Pulp

Different Class

1995 (Island) | britpop

Please understand. We don't want no trouble.
We just want the right to be different.
That's all.

 

Glastonbury, 24 giugno 1995. Gli Stone Roses, main act dell'evento, questa sera non suoneranno: l'infortunio occorso a John Squire ha costretto la band mancuniana ad abdicare a poche settimane dall'attesissimo appuntamento. Il ruolo di headliner è vacante, e gli organizzatori, colti in contropiede, optano per i Pulp. È quasi buio, e sotto l'enorme palco sono assiepate decine di migliaia di persone. Dal backstage esce un uomo in giacca e cravatta. Il momento è arrivato: dopo un'attesa lunga oltre quindici anni, Jarvis Cocker è finalmente sotto le luci della ribalta.
L'esibizione a Glastonbury, che si tramuta in un vero e proprio trionfo, rappresenta la svolta definitiva nella carriera di una band passata attraverso un lungo oblio e all'improvviso spinta nell'Olimpo del rock britannico grazie a tanta ostinazione e, va detto, una fortunata concatenazione di eventi. Riavvolgiamo brevemente il nastro. Gli esordi a Sheffield nel lontano 1978, un primo demo nel 1981 che vale addirittura la chiamata di John Peel per una delle sue session. Sembra una partenza incoraggiante, e invece per Jarvis Cocker inizia il lungo cammino da outsider. In una costante girandola di musicisti che entrano ed escono dalla formazione, l'unico a proseguire imperterrito per la propria strada è proprio Cocker, nel frattempo trasferitosi a Londra per motivi di studio. Tra sonorità synth-pop, pulsioni sperimentali e l'amore mai nascosto per Scott Walker e gli chansonnier francesi (Gainsbourg e Brel in testa), questo dandy che pare uscito dalla penna di Oscar Wilde le prova davvero tutte, invano, per farsi notare – compresa una serie di date in sedia a rotelle, conseguenza di una rovinosa caduta da una finestra.

Tra la fine degli Ottanta e i primi Novanta, però, il vento cambia. La formazione si stabilizza con gli ingressi di Russell Senior a chitarra e violino, Candida Doyle alle tastiere, Nick Banks alla batteria e Steve Mackey che sostituisce Peter Mansell al basso. A completare la line-up giungerà infine Mark Webber, già punto di riferimento del fan club. Gli Suede inaugurano la stagione del britpop e questa volta i Pulp sanno di non potere fallire. Nel 1994, mentre si infiamma la diatriba mediatica tra gli Oasis (che pubblicano “Definitely Maybe”) e i Blur (che fanno altrettanto con “Parklife”), Cocker e soci approdano alla Island e pubblicano “His'n'Hers”. La crescita stilistica è evidente: riff al vetriolo, ammiccamenti glam, testi diretti e calzanti sono il nuovo marchio di fabbrica della band. L'album entra nella top ten britannica, mentre la nomination ai Mercury Music Awards e il tour americano di spalla ai Blur accrescono l'interesse sul sestetto e le etichette che possiedono i diritti si affannano a ripubblicare il materiale precedentemente passato sotto traccia.

Il 1995 è l'anno della definitiva consacrazione. Cocker, l'outsider per antonomasia, quasi non ci crede di essere davvero catapultato sotto i riflettori. Stupore che si tramuta in satira nel singolo “Common People”, pubblicato nel maggio di quell'anno e capace di raggiungere la seconda posizione della chart britannica. Attraverso il divertito racconto di un incontro risalente al 1988 con una studentessa greca proveniente dall'alta borghesia, ma con la pretesa di voler appartenere alla “gente comune”, Jarvis scrive il suo inarrivabile capolavoro (e forse quello di un'intera generazione), smascherando i vizi di un'Inghilterra ricca e annoiata su di un tappeto di sintetizzatori che, in un continuo crescendo di quasi sei minuti, riassume art-rock e pop smaccatamente anni Novanta.
La riscossa degli emarginati sarà, nell'autunno successivo, il tema centrale di “Different Class”, come d'altronde ostenta il titolo stesso. Le settimane precedenti all'uscita del disco, che nella prima edizione è dotato di dodici copertine intercambiabili, registrano un crescendo di esaltazione. La notte di Glastonbury fotografa l'istante in cui i Pulp escono dalle retrovie per indossare i panni delle stelle di prima grandezza.

Arriva settembre, e l'ormai attesissimo album è anticipato dal doppio Lato A “Mis-shapes”/ “Sorted For E' & Wizz”, che raggiunge il secondo posto della Uk Chart. “Mis-shapes” è il più diretto tra gli attacchi che Cocker porta al sistema di classe inglese: il gioco di parole mis-shapes, mistakes, misfits, che di lì a breve diventeranno anche i primi vocaboli pronunciati nell'opera, stanno per – nell'ordine - cioccolatini deformati (pertanto venduti sottocosto), errori, disadattati. “We don't look the same as you, we don't want the things that you do, but we live round here too”, declama fieramente Jarvis, prima di aggiungere: “They think they got us beat, but revenge is going to be so sweet”. Laddove la vendetta è, con sadica puntualità, quella dei reietti che prendono il potere. Dal punto di vista musicale, con “Mis-shapes” i Pulp modellano il britpop a mo' di travolgente cavalcata dal retrogusto epico, perfetto accompagnamento per il più polemico (ma pur sempre sottilmente ironico) tra i testi vergati dal loro frontman. In quanto a “Sorted For E' & Wizz”, i riferimenti all'uso di droghe (con tanto di indicazioni sbattute sulla copertina del singolo sul come nasconderle) ne faranno oggetto di campagne stampa volte al boicottaggio del disco. Introdotto dal rumore di una folla lontana, e giocando per tutta la sua durata con atmosfere synth-pop ovattate, il brano diviene un ulteriore, ironico quadretto nel quale il vignettista Cocker prende in esame la cultura rave (“in the middle of the night it feels alright but then tomorrow morning, oh then you come down”).

Con tre singoli già ai primi posti delle classifiche inglesi, l'uscita di “Different Class”, il 30 ottobre 1995, non può che essere una marcia trionfale. L'album vola al primo posto della Uk Chart, vince quattro dischi di platino (l'anno successivo arriverà anche il Mercury Music Prize) e vende oltre un milione di copie. Come ogni capolavoro che si rispetti, l'opera non conosce passi falsi: le dodici canzoni, per quasi un'ora di musica, sono il prodotto di un irraggiungibile stato di grazia. Il nuovo singolo estratto, “Disco 2000”, diviene nel tempo anche quello più conosciuto. Cocker torna ad attingere al campionario delle vicende personali, srotolando la vicenda - un amore adolescenziale impossibile - con la consueta limpidezza narrativa, a metà strada tra rimpianto e irriverenza, mentre chitarre garage, cassa-rullante (e quel charleston in levare a donare, appunto, una dimensione disco) e ritornelli al fulmicotone creano una sorta di glam-pop tutto luccicante e da ballare.
Più in generale, le riflessioni su amore e sesso sono uno dei temi ricorrenti dell'opera. A metà scaletta, l'amarezza in chiave nostalgica di “Live Bed Show” fa spazio alla ballad “Something Changed” che, accompagnata dall'orchestra, rasenta la perfezione stilistica e descrive la casualità degli incontri che cambiano la vita (“Where would I be now if we'd never met? Would I be singing this song to someone else instead?”). Sarà il quarto e ultimo singolo estratto, pubblicato nel marzo del 1996 con il b-side “Mile End”, brano inserito nella colonna sonora di "Trainspotting".
Dai sentimenti platonici ad altri ben più pruriginosi, il passo è breve. Gli ammiccamenti furtivi di “Pencil Skirt” e le aperture melodiche, agrodolci della splendida “Underwear” - tutta l'essenza del sound brit di fine millennio racchiusa in quattro minuti - trovano sintesi nell'enigmatica “Feeling Called Love”, a cavallo di spoken word, suoni sinistri ed esplosioni nuovamente orchestrali.

In quanto al successo, con tutto ciò che esso comporta, Cocker ha già le idee chiare. In “I Spy”, a suo modo antesignana delle strade che verranno battute in “This Is Hardcore”, Jarvis indossa i panni di Serge Gainsbourg e, accompagnato dagli archi e da una linea di basso mai così in evidenza, descrive con tono paranoico/minaccioso il disagio tutto nuovo del ritrovarsi a far parte di un ingranaggio fittizio, dal quale prendere subito le distanza con annesso spirito di rivalsa.
La progressiva accelerazione di “Monday Morning”, una sorta di ballata scagliata verso l'ignoto, esalta una volta di più l'ugola dell'istrionico singer di Sheffield, alle prese con un campionario che va dai consueti ammiccamenti alle grida stridule. La fragranza tiepida, elegante e vagamente melanconica di “Bar Italia” resta invece sospesa nell'aria, come per prendere tempo prima che l'effetto svanisca (“cause I'm fading fast, and it's nearly dawn”), quasi ci si rifiutasse di mettere la parola fine a quell'attimo fuggente in cui ogni melodia diventa perfetta e ciascun brano sembra fatto per entrare nella storia, salvo scoprire che è esattamente così.

(10/11/2013)

  • Tracklist
  1. Mis-shapes
  2. Pencil Skirt
  3. Common People
  4. I Spy
  5. Disco 2000
  6. Live bed Show
  7. Something Changed
  8. Sorted For E's & Wizz
  9. F.E.E.L.I.N.G.C.A.L.L.E.D.L.O.V.E
  10. Underwear
  11. Monday Morning
  12. Bar Italia




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