Pretty Things

S. F. Sorrow

1968 (Repertoire) | psichedelia

I Pretty Things (dal titolo di una canzone di Bo Diddley) emersero dalla scena londinese di metà anni 60 procurandosi rapidamente la fama di “versione più dura dei Rolling Stones”. D'altronde Dick Taylor (chitarra e seconda voce della band), oltre a essere stato compagno di Art-School di Richards, aveva per breve tempo militato a tutti gli effetti negli Stones, prima di unirsi ai Pretty Things. Tuttavia, più delle staffilate di chitarra di Taylor, era certamente il frontman Phil May a infiammare il pubblico e a destare scalpore con gli atteggiamenti viziosi e sfrontati che assumeva sul palco. I suoi sketch provocatori anticiparono quelli di Jim Morrison e forse ispirarono lo stesso Jagger.

Dopo una triade di dischi di rhythm and blues e rock 'n' roll più canonici, che generarono qualche singolo di discreto successo, nel 1967 la band virò decisamente verso la psichedelia con "Emotions", album che vide la luce tra cambi di formazione, tumulti vari e contrasti con la produzione. Il risultato, pur tutt'altro che disprezzabile, si discostò da quello desiderato dalla band. Ma May e compagni non mollarono. Forti di una ritrovata coesione interna e dell'ingaggio del produttore Norman Smith (lo stesso di "The Piper At The Gates Of Dawn" dei Pink Floyd) maturarono un progetto ambizioso, basato sulla storia ideata dallo stesso May: un concept interamente incentrato sull'epopea amara e drammatica di Sebastian F. Sorrow. Così, forse inconsapevolmente, realizzavano la prima rock-opera della storia (anche se Zappa, dal canto suo, aveva già indicato la via un anno prima con "Absolutely Free"). Sarà lo stesso Pete Townsend a rivelare di aver ascoltato per quattro giorni interi "S.F. Sorrow" prima di comporre "Tommy".

Il disco comincia così con la nascita di Sebastian ("S.F. Sorrow Is Born"), figlio di impiegati nella "fabbrica della miseria". La narrazione dell'evento è calata in un confortevole torpore acustico, che rimanda agli Who di "Sell Out", azzannato dal singulto black del basso e deformato da deviazioni psichedeliche. Le armonie vocali, nello stile dei Beach Boys, completano un arrangiamento di classe per una melodia efficace, cantata con enfasi da May.
La successiva "Bracelets of Fingers ", una specie di marcetta acida, è la desolante cartolina di un'infanzia infelice. I coretti in apertura ("love, love, love"), ancora beachboysiani, sono solo una falsa partenza, che simboleggia l’effimera gioia nella fanciullezza di Sebastian, ben presto soppiantata da miseria e paura.

La scoperta dell'amore e dello sballo ("She Says Good Morning", annunciata da uno stridente arpeggio di chitarra elettrica, in bilico tra il Lennon di "She Said, She Said" e il Barrett di "See Emily Play") è una folgorazione tristemente illusoria, che prelude alla caduta nel baratro della guerra. "Private Sorrow" è introdotta da un celestiale arpeggio di acustica con delicato accompagnamento di flauto, ma l'equilibrio è presto rotto e la canzone si tramuta in un inatteso inno caracollante, dove la batteria incalza e i fiati civettuoli seducono. E' la denuncia dello stato di smarrimento di Sebastian, rovinato dalla crisi economica e chiamato alle armi dall'esercito di Sua Maestà. Quello di Sebastian è un surreale esercizio di ottimismo, una fuga dai pietosi scenari della guerra che hanno già spento i suoi occhi, ma non la sua speranza, tuttavia la macabra coda del pezzo non lascia presagire niente di buono all'orizzonte.

Finalmente terminato l’orrendo conflitto, ecco la fascinazione del sempiterno “American dream”: New York è così lo scenario designato di una vita ricca di serenità e candida tenerezza, ma il risveglio dall’idillio è brusco e scioccante: la compagna di Sebastian muore accidentalmente, prigioniera della mongolfiera in fiamme di “Balloon Burning”, una galoppata delirante che sfocia in un'autentica bolgia ritmica, attraversata da una velenosa traccia di chitarra (che forse precorre lo stile di Tom Verlaine). La successiva "Death", lento pezzo dalle tinte dark con dulcimer e sitar, è la lugubre liturgia per l'agghiacciante evento che fa piombare Sebastian nello sconforto più totale. E' in questa fase che si profila l'avvento di "Baron Saturday", il pusher tentatore, incarnazione della morte, ma anche curatore d’ogni male. Il brano è audace, energico, dominato da una marziale linea di basso con sinuosi tappeti di mellotron e sfumature black che sposano perfettamente l'ottima interpretazione di May, ora luciferino, ora sanguigno e viscerale.

In preda alla disperazione, Sebastian si fa tentare e accetta i malefici doni, abbandonandosi al trip artificiale di "The Journey", un dolce e frizzante country-rock risucchiato da un vortice psichedelico, cui segue l'ipnotica e blueseggiante "I See You", (con echi di mostruose voci d’oltretomba) che ricorda vagamente gli Yardbirds. "Well Of Destiny", aperta da riverberi d’organo e stranianti sfrigolii di elettrica, è lo spaventoso incubo che annuncia la fine: Sorrow è conscio che nessuno può più meritare la sua fiducia, e "Trust", costruita su un'elegante progressione di piano e guidata da una gioviale melodia cantilenante, lo racconta con lucido disincanto.
Sorrow è ormai un patetico anziano la cui anima reca le cicatrici di una vita crudele e "Old Man Going" – che ispirerà tanto gli Who quanto i Black Sabbath - con voce sibilante di May e percussioni che salgono in cattedra, è l'espressione di una rabbia troppo a lungo repressa.
Il commiato è breve, ma intenso: "Loneliest Person" è una dimessa e struggente ballata folk che chiude definitivamente lo scrigno dell'esistenza di S.F. Sorrow, perso nel mare nero della sua infinita solitudine.

In definitiva, un disco non solo straordinariamente importante in chiave storica, ma certamente ricco, vibrante, magnetico, multiforme. Un irripetibile capolavoro che coniuga magistralmente sperimentazione e melodia, tendenza prog e orecchiabilità, che affabula e fa riflettere ricordandoci impietosamente la caducità dell'esistenza umana, governata freddamente dal caso.
La versione recentemente rimasterizzata offre alcune bonus track, tra le quali spicca la sbandante ed eclettica "Defecting Grey" (singolo del 1967).

(11/01/2009)

  • Tracklist
  1. S.F. Sorrow Is Born
  2. Bracelets of Fingers
  3. She Says Good Morning
  4. Private Sorrow
  5. Balloon Burning
  6. Death
  7. Baron Saturday
  8. The Journey
  9. I See You
  10. Well of Destiny
  11. Trust
  12. Old Man Song
  13. Loneliest Person
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