Feelies

Crazy Rhythms

1980 (Stiff) | new wave

1976, Haledon - New Jersey (USA): Bill Million e Glenn Mercer sono due ragazzi come tanti, due studenti della middle-class. Entrambi sono chitarristi, entrambi vogliono mettere su una band. I loro miti sono i Velvet Underground, i Byrds, i Beatles, gli Stones. Il loro intento è quello di rileggere il passato alla luce del presente; il loro desiderio è quello di sperimentare sulla forma canzone, tenendo presente la lezione dei Television (ma anche dei Modern Lovers).

La loro prima band si chiamava Outkids: Glenn suonava la chitarra e Bill il basso. Qualcosa, però, non andava... Sempre in quell'anno fatidico, i due incontrarono Keith Clayton (basso) e Vinnie DeNunzio (batteria). Bill imbracciò la seconda chitarra, mentre Dave Wackerman, che aveva suonato la batteria negli Outkids, passò alle percussioni. Glenn e Bill videro che era una cosa buona e giusta e gli diedero il nome di "Feelies". Debuttarono nel 1977, con tanto di articolo sul Village Voice, che li definì "la migliore underground-band di New York". Nel 1978, il destino volle che Anton Fier (già nei seminali Electric Eels) prendesse il posto di Vinnie DeNunzio alla batteria. Certe volte il destino fa le cose in grande.

Poco tempo dopo, i nostri eroi, firmato il contratto con la Stiff, iniziarono a pensare al loro primo album. Nel frattempo, si divertivano a mettere su strepitose cover di brani di Beatles, Byrds, Stones e quant'altri (in questo campo hanno tuttora pochissimi rivali...) Tempo un paio d'anni, ed ecco venire alla luce "Crazy Rhythms", capolavoro "schizzato" di art-rock chitarristico, che aggiorna la lezione dei Television al post-punk, addentrandosi in sentieri misteriosi ed ambigui.
Anton Fier: ecco il nome di uno dei massimi batteristi di tutti i tempi. È il suo "tocco" nervoso, sincopato e, a tratti, sconnesso, a conferire al Feelies-sound il primo barlume di genio. Il secondo deriva dall'alchimia perfetta tra le chitarre di Mercer e Million: come nella premiata ditta Verlaine-Lloyd, gli accordi si rincorrono, copulano estasiati, svaniscono. Fate uno più uno, e avrete uno dei massimi capolavori della new wave.

Il primo candelotto di dinamite, "The Boy With The Perpetual Nervousness", ci mette circa un minuto (crescendo di accordi e percussione come battito cardiaco) prima di esplodere in un tribalismo androide e spastico: superficie infuocata, nervosa e freneticamente tesa verso una improbabile catarsi. E quel suono di chitarre impazzite: cristallino, straniante, vorticoso. Come amanti che consumano amplessi a ripetizione in un letto di fiori. Davanti alla rutilante "Fa Cè-La", si ha come l'impressione che i Feelies mirino a una sorta di "astrazione" del suono. Tutto il disco è ricoperto di una cortina destabilizzante di tormento e di ansia. Lontanissimo dai fuochi del punk, "Crazy Rhythms" conserva, tuttavia, una particolarissima carica "selvaggia". È lo stesso impeto schizoide che caratterizzava i Talking Heads degli esordi (soprattutto quelli di "More Songs About Buildings And Food"): la differenza è che i Feelies hanno ricondotto ogni minima forza istintuale nei solchi di una sintesi musicale anemica e glaciale, in cui, però, proprio gli elementi "razionali" sembrano, chissà per quale forza sinistra, assumere connotati magicamente "irrazionali".

"Loveless Love", introdotta da sequenze minimali di accordi e dal batterismo a là Maureen Tucker di Fier, espone una sorta di teorema ante-litteram e post-punk del "math-rock", ma come eroso dall'interno dalla solita vena ansiogena. Nel finale, un rapido saliscendi della sei corde si stempera in un brevissimo pannello impressionista di elettronica planante, che, nella traccia successiva ("Forces At Work"), predispone nel migliore dei modi all'impatto "ferroviario" della batteria e alle vertiginose eiaculazioni delle chitarre. Come nella "If There Is Something" dei Roxy Music, il brano viene modellato "in corsa", senza che la ritmica subisca il benché minimo cambiamento. L'assolo di Mercer è una carezza al cuore: indimenticabile. Il "jingle-jangle" schizofrenico di "Original Love" (con piccoli accenni percussivi "devianti" di Fier) impatta violentemente con la frenetica cover della beatlesiana "Everybody's Got Something To Hide (Except From Me And My Monkey)" (dal "White Album"): l'enfasi viene posta soprattutto sugli "strimpelli" della chitarra e sulla ritmica. "Moscow Nights" si apre in uno spettacolo di accordi subliminali e di micro-assoli che sono come linee diafane in un cielo nero-fumo. Poi, ci si lancia in un'altra progressione imperiosa, fino all'ultima nota di chitarra, tesa allo spasimo: esausta.

L'aspetto più caratteristicamente "strumentale" e sperimentale della band, viene evidenziato dalle ultime due tracce. "Raised Eyebrows", innanzitutto: dagli scatti nervosi di Fier sui "random tom-toms" a quelli di Mercer sulla "spasmodic drum", passando per gli accordi di chitarra "trattata" dello stesso Mercer fino al finale epico con chitarra ritmica (Million) e gli "oh-oh" urlati a squarciagola dall'intera combriccola: un gioiello, neanche a dirlo, "straniante". I ritmi della title track sono, ovviamente, "pazzi". L'effetto è quello di una jam lisergica: mentre la batteria (e le svariate percussioni) costruiscono un tappeto solidissimo, le chitarra disegnano armonie e dis-armonie, in un gioco di stratificazioni sempre più austero, ma, in fondo, sempre più irrazionale, fantasioso e sublime (da ricordare che la versione in cd contiene anche una eccellente cover di "Paint It Black" dei Rolling Stones).

Riproponendo un suono chitarristico di matrice folk-rock (Byrds su tutti) all'interno di strutture ritmiche quantomeno complesse e spigolose (ma che, comunque, si riallacciano alle "trance" minimaliste dei Velvet Underground e al battito "motoristico" dei Neu!), i Feelies hanno coniato uno dei linguaggi musicali più originali, arditi e spettacolari del loro tempo. Il che, ovviamente (!?!), li condannò all'anonimato del "sottosuolo" newyorchese.

(29/10/2006)

  • Tracklist
  1. Boy With the Perpetual Nervousness
  2. Fa Cé La
  3. Loveless Love
  4. Forces At Work
  5. Original Love
  6. Everybody's Got Something To Hide Except Me And My Monkey
  7. Moscow Nights
  8. Raised Eyebrows
  9. Crazy Rhythms
  10. Paint It Black (CD only)
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