Judee Sill

Judee Sill

1970 (Asylum) | folk-baroque

Dopo lo sdoganamento della sua breve opera discografica da parte di artisti come Jim O'Rouke o Andy Partridge, il nome di Judee Sill non è più quel meraviglioso segreto della musica americana che pochi fan custodivano con cura e affetto quasi mistico. La riabilitazione critica di quell'esordio, che aprì il catalogo della neonata etichetta Asylum, non è stata del tutto indolore e molte delle prerogative stilistiche sono state offuscate dall'ovvietà e dalla fretta: l'album "Judee Sill" è stato inserito tra i lost masterpiece del country anni 70 occultandone parte del fascino e dell'originalità, una sorte negata al suo seguito "Heart Food", album più complesso e atipico.

Nata il 7 ottobre a Oakland (California), Judee Sill è una donna complicata sia dal punto di vista artistico che umano. La sua infanzia è segnata indelebilmente dalla morte del padre, avvenuta quando lei aveva solo sette anni. Il futuro patrigno Ken Muse (designer e animatore per la Hanna-Barbera) peggiorerà il suo stato emotivo: droga, prostituzione, ambiguità sessuale, passione per comportamenti criminali e misticismo religioso saranno le costanti culturali di una vita tormentata e turbolenta, in cui la musica rappresenterà un'oasi di armonia e speranza.
All'età di diciotto anni, Judee affronta un matrimonio-lampo ("giusto per fare qualcosa", affermerà in seguito). Dopo la morte della madre, ripiomba nel vortice della droga e delle rapine a mano armata, finendo in riformatorio, dove scoprirà il fascino del gospel e del culto dei Rosacroce.

Un altro matrimonio, con il musicista Bob Harris, si rivelerà solo un'allenza strategica per potersi procurare tanta polvere bianca. Sarà l'amicizia con un avvocato l'ennesima chiave di volta della sua vita, che la stimolerà a trovare pace nella sua attitudine artistica.
Quando Jim Pons dei Turtles la contatta, la musica prende possesso del suo destino. Grazie alla buona sorte di "Lady-O" (portata al successo dai Turtles e poi rielaborata nel suo esordio) David Geffen la scrittura per la sua neonata etichetta sussidiaria della Warner, ovvero la Asylum, stimolato anche dalla caparbietà e dall'energia della musicista ("Quanto vuoi essere famosa?", le chiederà, e lei risponderà: "Qual è il limite?"). Ma è una storia che durerà il breve lasso di due album: si passerà infatti dalle dichiarazioni pubbliche di stima scritte nelle note del primo album al pubblico ludribio di David Geffen per la sua ancora non nota omosessualità.

Un personaggio come Judee Sill oggi sarebbe preda continua del gossip, in confronto molte donne finto-trasgressive moderne sono delle educande prive di carattere e personalità: l'ossessione per gli acidi e il misticismo religioso, la promiscuità sessuale, l'eccessivo narcisismo, i continui furti e rapine per procurarsi le droghe farebbero impallidire la critica benpensante di oggi.
La verità è che Judee Sill era una personalità molto forte, la sua creatività era ben oltre i confini delle cantautrici folk ancora asservite alla superiorità maschile (solo Joni Mitchell e Laura Nyro avranno la stessa intensità e autonomia creativa), la sua voce aveva uno spettro ampio e vibrante, quasi una Karen Carpenter strappata al pop per una causa più nobile. Ma è la sua articolata musicalità il punto nodale della sua originalità: folk, r&b, gospel, bluegrass, classica e musica barocca si armonizzavano in un folk-simil-sinfonico che solo Joanna Newsom riuscirà a riportare in vita molti anni dopo.

Più che le ovvie figure del folk come Graham Nash, Jackson Browne o Linda Rondstadt, la sua essenza artistica è affine alle progressioni e alla ricerca sonora di artisti come Van Dyke Parks o Brian Wilson, ed è in quest'ottica che il suo esordio diventa fondamentale per la musica americana, ed è qui che troverà altresì la sua genesi quello che i critici chiameranno Laurel Canyon Sound. Le prime impressioni che colgono l'ascoltatore sembrano collegare "Judee Sill" alle naturali e prevedibili evoluzioni del folk-rock americano, ma un ascolto ripetuto e più attento svela l'assenza di quelle contaminazioni Aor che trascineranno molta musica affine tra le braccia del mainstream. C'è una compostezza lirica e d'arrangiamenti (opera di Bob Harris) che rende la sua musica priva di quella dimensione temporale che ha svilito molta produzione di quegli anni, avvicinando la sua creatività più a un Nick Drake o a un Gene Clark.

Judee Sill mette in musica uno spaccato della cultura di quegli anni, rinunciando alle implicazioni personali e autobiografiche. Sono storie di vite spezzata dall'acido o dalla solitudine, in una tribolante consapevolezza che non apre le porte alla salvezza e alla redenzione, la rassegnazione e una larvale sconfitta ideologica fanno capolino, anticipando così le istanze culturali del gothic-folk.
Dietro i testi intrisi di religione e misticismo non vi è una visione bucolica e romantica: la dicotomia tra peccato e redenzione è quasi impossibilitata al riscatto, l'avvenenza quasi angelica di "Crayon Angels" non è una promessa ma solo una seduzione sonora che introduce l'ascoltatore in una sequenza di canzoni che nascondono più di una chiave di lettura.
Anche dietro l'unico brano di successo, "Jesus Was a Cross Maker", nasconde più di una storia o di un risvolto, a partire dalla sua passione per il country-singer J D Souther (allora innamorato di Linda Rondstadt) che nella canzone diventa come Cristo, il falegname, il bandito rubacuori, artefice della sua tortura emotiva e spirituale, mentre la musica si tinge di gospel, country e baroque-pop.

Grande appassionata di Bach e Ray Charles, Judee Sill confidava ai suoi amici: "voglio scrivere belle canzoni che tocchino profondamente la gente", e ascoltando una delle perle meno conosciute di questo esordio, "My Man On Love", non si può dire che non abbia tenuto fede all'impegno. Il segreto è nella struttura corale delle canzoni, che creano un impatto emotivo suggestivo e lineare come i canti religiosi ai quali si ispira il suo stile di scrittura.
Judee Sill non tralascia nessun particolare delle sue canzoni, che sia la perfetta intonazione vocale o l'arrangiamento più adeguato. La sua registrazione di "Lady-O", il brano portato al successo dai Turtles, è una festa di suoni e fraseggi lirici che riesce a far assaporare in pieno il raffinato intreccio tra voce e orchestra.
Le orchestrazioni più invadenti di "Abracadabra", in puro stile Van Dyke Parks, e l'elementare giro armonico di "The Phantom Cowboy" contrastano con la complessità lirica di "The Lamb Ran Away With The Crown", che tra continui cambi di armonia e un uso sapiente dei fiati archivia un piccolo gioiello di baroque-pop in stile Beach Boys.  
Piccole tracce di blues in "Ridge Rider", di gospel-soul-jazz ("Enchanted Sky Machines") e neoclassicismo in "Lopin' Along Thru The Cosmos" completano il tutto, consegnandoci un album dove la bellezza e l'ispirazione fluiscono senza sforzo apparente e dove molte soluzioni d'arrangiamento ispireranno future evoluzioni del songwriting country.

Di fronte alla perfezione di queste undici tracce il secondo album non soffre al confronto, con il mantra di nove minuti di "The Donor" che racchiude tutto il misticismo e la passione per le teorie di Pitagora, in un complesso e avanguardistico arrangiamento (citare Arvo Part non è blasfemia) che ancora oggi suona moderno.
Le ultime note biografiche la vedono dimenticata, la sua ultima dimora è stata una roulotte dove ha vissuto in pessime condizioni sanitarie, dopo un incidente che non ha potuto curare con gli antidolorifici a causa del suo passato di cocainomane. La sua morte, avvenuta nel 1979, passa quasi inosservata, anche molti amici ne vengono a conoscenza anni dopo. Un epilogo che, più che legato alle consuete storie di droga e vizio tipiche di quell'epoca, è invece conseguenza di una difficoltà dell'artista di accettare i compromessi di uno star-system che stava prendendo sempre più piede.

"Judee Sill" resta uno degli album più importanti della musica country e non solo, difatti rappresenta lo spartiacque tra la generazione hippie e quella più consapevole e matura che è di li a venire. Non va taciuto il sordido maschilismo che di fronte al suo genio musicale si manifestò con un isolamento emotivo che ricorda le vicende di Camille Claudel, un'altra donna vittima della passione e del suo genio creativo. Due artiste fuori dal tempo la cui opera resta ricca di autentica fisicità e spiritualità.

(27/09/2015)



  • Tracklist
  1. Crayon Angels
  2. The Phantom Cowboy
  3. The Archetypal Man
  4. The Lamb Ran Away with the Crown
  5. Lady-O
  6. Jesus Was a Cross Maker
  7. Ridge Rider
  8. My Man on Love
  9. Lopin' Along Thru the Cosmos
  10. Enchanted Sky Machines
  11. Abracadabra


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