Four Tet

Rounds

2003 (Domino) | folktronica

Gli anni Duemila hanno segnato la definitiva rivalsa della cultura indie, trasformatasi da fenomeno di nicchia a cultura di massa, essenzialmente grazie a un fattore: internet. Per milioni di ragazzi, la rete ha sostituito tv, radio e giornali come strumento di informazione; ancor prima di questo, però, si è rivelata un mezzo di comunicazione rivoluzionario. Peer-to-peer, forum, chat hanno dato vita a un popolo privo di centro e confini geografici, ma curiosamente disinteressato alla dimensione collettiva della musica.
Se c'è uno stile che rappresenta questa contraddizione, è quell'indietronica di cui "Rounds" è il capolavoro. Musica elettronica, creata al computer, che però dice addio ai paesaggi astratti e alle più alienanti pulsazioni dance. Come il computer, è ormai del tutto calata nel quotidiano. Non esprime più il desiderio di fuggire, dalla propria stanzetta, ma di restarci. E viverci con serenità le emozioni di sempre: felicità, malinconia, amore.

Si apre con un cuore che batte, "Hands", e immediatamente avvolge in un bozzolo di luce e turbinii colorati. Il ritmo è calmo, un hip-hop rallentato e privo di qualsiasi inquietudine. Se c'è un elemento che colpisce, è quanto sottile sia il confine tra questa musica del tutto digitale e l'atmosfera calda e intima di quella acustica. È l'intuizione di Kieran Hebden, ventiquattrenne anglo-indo-sudafricano di stanza a Londra: usare il computer ma prendere i suoni a prestito da vecchi vinili folk, per creare una musica timida, confortevole, carica di emozioni genuine. È tutta qui l'essenza della folktronica, ma Four Tet - questo il nome d'arte del ragazzo - ci è arrivato per via indiretta, tramite una passione musicale a tutto tondo che è in fondo anch'essa un simbolo dell'epoca nuova.
Kieran Hebden ama il jazz, l'hip-hop, il post-rock, e da un paio d'anni ha pubblicato il suo primo album solista: "Dialogue". È però l'infatuazione per le produzioni r'n'b americane, assieme alla nuova passione per il folk britannico, a spingerlo verso suoni più ricchi. Dalle prime riceve lo stimolo ad allargare la sua tavolozza sonora; nel secondo trova proprio le tessiture calde e bucoliche che va cercando. "As Serious As Your Life" è il paradigma di ciò che ha in mente: il tema melodico è un inciso brevissimo di chitarra acustica, "scippato" agli allora dimenticatissimi folkettari francesi Malicorne; la traccia però segue una via tutta sua, inerpicandosi tra ritmi hip-hop e battiti di mano in un clima assieme mite e spumeggiante.
"She Moves She" palesa le regole del gioco; e, soprattutto, che di gioco si tratta. Un raffinatissimo smonta-e-rimonta in cui Kieran Hebden riassume tutto se stesso. In primo luogo, si dispone il materiale sonoro di base: tre/quattro sample, non di più. Un po' di arpa, qualche campanello, un bel ritmo secco e asimmetrico. Poi via coi loop, le sovrapposizioni, gli incastri nelle più svariate combinazioni, seguendo il flusso delle emozioni. Ogni tanto il flusso si calma, ogni tanto invece è spezzato da improvvise intromissioni digitali sotto forma di glitch, suoni fuori posto. È soprattutto l'aspetto ritmico, però, ad attirare la creatività di Hebden. Spesso lascia che gli altri sample si ripetano in sottofondo, facendo emergere la traccia di batteria per sottoporla a mille trasformazioni e ricombinazioni. Come nel drum'n'bass e nella sua versione mutante - il drill'n'bass, ma con un equilibrio e un gusto del tutto inediti. Anziché ispidi e cervellotici, i suoi sono beat che si stampano in testa all'istante in ogni loro variazione. L'arte ritmica di Four Tet sposa con classe orecchiabilità e sorpresa: in "They All Look Broken Hearted", un pacatissimo schema in tre quarti irrompe su una distesa scomposta di rullate jazz e colpi di piatto, quando ci si sarebbe aspettati che da questa emergesse un beat più carico.

È un gioco, ha perfino qualcosa di infantile, ma come i veri giochi dei bambini nasconde un intero modo di rapportarsi al mondo. Curiosità, candore, voglia di meravigliarsi: tutto questo affiora da "Spirit Fingers", una girandola di suoni e visioni che affonda le radici nel minimalismo del compositore Terry Riley e nella musica gamelan indonesiana. Non soltanto: questa giostra di tin-tin e timbri argentini impiegati a mo' di percussione, proprio come i due stili da cui trae ispirazione, ha un che di ipnotico o estatico. Sembra condurre dritta alla pace dei sensi. Ma il Nirvana che promette - e questo è un punto fondamentale - non è un mondo alieno o un'euforia da sabato sera: è sotto gli occhi, nelle cose di ogni giorno. Questa è l'arte magica di Four Tet: riesce a illuminare il mondo attorno, a farlo rivedere con occhi da bambino. È chiaro ora come "Rounds" vada oltre l'imprecisa etichetta folktronica. È piuttosto musica epifanica, di una bellezza imprendibile perché nascosta non nelle cose, ma nel modo di guardarle. È il raggio di sole che entra dalla finestra accende i colori di una giornata spenta. È "My Angel Rocks Back And Forth", un'oscuro trip-hop che si scopre dolce e sonnacchioso grazie a un timido sbuffo d'arpa; è il "quack" del papero di gomma che si infila nel crescendo trasognato di "Slow Jam". Un sorriso, la cosa più semplice, che non smetterà mai di emozionare.

(31/10/2010)

  • Tracklist
  1. Hands
  2. She Moves She
  3. First Thing
  4. My Angel Rocks Back And Forth
  5. Spirit Fingers
  6. Unspoken
  7. Chia
  8. As Serious As Your Life
  9. And They All Look Broken Hearted
  10. Slow Jam
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