Public Enemy

It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back

1988 (Def Jam) | hip-hop

È il 1987 e al di là dell’Atlantico l’ondata conservatrice procede spedita nella sua inarrestabile ascesa, tra promesse globali, imminenti guerre da programmare e uno stile di vita promosso orgogliosamente sfarzoso e cinico. La politica economica di stampo ultra-liberale sembra conoscere una nuova e presunta età dell’oro, mettendo ancora una volta in risalto le plateali differenze tra quartieri ricchi, sempre più spavaldi nella loro oscena ostentazione dei propri possedimenti, e ghetti di periferia, ridotti in condizioni diametralmente opposte alla classe dominante.
Harlem e i sobborghi di New York diventano così la culla di intere generazioni di ragazzi neri indignati nei confronti della società bianca americana. Un’indignazione radicata nella cultura black fino al midollo, e che trova le sue radici nei sanguinosi anni di lotta messi in atto dallo storico movimento delle Pantere nere giusto qualche anno prima. Le posse urbane, sorte in principio con lo spirito di denunciare pacificamente le proprie infami limitazioni mediante l’ausilio del movimento rap, subiscono un’evoluzione violenta e drammatica. La musica assume un’importanza che va ben al di là del mero intrattenimento sensoriale, assumendo a pieno titolo il delicato compito di vettore totalizzante della protesta umana.

Gli insegnamenti poetici e filosofici di Gil Scott-Heron e Last Poets prima e le innovazioni strumentali e sonore di Afrika Bambaataa e Grandmaster Flash And The Furious Five dopo fondono all’unisono nell’hip-hop propinato massivamente nei primi anni Ottanta da quella che verrà in seguito definita come old school. Un periodo in cui la metamorfosi musicale e lirica della musica rap è al suo massimo fervore. Una prima luminosa stagione che terminerà con l’uscita del terzo fondamentale album del trio Run Dmc, quel “Raising Hell” del 1986 considerato ancora oggi come lo spartiacque illuminante della storia del movimento nella sua accezione sonora più ampia.
Le nuove leve spuntano in quegli anni un po’ dappertutto. College e università diventano talvolta le cantere per migliaia di esagitati Mc e intriganti beatmaker provenienti dai più remoti ghetti della metropoli. Carlton Ridenhour, noto come Chuck D, è in quel periodo uno studente di grafica della Adelphi University, ma è soprattutto l’acclamato dj dell'emittente radiofonica Wbau. Intorno alla sua figura e alle sue rivoluzionarie idee cominciano a ruotare i vari Mc William Jonathan Drayton, aka Flavor Flav, e Richard Griffin, noto come Professor Griff (in seguito portavoce del gruppo con il titolo onorario di Ministro dell’Informazione), nonché l'inarrivabile dj Norman Lee Rogers, aka Terminator X.

Ad adocchiarli immediatamente è il produttore della seminale Def Jam Records, Rick Rubin. Il nome scelto dal carismatico leader Ridenhour è tanto perentorio quanto indicativo: Public Enemy. L’album d’esordio, “Yo! Bum Rush The Show”, viene pubblicato nei primi giorni del 1987 e mette subito in risalto le mirabolanti abilità del collettivo nel saper fondere basi strumentali solo in apparenza semplici, in realtà modellate mediante la fusione di campionamenti tra i più disparati in circolazione, e liriche d’assalto che non lasciano scampo. A impreziosire il tutto è la partecipazione in cabina di regia della Bomb Squad (composta da Hank Shocklee, Keith Shocklee ed Eric "Vietnam" Sadler), la squadra di produttori messa in piedi e ad hoc da Carlton con l’intento di dar vita a partiture ricche di spunti, studiate nei minimi dettagli, per certi versi uniche nel panorama rap dell’epoca.
Il disco ottiene un discreto successo critico e commerciale, affiancandosi di fatto ad altri due importanti lavori del settore prodotti in quei mesi, “Licensed to Ill” dei Beastie Boys e “Radio” di LL Cool J, e contiene diverse gemme della storia della musica rap: “You're Gonna Get Yours”, “Sophisticated Bitch” e la stessa title track. Di lì a poco il gruppo sgancerà anche il singolo-bomba "Fight The Power", posto nella colonna sonora del film di Spike Lee, "Fa' la cosa giusta (Do The Right Thing)".

Ma è con il successivo “It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back” che il cerchio trova la sua perfetta quadratura, a cominciare dall’introduttivo proclama “Countdown To Armageddon” in cui spunta lo slogan primordiale del maestro Gil-Scott Heron: “This time around, the revolution will not be televised”. La successiva “Bring The Noise” pone sul piatto l’irascibilità del sommo Chuck D, il quale decide, attraverso tutta una serie di invettive e doppi sensi, di rispondere in maniera piccata alle critiche (seppur in gran parte positive) mosse dal giornalista John Leland, reo di aver utilizzato la parola rumore per definire alcuni tratti della musica dei Public Enemy nella recensione del primo Lp.
La sintonia tra Chuck e Flav è disarmante, in un palleggio di strofe e slang dal tratto irriverente, mentre le basi gigioneggiano nel funky scratchato con parsimonia e assoluta maestria da Terminator X.

Tuttavia, in “It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back” la ribellione è innanzitutto sociale, e “Don’t Believe The Hype” diventa il manifesto nel quale annunciare al pianeta la propria posizione, il proprio disappunto, attraverso parole dissacranti che lasciano poco spazio alle comode illusioni lanciate quotidianamente e sistematicamente dai mass media statunitensi. L’hype e tutto ciò che fa momentaneamente tendenza è dunque il primo step su cui non bisogna mai inciampare: “Don't believe the hype, it's a sequel/ As an equal can I get this through to you/ My 98 booming with a trunk of funk/ All the jealous punks can't stop the dunk/ Coming from the school of hard knocks/ Some perpetrate, they drink Clorox/ Attack the Black, because I know they lack exact/ The cold facts, and still they try to Xerox/ The leader of the new school, uncool, never played the fool, just made the rules”. Il ritmo è saccheggiato da “Synthetic Substitution” di Melvin Bliss e dalla focosa “Escape-Ism” di sua maestà James Brown. Il brano diventerà un vero e proprio tormentone, e invaderà per anni le strade della Grande Mela, spuntando in ogni angolo dagli enormi mangianastri posti sulle spalle dei più viscerali fan di quartiere.

“Cold Lampin' With Flavor” mette invece in risalto la follia no-sense di Flavor Flav, coadiuvato dalla sirena sintetizzata e usata come strumento ritmico dalla Bomb Squad, mentre nella memorabile “Terminator X To The Edge of Panic” il celebre “Flash's Theme” dei Queen, contenuto nella colonna sonora del film "Flash Gordon", è dapprima abbozzato e in seguito raschiato, prima che un ulteriore sibilo accompagni i verbosi tumulti di Chuck D, in un susseguirsi frenetico e schizoide di scratch e battute sovrapposte.
Le invettive dinamitarde proseguono spedite in “Louder Than Bomb”, con Chuck sempre più nei panni del comandante in capo, o più semplicemente di colui che prova ad arruolare nuove menti politiche con cui raggiungere il potere, ponendo finalmente fine ai soprusi dei bianchi.
L’irresistibile riff di chitarra funky di “Son Of Shaft” dei Bar-Kays è magicamente campionato nell’indomita “Caught, Can We Get A Witness?”. Ma è la successiva “She Watch Channel Zero?!” a raggiungere risultati ancor più apicali, prendendo in prestito il riff di “Angel Death” degli Slayer e mescolandolo coraggiosamente alla base ritmica di “Funky Drummer” (ancora una volta James Brown) in una miscela unica; mentre Chuck e Flav, riprendendo nuovamente gli insegnamenti del poeta Scott-Heron, mettono in guardia i fratelli della propria comunità dai pericoli scaturiti dall’eccessiva visione delle innumerevoli soap opera trasmesse senza sosta nelle case degli americani, boicottando così il lavaggio del cervello inferto dal loro mondo definito come totalmente immaginario e slegato dalla realtà della vita.

Ma la perla più acclamata della prima magistrale produzione dei Public Enemy è senza dubbio la celebre “Black Steel In The Hour Of Chaos”. La tastiera in loop, il ritmo funkizzato all’inverosimile e le parole di condanna verso l’intero apparato militare e politico, unite all’indimenticabile videoclip girato in prigione, faranno scuola nei due decenni successivi. Tutto è semplicemente al posto giusto e ogni elemento è utile a tracciare la moderna ideologia dell’hip-hop, nella quale la rivolta diventa presa di coscienza definitiva con cui scaricare le proprie saette verbali, e al contempo chiave di violino su cui modellare al meglio la propria spinta musicale. Le parole scritte da Flavor Flav diventeranno inoltre il verbo da seguire per milioni di giovani rapper sparsi in tutto il globo.
La conclusiva “Party For Your Right To Fight” è al contrario una palese “storpiatura” della famosissima hit dei Beastie Boys ("Fight For Your Right To Party"), attraverso la quale i Public Enemy tendono a precisare la natura più politica e rivoltosa dei propri party, a differenza dell’irriverenza “spicciola” e della spensieratezza puramente bianca messa in piedi dall’altra nobile creatura di Mr. Rubin.

Seguiranno in futuro altri due Lp decisamente importanti e ben ispirati, "Fear Of A Black Planet" e "Apocalypse 91... The Enemy Strikes Black", ma soprattutto liti interne e improvvisi collassi amicali (legati spesso ai problemi personali di Griffin), dai quali i Public Enemy non riusciranno più a riprendersi del tutto, smarrendo lentamente la propria ispirazione e talvolta anche i propri ideali.
Allo stesso tempo, “It Takes A Nation Of Millions To Hold Us Back”, assieme ai "coetanei" "Strictly Business" degli EPMD, "Critical Beatdown" degli Ultramagnetic MC's e "Paid In Full" del duo Eric B. & Rakim, rimarrà a pieno titolo la pietra angolare della musica hip-hop, contribuendo ad alimentare irreversibilmente un fenomeno musicale e sociale ancora oggi in continua espansione.

(16/08/2015)

  • Tracklist
  1. Countdown To Armageddon
  2. Bring The Noise
  3. Don't Believe The Hype
  4. Cold Lampin' With Flavor
  5. Terminator X At The Edge Of Panic
  6. Mind Terrorist
  7. Louder Than A Bomb
  8. Caught, Can We Get A Witness?
  9. Show'Em Watcha Got
  10. She Watch Channel Zero
  11. Night Of The Living Baseheads
  12. Black Steel In The Hour Of Chaos
  13. Security Of The First World
  14. Rebel Without A Pause
  15. Prophets Of Rage
  16. Party For Your Right To Fight
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