantropi, sul palcoscenico dei sobborghi newyorkesi, scandita dal battito animalesco dei tamburi, dalle cadenze orrorifiche delle chitarre e dagli ululati psicotici di Lux Interior. La malia rumorista di "Sunglasses After Dark" è invece un altro vertice dei loro show degenerati.

L’inno alla pazzia di "Mad Daddy", con le grida di Interior da ricovero psichiatrico, e la furia quasi stoogesiana di "Mistery Plane" fanno da apripista alla parossistica "Zombie Dance", il cui titolo dice già tutto: un punk spassoso ed efferato, con effetti a metà strada tra l'horror splatter e la commedia slapstick.
Il disco va ancora avanti attraversando danze nevrotiche e propellenti: il movimento pneumatico di "What's Behind The Mask", la cover solforica di "Strychnine" dei Sonics e lo scherzo goliardico di "I'm Cramped".
Le piste da ballo degli anni 50 continuano a sanguinare in "Tear It Up", mentre "Fever" chiude il disco con la sua atmosfera nebbiosa, sottilmente erotica e finemente noir .

Violenta e ironica, sensuale e macabra, la musica dei Cramps si imprime nell'immaginario dell'ascoltatore come un curioso incrocio tra gli horror di Wes Craven e il famigerato scherzo parodistico del Rocky Horror Picture Show.

 

(07/07/2007)

  • Tracklist
  1. TV Set
  2. Rock On The Moon
  3. Garbageman
  4. I Was A Teenage Werewolf
  5. Sunglasses After Dark
  6. Mad Daddy, The
  7. Mystery Plane
  8. Zombie Dance
  9. What's Behind The Mask
  10. Strychnine
  11. I'm Cramped
  12. Tear It Up
  13. Fever
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