Electric Light Orchestra

Out Of The Blue

1977 (Jet) | art-pop

"Ci vollero tre mesi per ultimare un doppio Lp...
Oggi non basterebbero tre anni
" (Jeff Lynne).
Una navicella spaziale atterra nei negozi di dischi nell'autunno del 1977, e sarà destinata ad accompagnare la band che lo incise fino a diventarne il simbolo riconoscibilissimo: in un momento assai turbolento, durante il quale gran parte del pubblico volgeva la propria attenzione al cantautorato impegnato o alla nascente, fulgida stagione del punk (nello stesso anno, non a caso, usciva un tris d'assi composto da "Never Mind The Bollocks" dei Sex Pistols, il primo omonimo album dei Clash e "Rocket To Russia" dei Ramones), sembrava che nulla sarebbe più stato come prima. Ci sono però due dischi in particolare che, in quel 1977, si impongono e diverranno pietre di paragone per la musica leggera internazionale per gli anni a venire: uno è "Rumours" dei Fleetwood Mac, destinato a vendere qualcosa come quaranta milioni di copie e a vincere un prestigioso Grammy Award, e l'altro è l'ambizioso doppio album degli Electric Light Orchestra "Out Of The Blue".
Inaspettatamente, come suggerisce il titolo dell'opera che più di ogni altra rappresenta la summa del pensiero e della visione del pop di Jeff Lynne, quest'ultimo sarà insieme il coronamento artistico di una carriera che andava comunque già a gonfie vele e il lavoro di maggior successo fino alla chiusura del capitolo "Elo", avvenuta nella seconda metà degli anni Ottanta.

Come mai "Out Of The Blue" ebbe un successo tanto clamoroso? Jeff Lynne ha più volte raccontato che la gestazione del doppio disco, inizialmente, non sembrò neanche troppo fruttuosa: il genio del pop di Birmingham, dopo una lunga tournée e con grandi aspettative da parte della casa discografica e del sempre crescente numero di estimatori, prese armi (beh, piano, si tratta solo di una chitarra) e bagagli e si trasferì in uno chalet in Svizzera ("una casa che assomigliava ad un orologio a cucù, tra le montagne") alla ricerca di nuova ispirazione. Non mancò neppure una puntatina in un piccolo negozio di musica per dotarsi di un piano elettrico e di un registratore, ma nel corso delle prime due settimane non arrivò nessuna idea - colpa soprattutto della nebbia e del maltempo. Pare sia stato proprio il primo giorno di sole, durante quel soggiorno, a scatenare in lui un vero raptus creativo che ha pochi eguali nella storia della musica pop.
Tutto inizia con "Mr. Blue Sky" e la sua esplosione gioiosa, destinata a diventare un evergreen saccheggiato per almeno otto spot pubblicitari in giro per il mondo, coverizzato da artisti molto diversi tra loro (vanno citate almeno le riletture di Tony Visconti, Lily Allen e dei Decemberists) e utilizzato nella colonna sonora di film, videogiochi e serie Tv. Una melodia facile e accattivante, il cui sviluppo è però tutto fuorché semplice e lineare: lo stesso Jeff Lynne ammette che ci vollero nove ore per perfezionare il giro di accordi e addirittura una settimana per avere il giro di basso esattamente come desiderava; si aggiunga poi la curiosa scelta di far suonare un estintore a Bev Bevan e la strana magia si concretizza in un classico senza tempo, rincorso dagli stessi Elo anche in alcune canzoni successive (una su tutte "The Diary Of Horace Wimp", dall'album "Discovery").

In dodici giorni, dunque, Jeff Lynne finì di comporre le diciassette canzoni di "Out Of The Blue". Ci vollero tre mesi per registrarlo e missarlo: all'inizio si decise di registrare gli archi in una sala molto grande, ma l'eccessivo riverbero non convinse Lynne che successivamente optò per una stanza più raccolta negli studi Musicland di Monaco. Il suono dell'intero lavoro è denso ma allo stesso tempo cristallino, risultato di una ricerca spasmodica della perfezione da parte di Jeff che durante le registrazioni di "Sweet Talkin' Woman" arriva a reincidere alcune parti stravolgendo il testo (in origine era intitolata "Dead End Street"). La canzone diviene un'altra grande hit, ed è la sintesi perfetta dell'art-pop del passato mescolato con le tentazioni della disco music tanto in voga in quel periodo, tra le bollicine funky della melodia, l'armonia delle parti vocali sovraincise e l'uso intelligente del vocoder che fa da ponte tra la strofa e il ritornello. Qualche anno più tardi Robert "Mutt" Lange copiò (a quanto pare) inavvertitamente la melodia di "Sweet Talkin' Woman" quando compose una canzone per Huey Lewis and the News, "Do You Believe In Love".

"Out Of The Blue" riassume con successo gli elementi che caratterizzano il suono degli Electric Light Orchestra fino a quel momento e ha il coraggio di guardare oltre, con un occhio al passato e uno volto coraggiosamente al futuro. Jeff Lynne è tanto serio e meticoloso in sala d'incisione quanto capace di prendersi meno sul serio in fase compositiva: un esempio di questo approccio è fornito da "Jungle", campionata dai Beastie Boys nel 1989. Qui il nostro si traveste da Tarzan e danza su una melodia che si adagia sullo stesso giro d'accordi di "C Moon" di Paul McCartney sostenuto, però, da un gioco di percussioni più vicino a "Cecilia" di Simon & Garfunkel: un pastiche studiato fin nel minimo dettaglio - Lynne si prende gioco di chi l'accusa di inserire messaggi satanici nei propri dischi e fa scivolare con nonchalance una frase in tedesco in realtà assolutamente innocua ("Im Dschungel, da tanzen die Tiere herum", traducibile alla ben meglio come "gli animali stanno ballando nella giungla") e usa uno pseudonimo, Spratley Bagweeds, per inventarsi persino una "dance academy" che balla il tip-tap durante la canzone. Bladys e Goreen Turvis, in realtà, sono due nomi che nascondono gli altri tre membri della band (con le stesse iniziali: Bevan, Groucutt e Tandy).
"Turn To Stone" è il primo singolo estratto dal doppio Lp ed è un altro grande successo, costruito partendo da un riff di tastiera venutogli in mente durante il fatidico soggiorno svizzero (accadrà ancora una volta, due anni dopo, con "Confusion"), mentre "It's Over", più che una canzone su un amore finito, è un canto liberatorio dopo aver (appunto) finito con successo di scrivere le canzoni per il disco tanto atteso. Non ci sono solo i Beatles nel carnet delle influenze - "Across The Border" tradisce un ascolto attento anche di "Heroes and Villains" dei Beach Boys, tra un dad-rock sufficientemente tirato e insolite contaminazioni mariachi. Ispirata dal cielo notturno tra le montagne svizzere, "Starlight" ha un sapore rhythm 'n' blues alla Al Green.

Lo zenith dell'intero doppio Lp è senza dubbio il primo lato del secondo 33 giri, una suite intitolata "Concerto For A Rainy Day": Jeff Lynne continua a giocare con messaggi segreti - durante "Standin' In The Rain" (con un crepitio della pioggia campionato) fa riprodurre agli archi le lettere E, L e O più volte come un codice morse e intende le quattro canzoni che compongono la suite come un blocco indivisibile. Alla fine del primo brano un vocoder annuncia l'inizio della malinconica "Big Wheels", ma finalmente il giorno di pioggia finisce con l'irresistibile vitalità di "Mr. Blue Sky". Lynne si concede un ennesimo vezzo e fa recitare al vocoder le parole "please, turn me over" - un chiaro avvertimento all'ascoltatore che dovrà presto girare il 33 giri e ascoltare il quarto lato.
C'è un solo brano strumentale, ed è lo struggente "The Whale" (composto da Jeff dopo aver visto un documentario sulla mattanza delle balene), ma continua in "Out Of The Blue" il ripescaggio - stavolta più sottile e accennato - di temi cari alla tradizione classica: difficile, infatti, non riconoscere un riff della celeberrima "Rhapsody In Blue" di Gershwin citata in "Birmingham Blues".

L'album si chiude, nella prima stampa, con l'onirica "Wild West Hero". La ristampa del 2007, pubblicata dalla Sony con la supervisione di Lynne, contiene tre bonus tracks: un brevissimo provino della canzone appena citata, "The Quick And The Daft" e una canzone al tempo mai completata, "Latitude 88 North", lanciata addirittura come singolo per promuovere la nuova edizione pensata per celebrare i trent'anni di "Out Of The Blue". La rimasterizzazione di Joseph Palmaccio ha ottenuto il plauso anche da parte degli audiofili più intransigenti, e sfugge con intelligenza alla famigerata "loudness war" che ha macchiato tanti album vecchi e nuovi nel corso degli ultimi dieci anni.

Il successo continuerà ad arridere all'orchestra della luce elettrica ancora per qualche anno. "Discovery" porta alle estreme conseguenze l'amore di Lynne per l'imperante disco music e si adagerà sugli allori grazie alla fortunata colonna sonora del film "Xanadu". Se Jeff Lynne si impegnerà principalmente in produzioni per altri artisti (come Tom Petty, Roy Orbison e il grande amico George Harrison), qualcuno inizia a riabilitarlo dopo i malumori della critica che ne disprezzavano la magniloquenza e i toni sempre un po' sopra le righe.
Negli anni Novanta la cantautrice Beverley Craven ammette di essere fortemente influenzata dagli Elo ("Telephone Line" fu il suo primissimo 45 giri), ma solo di recente confeziona il proprio tributo più esplicito alle loro sonorità con "Rainbows" ("there are no rainbows without the rain" è un'allegoria per il nuovo sorgere del sole nella sua vita dopo aver lottato contro il cancro al seno). Poi certo, sono arrivati gli Oasis, i Divine Comedy, i My Life Story di Jake Shillington, l'affettuoso omaggio dei Take That in "Shine" e quello di Fyfe Dangerfield in "She Needs Me", senza tralasciare le spiritate tinte pastello degli Scissor Sisters - segno che gli Elo hanno lasciato un segno indelebile nella storia del pop con una proposta che sa essere elaborata, filtra elementi diversi e li sa proporre con una naturalezza e una semplicità invidiabili.

(28/04/2012)

  • Tracklist
  1. Turn To Stone
  2. It's Over
  3. Sweet Talkin' Woman
  4. Across The Border
  5. Night In The City
  6. Starlight
  7. Jungle
  8. Believe Me Now
  9. Steppin' Out
  10. Standin' In The Rain
  11. Big Wheels
  12. Summer And Lightning
  13. Mr. Blue Sky
  14. Sweet Is The Night
  15. The Whale
  16. Birmingham Blues
  17. Wild West Hero




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