Van Morrison

Astral Weeks

1968 (Warner) | songwriter

Ho scoperto "Astral Weeks" due volte: dopo i primi ascolti mi è sembrato bello ma un po' distante, e ho finito per posteggiarlo in panchina. Una volta rispolverato - per chissà quale motivo - l'ho trovato di una freschezza e di una intensità straordinarie, confermando la regola che a volte è solo questione di indovinare il momento giusto: se il "varco" è aperto e il cuore ricettivo, il gioco è fatto. Dovendo riassumere con una frase un po' scontata, infatti, direi che con "Astral Weeks" ho scoperto, più che un pugno di canzoni straordinarie, una categoria dell'anima.

Il primo lato si apre proprio con la title track, condotta su un serrato accompagnamento acustico dal quale fioriscono mille ricami di flauto (John Payne), vibrafono (Warren Smith), singulti di basso (Richard Davis), un delicato bordone d'archi e la straordinaria voce di Van "The Man" a portare colori grevi in questo paesaggio bucolico e sdrucciolevole: l'effetto è quello di un incontro epico, una fisicità inguaribile che srotola tutto il suo essere spirituale, alla ricerca (fruttuosa) della linea d'ombra che unisce e separa anima e corpo.

L'introduzione di "Beside You" è un arpeggio breve e misteriosamente intenso (alle chitarre dirigono lo stesso Van Morrison e Jay Berliner), ottimo viatico per questo fantasma folk/jazz in libera uscita, deserto viscoso di sentimenti alla deriva tra fraseggi sciolti di flauto e basso, con la linea melodica randagia in un territorio indefinito, tra le mille direzioni di un canto preda di moti, istinti e pulsioni profonde. Più convenzionale - nel migliore dei sensi possibile - la successiva "Sweet Thing", un folk a rotta di collo eppure delicatissimo, la fiera degli elementi di cui sopra ammansiti da una chitarra incalzante e dal primo emergere significativo della batteria tra una spuma di spazzolate jazzy col cuore in subbuglio: inutile aggiungere che svetta sul tutto la voce di Van, proiettata nel punto stesso in cui l'amarezza incontra il dolce cuore della vita.

È a questo punto che viene calato il primo dei tre assi dell'album (e il resto - per rimanere in metafora - non va sotto il Re...): è "Cyprus Avenue", la magia di un congegno complesso e leggero, un'intrigo di chitarra, spinetta, basso (strepitoso!), archi sdrucciolevoli e violino roots, la cospirazione del canto immerso nel suo stesso fango sacro, il progredire calmo di un'espressione verso il suo compiersi assoluto.

L'asso numero due segue a ruota, in apertura del (teorico) lato "B", e rischia di sfracellare irrimediabilmente le fragili resistenze del cuore: "The Way Young Lovers Do" è una frenesia boogie/jazz imbastardita da un'attitudine invariabilmente folk, o se preferite una sbalorditiva accumulazione di elementi e fraseggi in libertà attorno a un crescendo melodico irresistibile. Non stupisce che sia stata ripresa dalla magnifica voce di Jeff Buckley nel suo "Live at Sin-è" (e ognuno si schieri per la versione che preferisce): in ogni caso, non è questo l'unico debito che il povero Jeff doveva a Van Morrison.

Riprende un sentiero più pacato la preziosa "Madame George", un etereo dialogo notturno tra innocenza e azzardo, un testo/storia che "monta" un po' troppo sulla musica, anche se ci troviamo al cospetto di un'altra interpretazione vocale da cui nessuno Springsteen di lì a venire ha mai potuto prescindere. Ma è il momento del terzo (meraviglioso) asso, ovvero "Ballerina", una melodia straordinariamente distesa, spaurita da incursioni di mandolino e dall'epilessia dolciastra di basso e drumming, con aeree decorazioni d'archi e i tocchi acquosi di un vibrafono inquieto, per la gioia e il dolore di un Van Morrison gigantesco mentre tesse un indimenticabile filo tra visceralità ed equilibrio, tra speranza, sogno e trepidazione.

L'epitaffio breve e vibrante di "Slim Slow Spider", innervato su un arco sfuggente di sax soprano (Payne), è una nera memoria di blues diluito, una dissolvenza di basso, un caracollare letterario di chitarra, il precipitare repentino della batteria in un buio inevitabile, il ripiegarsi della voce nella quiete disperata e accogliente di un'anima finalmente redenta.

(13/11/2006)

  • Tracklist
  1. Astral Weeks
  2. Beside You
  3. Sweet Thing
  4. Cyprus Avenue
  5. The Way Young Lovers Do
  6. Madame George
  7. Ballerina
  8. Slim Slow Rider
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