Eurythmics

Sweet Dreams (Are Made Of This)

1983 (Rca) | synth-pop, electro-pop

Londra, 1981. In un lettino d'ospedale giace Annie Lennox, ricoverata d'urgenza dopo un esaurimento nervoso che le ha tolto sia l'appetito che la voglia di vivere. Dall'altro lato della stanza si scorge invece il suo compagno d'avventura Dave A. Stewart, anche lui inchiodato al letto a causa di una misteriosa carenza polmonare - nel caso di quest'ultimo il dottore in verità sta un po' facendo il finto tonto perché il ricovero è chiaramente dovuto all'uso spassionato di droghe che il suddetto paziente consuma anche a colazione. Ma suggerire a un musicista squattrinato di fare una vita sana è come chiedere a Winnie The Pooh di non infilare le zampe nel miele. Lo stesso Dave, anni più tardi, ricorderà così i suoi anni lisergici:
[...] mangiavo una volta ogni quattro giorni, consumavo quantità industriali di anfetamine e non dormivo mai. Oppure uscivo di casa per comprare il pane o dei fiammiferi e mi ripresentavo tre giorni più tardi con un tipo chiamato Circles.
Insomma, Annie e Dave al momento sono già agli sgoccioli di una breve carriera, incagliati su uno di quegli infimi scogli che si nascondono appena sotto il pelo dell'acqua. Il brevissimo momento di notorietà ottenuto con i Tourists grazie alla versione di "I Only Want To Be With You" di Dusty Springfield (n.4 in classifica nel 1979) si è già ampiamente dissipato, e con esso è finita pure la strettissima relazione sentimentale tra i due, ma il rapporto artistico perdura, con tutti gli strascichi legali ed emotivi che questo comporta: una tabula-rasa che li ha lasciati a bocca asciutta ma con una sete di successo più disperata che mai. L'affascinante ma spigoloso debutto a nome Eurythmics - "In The Garden" (1981) - è passato totalmente inosservato e la casa discografica al momento non ripone in loro alcuna fiducia. Durante l'estenuante tour di promozione di tale disco, il duo si trova a dover fare quasi tutto da solo, dal pianificare le date settimana dopo settimana fino all'allestimento del palco e il compito di caricare e scaricare gli strumenti dal furgone ogni sera. Stressata e irascibile lei, sfasato e senza fiato lui, è già un miracolo se non si sono uccisi a vicenda. Suddetta tappa in ospedale era proprio scritta nelle stelle.

La leggenda delle 5000 sterline

Nasce in questo periodo la leggenda di come, una volta uscito d'ospedale, Dave riesce a strappare un prestito di 5000£ al suo agente di banca. E di vera leggenda si tratta, perché per il protocollo finanziario di una plumbea Inghilterra stritolata dalla morsa thatcheriana, Mr. Stewart non è certo il miglior candidato a cui affidare dei soldi, specialmente se lo scopo è quello di ottenerli indietro con gli interessi. Figuriamoci, un musicista squattrinato e con in volto tutti i segni di uno stile di vita sregolato, che si presenta senza credenziali, se non quell'effimero vecchio n.4 in classifica ottenuto con una band ormai estinta (e poi quella canzone mica l'aveva scritta lui!) - ammettetelo: voi stessi non gli prestereste nemmeno un ombrello mentre piove. Ma chissà, forse era ora di pranzo e l'agente di banca quel giorno aveva fretta di togliersi di mezzo l'ennesimo rompiscatole. Oppure è vero quando si dice che Dave, per quanto apparentemente sempre silenzioso sotto l'ombra della Lennox, sia in realtà un tipetto tignoso e piuttosto insistente quando vuole ottenere qualcosa. Sta di fatto che quel giorno Mr. Stewart esce dalla banca con un vittorioso sorriso stampato in faccia, in mano tiene un assegno di modestissime proporzioni per quel che intende farci, ma che allo stesso tempo è ben oltre le capacità finanziarie a lui solitamente disponibili. I casi sono due: o la va, o si lavano piatti per i prossimi due anni.

E qui entra in gioco l'altrettanto leggendaria parsimonia tutta scozzese di Annie Lennox, una donna dalla volontà di ferro che sa sempre dire di no a qualsiasi esosa stronzata passi per la testa del suo collega e la sera gli conta pure i centesimi nelle tasche dei pantaloni. La prima mossa in accordo del duo è quella di affittare un appartamento a Chalk Farm, nel quartiere di Camden, e trasformarlo in un mini-studio di registrazione, dal momento che quelli professionali costano troppo. L'affitto è conveniente, Annie è soddisfatta dell'affare, Dave un po' meno: per forza l'affitto è conveniente, l'appartamento è situato sopra una segheria! Ma come si fa a registrare un disco mentre al piano di sotto spaccano tronchi d'abete?
Ecco quindi spiegato il secondo grande investimento di comune accordo del duo: la bellezza di 1999£ (Iva esclusa) spese per l'acquisto di un Movement System Drum Computer, ovvero un'ibrida drum machine creata sui campionamenti del popolare Simmons Drum Synthesizer, ma dotata di uno schermo col quale poter comporre e registrare in digitale (anche mentre al piano di sotto spaccano tronchi d'abete). Su consiglio di amici musicisti in comune, quali Robert Clash e Adam Williams (quest'ultimo suona il basso della celebre band ska The Selecter), Dave si reca di persona a procurarsi uno dei nuovissimi modelli di MSDC, prodotti in un negozio specializzato di Bridgewater, nel Somerset, e passa la notte sul pavimento del locale mentre il macchinario viene messo a punto. Al suo eroico rientro a Londra, gli Eurythmics sono tra i primi al mondo a poter lavorare con tale sintetizzatore (altri celebri esempi di uso del macchinario in quegli anni si riscontrano nei lavori di John Foxx, Mick Karn e la Kim Wilde di "Cambodia").

Ma gli Eurythmics hanno altre idee, e comunque sia devono trovare il modo di arrangiarsi dal momento che possono impiegare giusto un semplice registratore a otto piste per completare l'intero disco. Fanno fuori quasi del tutto i solitamente imperanti strumenti tradizionali del pop, quali chitarra, basso e batteria, e uniscono il prezioso suono del MSDC con quello di altri macchinari contemporanei, come l'Oberheim OB-1 e l'EDP Wasp. Durante la fase di missaggio, l'eccentrico Dave tiene una mano dietro la schiena mentre con l'altra impugna un paio di tronchesi da giardino con le quali può operare solo una delle otto manopole alla volta, un espediente un po' brutale per forzarsi di non sfumare le otto piste tra di loro e mantenere il suono delle singole parti più limpido e pulito possibile. Con pochi soldi gli Eurythmics creano un inedito mèlange quasi totalmente sintetico che è davvero il massimo della sofisticatezza elettronica al momento disponibile: un suono pulito, freddo e robotico, ma con una rotondità nei bassi e una smussatura agli angoli che lo rendono incredibilmente avvolgente, una morbidezza mai registrata prima di allora da qualsiasi altro singolo marchingegno elettronico. Ricorda Annie:
Suonava così sofisticato! ...però dovevamo sempre attendere che la segheria al piano di sotto spegnesse le macchine per poter incidere le parti vocali...
Inutile reiterare la fascinazione dell'uomo per la Macchina; dai Kraftwerk e i Tangerine Dream allo space-rock degli Hawkwind e la disco music di Giorgio Moroder e Patrick Cowley, passando per l'ala anglosassone dei New Order, dei Depeche Mode e degli Human League di "Reproduction", l'applicazione di strumenti elettronici alla musica popolare ormai impone la stessa serietà di trattamento riservata alle sei corde di una chitarra. Il Movement System Drum Computer è ancora tutto da scoprire, ma la sofisticatezza delle sonorità che emette e la creatività del modo in cui gli Eurythmics le mescolano ad altre tastiere sono già ampiamente capaci di trasportare tutto il movimento con prefisso synth- verso nuovi, tersi orizzonti, marchiando idealmente un "prima" e un "dopo" nelle produzioni sintetiche degli anni 80. Dall'alto del suo successo di pubblico "Sweet Dreams (Are Made Of This)" rimane uno degli esempi più famosi e amati del genere. Il tutto, poi, realizzato con un budget davvero esiguo se pensiamo all'ampissimo raggio del risultato ottenuto. Annie Lennox sta ancora contando tutti gli spiccioli che ci ha ripreso indietro.

Svelato dunque il segreto di un disco miliare tramite l'astuzia nell'uso precoce di un macchinario d'avanguardia? Solo in parte; pure Tchaikowski, per dire, si fece portare in gran segreto dalla Francia un'appena inventata celesta per comporre il celebre tema della danza della Fata Confetto, e di certo la particolare sonorità dello strumento lo aiutò nell'impresa: la sera della Prima, il pubblico rimase a bocca aperta quando quel mini-pianoforte posizionato in un angolo dell'orchestra iniziò a emettere scintillanti cascate di metallo. Oppure ancora pensate alla più recente fascinazione di Jonny Greenwood dei Radiohead per l'onde martenot, un rarissimo e delicato strumento a vibrazione elettrica inventato sempre in Francia nei primi del 1900, e il cui uso su pezzi come "How To Disappear Completely" e "Where I End And You Begin" tessono quelle indescrivibili ma "calde" sensazioni aliene che nei primi anni 00 erano sostanzialmente impossibili da replicare con qualsiasi altro software. Per la moda dei primi anni 80 quindi gli Eurythmics stanno proprio viaggiando in corsia preferenziale.

Is that boy a girl, or is that girl a boy?

Ma la tecnica, si sa, compone al massimo solo la metà dell’opera. Se Dave e colleghi perdono giornate intere a programmare il computer eccitati come adolescenti con un GameBoy, la magnetica presenza di Annie Lennox completa il quadro di un'opera adesso davvero definibile come memorabile. Basterebbe anche solo guardarla per farsi subito convincere: lineamenti regolari, occhi di ghiaccio e un taglio di capelli acido e mascolino che bucano lo schermo. Ma in realtà c'è solo bisogno di ascoltarla: scrive liriche sintetiche e cattive e poi le intona con una strabiliante vocalità, che passa da algidi e cupi mantra new wave ai timbri accorati del blue-eyed soul. Del resto, i suoi confessati punti di riferimento sono David Bowie e Grace Jones, entrambi vocalist sopraffini, maestri del gender-bending e abili croupiers nel mischiare le carte e mascherarsi dietro nuove, enigmatiche identità. Attraverso le immagini lanciate nell'etere da una neonata Mtv, Annie Lennox diventa presto uno dei volti di punta della Second British Invasion, un personaggio androgino e accattivante, ma anche misterioso nelle sue sofisticazioni da scuola d'Arte, che suscita fin dall'inizio lo sbigottimento e la curiosità del pubblico, inclusa la notoriamente più diffidente sponda statunitense.

La cangiante personalità della cantante s'intravede già nei primi tre singoli che gli Eurythmics centellinano timidamente sul mercato durante il corso del 1982. Ad aprile viene pubblicato il pastiche elettronico con seghettature di basso di "This Is The House", la ricezione per un pezzo del genere è ancora pari a zero ma gli Eurythmics stanno chiaramente giocando di sottrazione; con poche parole assemblate in maniera dadaista e per metà cantate in spagnolo, il duo ricrea con estrema efficacia l'esperienza di vita in una casa zeppa di personaggi variegati, che è poi l'universale sensazione di estremo contatto cross-culturale che si presenta a chiunque, ancora oggi, abbandona il paesello per trasferirsi nel caos e nella perdizione di una metropoli cosmopolita (aneddoto famoso: tra le coinquiline del periodo berlinese di Annie antecedente agli Eurythmics, c'era pure la nostra simpatica caciarona Gianna Nannini).
Ascoltare il passo spedito del successivo singolo "The Walk" invece è come addentrarsi in tarda serata nella nebbia attorno al Tamigi, ma la metropoli cosmopolita adesso ha le sembianze di una donna seducente e pericolosa, interpretata da Annie col fare sornione di una gatta del Cheshire, mentre in coda fanno capolino una notturna tromba noir-jazz e una serie di ipnotiche voci discordanti. Siamo ancora nel giugno 1982 però, per quanto miserabile sia l'estate inglese il pubblico non è pronto alle inflessioni autunnali di un simile pezzo.
Col successivo "Love Is A Stranger", pubblicato nel novembre dello stesso anno, gli Eurythmics mettono comunque a punto uno dei loro pezzi migliori di sempre, nonché il vero manifesto artistico dell'intero progetto (anche se il pubblico se ne accorgerà solo più tardi, quando il pezzo rientrerà in classifica l'anno dopo trainato dal travolgente successo del singolo successivo, del quale si parla più avanti). La conoscete per forza, ma il riascolto di "Love Is A Stranger" manda brividi lungo la schiena ancora oggi; una pulsazione morbida e ipnotica condita da rumorini di synth che sembrano rubati a un vecchio videogioco, sulla quale Annie recita crude parole d'amore trattate come una dipendenza da droghe e si arrampica su un inimitabile falsetto verso coretti soul in aria di Motown. Il video allegato ci mostra in tutto il suo splendore un personaggio magnetico e fotogenico, tra cambi di parrucca e ammiccanti giochi d'intesa, mentre lo spettatore non riesce a smettere di guardarla nel tentativo di capire una volta per tutte: is that boy a girl, or is that girl a boy?

Dolci sogni (e un radiante futuro al risveglio)

Finalmente, nel gennaio 1983 arriva il turno del quarto singolo estratto, e che singolo: "Sweet Dreams (Are Made Of This)" dapprima striscia in sordina stuzzicando solo il pubblico più estetizzante, ma dopo settimane di stazionamento nelle parti basse delle classifiche prende finalmente quota grazie all'altro enigmatico video allegato, e dopo un'avvincente battaglia contro "Every Breath You Take" dei Police arriva a toccare addirittura la vetta in America, trasformandosi di conseguenza in uno smash nel resto del Globo (incluso un bel n.2 in madrepatria) - per gli Eurythmics la vita non sarà mai più la stessa. Cos'altro aggiungere a proposito di tale iconico pezzo? Questa è Annie al massimo del suo crudo, controllato e forzatamente ironico realismo scozzese. Le parole che snocciola con senso d'urgenza - sull’eterno dubbio umano che avvolge chiunque si cimenti con il mondo creativo - vengono raccolte in una specie di mantra religioso pervaso da una rabbia fredda, distaccata e senza fronzoli. Dave dal canto suo ci aggiunge uno dei riff sintetici più appiccicosi di sempre, ritmi di drum machine spietati come frustate tirate su un piano di marmo e continui stop della melodia scanditi dal pianoforte a incorniciare gli scatti nervosi della voce di Annie. In una parola: perfetta. Il pubblico è stregato, la sonorità del pezzo è sfavillante e gli Eurythmics la svendono senza problemi - il macchinario che Dave spippola nell'iconico video di accompagnamento è proprio il Movement System Drum Computer, coccolato come un bambino manco fosse il terzo membro della band.

Col formidabile successo del nuovo pezzo viene subito ripubblicato anche lo sfavillante "Love Is A Stranger" - che entra in top 30 in America e conquista un bel n.6 in Uk - e al grande pubblico adesso non resta che andare a scoprire il resto dell'album, che era già nei negozi ad aspettarli sin dal 4 gennaio di quell'anno. Nessuna delusione: all'interno di "Sweet Dreams (Are Made Of This)" si trovano tutti i rimanenti pezzi di un puzzle affascinante ed enigmatico, esattamente come promesso dalla misteriosa copertina che lo illustra.
Il bello di "I've Got An Angel", per esempio, è che si tratta sostanzialmente di un pezzo dall'ossatura dub - in questo caso l'influenza di Adam Williams dei Selecter è lampante - ma la produzione ultra-moderna lo trasfigura in un'apocalittica cavalcata sintetica, mentre Annie vi recita sopra una lancinante nenia e ci suona pure il flauto. E questo per tacere del rifacimento di "Wrap It Up" con ospite Green Gartside degli Scritti Politti, che mette in mostra ancora una volta tutto il potenziale del MSDC quando unito a un songwriting fuori dalle righe (confrontatelo con la versione originale, che era stata scritta da Isaac Hayes e David Porter negli anni 60 per il celebre duo vocale Sam & Dave). Qui il nostro Dave lascia andare il pedale dei bassi e monta una roboante sezione ritmica, arricchita da calibratissimi mini-inserti di chitarra funk nel ponte, mentre Annie letteralmente si smembra in quattro persone diverse: saltella col fare concitato di una bimba che ha appena scoperto il suono della propria voce tramite un microfono col ritorno in cuffia, poi gioca di cacofonie, fa la cantante seria e infine si trasforma pure nella più serafica delle soul singer mentre dà una divertita strizzatina d'occhio ad Aretha Franklin e le armonie vocali delle Supremes. Il tutto in soli tre minuti e mezzo di fantasmagorica e spassosissima canzone.
La scorribanda urbana a ritmo di clacson nervoso di "I Could Give You (A Mirror)" invece proietta ancora una volta Annie nella dimensione di frustrata quanto disillusa chanteuse, ma la sua voce stavolta viene lasciata quasi sempre da sola a comandare la melodia e si mostra al massimo del suo splendore di Diva, tra timbri vellutati, scivolate e falsetti, mentre in sottofondo le tastiere di Dave avanzano col fare ingombrante di una catena di montaggio.

Dal lato più introspettivo del disco invece non si può non rimanere affascinati da "Jennifer", sorta di passeggiata coldwave che riprende la poetica di Lou Reed e la inzuppa in un clima alla "Blade Runner" - semplicemente suggestivo il muro di chitarre inacidite che si erge nell'epico finalone da lacrime. E dopo la misteriosa "Somebody Told Me", pezzo che ancora una volta si muove su una sinuosa linea di synth e le paranoiche introspezioni cacofoniche di Annie, ecco arrivare a chiudere il tutto un altro fascinoso momento noir: "This City Never Sleeps", sei minuti e mezzo di tenebroso dub urbano intriso di rumori alieni e il suono di un treno in lontananza, lo scenario perfetto per ascoltare Annie che racconta del silenzio e della solitudine che si prova nel cuore nella notte quando si è persi nella grande metropoli e si sente solo il titubante battito del proprio cuore (ma a suo modo l'interpretazione mostra pure una discreta carica sensuale che non andrà smarrita: tre anni più tardi la canzone sarà inserita nella colonna sonora di "9 settimane e ½").

Ai posteri la facilissima sentenza

Con "Sweet Dreams (Are Made Of This)" si può idealmente chiudere in bellezza la stagione d'oro della musica popolare sintetica inglese di fine anni 70/inizio anni 80, e al contempo aprire un nuovo capitolo nel bombastico trattamento dei synth che da adesso prenderà piede per il resto del decennio. Un album al contempo freddo come la new wave e caldo come il soul, introspettivo come una solitaria serata autunnale e sguaiato come una banshee dal trucco fosforescente sbavato sulle palpebre, avanguardistico ai limiti del concreto eppure così squisitamente Pop allo stesso tempo - una rapida occhiata a tutte le referenze fatte in questo scritto dimostra come un simile lavoro costringa ad andare a pescare tra i nomi più disparati per poterne dare anche solo un'idea a parole. La capacità di Dave Stewart e Annie Lennox sta proprio in questo delicatissimo equilibrio: da un lato la curiosità di pesticciare fuori dal selciato musicale del proprio tempo, dall'altro la capacità di saper piegare anche il sintetizzatore più crudele alla volontà di un canzoniere arguto, originalissimo e sempre emozionante.

Il bello è che per gli Eurythmics la corsa non finisce neanche qua, anzi a conti fatti è appena iniziata. Ma se anche il destino dei due fosse stato meno di brillante di quel che è poi realmente accaduto, "Sweet Dreams (Are Made Of This)" rimane a verbale per le generazioni future, sempre pronto a graffiare le orecchie con i suoi sinistri e sinuosi sorrisi digitali.

(31/12/2017)



  • Tracklist
  1. Love Is A Stranger
  2. I've Got An Angel
  3. Wrap It Up feat. Green Gartside
  4. I Could Give You (A Mirror)
  5. The Walk
  6. Sweet Dreams (Are Made Of This)
  7. Jennifer
  8. This Is The House
  9. Somebody Told Me
  10. This City Never Sleeps




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