In The Nursery

Köda

1988 (Wax Trax) | electro-gothic

Nel fin troppo affollato giardino della musica "sintetica" della seconda metà degli anni ottanta, gli In The Nursery hanno rappresentato un autentico miracolo per l'audacia concettuale della loro proposta e per l'elevatissimo livello qualitativo raggiunto con gli stessi mezzi usati dai più commerciali gruppi pop del periodo. Ma se i mezzi erano gli stessi dei gruppi che si contendevano lo scettro del synth-pop a suon di singoli sempre più patinati e vuoti, non altrettanto si può dire delle ispirazioni: gli In The Nursery guardavano infatti al passato, ad "altri" anni Ottanta, quelli del sinfonismo decadente di fine Ottocento, ma di certo non tenevano in poca considerazione anche l'enorme lezione della musica cosmica e ancora di più il misticismo etereo dei Popol Vuh.

Al momento della pubblicazione di "Köda", gli In The Nursery (ovvero i gemelli Nigel e Klive Humberstone, supportati dal percussionista Q. e dalla cantante Dolores C.), avevano al loro attivo, oltre a vari Ep, un album ("Twins", opera forse ancora incerta, votata a una musica elettronica aggressiva e opprimente) e una colonna sonora ("Stormhorse") che meglio ne aveva definito le coordinate artistiche. Ed è continuando in quella direzione, perfezionando quell'esperimento che i due fratelli giungono al loro capolavoro: un'opera mozzafiato (e non in senso figurato, dato che la cifra dominante della loro musica è sempre stata votata al tumulto e alla frenesia) che porta subito alla perfezione la loro peculiarissima idea di "orchestra elettronica": il sound degli In The Nursery è infatti in tutto e per tutto quello di una orchestra sinfonica, gli arrangiamenti sono sempre ricchissimi, quasi esagerati, all'insegna di un'esasperata enfasi "eroica". Eppure tutti i suoni dell'orchestra (specie le martellanti e spesso dissonanti sezioni di archi) sono ottenuti mediante l'elettronica: è in definitiva il synth-pop romantico (non ci dimentichiamo mai dell'esistenza degli Ultravox) portato alle estreme conseguenze.

Opera quasi completamente strumentale, "Köda" è la summa artistica del primo periodo, quello più "impetuoso", degli In The Nursery, ma è anche l'anticipazione di quello che verrà nel futuro, ovvero del loro approdo graduale a una sorta di new age "transglobale" che non dimenticherà mai però la basilare idea della sinfonia elettronico-orchestrale.

Ad aprire le danze ci sono i perentori suoni in staccato (altra loro caratteristica, forse anzi la più importante) di "Rites" (archi sintetizzati, tamburo e declamazioni vocali): ma la musica degli In The Nursery non si ferma mai su di un solo tema ed ecco dunque che tutto si tramuta in un incalzante bolero sempre all'insegna di un sound apocalittico (pur con tutte le differenze di fondo, ma quanto sono vicine al primo periodo degli Humberstone le catastrofi sonore di Foetus…). L'opera si sviluppa fondamentalmente in forma di una lunga suite, con numerosi intermezzi: il primo, il più sinistro e dissonante, è "Maidens", tra rumori da oltretomba e archi stridenti. Degna introduzione al loro "Te Deum", il primo capolavoro: un perfetto mix tra gotico (il tema d'organo poggiato sullo sfondo, ma sempre incombente) e romantico (la splendida sinfonia in primo piano che si evolve fluentemente da un teso tema per archi - nello stile del minimalismo di Michael Nyman - a una sezione pastorale dominata dal flauto).

Altro intermezzo è "Triumph", ma stavolta si tratta di una celestiale parentesi ambient, preludio alla splendida piece "Burnished Days", con la quale gli Humberstone mettono in scena uno spettacolare adagio per violini "pizzicati" (ma sempre rigorosamente "sintetici") e strati di elettronica che avanzano ciclici e fluidi: un'armonia mistica e serena che i tamburi militari tentano continuamente di spezzare, prima che la voce di Dolores C. intoni il suo ipnotico "récit". Ed ecco che con "Ascent" si entra nel cuore pulsante dell'opera e dell'estetica degli In The Nursery: è questo il tema cardine dell'album, sette minuti di puro sogno a occhi aperti, scanditi con dolcezza e malinconia dal carillon delle tastiere e attraversati da innumerevoli acrobazie elettro-sinfoniche perfettamente incastrate alle consuete architetture minimaliste: è una musica di una solennità estrema, che evidenzia un'abilità straordinaria nel destreggiarsi tra complicatissimi arrangiamenti elettronici.

Da "Ascent" ci si immerge poi senza soluzione di continuità nell'altro lungo brano del disco, lo "Scherzo": il clima si fa gradualmente più spettrale e claustrofobico, ma i fratelli Humberstone sono sempre abilissimi ad evitare di impantanarsi nei cliché, che siano quelli della musica gotica, della new age o del synth-pop: la marcia frenetica che i tamburi scandiscono, adeguatamente supportati dalle impennate degli archi "elettronici" e dal gorgheggio di Dolores C. che solca quasi timidamente l'impalcatura colossale del brano, pongono lo "Scherzo" degli In The Nursery in una dimensione a metà strada tra la paura e il sogno. Dopo "Guarded Rites", che riprende il tema iniziale dell'album all'insegna stavolta di espliciti rimandi a suggestioni medievali e cavalleresche, è la volta di "Suspire", un'altra breve piece che sconfina stavolta in territori esotici, una morbida sonata new age, una melodia trasognata tanto semplice e fragile quanto toccante. Ed ecco che arriva "Kotow" e di rimando ecco anche che arriva la musica che qualche anno dopo l'abile e furbo Michael Cretu (alias Enigma) con qualche accorgimento house renderà appetibile al grande pubblico. L'idea è soltanto una, semplicissima: un flauto "andino" disteso su un delicato tappeto ambient-new age: il tutto dura praticamente il tempo di un respiro, eppure è una delle puntate più audaci della fantasia sonora degli Humberstone. Il flauto continua a farsi sentire in lontananza prima di venire sommerso dalle maestose spirali della straordinaria sinfonia ambientale "The 17th Parallel", una sorta di impensabile anello di congiunzione tra Verdi e Brian Eno.

A questo punto si pensa di aver raggiunto la perfetta pace interiore, ma ecco invece che come un fulmine a ciel sereno arriva "Compulsion": i ritmi tornano a farsi frenetici come non mai, le impennate delle tastiere si fanno pesantissime, i tamburi e le voci scandiscono una corsa a perdifiato tra atmosfere epiche e lugubri. Si arriva così al gran finale di "Libertaire": ancora una volta è l'organo a gettare le solidissime fondamenta su cui si appoggia l'ennesimo imponente castello sonoro innalzato dai "synth" dei due gemelli, ma tutto si stempera poi in una nuova stasi ambientale, attraversata stavolta da fugaci rintocchi pianistici e di nuovo poi si innalza in una scalata dai toni "gloriosi" fino a chiudere l'opera in toni ascetici e astratti. Una musica, quella degli Humberstone, che lascia letteralmente a bocca aperta, che esplora tutte le infinite possibilità offerte dalle macchine elettroniche per approdare a un sound che racchiude in sé la classicità più rigorosa e la tecnologia più moderna, che evita il rischio di perdersi in inutili pomposità grazie al continuo dialogo tra i sovratoni esasperati delle arie sinfoniche e il minimalismo più nervoso e agitato.

Di tutto questo "Köda" è la testimonianza senza dubbio più riuscita ed equilibrata: un'opera che dietro la sua ambizione sconfinata, la sua complessità e ricercatezza si rivela di fruizione incredibilmente scorrevole e che, cosa di non poco conto, contiene una miriade di idee da cui attingeranno a piene mani altri acclamati alfieri dell'elettronica "gotica" e sinfonica (su tutti i tedeschi Aurora, ma in parte anche i maestri americani Black Tape For A Blue Girl e Lycia).

"Köda" è il "passaggio nel tempo" teorizzato dai Dead Can Dance,, un ponte steso tra due mondi, è il romanticismo wagneriano reincarnatosi nell'utopia modernista dei due fratelli inglesi, ovviamente destinato — negli anni in cui il termine "new romantic" era associato a gente come gli Spandau Ballet — a venire relegato in una nicchia, dalla quale gli Humberstone proseguiranno comunque imperterriti il loro discorso, liberi di dirigersi verso soluzioni sempre più colte e impegnative.

(30/10/2006)

  • Tracklist
  1. Rites
  2. Maidens
  3. Te Deum
  4. Triumph
  5. Burnished Days
  6. Ascent
  7. Scherzo
  8. Guarded Rites
  9. Suspire
  10. Kotow
  11. The 17th Parallel
  12. Compulsion
  13. Libertaire
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