Prince And The Revolution

Parade

1986 (Paisley Park / Warner Bros) | pop, funk, r'n'b, jazz

E Prince si tinse di bianco e nero.
Negli anni 80 era buona abitudine per Monsieur Roger Nelson associare dei colori ai diversi momenti della propria evoluzione artistica: ogni nuovo disco veniva concepito con il piglio di un pittore impressionista davanti la propria tela e, come un moderno Monet o un  Gauguin dei giorni nostri, Prince delineava di volta in volta il proprio magico spettro visivo grazie a una ricca tavolozza composta da colori, suoni e magie assortite.
A cavallo tra i fortunatissimi periodi porpora ed albicocca, giunse il tempo del bianco e nero per rappresentare la propria personale ed elegantissima apertura verso atmosfere cool e jazzy.

Prince in quegli anni non sbagliò una mossa, scrivendo senza sosta per sé e per gli altri, basti ricordare i successi da lui firmati per Chaka Khan, Bangles, Jill Jones, Apollonia, Sheila E., Vanity, The Time, e finanche per Madhouse, progetto jazz-funk strumentale utilizzato dall'artista di Minneapolis come sfogo sperimentale. Persino il ripescaggio di un brano originariamente scritto per i Family ("Nothing Compares 2 You") valse a Sinead O'Connor il suo più grande hit.
Messe da parte gran parte delle chitarre elettriche che fecero di "Purple Rain" un monolite intoccabile e la psichedelia più o meno spinta che caratterizzò l'appena precedente "Around The World In A Day", "Parade" apparve nella primavera del 1986 come ultimo atto del fortunato sodalizio con i Revolution, anche se già gran parte di questi solchi sono suonati esclusivamente da Prince.

Una parata musicale di gran classe che non mancò di raggiungere le vette delle chart mondiali, trainata da tre hit rimasti fra i classici del repertorio del principino: "Kiss", "Girls & Boys" e "Mountains". Un'esplosione di creatività innestata su strutture fondamentalmente tradizionali e climax deliziosamente decadenti.
Nelle dodici composizioni di "Parade" Prince prosegue la propria metamorfosi, coprendo un'impressionante varietà di generi e sfumature, introducendo una forte componente orchestrale, incastonando il lavoro nel bel mezzo del proprio periodo d'oro, quello a cavallo fra il 1984 ed il 1988, che fruttò un filotto (ben cinque album monumentali) mai più ripetuto. Fra questi, "Parade" si distingue per riuscire a trasudare sensualità da tutti i pori, sin dall'iconica copertina: all'epoca Prince era considerato oltre che un musicista geniale, anche un ambiguo sex symbol, costantemente circondato da splendide creature femminili.

Il primo lato del vinile inizia con il trittico "Christopher Tracy's Parade"/ "New Position"/ "I Wonder U", quasi bozzetti incompiuti che esaltano la ricerca per la sintesi qui perseguita.
"Christopher Tracy's Parade" è costruita come se fosse due tracce in una, con l'orchestra che pare procedere al contrario rispetto al motivo dominante, poi si susseguono come in un diabolico medley con la ballabile "New Position" e la successiva "I Wonder U", pronta ad abbassare i toni, una sorta di vago esperimento di primordiale drum‘n'bass.
Il medley prosegue con l'atmosfera retrò condensata nei tre minuti di "Under A Cherry Moon", la quale sfocia nel primo vero brano dell'album, l'elegantissima "Girls & Boys", un trionfo di arrangiamenti scintillanti dal profondo sapore europeo (con tanto di french spoken part), anticipata dagli applausi di una sala da ballo d'antan.

Ma non c'è tempo per le pause, ecco che come una scheggia impazzita parte "Life Can Be So Nice", con Prince che lascia finalmente sedere dietro la batteria Sheila E.
Quando il principe decide di posizionarsi al pianoforte, dispensa perle di assoluta bellezza: "Venus De Milo", che funge da ponte con il secondo lato, "Sometimes It Snows In April" una delle sue ballate più intense e riuscite, posta a fine tracklist.

Il lato B si apre con il tripudio funk-jazz della iper trascinante "Mountains", della quale va segnalata una stupefacente e dilatatissima long version pubblicata su un introvabile 12 pollici: dieci minuti di delirio funk che sul finale virano verso un mirabolante jazz free form.
Volete una filastrocca sottilmente perversa? Eccovi servita "Do U Lie?", con alla batteria quel Jonathan Melvoin che anni più tardi morì mentre ricopriva il ruolo di tastierista degli Smashing Pumpkins.
Volete l'hit perfetto? Nessun problema, Roger Nelson vi regala il suo tormentone per antonomasia: "Kiss".
Desiderate una deriva rock in salsa funk? Cosa può esserci di meglio del'irresistibile "Anotherloverholenyohead"?

"Parade" servì anche da soundtrack per la seconda opera cinematografica di Prince, pellicola banalotta e confusa, che sta in piedi a fatica, e che mandò definitivamente all'aria i sogni da star del cinema di Roger, il quale (non contento) ci riproverà un altro paio di volte sino al naufragio completo di "Graffiti Bridge" avvenuto nel 1990.
Meglio concentrarsi sulla musica e di lì a un anno Prince confezionerà un altro capolavoro, il doppio caleidoscopico "Sign O' The Times", al quale seguirà il rispettabilissimo "Lovesexy".
Dalla colonna sonora di "Batman" (1989) inizierà un inesorabile declino artistico fatto di qualche sporadico slancio e molti passi falsi, frutti dello smisurato ego del principino, il quale difficilmente cercherà il confronto con gli altri per capire dove fosse lecito fermarsi. La sua iperattività lo porterà a inondare il mercato di produzioni spesso assolutamente prescindibili, non di rado sotto forma di album doppi e tripli. Ma questa è un'altra storia.

"Parade" resta un'opera fondamentale nel dedalo discografico del genietto di Minneapolis, sintesi sexy e paradisiaca, incastonata fra altri gioielli di inestimabile valore.

(30/10/2011)

  • Tracklist
  1. Christopher Tracy's Parade
  2. New Position
  3. I Wonder U
  4. Under The Cherry Moon
  5. Girls & Boys
  6. Life Can Be So Nice
  7. Venus De Milo
  8. Mountains
  9. Do U Lie?
  10. Kiss
  11. Anotherloverholenyohead
  12. Sometimes It Snows In April
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