Gang Of Four

Entertainment!

1979 (Emi) | funk-punk, new wave

“Entertainment!” dei Gang Of Four fa parte della triade di dischi che nel 1979 contribuirono a definire quel genere, passato poi alla storia come funk-punk, venuto fuori da quel caleidoscopio di stili e musiche che fu la new wave. Gli altri due titoli facenti parte della suddetta triade sono: “Fear Of Music” dei newyorchesi Talking Heads e “Y” dei bristoliani Pop Group.

Ognuno di questi tre dischi prendeva alcune caratteristiche, musicali e non, del punk (irruenza e anarchismo sonori, creatività estrema, ribellismo con e senza una causa) e le innestava entro circuiti ritmici presi in prestito dalla black music di inizio anni Settanta (Sly Stone, Funkadelic, Last Poets, James Brown). Pur partendo da presupposti simili, però, questi tre dischi si differenziano nei risultati raggiunti a seconda del dosaggio degli elementi a loro comuni e della presenza di ulteriori elementi stilistici, diversificati per ognuna delle tre band.

Così i Talking Heads coniarono un funk-punk nervoso e anemico (figlio dell’art-rock dei Roxy Music con Brian Eno), dove l’elemento funk trattiene le esplosioni furiose del punk, piuttosto che innescarle, donando al sound di “Fear Of Music” una circolarità esasperata, che si manifesta in atmosfere fantascientifiche e angoscianti. Dal canto suo, il Pop Group forgiò un linguaggio stilistico terrificante, del quale il punk e il funk rappresentavano solo un pretesto per raggiungere risultati più vicini alla musica d’avanguardia: “Y” è in realtà un crogiolo apocalittico di ritmi tribali, musica concreta e free jazz, presentato senza sterili intellettualismi, bensì con l’incisività informale del punk.

Rispetto ai due dischi sopra citati, “Entertainment!” può apparire, a torto,  meno ardito, almeno a giudicare dall’asciuttezza geometrica nella scrittura e dalla foga consuntiva nell’esecuzione dei brani. Di fatto, la sua veste musicale è fatta della stessa pasta del punk barricadero dei primi Clash, unito al senso del groove di George Clinton. Un linguaggio cruciale per gli esiti del rock futuro: il basso di Flea dei Red Hot Chili Peppers è già bello che pronto (Dave Allen docet), ma anche Minutemen e Rem (“Ho rubato molto da loro” dichiarerà Michael Stipe) debbono qualcosa del loro sound ai quattro di Leeds, senza contare la nuova ondata di gruppi wave degli anni Duemila come Franz Ferdinand, Rapture e Interpol, tutti figli (illegittimi?) di Jon King (voce), Andy Gill (chitarra), Dave Allen (basso) e Hugo Burnham (batteria).

King e Gill erano studenti di arti figurative all’università di Leeds; lì approfondirono le loro conoscenze delle teorie marxiste, nonché, ovviamente, quelle sulle avanguardie artistiche. Tutto ciò influenzò la loro musica su due distinti piani di un unico elemento: le liriche. Dal punto di vista dei contenuti, infatti, i testi dei Gang Of Four sono esplicitamente politici, nel senso che offrono una lucida analisi delle conseguenze deleterie sulla qualità della vita umana provocate da uno sfrenato capitalismo. Nessuno slogan o inno campanilistico, ma un’attenta fotografia dei modelli di vita della società massificata.
C’è un grigiore totale nella quotidianità dipinta dai Gang Of Four, un grigiore che esiste e a cui l’uomo, tuttavia, è assuefatto: la storia non è quella che abbiamo studiato sui libri, perché questa è scritta unicamente dai vincitori (“No weak men in the books at home”, “non ci sono uomini deboli sui libri a casa”, da “Not Great Men”); l’amore baratta la passione della carne con la mercificazione del sesso (“Sometimes I think that I love you, but I know It’s only lust”, “A volte penso di amarti, ma so che è solo lussuria”, da “Damaged Goods”);  la guerra considerata evento spettacolare da assistere davanti alla tv (“Watch new blood on the 18 inch screen”, “Guarda il nuovo sangue sullo schermo da diciotto pollici”, da “5.45”). 

Dal punto di vista della forma, invece, gli stessi testi appaiono come il frutto dell’applicazione della pratica del collage all’elemento verbale, attraverso la decontestualizzazione di frasi prese da quotidiani e il successivo trasferimento di queste nell’ordito sintattico delle loro liriche.

Musicalmente parlando, infine, il disco offre una sequenza di pezzi altamente nevrotici, costruiti sulla base di una paritetica importanza tra i diversi elementi della band: il sound essenziale e matematico, che aborriva l’improvvisazione, scaturiva da una concezione anti-spettacolare del rock: Gill, per esempio, pur suonando lo strumento più avvezzo ai fraseggi pirotecnici, faceva raramente ricorso al feedback e agli effetti distorsivi. In questo modo, il funk torrido che era stato dei neri, pur acquistando in termini di potenza sonora, perdeva in termini di calore umano.

Tuttavia, si può tranquillamente affermare che, anche a distanza di trant'anni, in "Entertainment!" non vi è brano che accusi cedimenti o debolezze strutturali.
Gran parte dei dodici pezzi che compongono la tracklist è architettata secondo uno schema in cui la chitarra di Gill ha una funzione essenzialmente ritmica, funzione che in alcuni momenti viene letteralmente sbranata da lampi di solismo bellicoso. Questa strutturazione dei brani crea spazi sonori fatti di pieni e di vuoti, presi poi d’assalto da una sezione ritmica dinamitarda. Canzoni come “Natural’s Not In it”, “Damaged Goods”, “Glass”, “Contract” e “5.45” sono esemplificative di questo tipo di costruzione musicale.
L’austerità di questa formula non pregiudica, però, escursioni in territori più “ballabili” come nella marziale “Not Great Men” e in “Return The Gift”, dal crescendo mozzafiato; mentre  “I Found That Essence Rare” è un irresistibile p-funk, dove “p” sta per… pop!

Non mancano, poi, le eccellenze; brani devastanti per potenza sonora e acume creativo: l’iniziale “Ether”, che è pura nitroglicerina in musica; “At Home He’s A Tourist”, che si sgretola sotto i colpi di dissonanze al vetriolo; e “Guns Before  Butter”, devastata dalle scordature nervose di Gill e dal caterpillar ritmico guidato dalla premiata ditta Allen-Burnham.

Il brano finale è la geniale “Anthrax”: inizia con un concerto per feedback impazziti di Gill, al quale subentrano il ritmo triviale tenuto da Burnham, i groove svigoriti di Allen e il canto debilitato di King. Sulla base di questi rudimenti stilistici, Gill continua a saturare, con distorsioni pugnaci, quel che resta del punk e del funk. E quel che è restato è arrivato fino ai giorni nostri in modo vivo e vivido, con buona pace della miriade di gruppi attuali, emuli dei Nostri, di cui già non si ricordano più i nomi.    

(14/09/2008)

  • Tracklist
  1. Ether
  2. Natural's Not In It
  3. Not Great Men
  4. Damaged Goods
  5. Return The Gift
  6. Guns Before Butter
  7. I Found That Essence Rare
  8. Glass
  9. Contract
  10. At Home He's A Tourist
  11. 5.45
  12. Anthrax
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