Motorbass

Pansoul

1996 (Motorbass) | house, french-touch

Gli anni Novanta sono appena iniziati e nei club più ricercati ed esclusivi di Parigi c’è un insolito fermento. La house in arrivo da Chicago e le prime avvisaglie eurodance dominano le piste, palleggiandosi di fatto una platea sempre più esigente, stanca delle pompose sonorità eighties e particolarmente ansiosa di lasciarsi trascinare da nuovi flussi discotecari, nuove elettrificazioni del ritmo. Philippe Zdar è in quegli anni un giovane dj-producer giunto qualche tempo prima nella capitale francese da uno sperduto paesino delle Alpi per arricchire il proprio bagaglio sonoro. Il ragazzo ha da poco conosciuto Hubert Blanc-Francard, aka Boom Bass, e insieme decidono di produrre il musicista hip-hop MC Soolar, dando in seguito vita al duo La Funk Mob, che si evolverà qualche anno dopo negli acclamati Cassius. Étienne Bernard Marie de Crécy, conosciuto semplicemente come Étienne de Crécy, è invece un ingegnere del suono di Lione, approdato alle sponde della Senna dopo aver bazzicato i circuiti elettronici di Marsiglia e Versailles, e fondato insieme ad Alex Gopher l'etichetta Disques Solid, oltre ad aver suonato per la band Orange con lo stesso Gopher e i due Air, Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel.

Zdar e de Crécy si incontrano e cominciano ben presto ad annusarsi, elaborando un progetto che cambierà definitivamente le sorti della disco-music transalpina, e di quella cosa di lì a poco ribattezzata come French touch: Motorbass. Tra il 1992 e il 1993 producono due Ep, “1st EP” e “Thransphunk”, entrambi condensati di techno primordiale e house dal tratto elegante e conciso. La loro è una formula del tutto nuova, dannatamente fresca, che esula in parte dai canoni di riferimento statunitensi, naif ed elegante quanto basta per richiamare l’attenzione del pubblico e degli addetti al lavoro. Tracce come “Visine” e “Open Sesame” lasceranno un’impronta notevole nel panorama elettronico transalpino. Percussioni appena accarezzate, mai invadenti sostengono un’impalcatura lounge garbata, decisamente lontana dal calore soul chicagoiano e tremendamente vicina ai richiami jazzy degli storici circoli parigini. E’ il preludio a “Pansoul”, primo e unico Lp dei Motorbass, prodotto nel 1996 per l’omonima etichetta e custode primario di un suono destinato in quegli stessi anni a invadere il pianeta con l’avvento dei vari Daft Punk (presenti nei ringraziamenti), Air, Dimitri From Paris, St Germain, Bob Sinclair e via discorrendo.

Glitches beffardi, blips and clicks versati con guanti di velluto e un'ondulazione ritmica tanto trascinante quanto cullante e avvolgente invadono lo spazio allestendo un vero e proprio party nel quale l’elemento estetico conciliante non è più caratterizzato da un paio di jeans larghi con canotta stretta, ma da uno smoking in papillon. Il dado è tratto con estrema raffinatezza. Gemiti solitari e beat sinuosi tracciano nuove linee di confine. Nuove atmosfere entro cui calare altrettanto nuove fascinazioni del groove.
Luci basse e incedere propriamente lounge contraddistinguono l’introduttiva “Fabulous”. Il suo lento e fluttuante divenire è solo un caloroso invito ad accomodarsi prima che la festa abbia inizio. La successiva “Ezio”, con tanto di cassa dritta in bella mostra e improvvisi arpeggi che paiono scendere giù dal cielo, esorta ai primi composti movimenti del bacino, attuati magari con un bicchiere di Martini tra le mani e una sigaretta tra le dita. Ma è solo l’inizio. “Flying Fingers” vola alto, altissimo. Battito regolare e cambio di ritmo improvviso danno vita a una danza ipnotica e seducente con tanto di scratch finale, a ricordare l'amore di Philippe per la black music.

Di tutt’altra pasta è la tenebrosa “Les Ondes”, in cui rispunta la matrice dub-house di riferimento posta su tessiture garage e break ondulanti. Al centro, il tema estatico di “Fabulous” trova il suo giusto compimento dal secondo minuto di “Neptune”, in un susseguirsi di tastiere minimali, invocazioni femminee ed epiche ripartenze house. Allo stesso tempo, “Wan Dance” richiama all’attenzione attraverso l’incitazione "Baby wanna dance?", avanzata da una musa in calore con tanto di sax morbido ed erotico da contorno a un basso funky e una cassa tanto eccitata, quanto abile nel virare direzione a seconda del ritmo da smorzare.
Ciò che prende forma nelle varie tracce del disco, è sostanzialmente musica da club concepita con tocco sopraffino ed estrema grazia. Il tutto unito a una conoscenza profonda del groove. Un’acquisizione produttiva capace di fuggire dai vicoli ciechi del loop in salsa disco, rinvigorendosi spesso di elementi jazz e narcotiche contorsioni dub (“Genius”). 

“Pansoul” è in definitiva un’evasione nobile e sciccosa dai tumulti elettronici del periodo che non conoscerà uguali, e che fornirà linfa vitale a un’elettronica da intrattenimento tanto ricercata, quanto provocante. Il testamento unico e primordiale, talvolta ingiustamente poco celebrato, di un tocco che farà epoca negli anni a venire non solo in Francia, ma in tutto il resto del pianeta. 

(04/01/2015)

  • Tracklist
  1. Fabulous
  2. Ezio
  3. Flying Fingers
  4. Les ondes
  5. Neptune
  6. Wan Dence
  7. Genius
  8. Pariscyde
  9. Bad Vibes (D.Mix)
  10. Off 




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