Ian Dury

New Boots And Panties!!

1977 (Stiff) | pub-rock, punk

You must have seen parties of Blockheads
With blotched and lagered skin
Blockheads with food particles in their teeth
What a horrible state they're in

Che sia una star o un loser, un cantante rock ce lo si aspetta sempre giovane, se non bello. Non parliamo di un cantante emerso in piena era punk! Ian Dury era tutto fuorché questo. Canta per la prima volta all'età di 30 anni, il suo primo successo lo pubblica a 35, nell'anno 1977, in piena rivoluzione punk, ma soprattutto cammina con l'aiuto di un bastone perché ha le gambe storpiate per via della poliomelite. È infatti uno dei molti, allora bambini, a contrarla nell'epidemia che colpì l'Inghilterra nel 1949. La sua voce, inoltre, assomiglia più al mormorio viscido di uno sporcaccione che biascica frasi sconce al telefono piuttosto che al canto roco di un rocker. Quasi casuale, inoltre, è la sua decisione di diventare un cantante rock: brillante studente di letteratura inglese e pupillo dell'artista pop Peter Blake, Dury è stregato dalla musica degli "swingin' Sixties" e, senza alcuna esperienza in ambito musicale, decide col suo coinquilino e pianista Rod Melvin di formare una band con degli studenti d'arte e musicisti di formazione jazz.
Il carisma non gli manca: Dury capitaneggia la sua prima formazione Kilburn and the High Roads in abito bianco, sfoggiando capelli oleati, basettoni a punta e indossando rasoi come orecchini, un travestimento che lo fa sembrare una versione vampiresca o circense delle star del vecchio rock'n'roll, Elvis e Gene Vincent su tutti. La personalità di Dury e la bravura dei Kilburns nel suonare sia cover che inediti non sono indifferenti al pubblico, al punto che futuri membri dei Madness ne subirono l'influenza, sia per quanto riguarda il look retrò, che per la commistione di musica rock e generi black. Sarà però la seconda band di Dury, i Blockheads, a fargli raggiungere la vetta creativa, in particolare con la pubblicazione dell'album di debutto "New Boots And Panties!!".

Dury contribuisce alla scrittura delle melodie (il co-autore è il chitarrista Chaz Jankel), ma soprattutto delle liriche, concepite con la metrica della canzone in primo piano. Il processo creativo parte da Dury, che scrive i testi iniziando dalle parti di batteria - suonate da lui stesso - per imprimervi una carica ritmica. Jankel ne sviluppa melodie e arrangiamenti. Ispirati da storie del quotidiano, personaggi e luoghi della sua giovinezza di Upminster boy, i testi di Dury mettono in scena una serie di maschere e personaggi della working class di East London e dell'Essex, evidenziandone vizi e perversioni. Spesso eclissata dalla scurrilità e dall'ironia dei contenuti, la qualità dei suoi testi si fa notare e farà scuola una quindicina d'anni dopo, quando il mondo sentirà i versi di Happy Mondays, Carter Usm e Blur rifarsi alla penna caustica di Dury per comporre le loro vignette.
I Blockheads sono in realtà una prosecuzione dei Kilburns, una formazione allargata con musicisti di band diverse, il cui suono è forte dell'alchimia dei loro stili: funk, jazz, blues, rock e music hall, quest'ultimo una grande passione di Dury. Il risultato è vicino alla scena che oggi chiamiamo pub-rock, riferendoci soprattutto al roster della Stiff Records, l'unica etichetta disposta a pubblicare il debutto di Dury coi Blockheads (Elvis Costello, Nick Lowe e Wreckless Eric per nominare i più importanti). Al momento dell'uscita del primo album la band non ha ancora scelto il nome, pertanto il disco viene attribuito al solo Ian Dury. Sono tuttavia fortissime e caratterizzanti le personalità di musicisti maiuscoli come il sassofonista Davey Payne (già membro dei Kilburns), il virtuoso del basso Norman Watt-Roy e Geoff Castle, che contribuisce con bizzarri assoli di sintetizzatore Moog. Ancora una volta nella storia della musica pop, un musicista visionario riesce a supplire alla mancanza di una formazione tecnica con l'abilità nello scegliersi i migliori collaboratori.

A conferma dell'impatto socio-linguistico dell'opera di Ian Dury è il singolo che anticipa l'uscita dell'album, "Sex & Drugs & Rock & Roll", il cui titolo è ormai divenuto un'espressione corrente della lingua inglese, se non lo slogan rock per antonomasia. Estate 1977, piena era punk: Dury si presenta con un riff gommoso, stacchi tribali dal gusto voodoo e un ritornello che si avvicina alla discomusic. La canzone è naturalmente oggetto di censura da parte di Bbc Radio, che la scambia per un inno allo stile di vita poco salutare dei punk, anziché un'acuta riflessione sulla felicità. Le vendite del singolo saranno scarsissime, ma Nme lo nomina "single of the week", facendone così un piccolo classico. Assieme ad altri singoli coevi, nessuno dei quali è contenuto nella prima edizione dell'album, "Sex & Drugs & Rock & Roll" spinge le vendite di "New Boots And Panties!!", che sarà disco di platino dopo ben 73 settimane di permanenza nelle classifiche di vendita, toccando il quinto posto.

"I come awake/ with a gift for womankind": con queste parole si apre il disco, all'insegna delle confessioni scabrose di un amante che non resiste alla tentazione di svegliare la sua donna per fare sesso. Il tutto viene scandito al tempo di un funk gradasso e scintillante, con note di piano e basso intersecate con gusto, e i gemiti di un Moog in sottofondo. La situazione si ribalta in "Partial To Your Abracadabra", il pezzo più rock della raccolta: stavolta è l'uomo a cadere vittima dei titillamenti e delle effusioni di una donna, in un misto di piacere e tormento: "There's been a manifestation/ nature made it answer the call/ it simply can't resist/ boots and pants like this".
L'unico singolo estratto dal disco è "Sweet Gene Vincent", dedicata all'omonimo cantante di cui Dury era ammiratore e ne possedeva tutti i dischi. Non venderà molto, ma diventerà uno dei suoi cavalli di battaglia nelle esibizioni dal vivo, con l'inizio arpeggiato e retrò e il finale rock'n'roll a tutta velocità, entrambi pieni di riferimenti alle canzoni di Vincent. Il chitarrista Chaz Jankel scherzerà sulla lunghezza della bozza iniziale del testo, così pieno di citazioni che sarebbe servita una canzone di 15 minuti per poterlo cantare tutto.

La metrica sciolta di "Clevor Trever" conferma il talento del Dury autore, con decine di sillabe e doppie negazioni sputate a mo' di rap su un sottofondo quasi discomusic. È il farneticare di un sempliciotto londinese che, nonostante la scarsa padronanza della lingua, vuole dimostrare di essere intelligente pur non avendo mai detto o fatto nulla che lo dimostri ("Just cos I ain't never 'ad, no, nothing worth having, never ever, never ever/ You ain't got no call not to think I wouldn't fall into thinking that I ain't too clever").
A far brillare il disco sono soprattutto le canzoni più vignettistiche composte con il chitarrista americano Steve Nugent. "My Old Man", dal passo sonnacchioso e dagli arrangiamenti jazzati, tratteggia un ritratto di William Dury, padre di Ian, dipinto come un uomo orgoglioso e dalla corteccia dura, facendo però trapelare la nostalgia e il rammarico di un figlio che non ha avuto modo di conoscere appieno il padre - "Seven years went out the window/ we met as one to one/ died before we’d done much talking".
Ben più allegra "Billericay Dickie", strutturata come una filastrocca ispirata al music hall. È la caricatura del tipico Essex lad: il protagonista del testo è infatti un muratore sbruffone, che nomina con sprezzo tutte le sue conquiste e i luoghi dove ha compiuto le sue scorribande amorose. Ad ogni ritornello tiene però a rimarcare in modo ipocrita la sua integrità morale. La stessa misoginia viene ripresa nella sincopata "If I Was With A Woman", stavolta in forma più morbosa, giacché riempie i pensieri rabbiosi di un patetico uomo vittima di una delusione d'amore che pianifica la sua vendetta contro le donne ("If I was with a woman I'd make believe I loved her/ when all the time I would not like her much").

La chiosa spetta ai tre pezzi più duri e urlati. "Blockheads", che darà il nome alla band, si basa su un riff rock'n'roll come tante altre canzoni punk, ma la sua irruenza e la sua violenza sono quasi paragonabili a quelle dell'hardcore californiano che sarebbe nato di lì a poco. Il capolavoro nel capolavoro è il rumorosissimo assolo di Moog che sembra imitare il suono di un liquame che cola, un effetto non dissimile dalle magie che il tastierista degli Stranglers Dave Greenfield compiva in canzoni come "Nice 'n' Sleazy". "Assholes, bastards, fucking cunts and pricks" sono i versi che aprono la dinamitarda "Plaistow Patricia", altro inno punk, stavolta su un'artista eroinomane e le sue disavventure. Per finire l'oltraggiosa "Blackmail Man", altra sfuriata, stavolta a doppia velocità.

Sono numerose le versioni in circolazione che includono i singoli "Sex & Drugs & Rock & Roll", "What A Waste" e le rispettive B-side.
"You're More Than Fair", canzone dell'epoca Kilburns e B-side di "Sweet Gene Vincent", assimila le influenze reggae che stavano permeando il rock inglese di fine 70. Il testo è ancora una volta la cronaca di un amplesso, resa esilarante dal candore con cui Dury ne racconta lo svolgimento in diverse stanze di una casa, partendo dall'ingresso e finendo sul tetto. La cosa non sembrerà sconvolgente al giorno d'oggi, ma un testo di un artista pop contenente la parola "clitoris" deve aver fatto arrossire più di un ascoltatore nel 1977. Sempre sul filone umoristico, "Razzle In My Pocket" racconta di un giovane che viene scoperto mentre cerca di rubare una rivista porno.
"What A Waste", pezzo del 1975 co-firmato da Rod Melvin, viene escluso dall'album come era solito ai tempi, tuttavia è cruciale per il successo del disco, tanto che ne compare come bonus track nelle ristampe più recenti. Il testo rappresenta con tutta probabilità l'apice creativo di Ian Dury, che si interroga su cosa ne sarebbe stato di lui, se non fosse diventato un musicista rock: "I could be a lawyer with stratagems and muses/ I could be a doctor with poultices and bruises/ I could be a writer with a growing reputation/ I could be the ticket-man at Fulham Broadway station". L'arrangiamento superbo registrato coi Blockheads contrappone delle strofe con suoni liquidi e gommosi di certo easy listening anni Settanta con assoli spericolati di Moog e sax nel bridge.

Parte dell'eredità di Ian Dury trascende i solchi di questo album e va ricercata nei testi dei suoi singoli e nella sua avventura di uomo comune poi divenuto rockstar di successo e attore. Tuttavia è soprattutto grazie alla pluralità di stili di "New Boots And Panties!!" che il pub-rock si afferma come genere che parla tanto la lingua del punk, quanto quelle della new wave, del reggae e del funk. Come si è già detto, le sue vignette caustiche influenzeranno la prosa logorroica dei Carter Usm e gli inni working class dei Madness, anch'essi amanti di quello stile clownesco, allegro in superficie, ma in realtà malinconico, che Dury portava sul palco. Non a caso Dury collaborerà con entrambi.
Non stupisce il fatto che il suo umorismo beffardo sia arrivato alla penna di Charlie Brooker, che farà il verso a "Reasons To Be Cheerful, Pt. 3" di Dury nell'episodio di fine anno della stagione 2014 di "Weekly Wipe", con ciò che resta dei Blockheads a suonarne la base strumentale.
Dury muore di cancro nel 2000. La sua ultima apparizione è in occasione di un concerto di beneficenza per la lotta contro il cancro, a poche settimane dalla morte.  Il figlio Baxter ne seguirà le orme e pubblicherà quattro album solisti.

(28/02/2016)

  • Tracklist
1. Wake Up and Make Love with Me

2. Sweet Gene Vincent

3. I'm Partial to Your Abracadabra

4. My Old Man

5. Billericay Dickie

6. Clevor Trever

7. If I Was With a Woman

8. Blockheads

9. Plaistow Patricia

10. Blackmail Man

 

Bonus track (ristampa 1998)

 

11. Sex & Drugs & Rock & Roll

12. Razzle in My Pocket

13. You're More Than Fair

14. England's Glory (Live)

15. What a Waste



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