Donovan

Sunshine Superman

1966 (Epic Records) | folk, psych-rock

"I giorni del vino e delle rose sono ormai lontani".
Quando Donovan compone "Writer In The Sun" è solo, sulle rive di una minuscola isola greca, avvinto dalla malinconia per i tempi passati. Ma oltre al sole che scende lento verso il mare lo abbaglia il fantasma dei giorni futuri, quelli che avrebbe vissuto se solo la sua carriera non fosse finita così presto.
Il debutto in televisione, il successo con "Catch The Wind" prima e "Colours" poi, il tour, l'affetto dei fan, i giornali che lo accostano a Bob Dylan (al tempo già un mito internazionale), il loro incontro in quella camera d'albergo, l'amicizia con i Beatles. Il 1965 era stato un anno incredibile, ma evidentemente era destino che non dovesse durare.
"Sunshine Superman", il disco in cui ha riversato tutto il suo talento e le sue speranze, giace sugli scaffali della Pye ormai da mesi, bloccato da dispute contrattuali. Nel frattempo l'Inghilterra vive i suoi giorni più gloriosi dall'inizio del secolo, salda sul tetto del mondo della moda, del costume, e della musica (per non parlare del calcio, con la Coppa del Mondo finalmente nelle mani di chi quel gioco lo ha inventato). Dalle scalcinate radio dei pescatori gli arrivano le note di "Revolver", l'ultimo capolavoro dei Beatles, ed è quasi uno strazio sentire Paul cantare il verso che lui gli ha suggerito.
Può sembrare strana tanta rassegnazione in un ragazzo che ha appena compiuto vent'anni, ma è perché nei suoi occhi c'è ancora quella purezza originaria dell'adolescenza. Se non posso più essere una popstar - si dice lo scozzese - tornerò a quello che facevo due anni fa: viaggiare con la chitarra in spalla, suonare nei locali e dormire in spiaggia. L'industria musicale di quegli anni, d'altronde, era una nave senza capitano, un tritacarne che ancora non si capacitava di come i Beatles fossero durati più di qualche mese.
Poi un giorno, da un'isola molto più grande all'altro capo dell'Europa, arriva una telefonata. "Sunshine Superman" è uscito, ed è ai vertici delle classifiche di mezzo mondo. È giunta l'ora di tornare a casa.

Tenuto ai box dalla casa discografica, "Sunshine Superman" riesce a giungere nei negozi solo sul finire dell'agosto 1966, tre settimane dopo il suddetto "Revolver", ma fa comunque in tempo a ritagliarsi un posto tra gli antesignani di quella rivoluzione psichedelica che di lì a poco avrebbe travolto l'Europa e gli Stati Uniti.
Nelle dieci tracce che lo compongono c'è una summa del fermento musicale della Swinging London di quei mesi: il nuovo pop venuto dal Merseyside, gli ormai imprescindibili arrangiamenti orchestrali, il jazz dei fumosi locali di Soho, i ronzanti bordoni dei tanbura indiani e il rhythm and blues degli Stones, il tutto contaminato e trasformato dal suo folk rock etereo e sognante.
Donovan ha capito che l'unico modo per uscire dall'ombra di Bob Dylan è smettere di seguirlo: togliersi il berretto da marinaio e cercare una via personale al cantautorato; dismettere i panni dell'emulo di Woody Guthrie e abbracciare la sua vocazione da trovatore. Immaginarsi, insomma, come un moderno menestrello, con la fortuna di non doversi imbarcare verso terre lontane per scoprire nuovi accordi e nuove scale.
Il miglior alleato che potesse trovare è Mickie Most, produttore di alcuni dei più grandi successi pop dell'epoca. Invece di suggerirgli di sfruttare la formula consolidata, Most lo incoraggia a sperimentare con i suoni e con i generi più disparati, mettendogli a disposizione (oltre alla propria spiccata sensibilità musicale) l'estro e l'abilità di alcuni dei suoi sessionmen. Il più importante per l'album sarà Shawn Phillips, il cui sitar colora molti dei brani; i più famosi saranno invece un chitarrista chiamato Jimmy Page e un bassista di nome John Paul Jones, che, conosciutisi proprio da quelle parti, scopriranno presto di avere una certa affinità.

La title track è un perfetto esempio di quanto detto sopra: le strutture ricorsive del folk che si tingono di psichedelia, di un saltellante ritmo pop e delle chitarre elettriche di Jimmy Page, per un brano che raggiunse immediatamente il primo posto nelle classifiche americane e, in seguito il secondo in quelle inglesi. Nella stessa vena, meno iconica ma ancora più vivace e orecchiabile, è "The Trip", che verrà utilizzata anche per il lato B del singolo.
"Sunshine Superman" è anche il primo tributo di Donovan a Linda Lawrence, la musa che lo guiderà per tutta la vita. Linda ha appena dato a Brian Jones un figlio biondo come lui, ma le cose non vanno più molto bene. Inizia a uscire con Donovan, ma neanche questa storia dura a lungo. Lo scozzese la inseguirà nei pensieri, nella musica e per il mondo senza tregua, fino a raggiungerla qualche anno più tardi, portando a termine la ricerca più difficile e importante della sua vita. "Legend Of A Girl Child Linda" parla di lei, ma anche della perdita dell'innocenza di cui aveva letto nei poemi di William Blake. Le strofe della ballata, incorniciate dagli interventi degli archi, raccontano l'epopea di un gruppo di bambini che vogliono riportare la felicità nel regno di una principessa caduta addormentata e di un principe partito per la guerra. Dove Dylan usa le immagini luttuose di "A Hard Rain's a-Gonna Fall", Donovan sceglie il linguaggio che gli è più congeniale, quello immaginario (ma niente affatto giocoso) della favola.

Ed è forse in questo che sta la sua unicità. Donovan compone splendide canzoni, ma non ha lo sferzante carisma di Bob da Duluth, né inspira aria ed espira melodia come Paul da Liverpool. Nessuno però come lui è in grado di portare l'ascoltatore fuori dal mondo e fuori dal tempo, in quella terra che della nostra ha solo le vaghe sembianze, quel luogo fatto d'incanto che tutti hanno raggiunto da ragazzi, quando sognavano di partire per una meravigliosa avventura o di incontrare al ballo della scuola la persona dei propri sogni. Anche se poi l'hanno dimenticato.
È lì che ti conduce se lo segui fino alle stanze silenziose della corte di Re Artù ("Guinevere"), o sotto un onirico crepuscolo color mandarino, lungo una spiaggia al cui limitare sorge un surreale luna park ("Ferris Wheel"). Il sitar di Shawn Phillips è il garbato, perfetto contrappunto per i suoi acquerelli, ma non ha paura di prendersi la scena nel raga-folk di "Three King Fishers" o nella psichedelia di "The Fat Angel", il suo omaggio alla West Coast di "Mama" Cass Elliot e dei Jefferson Airplane. Questi ultimi decideranno di ricambiare il favore, inserendo il brano nelle loro esibizioni dal vivo.
"Bert's Blues" è dedicata all'amico, collega e guru del folk britannico Bert Jansch, ed è anche uno dei migliori esempi del nuovo stile "fusion" cui Donovan è pervenuto. Il pezzo si basa su di un classico pattern di chitarra acustica "à-la Jansch", ma viene stravolto da un deciso arrangiamento jazz, che dopo aver lasciato il passo a un delicato interludio di archi e clavicembalo, torna per concludere in chiave upbeat il lato A.
A chiudere la seconda facciata c'è la ballata "Celeste", con il suo catartico tripudio orchestrale, ma il brano più importante (nonostante sia anche il più atipico) è quello che la apre. Il trascinante crescendo rock-blues di "Season Of The Witch" diventerà un vero e proprio standard del genere, piazzandosi stabilmente - nei decenni a seguire - nelle setlist di dozzine degli artisti più disparati, da Stephen Stills ai Jellyfish, da Robert Plant a Courtney Love.

Mentre registravano l'album, Mickie Most soleva ripetere a Donovan di non farlo sentire a Paul McCartney, altrimenti avrebbe cercato di fare qualcosa di simile. Lo scozzese disobbedì, ma in cambio ebbe modo di ascoltare in anteprima un'opera fondamentale come "Revolver".
Benché profondamente diversi, "Sunshine Superman" ha molto in comune con quest'ultimo. Con il suo caleidoscopio di suoni e influenze, a tratti quasi disorientante, sicuramente senza precedenti, convinse molti dei suoi contemporanei che era tempo di alzare l'asticella, aprire le porte della percezione e condurre la forma-canzone pop alla fine naturale della propria adolescenza.

(27/08/2017)

  • Tracklist
  1. Sunshine Superman
  2. Legend Of A Girl Child Linda
  3. Three King Fishers
  4. Ferris Wheel
  5. Bert's Blues
  6. Season Of The Witch
  7. The Trip
  8. Guinevere
  9. The Fat Angel
  10. Celeste
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