Cyndi Lauper

She's So Unusual

1983 (Portrait / Epic) | synth-wave-pop

La ragazza doveva solo divertirsi, e il successo sarebbe venuto da sé. Avevano fiutato l'affare quelli della Epic Records mettendo sotto contratto la non più giovanissima Cyndi Lauper, disoccupata dopo lo scioglimento della sua scanzonata band rockabilly, i Blue Angel, apprezzati dalla critica ma snobbati dal grande pubblico. Non poteva passare inosservata, secondo loro, quella piccola donna così insolita e dalla goffa ma esuberante femminilità, con una fulva capigliatura punk e quel look che sembrava un incidente col baule dei costumi di carnevale. E soprattutto non era il caso di lasciare senza microfono quella stridula voce da bambina impertinente, capace di raggiungere inaspettate ottave e tingersi improvvisamente di toni disperatamente drammatici.
La affidarono a un promettente produttore e businessman come Rick Chertoff e le diedero a disposizione una manciata di pezzi da interpretare. Una storia che si è costantemente ripetuta nel corso degli anni fino a raggiungere i connotati di una fredda catena di montaggio, volta più all'ottenimento del profitto monetario che a quello artistico.
Quella volta, però, le cose andarono diversamente, perché Cyndi Lauper era un'interprete di razza e uno spirito artistico tutt'altro che domabile e perché le canzoni in questione le calzavano meglio dei suoi strampalati vestiti, fotografavano il suo personaggio e immaginario così fedelmente da sembrare inscindibili da lei e inimmaginabili cantate da qualcun altro.

I soldi cambiarono tutto, sì, ma anche le grandi canzoni pop, e il caleidoscopico "She's So Unusual" ne conteneva parecchie, tutte pronte a trasformare Cyndi Lauper nella popstar su cui tenere gli occhi puntati e le orecchie ben aperte. E a inaugurare il nuovo corso della sua carriera fu proprio il trascinante e scintillante jangle-pop di "Money Changes Everything" dove, tra un'armonica blues e una linea di synth dal sapore quasi celtico, si gettavano le coordinate seguite a breve da tanti gruppi di successo, dalle Bangles (con cui avrebbe collaborato nel suo secondo album) agli Eurythmics, ben presto pronti a lasciarsi alle spalle la pelle elettronica per seguire sonorità simili.
Ma a cambiare la vita della Lauper fu soprattutto il primo, irresistibile singolo estratto dall'album, quella singhiozzante caciara electro-pop di "Girls Just Wanna Have Fun", impossibile scacciarla dalla testa, che fu eletta inno femminista da un'intera generazione di ragazze per poi diventare uno dei pezzi pop più peculiari di tutti gli anni 80.
Ad arricchire il pool di brani indimenticabili ci pensavano anche la sognante ballata "All Through The Night" che si stagliava su un delicato sfondo di iridescente elettronica fino a sciogliersi letteralmente sul malinconico ritornello e la cover di un misconosciuto pezzo di Prince (da poco salito alla ribalta con "1999") tratto dal suo primo vero capolavoro, "Dirty Mind", di soli tre anni prima: Lauper esasperò le tinte synth-wave di "When You Were Mine", epurandola dalla lievità originale e rendendola più cupa anche grazie alla melodrammatica interpretazione che sfociava addirittura in eccessivi singulti finali.
L'influenza del genietto di Minneapolis si riscontrava anche nel synth-funk grasso e pruriginoso di "I'll Kiss You" e nella scelta kitsch di riproporre una vecchia torch-song anni 20, "He's So Unusual" (che declinata al femminile funse da calzante title track), come se fosse suonata da una gracchiante grammofono. Un vezzo a cui ricorreranno tante altre dive del pop negli anni a venire.

L'inquieta ragazza, però, ci teneva a dire anche la sua e a dimostrare le sue doti di autrice già manifestate nei Blue Angel. Partecipò quindi alla stesura di alcuni brani, portando l'esperienza vissuta nella multietnica club-scene newyorkese, sia come cantante che come cameriera, e che prese le sembianze di "Witness", dalle venature reggae ben lontane da quelle, quasi vacanziere, della recente rilettura di "The Tide Is High" dei Blondie e del rockabilly sintetico di "Yeah Yeah", che chiudeva l'album tra incalzanti fiati ska e inalazioni di elio.
I colpi meglio assestati dalla Lauper furono però quell'ode alla masturbazione femminile che era "She Bop" (dove to bop veniva maliziosamente usato, e coniugato, per censurare il verbo masturbarsi) in cui un sinistro e barocco arrangiamento synth-pop contrastava con la sgangherata e contagiosa melodia, e soprattutto quell'essenziale dichiarazione d'amore a due voci (l'altra è quella del suo co-autore Rob Hyman), intrisa di tenerezza e romanticismo, che prendeva il nome di "Time After Time". Un pezzo talmente perfetto, nella sua semplicità, da diventare un moderno standard della musica pop americana, capace anche di ricevere inaspettati elogi, come quelli di Miles Davis (uno dei più dei cento artisti ad averla reinterpretata).

Si divertì parecchio, la ragazza, per più di due anni, e con lei i milioni di persone che acquistarono il disco, la critica che lo incensò meritatamente e i media (la nascente Mtv in testa) che resero la Lauper il primo caso di sovra-esposizione televisiva, e non, nel mondo del pop al femminile; poche altre volte, nella pop-music di successo, forma e sostanza sarebbero andate così bene a braccetto.
Al momento di ritornare in studio per dare un seguito al trionfale esordio, Cyndi Lauper pretese, comprensibilmente, completa autonomia e libertà nel firmare quasi tutti i pezzi e co-produrli. Tuttavia il più serioso "True Colours", penalizzato forse dall'attesa troppo lunga e scaturito in un sound non più freschissimo al momento dell'uscita, fu ben lontano dal ripetere tale exploit, così ben presto la stella della Lauper iniziò a offuscarsi, nonostante la partenza col botto grazie alla celeberrima e riuscita title track. Ironia della sorte, si trattava anche dell'unico brano inedito in cui il suo contributo in sede di scrittura fu minimo (curiosamente un simile scenario si ripetè col suo terzo e deludente album, "A Night To Remember", e il suo primo singolo "I Drove All Night", scritto sempre dagli stessi autori, la premiata coppia Billy Steinberg e Tom Kelly).

C'è poco altro di davvero memorabile, forse, nella sua sfortunata e disordinata discografia, ma il consistente lascito di "She's So Unusual" è sufficiente per tenere Cyndi Lauper al riparo da un immeritato oblio, e anzi sta ancora lì, nonostante gli acciacchi sonori dovuti al tempo che passa, quale testimonianza di un'irripetibile alchimia di canzoni, generi e colori, e che ancora oggi è croce e delizia per tutte quelle cantanti (o chi per loro) che provano ancora a realizzarlo, l'album pop perfetto.

(13/11/2011)

  • Tracklist
  1. Money Changes Everything
  2. Girls Just Wanna Have Fun
  3. When You Were Mine
  4. Time After Time
  5. She Bop
  6. All Through The Night
  7. Witness
  8. I'll Kiss You
  9. He's So Unusual
  10. Yeah Yeah

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