"Nevermind": non ci pensare. In effetti,
quando si mette per la prima volta questo disco nello stereo, si ha la
sensazione di non aver pensato nulla di buono nella propria vita. "Nevermind" è
qualcosa di più di un disco. È rabbia, inquietudine, dolore, atroce dolore. Il
tutto riassumibile nei primi secondi della prima traccia, "Smells Like Teen
Spirit", forse il pezzo rock più conosciuto degli anni 90. Ma andiamo con
ordine.
I Nirvana sono al
loro secondo disco, dopo il promettente esordio di "Bleach" per l'etichetta
indie Sub Pop. Sorretti dai già affermati colleghi Sonic Youth, entrano nell'orbita
della Geffen, in piena era grunge. Dopo due anni da "Bleach", Kurt Cobain, Krist
Novoselic e Dave Grohl (diventato nel frattempo batterista fisso della band)
danno alle stampe "Nevermind". Un'ora di pezzi semplici tecnicamente,
trasformati in capolavori del rock dalla voce tremolante, rauca e timorosa di
Cobain. Non si può dire che i Nirvana siano degli ottimi musicisti, ma ciò rende
ancora più difficile spiegare perché abbiano avuto tanto successo. Le sensazioni
che questo disco offre all'ascoltatore che si immedesimi nella rabbia di Cobain
sono impossibili da scrivere. Dicevamo, i quattro accordi di "Smells Like Teen
Spirit". Quattro accordi, appunto, ma vomitati in uno sfogo turbolento che le
rullate di Grohl sorreggono in modo perfetto. L'alternarsi della strofa,
melodica, a un ritornello simbolo del calvario generazionale dei primi anni 90
("With the lights out it's less dangerous/ Here we are now, entertain us/ I feel
stupid and contagious/ Here we are now, entertain us/ A mulatto/ An albino/ A
mosquito/ My Libido") costituisce uno dei punti più commoventi dell'album. Il
testo è quasi non-sense, ma ormai non importa cosa dice Cobain, importa come lo
dice. Infine, l'assolo, che ricama la linea melodica della voce, suonato davvero
con cuore.
Se si rimane sconvolti dal ciclone "Smells Like Teen Spirit",
dopo pochissimi istanti di tregua inizia un altro capolavoro: "In Bloom".
Tremendo, fantastico. Le prime parole, mormorate su un giro di basso laconico e
depresso, sono la rappresentazione migliore del disagio di Cobain ("Sell the
kids for food/ weather changes moods/ Spring is here again/ reproductive
glands"). E poi l'assolo acidissimo, e il ritornello, con quell'urlo che
introduce una melodia semplice, memorizzabile e quasi epica.
Ma il dolore non è solo rabbia. A ricordarcelo è "Come As You
Are", malinconica depressione con un giro di basso che è già leggenda. La mania
di Cobain di accordare gli strumenti mezzo tono sotto la scala normale trova qui
una valida spiegazione: sembra niente, ma il pezzo suona straniante come non
mai. Si giunge così, tra un feedback e un altro, a "Breed": pezzo carico di
adrenalina, la batteria di Grohl ricorda uno schiacciasassi! Saltare sul letto è
quasi d'obbligo. Tra urla e schitarrate di ispirazione punk, "Breed" ci
accompagna verso "Lithium", uno dei pezzi più di successo dell'album (che ha
venduto 10 milioni di copie). "Lithium" è quasi un mix tra le melodie di "Come
As You Are" e i ritornelli rabbiosi di "In Bloom", un pezzo che ha avuto (e ha)
grande successo soprattutto tra i fan più giovani dei Nirvana, la cosiddetta
"Generazione X", che con il tempo ha ridotto la figura di Cobain a feticcio e
simbolo da esporre su bandiere e t-shirt, spesso ignorando il suo messaggio di
disagio, espresso nella sua purezza in "Polly". "Polly" è un pezzo banalissimo,
un semplice giro di accordi su chitarra acustica, ma qui si sente la forza
decisiva della voce di Cobain. Il pezzo è quasi cantautorale, e si notano qui le
influenze dei grandi crooner statunitensi nella formazione musicale di Kurt. I
Nirvana renderanno omaggio al bluesman Leadbelly nel loro concerto "MTV
Unplugged in New York" con una versione terrificante di "Where Did You Sleep
Last Night?".
Se "Polly" rilassa l'ascoltatore, provato dal muro di suono dei
pezzi precedenti, c'è poco tempo per riprendere le forze. La traccia sette
inizia parodiando una canzone hippie degli anni 60 ("Get Together"), ma poi
esplode in un tremendo urlo: quello di "Territorial Pissings". Il punk suonato
dai Nirvana. Magnifica, una botta in testa di fronte alla quale è decisamente
impossibile rimanere fermi a guardare lo stereo. Bisogna muoversi. La musica dei
Nirvana ha qui la massima espressione di quella che Cobain definiva "musica
fisica". Il susseguirsi di tracce come "Drain You" (quasi allegra, amata dal
leader della band) e "Lounge Act" non fa che ripetere il concetto di un disco
che trascende le note semplici di cui è composto e si candida da subito a essere
un manifesto generazionale. "Drain You" contiene anche una parte più
"sperimentale", sulla falsariga delle dissonanze dei Sonic Youth. "Lounge Act"
si distingue invece per l'apporto di Novoselic, divenuto celebre per i giri di
basso semplici e immediati.
Si arriva a "Stay Away". Altro grande pezzo, che si potrebbe
definire "da pogo", se solo fosse mai stato suonato dal vivo. Qui Grohl dà il
meglio di sé. Ci si avvicina alla fine, introdotta da "On A Plain". Alla fine di
quest'ultima ci sono dei lamenti che preludono all'ultima traccia, immensa.
Siamo arrivati. Due note, una chitarra acustica, nient'altro. "Something In The
Way". Difficile descrivere questa canzone. Credo che il testo, che considero a
suo modo una poesia, possa parlare da solo: "Underneath the bridge/ The tarp has
sprung a leak/ And the animals I've trapped/ Have all become my pets/ And I'm
living off of grass/ And the drippings from the ceiling/ But it's ok to eat
fish/ Cause they haven't any feelings/ Something in the way" ("Al di sotto del
ponte/ Il pesce ha mollato una pisciata/ E gli animali che ho catturato/ Sono
diventati tutti miei animali domestici/ E non continuo a vivere d'erba/ E lo
sgocciolio dal cielo/ Va bene mangiare pesce/ Perché loro non hanno sentimenti/
Qualcosa nella strada").
Questo è quanto. Cobain narra i giorni che ha passato sotto un
ponte, cacciato di casa e in preda a uno sconforto inimmaginabile. Dopo 10
minuti di silenzio, la ghost-track. Una registrazione di chitarre dilaniate e
annientate in studio, con distorsioni tremende. "Endless, Nameless" è il titolo
appropriato di questa "composizione" (?!?). Quasi sette minuti di urla selvagge
e dissonanze tremende. Rabbia allo stato puro.
Il disco è finito. Ma è difficile crederlo veramente, tante sono
le emozioni che restano. Non credo affatto che "Nevermind"
sia un disco "datato", come qualcuno lo definisce. E non credo neanche che i
meriti dei Nirvana debbano essere sminuiti a causa della loro mercificazione e
la riduzione della figura di Cobain a idolo generazionale. È difficile
analizzare l'opera della band estraendola dal contesto mitizzante che il
suicidio di Kurt Cobain ha contribuito a far creare dall'industria del disco. Ma
ascoltare "Nevermind" senza avere nelle orecchie le chiacchiere di ciò che ruota
oggi intorno ai Nirvana può far ancora scoprire sensazioni forti ad ascoltatori
appassionati di "musica fisica".
