PSYCHEDELIC FURS

Talk Talk Talk

1981 (Cbs) | new wave
Un disco sensuale e ipnotico: queste sono le prime impressioni che suscita "Talk Talk Talk". Ennesimo prodotto della "Venus In Furs" velvettiana, il sound degli Psychedelic Furs è più precisamente il crocevia di tre tradizioni culturali e musicali: la new wave di cui recupera le epilessi ritmiche e il chitarrismo secco e nervoso (figlio di quello di Tom Verlaine) oltre che l'immaginario, il dark-punk di cui riprende il mood esistenziale, il revival psichedelico (capeggiato in Inghilterra da gruppi come The Sound, Echo & The Bunnymen e Teardrop Explodes) a cui si devono certi intrecci strumentali e la complessiva atmosfera allucinogena.

La voce felpata e monocorde di Richard Butler, oltre che il suo stile di canto distaccato, alla Lou Reed, conferiscono all'insieme una patina di malato romanticismo alla maniera di Japan, Roxy Music e del "fallen angel" di "Transformer". Il gruppo deve la sua originalità anche alle frasi di sassofono di Duncan Kilburn, che riesce a donare un tocco di sobrietà ai baccanali ritmici costantemente ossessivi dei Furs. I dieci gioielli dell'album mantengono una tensione emotiva continua (ma che non esplode mai), occasionalmente interrotta dagli eleganti deliqui sassofonistici di Kilburn, come in "She Is Mine", disegnando così un affresco di sotterraneo malessere più che declamata alienazione.

Queste caratteristiche faranno del disco uno dei trait-union tra la new wave classica e la sua deriva synth-pop, deriva synth-pop che il gruppo stesso imboccherà con i lavori successivi, comunque godibili oltre che commercialmente fortunati, ma incapaci di ricreare la magia che pervade "Talk Talk Talk".

La grandezza dell'album consta soprattutto nell'essere veicolo pop delle sperimentazioni ritmiche e armoniche della new wave, così come Bowie lo era stato per le conquiste avanguardistiche di inizio anni 70 nel campo dell'elettronica. Davvero mirabile come i Furs riescano a integrare, a livello armonico, le ruvidezze chitarristiche di Tim Butler e il drumming incessante di Vince Ely con le delicate tessiture sassofonistiche di Kilburn, dando così vita a un sound fluido e compatto allo stesso tempo.

Come in ogni capolavoro che si rispetti, ad aprire le danza è un brano-manifesto, in questo caso la trascinante "Pretty In Pink" che, spogliata dalla caratteristica progressione chitarristica di stampo velvettiano, potrebbe essere un docile power-folk alla Byrds, con tanto di jingle-jangle accattivante, ma così non è. Martellante, malata ma melodica, si snoda per circa quattro minuti con una dinamica veloce-lento-veloce, snervante nella sua capacità di accrescere la tensione per poi abortirla di colpo, e di nuovo riattizzarla.

"Talk Talk Talk" è principalmente figlio della new wave, come dimostra "I Wanna Sleep With You", con una micidiale ritmica alla Wire, che riesce a rendere quel senso di claustrofobia caratteristico del gruppo di Colin Newman. La baraonda di "It Goes On" è supportata dal drumming potente e meccanico di Vince Ely, da cui emerge all'improvviso un epico refrain, modello per i tanti gruppi (gli U2 di "Gloria", i Tears For Fears di "Shout") che della new wave riprenderanno quasi esclusivamente l'aspetto romantico-solenne-enfatico.

Il segreto dell'album è quello di essere impregnato da un romanticismo di fondo che si esprime in strutture pop facilmente digeribili, e non in composizioni complesse, alla maniera di alcuni gruppi di quel periodo come ad esempio i Japan; anche nelle canzoni più esagitate l'aspetto melodico è sempre preminente, come in "Into You Like A Train", dove un esotico motivo di sassofono riesce addirittura a stemperare la tensione creata dal drumming ossessivo di Ely.

"She Is Mine" è, oltre che una delicata ballata, un mirabile esercizio sulla tecnica del contrappunto con addirittura tre linee melodiche che si sovrappongono e si alternano, le due di chitarra di Morris e Ashton e quella (onnipresente) di sassofono di Kilburn. Ritmiche androidi e dissonanze assortite fanno di "Dumb Waiters" uno dei ponti tra la new wave in senso stretto e la musica industriale, mentre in un tono lugubre-romantico-fatalista Butler rifinisce la stupenda "No Tears", che esclusivamente per il suo fluire melodico riesce ad affrancarsi dal modello di canzone dark-punk. L'album si chiude con la ballata "All Of This And Nothing" che, imbevuta di spleen esistenziale, dimostra l'attitudine poetico-decadente di Butler, a metà tra Ian Curtis e Bryan Ferry.

Davvero difficile resistere al fascino obliquo di "Talk Talk Talk". Il suo situarsi in un territorio abitato da impeti sperimentali ne fa uno dei cimeli più accattivanti della new wave, il suo dipanarsi in un linguaggio pop ne ha determinato la facile decodificazione e assimilazione; un oggetto che ha superato bene l'esame del tempo: un classico.

(06/11/2006)

  • Tracklist
  1. Pretty In Pink
  2. Mr. Jones
  3. No Tears
  4. Dumb Waiters
  5. She Is Mine
  6. Into You Like a Train
  7. It Goes On
  8. So Run Down
  9. I Wanna Sleep With You
  10. All Of This And Nothing
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