Pretenders

Pretenders

1980 (Real Records) | rock

Il 1978 è un anno cruciale per il rock al femminile. Patti Smith, che tre anni prima aveva innescato la miccia che avrebbe poi generato l’esplosione del punk e della new wave, entra per la prima volta nella top-10 inglese con quello che rimane a tutt’oggi il suo brano più noto, “Because The Night”. Un successo ancora maggiore lo ottengono i Blondie di Debbie Harry, che nel giro di sei mesi – grazie alla pubblicazione di album come “Plastic Letters” e “Parallel Lines” – sfondano nel mainstream. Sempre nel ’78, escono altri due dischi chiave del punk britannico: "Germfree Adolescents", il grido di ribellione di Poly Styrene, inconfondibile voce degli X-Ray Spex, e “The Scream”, formidabile debutto di Siouxsie Sioux e dei suoi Banshees, un lavoro che contribuirà ad aprire le porte alla stagione dark. Uno scenario che quindi incoraggia l’intromissione nel maschilista mondo del rock di altre aspiranti punkrocker in gonnella.

Eppure, una carismatica americana trasferitasi da qualche anno nella Terra d’Albione in cerca di fortune, pur possedendo quella giusta dose di sfrontatezza necessaria per non farsi intimorire da una così agguerrita concorrenza, si è ormai quasi rassegnata all’idea che sarebbe rimasta confinata nel folto sottobosco musicale londinese per il resto della sua vita. I precedenti tentativi di emergere da parte di Chrissie Hynde si erano infatti rivelati un fiasco, e così l’ex universitaria di Akron, Ohio, per un breve periodo persino giornalista del New Musical Express, era ancora alla disperata ricerca di un gruppo da fondare su misura. E dire che lei la scena punk inglese l’aveva vista nascere da una posizione privilegiata (quella di commessa nello storico negozio SEX, gestito da Malcolm McLaren e Vivienne Westwood), frequentando i personaggi più in vista e attirando su di sé pure le antipatie di alcuni tra questi (chi ha detto Johnny Rotten?). Sempre più affranta e frustrata, la Hynde non riusciva a darsi pace: “Com’è possibile che tutti abbiano una band tranne me?” – si chiedeva in continuazione, senza sapersi dare una risposta.

Ma proprio in quel 1978 le cose per lei avrebbero cominciato a prendere una piega ben diversa. Decisivi alcuni provvidenziali incontri con personalità illustri. Il primo è quello con Lemmy Kilmister, che aiuta Chrissie a creare un nuovo gruppo, reclutandole il batterista Martin Chambers e il bassista Pete Farndon. A loro si sarebbe in seguito aggiunto il talentuoso chitarrista James Honeyman-Scott, uno che al punk preferiva il power-pop dei Rockpile e che non si vergognava affatto di ascoltare anche gli ABBA e i Beach Boys. Sarà proprio il compianto Jimmy a tirare fuori dalla scorbutica Hynde il suo lato più dolce e melodico, testimoniato alla perfezione dal primo singolo dei neonati Pretenders: "Stop Your Sobbing", una cover di un vecchio brano dei Kinks (curiosamente, un anno dopo Chrissie avrebbe intrapreso una turbolenta relazione proprio con l’autore di quel pezzo, Ray Davies).
Prodotta da Nick Lowe, una sorta di padre putativo della band, "Stop Your Sobbing" diventa immediatamente una hit radiofonica, con buona pace degli amici della Hynde, disgustati da una svolta ritenuta così soft. I due singoli successivi, “Kid” e "Brass In Pocket", vanno nella stessa direzione, confermando la grazia melodica dei Pretenders e facendo guadagnare loro un nuovo estimatore di prim’ordine: Sir Paul McCartney. Se “Kid” dimostra il talento di Chrissie Hynde nell’estrapolare l’essenza di certi anni 60 per poi tradurla in un linguaggio moderno, “Brass In Pocket” – al numero 1 in Gb, nella top-20 negli Usa – è una vera e propria dichiarazione di intenti, con quel “I’m Special/ So Special” ripetuto con convinzione nel ritornello.

Con delle credenziali di questo calibro come biglietto da visita, i Pretenders possono presentarsi in studio con la necessaria autoconsapevolezza e fiducia nei propri mezzi per la preparazione dell’album d’esordio. Per fortuna, discostandosi da quella fastidiosa usanza tanto in voga in Inghilterra negli anni 70, decidono di includere nella loro prima fatica tutti e tre i singoli già pubblicati in precedenza. Ciò non significa però che i Pretenders non ritenessero il resto del loro repertorio all’altezza di quei fortunati brani, tutt’altro. La prima facciata del disco, decisamente aggressiva, senza un attimo di sosta, chiarisce come quei tre singoli di lancio fossero stati quasi uno specchietto per le allodole, utili per conquistare una più ampia fetta di pubblico, magari poco abituata ai ritmi nevrotici che caratterizzano le prime sei tracce di “Pretenders”. L’inizio è, infatti, al fulmicotone, con l’irruenta "Precious", che raggiunge il suo climax con quel “Tesoro, vaffanculo!” pronunciato con assoluta nonchalance dalla Hynde, che costringerà tutte le future cantanti (Madonna in primis) a prendere appunti. Si muovono su binari simili le canzoni successive, altrettanto dirompenti ed esplosive, frenetiche come un Lou Reed sotto anfetamina ("Tattooed Love Boys"), impreziosite dai veloci power chords e dai riff spezzati (interrotti dagli ansimi della Hynde, come nella strepitosa “The Wait”) eseguiti da Honeyman-Scott, mattatore assoluto nell’elettrizzante "The Phone Call" e nella strumentale "Space Invader".
Non può, ovviamente, passare inosservato l’approccio versatile al microfono della Hynde, che sembra interpretare differenti personalità all’interno del medesimo album, come se l’irrequieta cantante combinasse due o più opposti. A tal proposito, risulta calzante la definizione che le diede una giornalista di Nme, Julie Burchill, che la descrisse come “un’insolita combinazione tra John Wayne e Cleopatra”. Questo doppio lato della sua personalità emerge con forza in "Up The Neck", con Chrissie che passa dall’essere tagliente a dolce tra un verso e l’altro, per tutta la durata del brano.

La seconda parte del disco, introdotta non a caso proprio da quella "Stop Your Sobbing" così importante per il destino del gruppo, è al contrario molto più calma e rilassata, ma non per questo meno interessante. Qui trovano spazio anche gli altri due singoli già noti, “Kid” e “Brass In Pocket”. Ma ad affascinare e a colpire maggiormente l’ascoltatore sono brani come la sofisticata “Private Life” (un romantico addio al vetriolo, al ritmo di dub e reggae) e la raffinata ballata “Lovers Of Today”. Ci pensa, infine, "Mystery Achievement", che recupera l’energia delle prime tracce, a chiudere in bellezza un disco sostanzialmente perfetto, che si comporta splendidamente anche da un punto di vista commerciale, debuttando direttamente alla prima posizione della classifica inglese e giungendo al numero 9 di quella americana.
Particolarmente azzeccata anche la foto di copertina, che ritrae tutti e quattro i componenti del gruppo, una tendenza del resto comune nei dischi new wave di quegli anni (gli esempi, in tal senso, sono innumerevoli). La novità sta nel fatto che i Pretenders giochino a fare i “duri”, assumendo caricaturali pose da biker e sfoggiando un look perfettamente riconoscibile. Dalle lunghe basette del batterista Martin Chambers al ciuffo prorompente in stile rockabilly del bassista Pete Farndon, fino ad arrivare al timido chitarrista James Honeyman-Scott, che sembra nascondere il proprio volto dietro agli occhiali da sole. E al centro c’è lei, Chrissie Hynde, imbronciata come sempre, pesante trucco nero sugli occhi, caratteristica frangetta, giubbotto di pelle rosso e atteggiamento mascolino eppure sensuale. Una cover che, nella sua semplicità, ha il merito di mostrare la personalità della band.

I Pretenders sfrutteranno il momento favorevole pubblicando subito dopo un altro album, intitolato semplicemente “Pretenders II”, che replicherà lo stile del debutto, anche se con un pizzico di ispirazione in meno. Poi, una serie di tragici eventi (come le premature scomparse di James Honeyman-Scott e Pete Farndon, entrambi vittime di abusi di stupefacenti) mineranno il futuro della band, con la Hynde che si ritroverà praticamente da sola. La coriacea Chrissie saprà comunque rialzarsi e la nuova line-up dei Pretenders prolungherà il suo periodo di successo all’intero decennio Ottanta, con altri due dischi, l’ottimo “Learning To Crawl” e il più opaco “Get Close”. Quest’ultimo segnerà l’inizio del declino artistico di un gruppo che il suo nome nella storia del rock lo aveva comunque già marchiato a fuoco con un folgorante album d’esordio, tra i migliori lavori usciti nell’anno di grazia 1980.

(06/11/2016)



  • Tracklist
  1. Precious
  2. The Phone Call
  3. Up The Neck
  4. Tattooed Love Boys
  5. Space Invader
  6. The Wait
  7. Stop Your Sobbing
  8. Kid
  9. Private Life
  10. Brass In Pocket
  11. Lovers Of Today
  12. Mystery Achievement
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